Gli Arbëreshë di Sicilia (Arbëreshët e SiçilisëIn uso anche le varianti meno letterarie Arbëreshët e Siçilljës o Arbëreshët e Siqilisë. in albanese), ossia gli albanesi di Sicilia, altrimenti detti siculo-albanesi, sono una popolazione di etnia albanese della regione siciliana, parte della minoranza etno-linguistica albanese d'Italia. La storia, il patrimonio culturale e l'identità etnolinguistica dei siculo-albanesi sono strettamente connessi a quelli degli albanesi del continente.

Essi provengono dall'Albania e da diverse aree albanofone della penisola Balcanica, oggi comprese nei territori degli attuali stati di Grecia, Macedonia del Nord, Kosovo, Serbia e Montenegro. La diaspora albanese interessò vari centri della Sicilia tra il XV e il XVIII secolo. Una presenza albanese nell'isola è tuttavia attestata già prima della diaspora, con la fondazione delle prime colonie militari di Contessa Entellina, Mezzojuso e Palazzo Adriano. A questi primi insediamenti si aggiunsero a più ondate i numerosi esuli giunti nel Regno di Sicilia dopo la morte dell'eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderbeg, che per oltre due decenni aveva contrastato l'espansione musulmana dell'Impero ottomano. Da allora i siculo-albanesi si sono stabiliti in alcuni centri dell'entroterra della Sicilia occidentale, in particolare nell'Alto Belice Corleonese, tra i monti Sicani e i monti di Piana degli Albanesi, nell'attuale città metropolitana di Palermo. Gli albanesi della Sicilia centrale e orientale, invece, andarono incontro a un rapido processo di assimilazione, perdendo in pochi secoli la lingua e le tradizioni originarie. Una consistente comunità albanofona è, inoltre, residente nella città di Palermo.

Le zone di queste comunità sono tradizionalmente dette Albania di SiciliaLa Sicilia Albanese, di Francesco Bonasera, in "Bollettino della Società Geografica italiana Roma" - Ser. XI, vol. II, 1985, pp. 309-320. o Sicilia albaneseGiuseppina Li Cauli, Leda Melluso, Storie albanesi di Sicilia. Conversazione con un'arbëreshe, Istituto Poligrafico Europeo, Palermo 2015., da cui le espressioni in uso ancora oggi di "colonie albanesi di Sicilia", "comuni albanesi di Sicilia", "paesi albanesi della Sicilia" e "lingua albanese di Sicilia"Queste espressioni si possono trovare spesso nelle poesie e nei testi letterari colti, così come in saggi, studi e guide sulla lingua e i costumi degli albanesi di Sicilia e, in generale, degli albanesi. Da ricordare, tra gli studiosi, Zef Valentini (1900 – 1979), noto albanologo e bizantinista, che spesso utilizzava l'espressione Lembo d'Albania in Sicilia all'Università di Palermo o al Royal Institute of the Albanian Studies (Instituti Mbretnuer i Studimeve Shqiptare), l'istituto predecessore dell'Accademia delle Scienze d'Albania.. Nel loro idioma Arbëria è il nome che definisce la loro "nazione" sparsa nell'isola e nel resto dell'Italia meridionale. Gli albanesi di Sicilia parlano una variante dell'albanese, nota come arbërishtja.

Generalmente rifondarono interamente i loro paesi nei pressi di castelli e casati da lungo tempo totalmente abbandonati e spopolati (es. Mezzojuso), in altri casi ne edificarono interamente di nuovi (es. Piana degli Albanesi). In Sicilia, come nel continente, gli arbëreshë mantennero un loro sistema politico, religioso oltre che linguistico e culturale, conservando una certa autonomia dal territorio circostante. Gli italo-albanesi, continentali e insulari, pur trovandosi geograficamente in località differenti, riconoscono d'esser d'origine di una stirpe e usano definirsi gjaku i shprishur (sangue sparso)Revue des études sud-est européennes, Volume 16, Academia Republicii Socialiste România, Academia Republicii Populare Romîne, termine in uso per definire la loro fratellanza e l'appartenenza ad un unico popolo, quello albanese, sparso sia in Italia che nel mondo.

