Già prete cattolico, assunse posizioni di riforma radicale fino a essere bruciato sul rogo a Vienna per anabattismo.

Biografia Prete cattolico

Nacque nel 1480 a Friedberg, piccola località presso Augusta, in Baviera, probabilmente in una famiglia di modesti contadini. Dopo aver compiuto i primi studi ad Augusta, nel 1503 s'iscrisse all'Università di Friburgo, dove divenne discepolo di Johannes Eck, il noto controversista cattolico, avversario di Lutero. Per potersi pagare gli studi, nel 1507 Hubmaier fu anche insegnante a Sciaffusa e prese il diploma nel 1510, anno nel quale fu ordinato sacerdote.

Seguì il suo maestro a Ingolstadt per studiarvi teologia e qui conseguì la laurea nel 1512: fu predicatore della chiesa universitaria e nel 1515 divenne prorettore dell'Università, nominalmente retta dal margravio Federico di Brandeburgo.

Nel 1516 fu nominato predicatore della cattedrale di Ratisbona, città dove da tempo gli ebrei erano perseguitati. Hubmaier ebbe una parte nella campagna antisemita che si concluse con l'espulsione di tutta la comunità ebraica: la sinagoga fu trasformata in chiesa e intitolata, per sua iniziativa, alla Madonna e da quel giorno si registrarono un gran numero di miracoli. Hubmaier ne contò 55: in tal modo, alla chiesa giunsero ricche donazioni e si misero in marcia verso Ratisbona folle di pellegrini, il cui fanatismo finì per provocare disordini nella città.U. Gastaldi, Storia dell'Anabattismo, I, 1992, p. 190.

Le polemiche che seguirono questi fatti cui non furono estranee le gelosie dei domenicani di Ratisbona lo convinsero a lasciare il suo incarico per trasferirsi, nella primavera del 1521, nella parrocchia di Waldshut, cittadina soggetta agli Asburgo. Fu qui che egli fu raggiunto dalle novità della Riforma propugnata da Lutero: ne lesse le opere e, alla luce di quegli scritti, riprese lo studio del Nuovo Testamento.

Il passaggio alla Riforma

Nel 1523 entrò in corrispondenza con il riformatore svizzero Zwingli, che allora concordò con lui sulla questione del battesimo, che si sarebbe dovuto riservare solo agli adulti. In ottobre Hubmaier partì per Zurigo, per partecipare al sinodo nel quale si prese posizione contro la messa, così come era intesa tradizionalmente il rinnovo del sacrificio di Cristo e contro il culto delle immagini, proibito dalle Scritture.

Ormai conquistato alla Riforma, a Waldshut predicava pubblicamente le nuove idee, ottenendo il consenso della maggior parte dei suoi parrocchiani e dello stesso Consiglio della città, ma non quello delle autorità imperiali e del vescovo di Costanza che richiedevano la sua cacciata dal clero e la sua espulsione da Waldshut. In un primo tempo queste richieste rimasero senza effetto e Hubmaier poté continuare la sua opera di proselitismo: preparò una serie di 18 articoli che dovevano fornire la base di un pubblico dibattito nel quale intendeva coinvolgere il clero rimasto cattolico. Tra gli articoli, proponeva che:U. Gastaldi, Storia dell'Anabattismo, I, cit., pp. 191-192.

1. «La sola fede ci fa giusti dinnanzi a Dio» 2. «Questa fede è la conoscenza della misericordia di Dio, che egli ci ha manifestato donandoci il suo unigenito figliolo» 3. «Questa fede non può restare morta, ma deve manifestarsi verso Dio in ringraziamento, verso i nostri simili in opere di amore fraterno» 5. «La messa non è un sacrificio, ma è la commemorazione della morte di Cristo» 8. «Come ogni cristiano dovrebbe credere ed essere battezzato per se stesso, così è suo privilegio giudicare con le Sacre Scritture se il pane e il vino gli sono dati rettamente dal suo pastore» 13. «È dovere dei membri della chiesa, ai quali è chiaramente predicata la parola di Dio, di provvedere cibo e vesti per i ministri» 15. «Proibire ai preti di sposarsi e chiudere un occhio sulla loro licenza carnale è come mandar libero Barabba e mettere a morte Cristo» 16. «Far promessa di castità confidando nella forza dell'uomo non è altro che volare sopra il mare senza ali»

Hubmaier mise anche in pratica le sue proposizioni nella sua parrocchia, eliminando il latino dalle funzioni religiose, rendendo facoltativo il digiuno settimanale e rifiutando il celibato ecclesiastico. Nel frattempo, si facevano più forti le proteste dei cattolici e le autorità di Vienna minacciarono l'uso della forza delle armi per ripristinare le antiche funzioni e ottenere l'espulsione di Hubmaier il quale, a quel punto, preferì abbandonare la città.

