Biografia Ildeberto nacque nel 1056 a Lavardin, un comune francese situato sulla Loira, nel territorio di Vendôme. Sebbene fosse di origini modeste, poté studiare nelle scuole episcopali di Angers, di Tours e di Le Mans. Ebbe come precettore Berengario di Tours (alla cui memoria dedicò uno dei suoi più celebri Carmina minoraCarme 18 ed. Scott.) e si distinse per le sue spiccate qualità letterarie, che gli consentirono una brillante carriera ecclesiastica.
Nel 1085 divenne direttore della scuola cattedrale di Le Mans, nel 1091 venne nominato arcidiacono e nel 1096 successe ad Hoello (1082-1096) al seggio vescovile della stessa cittàScivoletto ricorda che l’elezione di Ildeberto non fu gradita né al conte della Maine, Elia (che preferiva un altro ecclesiastico), né al re d’Inghilterra Guglielmo II (che si accingeva a riprendere la sua politica di annessione della Normandia). Per screditare il neoeletto, i suoi avversari ricorsero ad accuse poco onorevoli, come quella di aver avuto da varie concubine un abbondante numero di figli. Cfr. N. Scivoletto, Spiritualità medioevale e tradizione scolastica nel secolo XII in Francia, Napoli, 1954, p. 41..
Una volta eletto, Ildeberto si trovò implicato negli eventi politici che coinvolsero la città di Le Mans. Fin dalla metà dell’XI secolo i vescovi di Le Mans avevano appoggiato ora i sostenitori della politica angioina, ora i sostenitori della politica normanna. Il predecessore di Ildeberto, Hoello, aveva sostenuto inizialmente il duca di Normandia, per poi abbandonarlo e stringere rapporti di amicizia con il conte della Maine. Ildeberto, dopo i primi contrasti, continuò questa politica di collaborazione con il conte della Maine e, quando questi si trovò in contrasto con Guglielmo II, dovette affrontare gravi conseguenze per il suo orientamento.
Da quando, nel 1063, la Maine era passata sotto l’influenza del ducato di Normandia, gli Angioni avevano continuamente tentato di riconquistare il predominio perduto cercando di sollevare continuamente pretendenti all’investitura della conteaFolco I, sostenitore di questa politica, nel 1090 era riuscito a trovare nel conte Elia un personaggio incline alle sue mire. Nel 1096 Guglielmo II riprese la politica di espansione verso la Maine e nel 1098 Le Mans venne conquistata da Folco, per poi essere ripresa dal re d’Inghilterra. Dopo una breve tregua, il conte Elia riprese le ostilità. Cfr. N. Scivoletto, op. cit., pp.41-43.. Nel 1098 la città di Le Mans era al centro della contesa: il conte della Maine se ne impossessò, ma la guarnigione normanna resistette fino all’arrivo del re d’Inghilterra, che riuscì a ristabilire le sorti in suo favore. Ildeberto, che aveva favorito apertamente il conte della Maine, fu accusato di tradimento e, nel 1099, venne condotto in Inghilterra da Guglielmo II, perché desse spiegazioni in merito al suo comportamento e dimostrasse la sua innocenza. Questo provvedimento di confino si prolungò a causa della morte del sovrano (e, quindi, della naturale pausa che segue ad ogni mutamento negli affari politici).
Lasciata l’Inghilterra, Ildeberto fece un viaggio a Roma tra la fine del 1100 e la prima metà del 1101 per chiedere al papa di poter essere dispensato dal suo ufficio: Pasquale II non acconsentì e lo confermò nel suo ruolo episcopaleF.J.E. Raby, A History of Christian-Latin Poetry from the beginnigs to the close of the Middle Ages, Oxford, 1953, p. 265.. Lo spettacolo delle rovine di Roma antica e la maestà della Sede Apostolica lo spinsero a comporre due elegie De Roma: una sulla Roma pagana del passatoCarme 36 ed. Scott. e l’altra sulla Roma cristiana del presenteCarme 38 ed. Scott..