Nel corso dei secoli sono riusciti a mantenere e a sviluppare la propria identità albanese grazie alla loro caparbietà e al ruolo culturale esercitato dai propri istituti religiosi di rito bizantino (storicamente detto "rito greco"). Gli albanesi di Sicilia compongono la Chiesa cattolica italo-albanese, la quale Eparchia di Piana degli Albanesi rappresenta una delle tre sedi ecclesiastiche; e ad essa va la cura della popolazione arbëreshe che in gran parte conserva il rito orientale. Esiste una forte vitalità culturale nei siculo-albanesi e una ferma determinazione a difendere il patrimonio che i loro Padri hanno saputo difendere e trasmettere lungo questi cinque secoli di permanenza in SiciliaALBANIA NEWS: Piana degli Albanesi, dal 1488 una comunità albanese nel cuore della Sicilia..

Etnonimo La popolazione albanese di Sicilia, al pari di quelli italo-albanesi del continente, usa chiamarsi o definirsi arbëreshë nella lingua albanese natia con cui si riconoscono, etnonimo che significa appunto albanese. Talvolta, sono stati erroneamente chiamati dai litint, ovvero lett. i latini, i siciliani cattolici di rito romano o latino, con l'appellativo "greco-albanesi" o addirittura semplicemente "greci", a causa della loro appartenenza religiosa al rito bizantino, in passato noto come "rito greco": «la loro identità e individualità viene percepita [dai latini] per il rito, quello greco-bizantino. Gli Albanesi fin dal loro primo apparire in Sicilia sono stati chiamati «Greci»; Piana si chiamò «dei Greci» fino al 1941; il primo provvisorio insediamento a Mezzojuso fu chiamato «Casale dei Greci»; l'antico etnico della comunità albanese di Biancavilla è gricioti [...] mentre riciòti sono chiamati i biancavillesi dagli abitanti della vicina Santa Maria di Licodia. La stessa contrapposizione semantica tra latinu (e derivati) e grecu nel siciliano va riportata con ogni probabilità ai primi decenni della comparsa degli Albanesi in Sicilia». (allorquando confusi con la gente greca dai "latini"/romani per la lingua greca utilizzata nel rito bizantino professato o tuttalpiù per indicare l'appartenenza all'aspetto religioso di questi, greco/orientale e non romano/occidentaleSecondo la tradizione delle Chiese orientali, prima dell'avvento delle traduzioni nelle lingue locali e nazionali in epoca moderna, la lingua liturgica veicolare per tutti i popoli dell'Oriente cristiano è stata la lingua greca antica, così come è stata la lingua latina per la Chiesa d'Occidente. Questa tradizione è rimasta agli albanesi esuli in Italia non toccati dal fenomeno delle traduzioni in lingua madre, seppure numerose sono state le traduzioni liturgiche nelle varie parlate albanesi, con l'adozione della lingua albanese nella liturgia degli italo-albanesi a partire dal XVIII secolo e l'introduzione ufficiale nel 1968, riconosciuta dalla congregazione per le Chiese orientali e la Santa Sede.).

In ambito siciliano, sulla base di questo appellativo spesso dispregiativo per indicare persone albanesi, veniva detto: Si viri un grecu e un lupu, lassa lu lupu e tira a lu grecu (Se vedi un albanese ed un lupo, lascia stare il lupo e spara all'albanese), la cui pronta risposta degli albanesi era: Derr e litì, mos i vurë ndë shpì se të çajën poçe e kuzi (Maiale e siciliano, non li entrar a casa che ti rompono piatti e pignate). Gli italo-albanesi chiamano infatti litì (latini) i forestieri e le famiglie provenienti dalle località siciliane.

Seppure secondo alcuni studi, in particolare gli arbëreshë di Contessa Entellina mostrerebbero una componente genetica simile a quella dei greci moderni, il fatto è facilmente spiegabile nell'alto numero di greci-arvaniti o di origine tale della Grecia attuale, e che appunto alcuni dei coloni esuli in questa cittadina dopo il 1521, fossero circa cento famiglie arvanite provenienti da Andro., isola già popolata da popolazioni albanesi (arbërorë).