I primi scritti

Il 1º settembre del 1524 raggiunse Sciaffusa che, situata in territorio svizzero, rifiutò l'estradizione richiesta dal governo di Vienna. Qui mise mano ai suoi primi scritti: in tre Erbietungen (Offerte), ribadiva la sua volontà di rimanere fedele all'operato svolto a Waldshut, mentre con Von Ketzern und ihren Verbrennern (Sugli eretici e su chi li brucia), un opuscolo redatto in trentasei proposizioni, egli respingeva le accuse di eresia.Il titolo completo dell'opuscolo, diretto polemicamente al vescovo di Costanza, è ironico: Sugli eretici e su chi li brucia. Confronto delle Scritture, messe insieme dal dottor Baldassare di Freiberg, parroco di Waldshut, per compiacere al fratello Antonino, vicario di Costanza, eccellente guardiano della porta, ma senza tromba. La verità è immortale. Testo in G. Westin, B. Torsten, Balthasar Hubmaier Schriften, XXIX, 1962, pp. 87-88. La traduzione italiana è nella Grande Antologia Filosofica, VIII, 1964, pp. 1440-1445.

Nel primo articolo Hubmaier premette che «eretici sono coloro che in modo empio contrastano con la Scrittura», e nel secondo aggiunge che sono anche eretici «quelli che gettano un velo sulla Scrittura e la interpretano in modo diverso da come lo Spirito santo esige, come sono coloro che ovunque interpretano concubina con beneficio, pascere con dominare, chiesa con Roma, e ci costringono a credere a queste chiacchiere». In ogni caso, gli eretici non si possono bruciare perché Cristo non ha mai insegnato una cosa simile ma occorre confrontarsi con loro con «sante testimonianze, non rissosamente, ma dolcemente». Pertanto, «gli inquisitori sono i più grandi eretici, dal momento che, contro gli insegnamenti e l'esempio di Cristo, condannano gli eretici al fuoco e prima del tempo strappano il grano insieme con la zizzania» né, aggiunge Hubmaier all'articolo 20, è un'attenuante «come essi cianciano, il fatto che gli empi siano consegnati al braccio secolare, perché chi consegna in questo modo pecca ancor più gravemente», secondo quanto riporta l'evangelista Giovanni.Vangelo secondo Giovanni, 19, 11. Cristo a Pilato: «chi mi ha consegnato nelle tue mani ha maggiore colpa».

Né l'autorità religiosa né quella civile ha dunque il diritto di utilizzare la pena di morte contro gli eretici: «ogni cristiano ha certo una spada contro gli empi, che è la parola di Dio, ma non una spada contro i malvagi», e l'autorità civile può bensì punire con la morte i criminali che uccidono gli innocenti, come insegna Paolo,Lettera ai Romani, 13, 3-4. ma non può colpire gli eretici, perché «Dio può avvedutamente trarre bene dal male» e tanto più forti sono le tentazioni, tanto più grande si fa la fede. Se «la legge di bruciare gli eretici è un'invenzione del diavolo», è sciocco bruciare i loro libri: «è cosa da niente bruciare dell'innocente carta, ma indicare gli errori e confutarli con la Scrittura è sapienza». L'opuscolo si conclude con una frase cara a Hubmaier, «la verità è immortale».

Terzo scritto di questo periodo, questa volta in latino ma con un titolo ancora ironico, sono gli Axiomata, cioè le tesi che la «mosca» Hubmaier, ora «fratello in Cristo di Zwingli», propose al vecchio maestro cattolico Johannes Eck, l'«elefante».Testo in G. Westin, B. Torsten, Balthasar Hubmaier Schriften, XXIX, 1962, pp. 89-90. Traduzione italiana in Grande Enciclopedia Filosofica, VIII, 1964, pp. 1435-1440. Il tema proposto è in qualche modo lo sviluppo conseguente dello scritto precedente: Hubmaier si chiede chi possa giudicare i dissensi che si verificano nelle questioni religiose.