Una volta tornato nella sua diocesi, si occupò della ricostruzione della cattedrale di Le Mans (che fu consacrata nell’aprile del 1120F.J.E. Raby, op. cit., p. 265.) e della sede del vescovado, facendo erigere anche altri splendidi palazzi che abbellirono notevolmente la cittàA. Bisanti, Ildeberto di Lavardin. Vita, opere, problemi attributivi, «Quaderni medievali», 59 (2005), pp. 310-328, p. 311.. Egli fu sempre vicino alla curia di Roma e alla figura di Bernardo di Chiaravalle e si impegnò nella lotta contro abusi quali la simonia e il nicolaismo, pur sempre mantenendo una posizione moderata sul tema della riforma gregoriana e dei rapporti tra la fede e la tradizione classicaG. Orlandi, Ildeberto di Lavardin, in Orazio. Enciclopedia Oraziana, 3 voll., a cura di F. della Corte, S. Mariotti, Roma, 1996-1998, III, 1998, pp. 289-291, p. 290..
Nel 1112 fu imprigionato illegalmente a Nogent-le-Rotrou; mentre nel 1116, quando si accingeva a compiere il suo secondo viaggio a Roma, permise incautamente ad Enrico di Losanna, un seguace di Pierre de Bruys appartenente ad una corrente di riformatori della povertà e della purezza della Chiesa, di predicare nella sua diocesiF.J.E. Raby, op. cit., p. 266.. I feroci attacchi di Enrico verso il lusso sfrenato della curia vescovile di Le Mans attirarono una folla di mendicanti e diseredati contro Ildeberto che, con molte difficoltà, dovette riportare all’ordine sia il clero che il popolo.
Nel 1123 poté recarsi nuovamente a Roma, dove probabilmente presenziò al Concilio Lateranense. Nel 1125, ormai anziano e contro la sua volontà, fu nominato arcivescovo di Tours.
Morì a Tours il 18 dicembre del 1133, all’età di settantasette anni, e fu sepolto nella sua cattedrale.
Attività letteraria Ildeberto è stato uno degli esponenti di quella che Henning Brinkmann ha identificato come “scuola di Angers”, che fiorì tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo in Francia e di cui fecero parte anche Marbodo di Rennes e Balderico di Bourgueil. Essa rappresentò la continuazione della tradizione precedente e ne riprese in buona parte i temi e lo spirito, ma si distinse per un tono più vivo e vibrante e, soprattutto, per una più aperta concezione della vita (anche presso poeti che pur erano ecclesiastici e vescovi)G. Chiri, Poesia cortese latina (profilo storico dal V al XII sec.), Roma, 1954, p. 89..
Grazie alla sua posizione di eminente prelato, Ildeberto esercitava un’influenza molto notevole nella vita del tempo e, in ambito letterario, possedeva un gusto squisito sia per le composizioni in prosa, sia per quelle in poesia. Ebbe il culto della forma elegante, di tipo classico (il suo modello prediletto, ma non esclusivo, fu Ovidio), ma fu sempre sostenuto da un vivo e profondo sentimento cristiano. Veniva chiamato “il secondo Omero” oppure “il divino Ildeberto”F. Bertini Il secolo XI, in Letteratura latina medievale (secoli VI-XV). Un manuale, a cura di C. Leonardi, Firenze, 2002, pp. 175-230, p.221..
Opere
La fama di cui Ildeberto godé già in vita gli causò, dopo la sua morte, una serie di false attribuzioni di testi di vario genere. Giovanni Orlandi evidenzia la complessità del compito di sceverare l’autentico tra la gran selva dei componimenti, specie se brevi, tramandati in centinaia di codici miscellanei e di florilegi. L’opera del grande autore, infatti, è spesso trascritta come anonima e, quindi, frammischiata sotto falso nome a pezzi altrui (questo accade soprattutto per i testi poetici di breve estensione che, per loro natura, si prestano a tali confusioni)G. Orlandi, Doppia redazione nei “Carmina minora” di Ildeberto?, in Scritti di filologia mediolatina, a cura di P. Chiesa et al., Firenze, 2008, pp. 605-34, pp. 605-606.. D’altra parte, la perfezione linguistica e metrica di alcune sue poesie indusse vari editori, anche in età moderna, a negargliele per includerle in raccolte di testi antichi.
