Una scopa (nota anche in alcune forme come manico di scopa) è uno strumento di pulizia costituito da un lungo manico cilindrico (simile a un bastone) alla cui estremità sono attaccati ramoscelli o fibre generalmente rigide e quasi parallele. Si tratta quindi di una varietà di pennello o spazzola a manico lungo.
È comunemente usata per rimuovere polvere o altri piccoli residui dai pavimenti e per raccogliere ed accumulare materiale minuto in combinazione con una paletta. Il termine è prosecuzione del latino scopae, plurale di scopa, "ramoscello", e nome di alcune piante e, particolarmente, di alcune specie di ericacee come lErica scoparia, che danno rami lunghi e sottili perché originariamente costruita con fasci di rami secchi raccolti e fissati mediante varie legature intorno a un bastone che fungeva da manico. La variante granata, dal medesimo significato, trae il nome dai grani o coccole presenti sui rami di saggina o di ginepro utilizzati per la sua costruzione.
Storia
La scopa è stata il primo strumento utilizzato dall'essere umano per la pulizia della casa o in generale per pulire i luoghi dove viveva. La scopa forse più conosciuta è quella di ramaglia di nocciolo, betulla, ginestra, bambù ecc. utilizzata per lo spazzamento di aree esterne.
Le scope in saggina, fabbricate interamente a mano, erano utilizzate comunemente per lo spazzamento all'interno delle abitazioni almeno fino alla seconda guerra mondiale.
Dagli anni cinquanta è iniziata la fabbricazione di scope a livello industriale con le fibre sintetiche (impropriamente chiamate nylon); la scopa si è così evoluta assumendo svariatissime forme. In Italia
Due erano le zone principalmente interessate nella fabbricazione delle scope in saggina in Italia tra fine Ottocento e la prima metà del Novecento: il Polesine e la provincia di Padova, e il Canavese, specialmente il piccolo paese torinese di Foglizzo, famoso per la sua pregiata e rara saggina rossa.
Se però per la provincia di Padova la scopa di saggina rappresentava una risorsa sfruttata su basi "industriali" per il piccolo paese canavesano la scopa di saggina era un semplice espediente per riempire le giornate. A Foglizzo infatti le scope erano fabbricate nelle stalle durante le giornate invernali quando nelle campagne non si poteva lavorare. Da questi due centri le scope erano distribuite in tutta Italia spesso dagli stessi artigiani che le costruivano.
L'uso della scopa in saggina si è molto ridotto e ormai la sua fabbricazione in Italia non esiste praticamente più. Le scope in saggina si importano dai paesi dell'Est europeo, dalla ex Jugoslavia o dalla Cina, mentre in Polesine solo pochi e rari artigiani ancora continuano a fabbricare questi strumenti.
Nel resto del mondo +Fino agli anni '50 (scope artigianali)Epoca/PeriodoZona/CulturaTipo di scopa/materialeNoteDalla Preistoria al MedioevoNord America (popoli indigeni)Scope in yucca o fronde vegetaliStrumenti simili a scope ricavati da piante nelle culture indigeneSnodgrass, Mary Ellen (2004). Encyclopedia of Kitchen History. Routledge. ISBN 978-1-135-45572-9..Regno Unito e Europa settentrionaleScope fatte in rametti di betulla, erica, ginestraArtigianato tradizionale rurale europeo di scope legate a manoHansen, Harold A. The Witch's Garden pub. Unity Press 1978 ISBN 978-0913300473.Tribù slave/Rus’ di Kiev/Europa orientaleScope di fibre vegetali locali (es. miglio, ginestra, giunco)I villaggi artigianali (soprattutto la zona che oggi è Ucraina) producevano scope in maniera tradizionale, vendute anche nei territori vicini.OrienteScope di saggina intrecciate a mano, con paglia di riso, bambù, palma di cocco (a seconda del Paese).Tradizione artigianale millenaria di scope in saggina dalla dinastia Liao (916–1125) fino a oggi.Medio OrienteFibre vegetali