La storia romana raccoglie le vicende che videro protagonista la città di Roma antica, dalle origini dellUrbe (nel 753 a.C.) fino alla costruzione e alla caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476, anno in cui si colloca convenzionalmente l'inizio dell'età medievale.
Fondazione di Roma
Anno di fondazione
Secondo la leggenda, la fondazione di Roma, a metà dell'VIII secolo a.C. si deve ai fratelli Romolo e Remo. La data ufficiale, 21 aprile del 753 a.C., venne stabilita da Marco Terenzio Varrone, calcolando a ritroso i periodi di regno dei re capitolini (trentacinque anni circa per ogni re).. Altre fonti in realtà riportano date diverse: Quinto Ennio nei suoi Annales colloca la fondazione nell'875 a.C., lo storico greco Timeo di Tauromenio nell'814 a.C. (contemporaneamente, quindi, alla fondazione di Cartagine), Fabio Pittore nell'anno 748 a.C. e Lucio Cincio Alimento nel 729 a.C.. La datazione di Varrone - quella tradizionalmente celebrata - è considerata sia troppo alta (in relazione alla prima unificazione degli abitati, avvenuta presumibilmente nella metà dell'VIII secolo) sia troppo tarda (i primi insediamenti risalgono al II millennio a.C.).
Testimonianze archeologiche Dal punto di vista archeologico, nella zona del Latium si sono osservate alcune tracce di pastorizia (suini, ovini, meno i bovini) e di modesta agricoltura (soprattutto farro, spelta ed orzo, per quanto fosse permesso dall'area paludosa). Con le prime operazioni di bonifica intorno all'Età del ferro (IX-VIII secolo a.C.), si sviluppano anche le prime coltivazioni di frumento, vite e olivo. Si hanno alcune tombe ad incinerazione, sostituite poi nel IX secolo dalle prime sepolture; alcune tombe arcaiche mostrano poche offerte, segno di una società omogenea, e alcuni oggetti preziosi dal secolo successivo.
Ma la vera e propria città si venne formando attraverso un fenomeno di sinecismo durato vari secoli e culminato appunto alla metà dell'VIII secolo a.C. In analogia a quanto accadeva in tutta l'Italia centrale, le origini della città si devono ad una progressiva riunione in un vero e proprio centro urbano dei villaggi sorti sui tradizionali sette colli: si trattava di insediamenti dell'antica popolazione dei Latini, di stirpe indoeuropea (gruppo latino-falisco), già presenti dal X secolo, cui si aggiunsero genti sabine (pure di stirpe indoeuropea e appartenenti al gruppo osco-umbro), provenienti dalle montagne dell'alto Lazio, e nuclei di mercanti e artigiani etruschi..
Territorio
La località presentava ampie zone pianeggianti presso il Tevere, che tuttavia erano in parte occupate da paludi e stagni. Le colline che si affacciavano sul fiume erano inoltre ricche di acque e controllavano il guado del fiume presso l'isola Tiberina, al punto di intersezione di due importanti direttrici commerciali. La prima direttrice commerciale andava dalla costa alle zone interne della Sabina lungo la valle del Tevere ed era utilizzata per l'approvvigionamento del sale, indispensabile per le economie agricolo-pastorali: corrisponde alla via Salaria di epoca storica. La seconda era rappresentata dall'itinerario che andava dall'Etruria alla Campania, su cui transitavano altre due preziose merci: il ferro e gli schiavi. Inoltre, il Tevere stesso era una via commerciale, utilizzata per il trasporto del legname proveniente dall'alta valle tiberina. Alla base della futura espansione di Roma, quindi, c'è anche la sua posizione strategica che già in età arcaica la rendeva un importante emporio commerciale..
Età regia o monarchica
I primi quattro re
I primi re di Roma sono generalmente considerati come figure prettamente mitologiche, poiché la datazione proposta da Varrone - che considera un totale di 244 anni per i sette monarchi - è molto probabilmente troppo lunga. La tradizione attribuisce ad ogni sovrano un particolare contributo nella nascita e nello sviluppo delle istituzioni romane e dello sviluppo sociopolitico dell'Urbe. Il primo re e fondatore fu Romolo, che avrebbe dotato la città delle prime istituzioni politiche, militari e giuridiche.. Morì in modo misterioso e si disse che fu accolto tra gli dèi col nome di Quirino..