Il canone delle sue opere, amplissimo nell’edizione settecentesca e in quelle ottocentesche, si è andato assestando nel XX secolo. Tuttavia, alcuni scritti di Ildeberto rimangono tutt’ora al centro del dibattito critico e filologico.
Opere in prosa
Epistolae L’epistolario di Ildeberto consta di poco più di 100 lettere, divise in 3 libri, di cui curò egli stesso una raccolta prima di morire. Le lettere hanno argomenti e destinatari quanto mai eterogenei e ci forniscono un ritratto della sua personalità e uno spaccato molto ricco del suo tempo (sono un documento di vita vissuta, nessuna fu scritta per puro passatempo letterario). Sono epistole scritte in qualità di pastore di anime (e allora affrontano crisi esistenziali di monaci, problemi liturgici, vendita di cariche, oppure promettono aiuto materiale o forniscono conforto spiritualeEsemplare è la lettera con cui si apre la raccolta e che ha come tema fondamentale la carità verso il prossimo: è diretta al celebre maestro Guglielmo di Champeaux, che ha deciso di abbandonare l’insegnamento per consacrarsi alla vita monastica e contemplativa. Per distoglierlo da questo proposito, Ildeberto lo invita a non distrarsi dal compito che è affidato alla sua scienza filosofica e gli fa notare che la sua “fuga” dal ruolo di maestro potrebbe essere paragonabile a quella di un combattente che lascia il campo di battaglia. Cfr. F. Bertini, op. cit., p. 223.), ma anche di vescovo (e allora sono lettere ufficiali a principi e sovrani, come il re d’Inghilterra, o ad altri vescoviIn un’epistola indirizzata a Guglielmo, da poco nominato abate del monastero di St. Vincent di Le Mans, Ildeberto cerca di lenire i tormenti e di dissipare i dubbi del suo interlocutore (che si lamenta di aver dovuto abbandonare la contemplazione e l’ascetismo per dedicarsi a funzioni più terrene e materiali), sostenendo la possibilità di una conciliazione fra la vita contemplativa e la vita attiva. Cfr. A. Bisanti, Ildeberto di Lavardin. Vita, opere, problemi attributivi, cit., pp. 319-320.). Non mancano lettere scritte con tono di rispetto e ossequio a molte dame, a cui, a seconda dei casi, offre consigli, avanza richieste o esprime sentimenti di simpatia, di affetto e di amiciziaTali sono le lettere ad Adele di Blois, a Matilde d’Inghilterra, ad Agnese figlia di Pietro duca del Poitou, ad Adele seconda moglie di Enrico I, oppure a Matilde figlia di Enrico I, ecc. Cfr. F. Bertini, op. cit. p. 223.. Sappiamo che le sue epistole furono proposte come modello nelle scuole.
Sermones Data la grande fama di cui godette l’Ildeberto prosatore, i Sermoni videro moltiplicarsi il fenomeno degli apocrifi. BeaugendreA. Beaugendre, Venerabilis Hildeberti primo Cenomanensis episcopi, deinde Turonensis archiepiscopi, opera omnia tam edita quam inedita. Accesserunt Marbodi Redonensis episcopi, ipsius Hildeberti supparis opuscula, Parisiis, 1708. (curatore settecentesco delleditio princeps delle opere di Ildeberto) ne raccoglie 41, mentre la critica novecentesca (e, in particolare, lo studio della tradizione manoscritta di André WilmartA. Wilmart, Le florilége de Saint-Gatein. Contribution à l’étude d’Hildebert et de Marbode, «Revue Benedectine», 48 (1936), pp. 3-40, 147-181 e 235-258.) ne ha riconosciuti come autentici solo 9.
Opere poetiche
Carmina minora