Il castello di Bruzolo è fra i più interessanti castelli della val di SusaMaria Zanone, Peregrinando in Val di Susa, Società editrice internazionale, Torino 1962, pag. 132. Ospitò a più riprese i Savoia e il Cardinale di RichelieuAndrea Bonelli, Bruzolo, all'ombra della storia. Fatti poco noti della storia del castello tra XVII e XVIII secolo, Segusium, anno LVIII, n. 59, S. Ambrogio di Torino, dicembre 2021, pp. 195-203 e fu sede nel 1610 della firma del Trattato di Bruzolo, un'importante alleanza matrimoniale e militare tra Regno di Francia e Ducato di SavoiaFederico Marconcini, Bruzolo e i suoi Trattati, in Numero speciale su Bruzolo e i trattati del 1610, Segusium, anno II - n. 2, Torino dicembre 1965 - pp 176. Nel suo nucleo più antico risale almeno al feudo dei Bertrandi, istituito da Tommaso I di Savoia nel 1227Lo studio circa le prime attestazioni di una struttura feudale è in Luca Patria: Caseforti e casetorri tra Savoia, Piemonte e Delfinato: considerazioni sul patrimonio fortificato delle Alpi Cozie in AAVV, in Caseforti, torri e motte in Piemonte: (secoli 12.-16.) : omaggio a Lorenzo Bertano nel centenario della morte (1904-2004) : atti del convegno di Cherasco, 25 settembre 2004. - Cuneo: Società per gli studi storici, archeologici ed artistici della provincia di Cuneo, 2005. Ancora circondato in parte da prati e vigneti, è situato a metà del pendio alluvionale del paese. Nel 2015 l'edificio principale, appartenuto in ultimo alla famiglia Marconcini, è stato acquisito dallo Stato per il suo interesse storico-artisticoFrancesco Falcone, Il demanio si prende il Castello di Bruzolo: "Sarà ristrutturato", quotidiano La Stampa, 5 novembre 2015, pag. 50 e affidato alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di TorinoScheda Art Bonus| Scheda di intervento nella Banca Dati Art Bonus.
Struttura architettonica Abitato ancora oggi, seppure uno sguardo superficiale possa non coglierne il parziale interramento dovuto alle alluvioni, in realtà la sua struttura è piuttosto ampia. Venne definito nell'800 considerevole per vastità e per una particolare foggia di costruzioneTorino antica : Curiosità sull'inquisizione di Torino e racconti di storia patria per cura di due studiosi, pag. 129, Torino 1880. Non essendo costruito su un punto elevato, nel Medioevo adottò appositi accorgimenti difensivi come un vallo una doppia cinta muraria: quella esterna racchiude il cortile dell'antico ricetto. Quella interna, ancora visibile dalla corte, ricomprende la struttura principale (il maniero vero e proprio).
Il castello centrale Nella parte nord-ovest del ricetto, l'edificio principale si sviluppa a ferro di cavallo intorno a un cortile quadrato di circa 400 m2 detto Cort Nobla, cui si accede tramite la Porta Nobla, portale barocco in marmo di Chianocco o Foresto di Susa (XVIII secolo), che ha forse sostituito un ingresso antico a levante. Le due ali Ovest (che ingloba il mastio) e Nord, constano di tre piani fuori terra, risalenti nei muri perimetrali al medioevo (XIII secolo), con ammezzati ligneiMicaela Viglino Davico Micaela, Andrea Bruno jr, Enrico Lusso, Gian Giorgio Massara, Francesco Novelli, Atlante Castellano. Strutture fortificate della Provincia di Torino, Istituto Italiano dei Castelli Sezione Piemonte Valle d'Aosta, Ed. Celid, Torino 2007 a travi e travetti identici a quella della Salle Basse del castello di Issogne (e lì datata al finire del '400)Carlo Nigra, Castelli della Valle d'Aosta, Tipo-offset Musumeci, Aosta 1974. Delle quattro torri cilindriche angolari del corpo principale, forse un rafforzamento quattrocentesco, ne rimangono due superstiti a ponente; le due a levante vennero abbattute nel '700 e di quella a Nord rimangono tracce evidenti negli intonaci. Testimonianze di primo '900 attestavano l'esistenza di ulteriori spazi ipogei sottostanti i sotterranei (infernotti?), oggi non più visibili essendo stato colmato l'accesso.