Numa Pompilio, il secondo re, che regnò dal 716 al 673 a.C., è un nome tipicamente italico, di origine osco-umbra. La leggenda lo vuole creatore delle principali istituzioni religiose, tra cui i collegi sacerdotali delle vestali, dei flàmini, dei pontefici e degli àuguri; istituì anche la carica di pontefice massimo (pontifex maximus), nonché la suddivisione dell'anno in dieci mesi e la precisa regolamentazione di tutte le feste e le celebrazioni, precisando i giorni fasti e nefasti.
Il terzo re, Tullo Ostilio, succeduto subito al precedente, sedette al trono fino al 641, sconfiggendo i Sabini e conquistando Alba Longa, con una iniziale espansione territoriale nel Lazio. Da un punto di vista storico, si tratta di un fatto possibile, poiché alla metà del VII secolo a.C. si è osservato un abbandono dei villaggi limitrofi. Al re venne attribuita anche la prima pavimentazione del Foro.
Il successore Anco Marzio - dal 640 al 617 a.C. - ne proseguì l'opera, fondando la prima delle colonie, ossia Ostia (traducibile in latino come foci);. la costruzione della nuova città era dovuta probabilmente alla necessità di controllare la zona meridionale del Tevere.
I re etruschi
L'esistenza storica in particolare degli ultimi tre re pare essere accertata, sebbene sia possibile che i due Tarquini siano una duplicazione di uno stesso personaggio. Sotto questi sovrani, la città entrò nell'orbita etrusca ed ebbe una straordinaria fioritura oltre che una forte espansione territoriale.Francesco De Martino ha accuratamente calcolato che, all'inizio del VI secolo a.C., Roma occupava un territorio di 150 chilometri quadrati con 10 000 abitanti; alla fine della monarchia etrusca, cento anni più tardi, il suo territorio si estendeva invece su 820 chilometri quadrati, con una popolazione di 50 000 abitanti: Roma era diventata, quindi, non solo una delle più grandi città italiche (la potente Siracusa in quel periodo contava circa 40 000 abitanti), ma una rispettabile potenza mediterranea (Francesco De Martino,Storia economica di Roma antica, La Nuova Italia, 1980). Tarquinio Prisco, regnante dal 616 per una generazione, effettuò diversi lavori pubblici, come il drenaggio delle zone pianeggianti attraverso la Cloaca Massima. Istituì anche un esercito guidato da tre ufficiali, i tribuni militari (tribuni militum), a capo di 3 000 fanti e 300 cavalieri. Viene organizzato anche il sistema elettorale attraverso le curie (dal latino per co-viria, intendendo una riunione di uomini).
Il sesto re, Servio Tullio, riorganizzò l'esercito nella nuova falange oplitica, con una divisione dei cittadini in classi secondo il censo (comizi centuriati),Allo Stato romano mantenere la legione oplitica, in fondo, costava poco: erano gli stessi cittadini-soldati a finanziarla, a proprie spese, fino alla conquista della penisola (). e in tribù secondo la residenza (comizi tributi); le tribù erano divise in quattro urbane (Suburbana, Palatina, Esquilina, Collina) e 17 rurali (poi divenute 31 dal V secolo a.C.). Servio Tullio effettuò anche un primo censimento e la tradizione lo vuole costruttore del tempio di Diana sull'Aventino. Venne introdotto anche laes signatum, ossia pani di bronzo contrassegnati come metodo di pagamento per quegli scambi commerciali che interessavano una grande quantità di merci.
