La storia di Bisaccia è la storia del comune di Bisaccia in provincia di Avellino.
Preistoria
Il luogo dove sorge adesso Bisaccia era abitato fin dall'età del bronzo. Sulla collina del cimitero vecchio, recenti scavi hanno messo in luce tracce di capanne databili al periodo del bronzo medio (circa 1400 a.C.). Su di esse si sono sovrapposte le case del periodo arcaico (VI-V secolo a.C.) a loro volta ricoperte dall'abitato del IV.
Nel IX secolo a.C. la civiltà di Oliveto-Cairano, proveniente dalla sponda adriatica e approdate in Puglia presso l'Ofanto, risalendo il fiume, creò villaggi a Cairano e anche a Bisaccia. A Bisaccia e Lacedonia i nuovi abitanti ne sostituivano altri dell'età del bronzo. Qui vi costruirono una necropoli (IX-VIII secolo a.C.) con tombe a fossa e tombe dell'età del ferro. Tra le tombe rinvenute di notevole importanza è la numero 66, chiamata tomba della principessa in quanto vi era sepolta una donna nobile; tale tomba è ricca di vasi d'argilla e contiene anche un vestito ricoperto da cappelle di bronzo, quattro vasi di bronzo, tre bacini e una pàtera baccellata. Il ricco corredo di cui è arredata la tomba farebbe pensare che appartenesse a una donna di alto rango sociale, e la presenza di un altro recinto di pietre ha fatto supporre che la principessa venisse venerata per molto tempo dopo la sua morte.
Fin dalla preistoria i bisaccesi erano dediti all'allevamento di bestiame e alla produzione dei prodotti di lana. Ciò è confermato dal rinvenimento, nella necropoli, di fusaiole di bronzo e di terracotta risalenti al VII secolo a.C. Quindi già nel VII secolo a.C. gli abitanti del territorio dove oggi sorge Bisaccia commerciavano maestranze e prodotti di lana attraverso la cosiddetta via della lana che collegava il golfo di Manfredonia a quello di Salerno.La Torre 2003, p. 3
Epoca romana Gli itinerari di epoca tardo-antica, come l'Itinerario antonino e la tavola di Peutinger, attestano la presenza, sulla via Appia, di una stazione per far riposare i cavalli (mansio), chiamata Sub Romula, che secondo alcuni studiosi poteva trovarsi nel territorio di Bisaccia ed eventualmente corrispondere all'antica Romulea, un'antica città sannitica espugnata dai Romani nel corso della terza guerra sannitica. Tale congettura è stata però confutata dagli studiosi contemporanei, i quali ritengono assai più verosimile che Romulea si trovasse altrove.
Nel I secolo, sotto Augusto, il territorio degli Irpini fu separato dal Sannio e aggregato alla Regio II Apulia et Calabria; nel tardo impero gran parte delle città irpine, se non tutte, furono aggregate alla provincia di Campania. Scavi archeologici hanno confermato l'esistenza in zona di villae rusticae, la cui gestione era affidata a un fattore (vilicus)..
Ad ogni modo, fino all'arrivo dei Longobardi non si hanno notizie dirette di Bisaccia.
Bisaccia longobarda Nel 591 i Longobardi conquistarono l'Irpinia e Bisaccia entrò a far parte del gastaldato di Conza, circoscrizione amministrativa longobarda. I Longobardi costruirono il castello di Bisaccia intorno alla seconda metà del VII secolo, probabilmente intorno al 977 sui resti di un'antica fortificazione. Il 25 ottobre 990 l'Irpinia venne colpita da un devastante sisma; non si conoscono i danni subiti da Bisaccia e dal suo castello.
I Longobardi governarono Bisaccia fino all'arrivo dei Normanni che, guidati da Roberto il Guiscardo, cioè l'astuto, conquistò tra il 1076 e il 1079 l'intero gastaldato di Conza. L'ultimo gastaldo di Conza, Guido, zio di Gisulfo II, oppose strenua resistenza all'invasione normanna ma invano: Roberto riuscì a espugnare Conza e a deporlo.
Bisaccia normanna
La conquista normanna dell'Italia meridionale (ivi compresa Bisaccia) si completò tra il 1076 e il 1079.