La cinta esterna e il ricetto
La medioevale Porta Granda, con caditoia, dà accesso alla piazza del ricetto, la Cort Granda, racchiuso da una cinta fortificata del (XIII-XIV secolo) con torrette angolari sugli spigoli a meridione e una colombaia a Nord-Est. Fino agli anni '60 la porta era sormontata da un campaniletto; la soglia è oggi a un livello più basso del piano stradale esterno a causa di forti depositi alluvionali che hanno innalzato il piano di campagna circostante. La basse-cour, ampia circa 3.000 m2, racchiudeva un vallo intorno al castello centrale, ad ulteriore fortificazioneFranco Carminati, Il castello di Bruzolo, in Numero speciale su Bruzolo e i trattati del 1610, Segusium, anno II - n. 2, Torino dicembre 1965 - pp 176; forse colmato nel 1700, ne permane una parte sull'angolo Sud-Ovest.
La Cappella del Castello Una cappella settecentesca (mancano attestazioni medievali) è posta di fronte alla Porta Granda, in un giardino chiuso da antiche mura e circondato dalle colonne dei Toppioni che sostenevano le pergole per la coltivazione della vite. Dedicata al culto di San Michele Arcangelo, sino al 2013 è stata officiata in occasione della festa patronale il 29 settembre, quando si teneva anche un tradizionale falò nelle vicinanze.
I caratteristici Toppioni
Nelle vie circostanti sono ancora visibili i resti dei grandi toppioni, pilastri alti circa 4-5 metri di sostegno ai pergolati per coltivare la vite al di sopra della sede stradale, un elemento peculiare e a suo modo monumentale ed identitario del paesaggio agricolo locale. Oltre che intorno alla cappella e allo sbocco ddella via di fronte alla Porta del Castello, particolarmente suggestivo seppure prmai privo del pergolato ligneo, una lunga fila di sostegni (alcune centinaia di metri) ancora oggi si conserva nella campagna a Est lungo via del Toppione. Uno singolo a Ovest in direzione di Prato Barale, si trova a circa 150 metri dal Castello, presso l'intersezione tra le attuali vie Marconcini e Susa. Già attestati nel 1610 da una lettera del Duca di Savoia Carlo Emanuele IAAVV, Bruzolo, storia di un paese e della sua gente, 1493-1993, Tipolito Melli, 1993 Borgone Susa, i toppioni sono quasi identici per forma e uso a quelli di Settimo Vittone. Secondo Luca Patria, potrebbero essere un elemento mutuato dalla campagna intorno a Lione, dove i Grosso possedevano importanti proprietà.
I dintorni Parti di edifici medievali con pietrame "a spina di pesce" sono visibili nei muri sul lato sud della vicina Via dei Mille. È attestato un insediamento di antica data nella locale zona detta della Maffiodenza.
Attestazioni storiche
La presenza di un feudo è attestata nel 1227, anno in cui il conte Tommaso I di Savoia lo concede a Bertrandino dei Bertrandi di MontmélianLuca Patria, Caseforti e casetorri tra Savoia, Piemonte e Delfinato: considerazioni sul patrimonio fortificato delle Alpi Cozie in AAVV, Caseforti, torri e motte in Piemonte: (secoli 12.-16.) : omaggio a Lorenzo Bertano nel centenario della morte (1904-2004) : atti del convegno di Cherasco, 25 settembre 2004. - Cuneo: Società per gli studi storici, archeologici ed artistici della provincia di Cuneo, 2005, presumibile iniziatore del primo nucleo castrale, forse intorno a un mastio che alcuni indizi costruttivi lascerebbero ipotizzare più antico.
Diverse famiglie si sono poi succedute nel feudo; ultima e di più lunga durata quella dei Conti Grosso di Bruzolo, i quali trasformarono l'austero fortilizio in maniero residenziale.