L'ultimo re, Tarquinio il Superbo, venne cacciato nel 509 a.C., secondo la tradizione a causa dei suoi atteggiamenti arroganti e del disprezzo verso i suoi concittadini e verso le istituzioni romane:Secondo alcuni studiosi, combinando diversi dati storici e archeologici, si può ragionevolmente concludere che Tarquinio il Superbo fu cacciato non da una rivolta popolare, ma da un altro re etrusco, Porsenna, re di Chiusi, che si impadronì di Roma, prima di essere sconfitto da una coalizione latino-cumana nella battaglia di Aricia (sulla battaglia e le sue conseguenze vd. in particolare Giulio Giannelli, La data e le conseguenze della battaglia di Aricia, in Ricerche Barbagallo, vol. I pp. 391 ss., Napoli 1970). Secondo altri storici, invece, il dominio che il patriziato sembra avere esercitato sulla prima Repubblica induce a pensare che la fine della monarchia sia da attribuire a una violenta rivolta (confermata anche dall'odio feroce che l'aristocrazia romana dimostrò nei confronti dell'istituto monarchico in tutto il corso dell'età repubblicana) del patriziato romano contro un regime che aveva accentuato notevolmente i suoi caratteri autocratici (Geraci e Marcone, Storia Romana, Le Monnier, 2004) si tratta probabilmente delle conseguenze del decadere della potenza etrusca, della quale Roma approfittò per conquistarsi una maggiore autonomia.Secondo Giorgio Ruffolo, la fine della monarchia etrusca e l'instaurazione dell'oligarchia chiusa di proprietari terrieri (regime repubblicano dei "patrizi") segnò da un lato l'emarginazione politica dei ceti commerciali e artigiani (i "plebei"), che erano stati favoriti dai re etruschi, dall'altro una catastrofe politica ed economica: le terre conquistate sotto i Tarquini vennero perdute sotto gli attacchi concentrici di Latini, Equi e Volsci dal sud ed Etruschi dal nord, mentre l'economia tornò alle forme modeste di un'economia agricola povera ().
Età repubblicana
Il conflitto tra patrizi e plebei e la conquista della penisola italica
I rapporti internazionali di Roma, testimoniati dal primo trattato con Cartagine del 508 a.C., furono bloccati temporaneamente per le tensioni e le guerre con i popoli confinanti quali gli Etruschi guidati da Porsenna,. i Latini (che furono sconfitti dai Romani nel 496 a.C. presso il lago Regillo), e varie popolazioni unite come Ernici, Equi, Volsci e Sabini, che i romani sconfissero nel 431 a.C. sul monte Algido.
Inoltre, proprio in questo periodo cominciò il conflitto degli ordini, conflitto politico-sociale tra il ceto dei patrizi e quello dei plebei, che erano privi dei diritti politici e civili dei patrizi e mal sopportavano i privilegi economici degli aristocratici. Dopo una serie di secessioni, la plebe ottenne i suoi rappresentanti politici (tribuni) e l'accesso definitivo a tutte le magistrature (metà del IV secolo a.C.).
Nel frattempo, dopo la guerra contro Veio (per il controllo della valle del Tevere),. Roma venne saccheggiata e danneggiata nel 390 a.C. da un incendio appiccato dai Galli guidati dal re Brenno, che con successo avevano già invaso parte dell'Etruria.. L'intensità di quella vergogna verrà superata solo dal sacco di Roma nel 410 d.C. Superato lo choc del sacco ad opera dei celti di Brenno, i Romani avviarono una vigorosa espansione nell'Italia centromeridionale, favorita anche dalla necessità di trovare nuove terre da distribuire alla plebe romana e a una città sovrappopolata.Giorgio Ruffolo fa un'interessante considerazione sulle differenze fra la deduzione di colonie romana e la colonizzazione greca e fenicia. Quest'ultima era di tipo "diffusivo", ovvero Greci e Fenici fondavano colonie di là dal mare che presto si distaccavano politicamente dalla madre patria. La colonizzazione romana era invece di tipo "cumulativo", ovvero si trattava di una progressiva espansione terrestre di Roma stessa, che presidiava e consolidava con i suoi cittadini-soldati i territori appena conquistati ().
Dapprima i Romani si scontrarono con le tribù dei Sanniti (343-295 a.C.) e poi contro i Tarantini aiutati da Pirro (re dell'Epiro), che vennero sconfitti nel 275 a.C. a Maleventum (che da quel momento fu ribattezzato Beneventum). Nel 270 a.C., con la vittoria sui Bruzi che detenevano fino a quel momento il controllo di molte città della Magna Grecia della Calabria centrosettentrionale, anche le poleis greche vennero annesse al territorio romano.