locali, giunco, canne intrecciateScope domestiche, per cerimonie religiose e attività agricole; documentate anche in pitture e rilieviBritish Museum – Ancient Mesopotamian Objects.Egitto, Nord AfricaFibre di palma, giunco, paglia.Scope artigianali usate in case e templi; reperti archeologici mostrano intrecci di fibre vegetali“Ancient Egyptian Household Tools” – British Museum.Età moderna (XVIII–XIX sec.)USA – New England e AppalachiaScope in saggina, con tecniche artigianali e poi semi-meccaniche.Gli Shaker svilupparono tecniche di produzione di scope di saggina dal 1797 in poi.CanadaPrima del 1867 si usavano tecniche europee e metodi indigeni. Dopo il 1867 e fino agli anni ’50 la produzione era ancora artigianale nelle campagne e nelle comunità ruraliMuseo canadese di storia, “Household Tools”Canadian Museum of History – Ethnology Collection.Europa orientale (Ucraina)Scope di miglio intrecciate a manoProduzione locale fino a metà del XX sec.; esportate in città sovietiche come Mosca, Leningrado, ecc.XIX – primi del XX secolo (fino agli anni ’50)Africa meridionale (Xhosa, Sudafrica)Scope in erba tamboekie (diverse specie di erbe alte e robuste della famiglia delle Graminacee)Le scope tradizionali fatte da donne Xhosa, usate anche per cerimonie e mercati rurali, sono documentate.Caraibi – St. LuciaScope di palma Latanyé (genere Coccothrinax)Tradizione antica di scope.America LatinaFibre di palma, canne, erbe localiScope artigianali per pulizia domestica fin dall'era precolombiana, anche per cerimonie; molto varie secondo regione e clima.Australia (popoli aborigeni Yanyuwa)Scope tradizionali (contestualizzate nella cultura materiale) prima in rami ed erba intrecciata, poi in saggina importata.Realizzavano scope per uso domestico; avevano anche significati culturali documentati.Nuova ZelandaFibre vegetali locali (Phormium tenax, piante flessibili) da parte dei maori in epoca pre-colonizzazione; saggina in epoca post-colonizzazioneScope tradizionali artigianali per uso domestico, alcune anche cerimoniali; intrecci manuali simili a tappeti o fascineTe Papa Museum – Maori Material CultureTe Papa Museum – Settler Household Objects.URSS rurale (Russia e Ucraina)Scope di fibra vegetaleDiffuse nelle comunità agricole, prodotte a mano nei villaggi. +Dopo gli anni '50 (scope industriali)PeriodoPaesi leader di produzione1950‑1970Stati Uniti, Europa occidentale (Italia, Germania, Regno Unito), produzione artigianale diffusa1970‑1990USA, Europa, Giappone. Emergono Cina e India1990‑2024Cina (leader mondiale per volume e valore nell’export di scope e prodotti affini), Germania (secondo esportatore globale per unità), Vietnam (terzo esportatore per volume; in rapida crescita). Altri: India, Sudafrica, USA, Polonia, Slovacchia
Classificazione in base all'utilizzo Per interno Il classico attrezzo utilizzato dalla maggior parte delle persone. È composta da un manico che può essere di diversi materiali (legno, acciaio, alluminio) e dalla scopa vera e propria. Questa a sua volta è composta da un supporto in materiale plastico al quale viene avvitato il manico e chiamato in gergo tecnico '"bustino'". Su questo supporto con una speciale macchina vengono applicate le setole che svolgono la funzione spazzante vera e propria. Le setole possono essere in diversi materiali: nylon, PVC, poliestere, setole naturali, a seconda dello specifico tipo di impiego. Di solito viene riposta nel magazzino
Per esterno La scopa per esterni, detta anche ramazza è costituita da un manico quasi sempre in legno intorno al quale vengono disposte le setole (saggina, bambù) che sono poi fissate con chiodi e filo di ferro. È più dura rispetto a quella da interno e si rovina meno facilmente. Il suo costo va da scope molto economiche fino ad alcune professionali (anche 50 euro).