Sotto i Normanni Bisaccia divenne un feudo governato da un feudatario. I feudatari vincolavano al feudo i contadini, che venivano venduti insieme al feudo (i cosiddetti servi della gleba). Vi erano due tipi di patti agrari tra feudatario e contadino: le concessioni enfiteutiche erano dei patti in cui il contadino riceveva un pezzo di terreno da coltivare e in cambio doveva pagare un canone annuo. il pastinato era invece un altro tipo di patto che differiva dalle concessioni enfiteutiche per il fatto che i contadini pagavano il canone solo se il feudo era pienamente produttivo. Al termine del contratto il feudo veniva diviso tra il proprietario e il coltivatore oppure il contadino riotteneva la concessione alle condizioni pattuite.
A Bisaccia veniva praticato il pastinato, che diede tra l'altro il nome a una frazione di Bisaccia, Pastina. Il pastinato fece sì che il castello di Bisaccia divenisse un centro di popolamento intorno al quale sorgevano nuove abitazioni, favorendo tra l'altro la diffusione della piccola proprietà contadina.
I Normanni in genere non alterarono le circoscrizioni longobarde preesistenti e permisero ai feudatari che facevano voto di sottomissione di mantenere il possesso dei loro feudi. Tuttavia in molti casi distrussero i castelli e confiscarono le terre demaniali e di coloro che si erano opposti alla loro trionfale avanzata.
Sotto la dominazione normanna, Bisaccia divenne Sede vescovile. La prima menzione all'esistenza di tale diocesi si trova in un documento del 1097 in cui viene citato Basilio, vescovo di Bisaccia. La cattedrale di Bisaccia risale tra l'altro all'epoca normanna, anche se venne più volte distrutta e ricostruita a causa di terremoti devastanti. Essa era l'unica chiesa di Bisaccia e venne intitolata alla Natività della Vergine. La Diocesi di Bisaccia comprendeva anche Vallata e Morra.
Sotto il regno di Guglielmo (1111-1127) era duca di Bisaccia Guglielmo Angolfo, che usurpò la tenuta di Luzzano all'abate Ursone di S.Maria in Elce. Il re normanno Ruggero II nel corso delle Assise di Ariano (presso l'attuale Ariano Irpino) del 1140, sottopose a revisione generale i titoli di concessione dei feudi e obbligò il feudatario di Bisaccia a restituire Luzzano all'abbazia. A quell'epoca era feudatario di Bisaccia Guglielmo, come risulta dal registro feudale redatto nella primavera del 1140:
Da questo documento si ricava, considerando che l'unità militare (miles) era uguale a due soldati a cavallo equipaggiati (milites) e a due inservienti, che in caso di pace, doveva fornire sei soldati cavallo e dodici inservienti, ma in caso di guerra ne doveva fornire dodici soldati a cavallo e ventiquattro inservienti. Considerato che ogni milite costava 20 once d'oro, si può ricavare che la rendita minima del feudo di Bisaccia nel XII secolo era di 60 once d'oro all'anno, mentre quella massima il doppio.
Nel 1198 un potente sisma distrusse il castello.
In seguito al matrimonio tra la regina dei normanni Costanza d'Altavilla e l'imperatore Enrico VI le corone di Sicilia e del Sacro Romano Impero vengono unificate nelle mani di un solo Imperatore, Federico II.
Federico II
Lo statutum de reparatione castrorum attesta che la popolazione di Bisaccia (Bisacie) doveva contribuire alla manutenzione del castello di Sant'Agata e di quello delle isole Tremiti.
