Valmontone è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Roma Capitale nel Lazio, situato su un rialzo tufaceo, lungo la via Casilina a circa dalla capitale.
Geografia fisica Territorio
Valmontone ha un'altitudine di circa ed è parte di un sistema orografico formato da piccole valli, e modesti rilievi. Il territorio rientra nel bacino idrografico dell'Alta Valle del Sacco, e difatti il piccolo fiume si incontra al confine tra i comuni di Valmontone e Colleferro, attraversato da un ponte. Il sottosuolo è inoltre ricco di acque e falde freatiche.
Clima Classificazione climatica: zona D, Nonostante la modesta altitudine renda il territorio considerabile "bassa collina" ("collina interna"), Valmontone gode di un clima di tipo mediterraneo, benché in inverno non siano rari fenomeni di gelate o neve.
Sismicità Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media)
Origini del nome L'etimologia del toponimo Valmontone è strettamente legata alla sua conformazione geografica: il nome significherebbe infatti "valle dominata da un monte". Il riferimento è alla valle del fiume Sacco e all'altura tufacea su cui sorge l'abitato, denominata "Montone". Un'altra ipotesi, sebbene ritenuta poco attendibile, fa derivare il nome da quello della famiglia feudataria dei Valmontone.
La prima menzione del nome risale a un documento del 1139, nel quale viene citato l'insediamento di Vallis Montonis.Gabriele de Bianchi, Storia di Valmontone, 1981, p. 42.
Storia Epoca romana Il territorio circostante Valmontone risulta abitato fin dall'antichità; tuttavia, le evidenze archeologiche non permettono ancora oggi di accertare l'esistenza di un insediamento urbano strutturato.AA.VV., Il Museo Archeologico di Valmontone e il Palazzo Doria Pamphilj, Carsa Edizioni, 2008. Un'ipotesi fu portata avanti nel XVIII secolo dall'antiquario Francesco de' Ficoroni, che identificò alcuni resti nelle campagne di Lugnano come antiche vestigia di “Labicum”, colonia albana, la cui reale posizione geografica non è ancora chiara, benché la localizzazione più probabile sarebbe tra gli attuali comuni di Monte Compatri e Colonna.Francesco de Ficoroni, Le memorie ritrovate nel territorio della prima, e seconda città di Labico e i loro giusti siti, descritti brevemente da Francesco de' Ficoroni socio della Reale Accademia di Parigi dedicate a Monsignor illustrissimo, e reverendissimo Giovanni Bottari. Roma : Nella stamperia di Girolamo Mainardi, 1745. Lugnano cambiò nome in Labico nel 1880, mentre Valmontone sostituì lo stemma allora in uso con quello attuale che rappresenta un guerriero labicano.Gabriele de Bianchi, Storia di Valmontone, 1981. Un'altra ipotesi più recente e fattibile è l'identificazione con l'antica Tolerium (o Toleria), città laziale distrutta dai Volsci nel V secolo a.C.AA. VV., Il Museo Archeologico di Valmontone e il Palazzo Doria Pamphilj, 2008, Carsa Edizioni.
In territorio valmontonese è archeologicamente provato che vi transitasse la via Labicana (alcuni resti sono visibili a Colle San Giovanni) ed è certa la presenza di strutture di epoca romana, dal momento che sono stati rinvenuti numerosi reperti: si va dalle epigrafi latine rinvenute nel 1789 ad alcuni sarcofaghi di epoca imperiale. Inoltre, nel 1996-1998, durante i lavori per la linea AV sono riemersi i resti di varie strutture, le più importanti sono le "carbonaie" di Colle Carbone, il sito produttivo di Colle dei Lepri, la statio di Colle Pelliccione, comprensiva di un piccolo complesso termale, collegata alla vicina Via Labicana.