Prima della conquista del Regno d'Albania da parte dell'Impero ottomano (1478) sino a certo il XVIII secolo, il popolo albanese si identificava con il nome di arbëreshë o arbërorë, prendendo origine dal termine Arbër/Arbëri con il quale s'individuava la nazione albaneseDa Arber, Arben, Arberesh, Arbenesh, Arbenor, Arbnuer, poi Shqiptar. Arber, Arben m., Arberi, Arbeni f. il nome antico dell'Albania, oggi Shqiperi, arberisht, arbenisht la lingua albanese, oggi shqip., e venivano indicati dai bizantini col nome di arbanon, aλβανοί o aλβανῖται in greco, albanenses o arbanenses in latino.

A seguito dell'invasione turca, al disfacimento dell'Impero bizantino e dei Principati albanesi, molti albanesi, per la libertà e per sottrarsi al giogo turco-ottomano, giunsero in ItaliaNe seguirono molteplici migrazioni, dal XV sino al XVIII secolo.. Da allora, in diaspora, continuarono a identificarsi come arbëreshë, diversamente dai fratelli d'Albania, che assunsero l'etnonimo shqiptarë (da "shqip", ovvero coloro che "pronunciano, parlano bene [l'albanese]"), seppure la denominazione originaria con la radice arbër o arben sopravvive ancora, per quanto poco usata, fra gli albanesi cattolici del nord. (Arbëresh sing. maschile, Arbëreshë pl. maschile, Arbëreshe sing. e pl. femminileEsempio: Një kopil arbëresh, di kopij arbëreshë, një kopile arbëreshe, di kopile arbëreshe ("Un bel giovane albanese, due bei giovani albanesi, una bella giovane albanese, due belle giovani albanesi")., da cui Arberia).

Distribuzione geografica

Gli albanesi di Sicilia sono quelli stanziati più a sud degli insediamenti italo-albanesi e i più lontani geograficamente dall'Albania e dai Balcani.

La comunità albanese di Sicilia è composta da cinque centri, tutti situati nella provincia di Palermo. Tuttavia, solo tre di essi hanno conservato la lingua albanese: Contessa Entellina (Kuntisa), Piana degli Albanesi (Hora e Arbëreshëvet) e Santa Cristina Gela (Sëndahstina). Negli altri due, Mezzojuso (Munxifsi) e Palazzo Adriano (Pallaci), la lingua e gran parte della cultura originaria sono più recentemente e progressivamente scomparse a causa di un processo di assimilazione con la popolazione circostante (determinata soprattutto dai matrimoni misti e dall'insediamento di residenti forestieri non arbëreshë). Ciononostante, pur se caratterizzate oggi da una marcata eredità culturale arbëreshe , si sono mantenuti vivi la memoria storica delle origini albanesi e il rito bizantino, che continua a rappresentare un importante elemento identitario sia sul piano religioso sia su quello etnico.

Da tempo altre comunità di fondazione albanese, quali Biancavilla, Bronte e San Michele di Ganzaria della provincia di Catania, e Sant'Angelo Muxaro della provincia di Agrigento, hanno perso la lingua, la cultura e il rito religioso. Una presenza albanese inizialmente era attiva anche in Val di Mazara e in modo minore in altre zone dell'isola, in provincia di Catania (Maniaci e Adrano nella zona pedemontana occidentale dell'Etna, nei feudi di Giovanni Tommaso Moncada, conte di Adernò), nonché a Cansoria (oggi inesistente) a Caltagirone e Piazza Armerina, quest'ultimo in provincia di EnnaGiunta F., Albanesi in Sicilia, Palermo, 1984..

Le comunità albanesi di Sicilia presentano una duplice toponomastica ufficiale, in lingua albanese e in lingua italiana. In alcuni casi sono inoltre presenti denominazioni non ufficiali in dialetto siciliano, utilizzate prevalentemente dagli individui non arbëreshë.

Una nutrita comunità di arbëreshë, 15.000 battezzati registrati alla Parrocchia Italo-Albanese di San Nicolò dei Greci alla Martorana, vive nella città di Palermo. Nel resto del mondo, in seguito alle migrazioni del XX secolo in paesi come il Canada, Stati Uniti, Argentina e Brasile, esistono forti comunità che mantengono vive la lingua e le tradizioni albanesi.

Comunità albanesi di Sicilia