Le lingue indoeuropee sono la famiglia linguistica che comprende la maggior parte delle lingue d'Europa vive ed estinte che attraverso il Caucaso e il Medio Oriente da un lato e la Siberia occidentale e parte dell'Asia centrale dall'altro, sono arrivate a coinvolgere l'Asia meridionale e in tempi antichi persino l'attuale Turkestan cinese (odierno Xinjiang). Queste lingue provengono dalla cosiddetta lingua protoindoeuropea.

Nel corso dell'età moderna, in seguito alle esplorazioni geografiche, alle migrazioni e alla colonizzazione che hanno fatto dilagare i popoli europei in gran parte del globo, si è diffusa in tutti i continenti, divenendo la famiglia dominante nelle Americhe, in Australia, in Nuova Zelanda, in gran parte della Siberia e in singole regioni dell'Africa. Oggi le lingue della famiglia linguistica indoeuropea hanno nel globo il maggior numero relativo di parlanti, rispetto alle altre famiglie linguistiche. La famiglia linguistica indoeuropea si divide a sua volta in grandi sottofamiglie (gruppi o rami di lingue), sulla cui esatta composizione e sulle cui relazioni è in corso un vivace dibattito scientifico.

La nascita della linguistica comparativa e la scoperta dell'indoeuropeo

L'idea della comparazione fra le lingue comincia ad affiorare nell'umanesimo europeo con Giuseppe Giusto Scaligero. Una prima generica formulazione delle basi del metodo comparativo viene però solo nel XVIII secolo, sotto l'influsso indiretto degli studi di anatomia comparata, con Johann Christoph Adelung e Christian Jakob Kraus, che fra il 1781 e il 1787 definiscono negli obiettivi e nel metodo l'approccio scientifico al confronto fra le lingue. Ma la nascita della vera e propria linguistica comparativa intesa come scienza è tuttavia un sotto-prodotto casuale del colonialismo inglese, e in particolare della conquista dell'India.

I contatti con la cultura indiana e la sua lingua letteraria, il sanscrito, permisero all'alto magistrato del Bengala sir William Jones di instaurare paragoni fra lo stesso sanscrito e il greco, il latino, il gotico e le parlate di Celti, Sciti, Slavi e Balti e di dedurre che tutte queste antiche lingue derivavano da un'arcaica lingua madre ormai estinta. L'inglese si accontentò di affermare l'origine comune, in base a delle evidenze, senza andare oltre, senza gettare le basi per una scienza. Jones espose le sue teorie in una conferenza tenuta alla Asiatic Society a Calcutta il 2 febbraio 1786, ma i suoi studi vennero pubblicati soltanto nel 1788. Nonostante la sua ingegnosità, l'ipotesi di Jones cadde nell'oblio e l'idea fu riproposta da Friedrich Schlegel, nel suo libro del 1808 Über die Sprache und Weisheit der Indier, nel quale per la prima volta si parla di grammatica comparativa (vergleichende Grammatik). Con Rasmus Christian Rask e Franz Bopp, che nel 1816 pubblicò il Konjugationssystem, si giunse infine a una più organica formulazione dei principi concreti e sistematici dell'analisi linguistico-comparativa,La complessa storia dei pionieri della linguistica è trattata da H. Arens, Sprachwissenschaft -Der Gang ihrer Entwicklung von der Antike bis zur Gegenwart, Freiburg i. Br., 1969 (seconda ed.), pp. 143-160. Una trattazione sintetica offrono Calvert Watkins, op. cit., p. 46, Oswald Szémerenyi, Einfuhrung in die vergleichende Sprachwissenschaft, Darmstadt, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, 1970, ed. ital. Introduzione alla linguistica comparativa, Milano, Unicopli, 1990 (seconda ed.), pp. 21-28; Paolo Milizia, Le lingue indoeuropee, Carocci, Roma 2004, p.7 tracciando un quadro sistematico delle relazioni tra le sottofamiglie.E. Campanile, B. Comrie, C. Watkins, Introduzione alla lingua e alla cultura degli indoeuropei, il Mulino, Bologna 2005, p. 40 Una comprensione più ampia dell'albero genealogico della famiglia linguistica indoeuropea fu possibile al principio del XX secolo, quando Bedřich Hrozný scoprì quasi casualmente che l'ittita, idioma scoperto nella prima metà XIX secolo, era la lingua indoeuropea più anticamente attestata. Le prime fasi dello sviluppo di questi studi furono caratterizzate dal fioccare di ipotesi; una di queste, ad esempio, sosteneva che la legge di Grassmann abbia un'origine comune in greco e sanscrito, indicando una forte prossimità tra questi due gruppi. Tuttavia, la legge di Grassmann in greco sembra essere successiva a certi cambiamenti fonetici avvenuti solo in greco e non in sanscrito.