Medioevo ed epoca moderna La storia della Valmontone odierna inizia comunque nel Medioevo. Risale al 1052 la prima menzione finora rinvenuta dell'esistenza di un castrum, una cittadella fortificata, definito come Castrum Lateranensis, in quanto patrimonio della Chiesa:Gennaro Farina, Preesistenze architettoniche dal Medioevo all'arrivo dei Pamphilj, in Palazzo Doria Pamphilj a Valmontone, 2004, pp. 13-17. tuttavia, già nell'VIII secolo dei Benedettini avevano fondato il convento di San Zosimo sull'attuale Colle Sant'Angelo.Stanislao Fioramonti, Valmontone e i Francescani, 1994. Inoltre a Colle Sant'Ilario sorgono i resti di un complesso religioso formato dalle catacombe paleocristiane utilizzate fino al IV secolo d.C., dal cimitero in uso fino al VII secolo d.C. e la basilica edificata intorno all'VIII secolo d.C. su parte del cimitero.
Nel 1208 Innocenzo III della famiglia dei ContiGabriele de Bianchi, Storia di Valmontone, 1981, pp. 327-328. acquistò la terra di Valmontone e l'affidò in gestione al fratello Riccardo conte di Sora. In questo fiorente periodo Valmontone fu meta ricercata da importanti personaggi come re Carlo VIII di Francia, Urbano VI ed altri pontefici. Successivamente (nella prima metà del Cinquecento) alleanze sbagliate portarono Valmontone in disgrazia, finché, nel febbraio del 1528 il paese fu saccheggiato dai lanzichenecchi di Carlo V: in uno di questi assalti, Valmontone fu messa a ferro e fuoco, e gli archivi bruciarono, provocando il "buio" riguardante la storia antica del paese.
Nel 1575 il feudo passò agli Sforza e nel 1634 iniziò, previa compravendita delle terre, la breve parentesi di Taddeo Barberini: egli cominciò la demolizione del vecchio castello fortificato, con l'intenzione di costruire un nuovo palazzo, di gusto più moderno. Tuttavia realizzerà solo un'esigua parte dell'edificio.Luca Maggi, La Fabbrica Pamphiliana di Valmontone: il Palazzo e la Collegiata, in Palazzo Doria Pamphilj a Valmontone, 2004 - "Taddeo Barberini comprò la terra di Valmontone da Mario Sforza e dal Tesoriere deputato da Urbano VIII per scudi 427.500", p. 19.
Dal 1651 Valmontone è compresa nelle proprietà del principe Camillo Pamphilj, per la cui famiglia fu eretta in principato. Il principe voleva realizzare una sorta di utopica città ideale, la Città Pamphilia, e promosse la costruzione di svariate opere architettoniche per elevare Valmontone da semplice feudo al rango di città. Lo zio paterno, il papa Innocenzo X, visitò la cittadina nel 1662, e soggiornò nel Palazzo Doria. Nel XVIII secolo, i Pamphilj rischiavano di estinguersi, così, con un matrimonio ad hoc, la famiglia si fuse con i Doria-Landi, diventando i Doria-Landi-Pamphilj. Nel 1843 Valmontone ricevette la visita di papa Gregorio XVI.
La seconda guerra mondiale Durante la seconda guerra mondiale Valmontone subì ingenti danni. Nel 1944, gli Alleati pianificarono lo sbarco di Anzio con l'obiettivo di riprendere il controllo su Roma. Valmontone, trovandosi sulla strada per la capitale, era un obiettivo sensibile, in quanto situato sulla Via Casilina e sulla ferrovia Roma-Cassino-Napoli. Quindi, nel maggio-giugno 1944, gli Alleati attaccarono ripetutamente la città con bombardamenti aerei a tappeto, ipotizzando la presenza di soldati tedeschi asserragliati al suo interno. Valmontone fu colpita pesantemente: l'80% dei suoi edifici fu raso al suolo, i restanti ne uscirono comunque notevolmente danneggiati e pericolanti. Per i danni subiti e per il valore dimostrato alla fine della seconda guerra mondiale la città fu insignita della Medaglia d'argento al Valor Militare.
Simboli Lo stemma è stato riconosciuto con D.P.C.M. del 27 maggio 1961. Lo stemma è d'azzurro, con un guerriero labicano che impugna con la mano destra una lancia d'argento e con la sinistra uno scudo ovale, anch'esso d’argento; su quest'ultimo è raffigurata un'aquila di nero su una campagna di rosso, sormontata dalla scritta «PICTI SCUTA LABICI» in caratteri neri; dallo scudo pende un drappo azzurro con uno stemma inquartato: nel primo e nel quarto due file di scacchi argentati e rossi; nel secondo e nel terzo tre monti all'italiana di verde su fondo d'argento. Ornamenti esteriori da Città.