Il Trattato e i Grosso di Bruzolo Forse proprio la funzione di residenza nobiliare dei conti Grosso, non lontano dal confine col Delfinato, nel 1610 favorì la scelta di questo maniero per ospitare le trattative del Trattato di Bruzolo, firmato fra gli emissari di Enrico IV di Francia, Claudio di Bullion e François de Bonne de Lesdiguières, e il Duca di Savoia Carlo Emanuele I. Secondo le più recenti analisi storiche svolte da Luca Patria su fondi archivistici conservati da famiglie nobiliari torinesi e da archivi francesi, i Grosso, che avevano interessi economici tra Riva presso Chieri, la Valle di Susa e Lione, ebbero tra la fine del '500 e l'inizio del '600 un ruolo di canale diplomatico riservato tra la corte francese e quella sabauda, culminato con la firma del Trattato nella loro dimora valsusinaSi vedano l'articolo "La famiglia Grosso e il Trattato di Bruzolo. La località valsusina al centro delle vicende politiche del '500", pubblicato sul settimanale La Valsusa del 7 settembre 2017 e il testo Ex libris. Migrazioni a caratteri mobili pubblicato nel testo “Le migrazioni dalle valli in età moderna. Dai conflitti alla convivenza” a cura di R. Genre e P. Pazé. Il 29 settembre 2018 in occasione della festa patronale del Castello, il Comune, il Centro Ricerche Cultura Alpina e Segusium hanno organizzato un convegno dal titolo "Migranti di lusso. I Grosso di Riva di Chieri tra Lyon e Bruzolo" nel quale Luca Patria ha illustrato le ricerche in corso sulla famiglia, mettendone in luce il ruolo di primo piano tra '500 e '600 nella finanza a cavallo tra Alpi occidentali e area alpino-rodanianaSi vedano gli articoli "La storia della famiglia Grosso in Valsusa" sul giornale online http://www.valsusaoggi.it/la-storia-della-famiglia-grosso-in-valsusa/e l'articolo sul settimanale La Valsusa "I Grosso al di qua e al di là delle Alpi", pubblicato il 4 ottobre 2018.
Un ospite di riguardo: Richelieu Gli ammodernamenti dei Conti Grosso dovettero essere ritenuti adeguati ad ospitare alcuni giorni il Cardinale di Richelieu, quando nel 1629 egli soggiornò a lungo in Valle di Susa dopo la battaglia del Passo di Susa svoltasi a Gravere nel 1629Andrea Bonelli, Bruzolo, all'ombra della storia. Fatti poco noti della storia del castello tra XVII e XVIII secolo, Segusium, anno LVIII, n. 59, S. Ambrogio di Torino, dicembre 2021, pp. 199-202. Il maniero ospità una seconda volta Richelieu in occasione delle trattative con Vittorio Amedeo I di Savoia nel 1630Andrea Bonelli, Bruzolo, all'ombra della storia. Fatti poco noti della storia del castello tra XVII e XVIII secolo, Segusium, anno LVIII, n. 59, S. Ambrogio di Torino, dicembre 2021, pp. 203-204.
Patrimonio del feudo Del patrimonio del feudo insieme al castello facevano anche parte terre, boschi, pascoli, mulini e la Fucina di Bruzolo, risalente al XIII secolo e ancora conservata, oggi di proprietà comunale.
Acquisto e restauri da parte dello Stato Acquisto
Nel 1911 Edoardo Barraja chiudeva con questo auspicio il suo testo dedicato a Bruzolo, riferendosi anche all'inserimento del "Castello dei Grossi" nel primo "Elenco degli edifizi monumentali in Italia" pubblicato nel 1902 dal Ministero della Pubblica Istruzione, allora competente in materia.
In seguito alla scomparsa di Raffaella Marconcini, a gennaio 2015 il monumento è stato oggetto di rinuncia motivata di eredità da parte del FAI - Fondo Ambiente Italiano, il quale ha tuttavia dato disponibilità alla collaborazione con gli enti pubblici per una sua successiva valorizzazione.
Nell'autunno 2015 il maniero è stato acquisito al patrimonio dello Stato esercitando il diritto di prelazione"Il castello di Bruzolo, nelle mani dello Stato" da "I luoghi del cuore - news"| http://iluoghidelcuore.it/news/il-castello-di-bruzolo-nelle-mani-dello-stato/234 per il suo interesse storico-artistico; infatti, dal Medioevo fu residenza di famiglie nobiliari con relazioni in Savoia (i Bertrandi di Bruzolo vescovi della Tarantasia, i Rivoire signori di feudi oltralpe, i Grosso attivi nei commerci nell'area del Rodano), poi luogo della firma del Trattato che prefigurava già nel 1610 la nuova strategia diplomatica di Casa Savoia (consolidamento nella penisola italiana e alleanza con la Francia), infine fu residenza del senatore Federico Marconcini, docente all'Università Cattolica dagli esordi, fra i fondatori del Partito Popolare e nel novero dei primi esponenti nel Consiglio d'Europa.