Dal 1230 al 1246 il feudo di Bisaccia appartenne al feudatario di Bisaccia e di Lavello Riccardo I di Bisaccia, il cui figlio, Ruggero di Bisaccia, aveva sposato Mabilia De Amicis, parente stretta del poeta della scuola siciliana Ruggero De Amicis; dal matrimonio nacque Riccardo II di Bisaccia. Nel 1246, tuttavia, il Signore di Bisaccia Riccardo I venne privato del suo feudo dall'Imperatore Federico II e successivamente giustiziato insieme al figlio, a causa del suo coinvolgimento nella congiura di Capaccio.Che si tratti della Congiura di Capaccio è confermato dallHistoria diplomatica Frederika Secundi: Federico II ricostruì il castello di Bisaccia, quasi interamente distrutto dal terremoto del 1198, e ne usò i sotterranei come prigione. La torre quadrata del castello, tipicamente sveva, è riconducibile all'epoca di Federico II e fu sicuramente elevata «in modo che la sua parte più alta potesse essere collegata visivamente con la rete dei castelli federiciani circostanti fino a quelli della contigua Basilicata». Federico II, inoltre, visitò Bisaccia nel 1250, come risulta dalla Historia Diplomatica Friderica II, che riporta che il 28 giugno 1250 l'Imperatore emanò «nel campo nelle vicinanze di Bisaccia» il seguente mandato:Sulla visita di Federico II a Bisaccia, si veda anche:
Nelle vicinanze di Bisaccia, si trovava il Formicoso, colle ribattezzato da Federico II "Monte Sano" ("Mons Sanum"), a conferma dell'apprezzamento dell'Imperatore per il luogo. Secondo l'edizione del 1980 dell'archivio storico per le province napoletane, infatti, «Federico II [...] volentieri, è dato supporre, si recava [...] a cacciare [...] nella località detta, ancora oggi, Formicoso», e ciò spiegherebbe anche perché l'Imperatore ribattezzò il Formicoso "Monte Sano"., pp. 75-76. Secondo il sito dei beni culturali, è verosimile che Federico II avesse usato il castello di Bisaccia come residenza di caccia, considerata la passione dell'Imperatore per la caccia col falcone e la vicinanza del borgo con il Formicoso, dove la selvaggina abbondava. Non è da escludere, inoltre, che il castello fosse stato sede saltuaria della scuola poetica siciliana.
Nel 1254, il castello di Bisaccia fu proprio il luogo dove l'Imperatore Manfredi, figlio di Federico II e braccato dall'esercito del Papa, si rifugiò e si salvò:
Manfredi successivamente donò il feudo di Bisaccia dapprima al conte di Acerra e poi a Matteo di Monticchio. Morto Manfredi nella battaglia di Benevento (1266), in seguito alla quale gli Angioini conquistarono il Regno di Sicilia, nel 1267 Corradino, nipote di Manfredi, discese in Italia per tentare di riconquistare il regno, ma fu sconfitto. Nel frattempo, all'epoca del tentativo di riconquista di Corradino, Riccardo II di Bisaccia, avolo del barone di Bisaccia Riccardo I, organizzò il matrimonio combinato tra la sorella e Matteo di Monticchio, pur senza l'autorizzazione del re angioino; la sorella gli portò così in dote metà del feudo di Bisaccia. Sconfitto Corradino e fatto giustiziare Matteo di Monticchio per tradimento, nel 1268 Carlo I d'Angiò assegnò il feudo di Bisaccia ad Anselme de Chevreuse. Riccardo II fece appello e nel 1271 ritornò in possesso del feudo di Bisaccia, nonostante fosse il cognato di Matteo di Monticchio, traditore del re:
Nel 1274, il feudo di Bisaccia fu assegnato a Guillaume de Cotigny.
Bisaccia sotto gli Angioini e gli Aragonesi (1266-1503) Passato il feudo a Guglielmo Cotignì, alla morte di questi, il figlio Ruggiero ereditò il feudo ma, essendo ancora minorenne, venne affidato a vari tutori: Pietro de Narra (marito della sorella), Francesco di Montefusco, Nicola di Gesualdo. Diventato maggiorenne (1294) Ruggiero ottenne pieno potere.
Nel frattempo nel 1282 la Sicilia si era rivoltata (vespri siciliani) e si liberò dal giogo angioino passando agli Aragonesi. Gli Aragonesi si impadronirono in seguito anche del regno di Napoli, Bisaccia compresa. Nel 1419 il castello apparteneva ad Albanese Picciolo.. Il suo successore, Giacomo Della Marra, si ribellò alla corona: fallì e venne punito con la perdita del feudo. Il feudo e il castello vennero assegnati dai sovrani aragonesi al capitano di ventura Giacomo Piccinino. L'8 settembre 1462 il re Ferrante I d'Aragona, saputo che Giacomo Piccinino era passato dalla parte del nemico (il duca Giovanni d'Angiò) donò il feudo di Bisaccia a Pirro del Balzo, duca di Venosa.
Periodo spagnolo (1503-1707) Bisaccia nel XVI secolo: la soppressione della diocesi e i Manso