Il gonfalone, concesso con D.P.R. del 6 giugno 1961, è un drappo tagliato di giallo e rosso.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Per via della ricostruzione successiva, la città ha perso il suo aspetto medievale-barocco, se non in alcuni preziosi scorci del centro storico, miracolosamente scampati alla guerra e al dopoguerra.
Architetture religiose La Collegiata La chiesa di Santa Maria dell'Assunta fu costruita sull'omonimo tempio gotico del XII secolo, per volere di Gianbattista Aldobrandini Pamphilj, nell'ambito del rinnovamento del paese voluto dal padre Camillo Pamphilj, morto nel 1666: i lavori cominciarono intorno al 1683 e terminarono nel 1689. I resti della precedente struttura, ormai troppo piccola per il paese in fase di crescita, sono stati rinvenuti nei sotterranei di Palazzo Doria-Pamphilj, mentre tratti dei vecchi muri sono incastonati nelle pareti del cortile retrostante la chiesa attuale. La nuova struttura fu progettata dall'architetto Mattia de Rossi, fidato allievo del Bernini, con cui si occupò della costruzione di Chiesa di Santa Maria in Montesanto, a Roma: de Rossi si rifece proprio a questa chiesa per il disegno della pianta del nuovo edificio, mentre per l'esterno e la facciata, si ispirò a Sant'Agnese in Agone a Piazza Navona, realizzata dal Borromini.Luca Maggi, La Fabbrica Pamphiliana di Valmontone: il Palazzo e la Collegiata, in Palazzo Doria Pamphilj a Valmontone, 2004, pp. 23-24 Quindi si tratta di una chiesa a pianta ellittica, con quattro cappelle simmetriche rispetto all'asse centrale che dà sull'altare. Internamente alla chiesa si possono vedere alcuni elementi risalenti alla precedente struttura gotica, come il vecchio fonte battesimale all'ingresso di destra, e una striscia di mosaico su uno scalino. Esternamente la chiesa si presenta con un pronao concavo decorato da quattro colonne a capitello ionico, compreso tra i due campanili gemelli. L'elegante cupola non è circolare, ma ellittica, per seguire la pianta dell'edificio.
Opere conservate nella chiesa: Cappella del Crocifisso: "Crocifissione", quadro di Giacinto Brandi (1623–1691), databile tra il 1683 e il 1691Monica Di Gregorio, La visita del Palazzo e della Collegiata, in Palazzo Doria Pamphilj a Valmontone, 2004 Cappella di San Francesco: "Estasi di san Francesco", tela attribuita a Stefano Pozzi (1699–1768), realizzata attorno alla metà del secolo XVIII Cappella del Rosario: "Madonna del Rosario", quadro di Agostino Scilla (1629–1700), risalente agli anni Ottanta del Seicento Sacrestia: "Madonna tra i santi Luca e Giovanni Evangelista", dipinto attribuito a Giovanni Conca da Gaeta (1690–1771), secondo quarto del secolo XVIII Altare maggiore: "Assunzione della Vergine", opera di Lorenzo Gramiccia (1702–1785) della metà del Settecento Cappella del Suffragio: "San Michele arcangelo", quadro attribuito a Giovanni Conca, datato alla metà del Settecento, e "Adorazione dei pastori", di autore ignotoSulla scorta di un'iscrizione che riporta "D.1622", si è ipotizzata l'attribuzione all'ambito dei Bassano o addirittura a Domenichino e Gaspard Dughet. Cappella dell'Annunciazione: "Annunciazione" attribuita a Ciro Ferri (1634–1689) e Pietro Lucatelli (1637–1710), collocabile tra il 1683 e il 1689 Cappella di San Nicola: "San Nicola tra i santi Ilario, Bernardo e Benedetto abate", tela di Pietro Lucatelli Statua di San Luigi Gonzaga, su trono disegnato da Andrea Busiri Vici (1818–1911), architetto della famiglia Doria-Pamphilj"Percorrendo la nostra storia", Valmontone, 2007
Convento Sant'Angelo