La sua risposta è che spetti alla chiesa risolvere i contrasti, in quanto essa sia «concepita nella parola di Dio e partorita dalla fede». Per evitare che le dispute si risolvano in «schiamazzi disordinati» si possono eleggere alcuni uomini autorevoli per fede e dottrina, in quanto ammaestrati e ispirati da Dio, «non perché giudichino della verità della Parola, che è eterna e immutabile», ma perché indichino quale delle due parti in conflitto colga meglio il senso della Scrittura: la Scrittura, ossia la parola di Cristo, è l'unica autorità, non «le leggi papistiche, i Concili, i Padri, le Scuole». La Scrittura va esaminata con l'intento di chiarire i passi che risultano oscuri, senza «disputare fino alla raucedine con profane novità di termini e risse di parole».

La guerra dei contadini Intanto in giugno, i contadini di Steinheim, vicino a Memmingen, nella Svevia, si ribellarono ai loro feudatari, rifiutando di pagare imposte e decime. Subito dopo si rivoltarono anche i contadini del cantone svizzero della Turgovia, ma le loro proteste furono ridotte al silenzio dalla repressione del governo federale. In agosto fu la volta dei contadini di Stühlingen: la loro rivolta segna l'inizio della guerra dei contadini tedeschi in Germania.

Pur soggetti al langravio, essi rifiutarono il pagamento delle imposte e le corvée e, riunitisi in bande sotto la direzione di Hans Müller von Bulgenbach, il 24 agosto 1524 marciarono su Waldshut e si unirono agli abitanti borghesi compresi della cittadina asburgica, già in conflitto con il governo austriaco. Per il mantenimento della lega si impose la ragguardevole tassa settimanale di tre kreuzer e si cercarono alleati in Alsazia e in Franconia.F. Engels, La guerre des paysans en Allemagne, 1973, pp. 75-76. Le loro rivendicazioni economiche erano strettamente legate alle parole della Scrittura: così l'abolizione dell'imposta sul bestiame era giustificata dal fatto che «il Signore Iddio ha creato il bestiame per l'uomo senza farlo pagare» o la servitù dell'uomo era uno scandalo «poiché Cristo ci ha riscattato e liberato senza eccezioni, dal pastore ai benestanti, versando il suo prezioso sangue. Per la Scrittura, noi siamo e vogliamo essere liberi».Come è indicato nei Dodici articoli.

In questa nuova situazione, Hubmaier lasciò Sciaffusa dove aveva conosciuto anche Thomas Müntzer, e in ottobre fece ritorno a Waldshut, dove fu accolto con grandi manifestazioni di giubilo e fu reintegrato nel suo posto di pastore della comunità.

L'adesione all'anabattismo

Il 13 gennaio 1525 sposò una donna di Reichenau, Elsbeth Hügoline, che condividerà in pieno la sua sorte. A Waldshut continuò a mettere in pratica le riforme liturgiche, con l'abolizione della messa e il rifiuto del battesimo ai bambini, a meno che i genitori non lo ritenessero indispensabile. Su tale questione Hubmaier si espresse nella lettera inviata al teologo riformato Giovanni Ecolampadio il 16 gennaio 1525: «Il significato di questo segno e simbolo, l'impegno della fede fino alla morte nella speranza della resurrezione nella vita a venire, deve essere considerato ben più che un segno. Questo significato non ha niente a che fare con i bambini, per i quali il battesimo non ha realtà».In H. C. Vedder, Balthasar Hubmaier, the leader of the Anabaptists, 1905, p. 108.

Il giorno dopo si svolse a Zurigo il confronto tra Zwingli e i suoi seguaci da una parte e gli anabattisti Georg Blaurock, Felix Manz, Conrad Grebel e Wilhelm Reublin dall'altra: il tema consisteva nel riconoscimento del reale valore del battesimo impartito ai bambini. La comunità di Zurigo si espresse a favore di Zwingli: quando venne a conoscenza del risultato, Hubmaier scrisse lOeffentliche Erbietung (Aperto appello), con il quale prendeva le distanze dal riformatore svizzero sfidando chiunque a dimostrargli pubblicamente che le Scritture avessero mai previsto il battesimo dei bambini.