Dato che gli studi sul protoindoeuropeo ebbero la loro prima formulazione coerente in Germania, nella tradizione di studi di questo paese la famiglia linguistica indoeuropea è correntemente detta indo-germanica (, mentre la protolingua è detta Urindogermanisch),André Martinet, Des steppes aux océans - L'indo-européen et les "Indo-européens", Paris, Payot, 1986, ed. ital. L'indoeuropeo. Lingue, popoli e culture, Laterza, Bari, 1987, p. 4 mentre nella letteratura francofona più risalente compariva anche la denominazione indo-celtica ().Fred R. Shapiro, On the origin of the term ‘Indo-Germanic’ in Historiographia Linguistica,‎ 1981, vol. 8, n. 1, pp. 165–170Konrad Koerner, Observations on the sources, transmission, and meaning of ‘Indo-European’ and related terms in the development of linguistics in, Indogermanische Forschungen,‎ 1981, vol. 86, pp. 1–29 Al fine di metter in evidenza le loro ipotesi classificatorie, alcune tradizioni di studi hanno suggerito per la famiglia linguistica in via di definizione altre denominazioni, ormai ritenute obsolete dalla comunità dei linguisti, come indo-anatolica,Encyclopedia Britannica, 15th edition, vol. 22, "Indo-Hittite hypothesis" coniato da Edgar Howard Sturtevant per sottolineare l'antichità del gruppo delle lingue anatoliche, o anche come greco-aria,Henry M. Hoenigswald, "Greek," The Indo-European Languages, ed. inizialmente adottata dai fautori della vicinanza tra greco e sancrito e tuttora abbracciata da studiosi quali Wolfram EulerWolfram Euler: Indoiranisch-griechische Gemeinsamkeiten der Nominalbildung und deren indogermanische Grundlagen [= Aryan-Greek Communities in Nominal Morphology and their Indoeuropean Origins]. Innsbruck, 1979 (in German). e da esperti di mitologia comparata come Martin Litchfield WestMartin Litchfield West, Indo-European poetry and myth (2007), p. 7. e Calvert WatkinsCalvert Watkins (2001), How to Kill a Dragon, Oxford University Press, . e più in generale dai sostenitori delle ipotesi armena e anatolica.Renfrew, A. C., 1987, Archaeology and Language: The Puzzle of Indo-European Origins, London: Pimlico. ; T. V. Gamkrelidze and V. V. Ivanov, The Early History of Indo-European Languages, Scientific American, March 1990; A. Bammesberger in The Cambridge History of the English Language, 1992, , p. 32: the model "still remains the background of much creative work in Indo-European reconstruction" even though it is "by no means uniformly accepted by all scholars." Un'altra denominazione popolare alle origini dell'indoeuropeistica era quella di lingue jafetiche, facente riferimento al patriarca biblico Jafet.

Membri della famiglia linguistica indoeuropea

Appartengono con certezza alla famiglia linguistica indoeuropea diverse sottofamiglie linguistiche a loro volta differenziate in lingue e dialetti:

le lingue anatoliche, parlate in Anatolia già nel XIX-XVIII secolo a.C. e oggi estinte; ne fanno parte il luvio, l'ittita, il palaico e nei secoli IX-V a.C. il licio, il lidio, il cario; al ramo anatolico Paul Kretschmer e Vladimir Ivanov Georgiev ascrivono anche una delle lingue di substrato egee che hanno influsso sul greco classico attraverso i loro prestiti lessicali, dotati di una fonetica molto diversa da quella del greco stesso (ramo egeo-anatolico);Per una visione riassuntiva della situazione del substrato anatolico pregreco cfr. Francisco Villar, Los indoeuropeos y los orígenes de Europa, Madrid, Gredos, 1996, seconda ed., ed. ital. Gli indoeuropei e l'origine dell'Europa, Bologna, il Mulino, 1997, pp. 549 ss. Una descrizione compiuta delle attestazioni dell'egeo-anatolico è in Vladimir Georgiev, Vorgriechische Sprachwissenschaft, voll. I e II, Sofia, 1941-1945. La correlazione fra il ramo egeo-anatolico dell'indoeuropeo e la decifrazione della scrittura minoica lineare A è analizzata dallo stesso Vladimir Georgiev in Lexique des inscriptions créto-myceniennes, Sofia, 1955, nonché in Les deux langues des inscriptions en linéaire A, Sofia, 1963. Per l'evoluzione delle teorie di Kretschmer sulle lingue egee pre-greche, cfr. Paul Kretschmer, "Die protindogermanische Schicht", Glotta, 14 (1925), pp. 300-319, nonché, "Die vorgriechische Sprach- und Volksschichten", in Glotta, 28 (1940) 231-278 e Glotta, 30 (1943), pp. 84-218. Una compendiosa trattazione degli adstrati e dei substrati indoeuropei pregreci nell'Egeo è in Otto Hoffmann, Albert Debrunner, Anton Scherer, Geschichte der griechische Sprache, Berlin, De Gruyter, 1917, quarta ed., ed. ital, Storia della lingua greca, Napoli, Macchiaroli, 1969, vol. I, pp. 16-26. A una forma molto arcaica del ramo anatolico dell'indoeuropeo ha voluto ricondurre anche l'etrusco F. R. Adrados, "Etruscan as an IE Anatolian Language", Journal of Indo-European Studies, 17 (1989) pp. 363-383, e "More on Etruscan as an IE-Anatolian Language", Historische Sprachforschung 107 (1994), pp. 54-76. Questa specifica tesi dell'etrusco come lingua indoeuropea e anatolica (o fortemente legata ad essa per via di influssi e prestiti) è stata confutata da Erich Neu, "Etruskisch—eine indogermanische Sprache Altanatoliens?", Historische Sprachforschung, 104 (1991), pp. 9-28, e respinta nei decenni successivi dalle indagini storiche e filologiche di Norbert Oettinger, "Seevölker und Etrusker", in Y. Cohen, A. Gilan, J. L. Miller (a cura di), Pax Hethitica. Studies on the Hittites and their neighbours in honour of Itamar Singer, Wiesbaden, Harrassowitz, 2010, pp. 233–246, e di Carlo De Simone, "'L'origine degli Etruschi' ancora: recenti teorie", Studi Etruschi, LXXIV, 2008 (ma ed. 2011), pp. 169–196. L'ipotesi è stata infine riesaminata criticamente e considerata infondata da Zsolt Simon, "On the Fringes: Kartvelian, Armenian, Etruscan, and Lemnian", in Id., Anatolian Language Contacts, Leiden-Boston, Brill, 2025, pp. 198-212. Più in generale, la parentela genetica fra la lingua etrusca e la famiglia indoeuropea non è accettata dalla comunità scientifica, che classifica l'etrusco all'interno della famiglia isolata delle lingue tirreniche. Un tentativo di comparazione analogo è stato esteso all'ambito paleoispanico da Stig Wikander, "Sur la langue des inscriptions Sud-Hispaniques", Studia Linguistica, 20 (1966), pp. 1–8, il quale ha ipotizzato un'affiliazione della lingua tartessica al ramo indoeuropeo-anatolico sulla base di presunti parallelismi verbali con la coniugazione ittita; anche questa proposta è stata rigettata dagli specialisti di paleoispanistica, che evidenziano l'assenza di sistematicità fonologica delle scomposizioni di Wikander (ostacolate da trascrizioni grafiche ormai obsolete) e considerano il tartessico una lingua isolata e non indoeuropea (cfr. Jesús Rodríguez Ramos, "Las inscripciones sudlusitano-tartesias: su función, lingua y contexto socioeconómico", Complutum, 13, 2002, pp. 85–95; Javier de Hoz, Historia lingüística de la Península Ibérica en la Antigüedad: I. Preliminares y el mundo ibérico, Madrid, CSIC, 2010).