Da alcuni anni si sono però utilizzati anche altri sistemi per fabbricare le scope in saggina per cercare di industrializzare la produzione. Dagli USA sono poi arrivate particolari scope rivolte specialmente a spazzini ed aziende specializzate con forme e materiali spesso inusuali.
Simbologia
Fin dall'antico Egitto, alla scopa erano attribuiti poteri magici. La fiaba dell'Apprendista stregone che anima la scopa liberandosi dai problemi è un tema già presente nelle antiche culture. L'atto di spazzare tutte le stanze di una casa nell'antica Grecia aveva una valenza simbolica e serviva a scacciare le anime dei morti.
Nell'iconografia cristiana vengono raffigurate con la scopa Santa Marta e Santa Petronilla. Nelle leggende medievali, la scopa era il mezzo che veniva utilizzato dalle streghe per volare. In questo senso, al manico di scopa tra le gambe nude delle streghe veniva dato un significato fallico.
Nelle credenze popolari, alla scopa si attribuisce un potere benefico in quanto capace di «spazzare via i guai». Per questo motivo a capodanno si usa ancor oggi, in alcune regioni, regalare delle piccole scope ornamentali come portafortuna per l'anno che sta per arrivare.
In bhojpuri, è chiamata Baṛhanī (prospera), poiché si ritiene che favorisca la prosperità della famiglia e della casaGrierson, G.A. (1885). Bihar Peasant Life. London: The Bengal Secretariat Press. p. 11..
La Scopa Volante (in turco: Uçan Süpürge) è un'organizzazione femminista turca che collega deliberatamente il proprio simbolo con la scopa delle streghe. Storicamente infatti, le donne accusate di essere streghe sono state emarginate, perseguitate o punite perché indipendenti, sapienti o fuori dalle regole imposte dalla società. Questa organizzazione spesso riappropria questo simbolo per trasformarlo da insulto o accusa in un segno di forza, autonomia e ribellione.
Cultura di massa
Cinema Nel film del 1939 Il mago di Oz, la Malvagia Strega dell'Ovest usa una scopa per sorvolare Oz. La usa anche per scrivere nel cielo "Arrenditi Dorothy" sopra la Città di Smeraldo. Il Mago ordina a Dorothy e ai suoi tre compagni di viaggio di portargli la scopa della Strega per esaudire i loro desideri. Dorothy la porta al Mago insieme allo Spaventapasseri, all'Uomo di Latta e al Leone dopo la morte di essa.
Nel film Disney Fantasia del 1940, Topolino, nei panni dell'Apprendista stregone, dà vita a una scopa per riempire un pozzo d'acqua. La scopa esagera nel suo compito e, quando viene tagliata a pezzi, ogni scheggia diventa una nuova scopa che allaga la stanza finché Yen Sid non le ferma. Questa storia è tratta da una poesia di Goethe. Le scope Disney hanno avuto cameo ricorrenti nei media Disney, per lo più rappresentate come custodi, sebbene non fuori controllo o causando caos come nell'aspetto originale.
Questa scena è stata ripresa anche in Pomi d'ottone e manici di scopa e in Hocus Pocus.
Riti Le scope vengono utilizzate in alcuni rituali.
Il salto della scopa è una tradizione talvolta praticata nei matrimoni afroamericani in cui la coppia salta sopra una scopa per rappresentare simbolicamente il salto nella vita domestica. La tradizione era praticata dagli schiavi americani e da altri gruppi di bassa classe sociale negli Stati Uniti per tutto il XIX secolo. Fu rivitalizzata da Alex Haley dopo essere stata protagonista del suo romanzo Roots: The Saga of an American Family del 1976 e divenne parte di una più ampia rivendicazione del patrimonio nero dell'epoca. Altri gruppi emarginati, come i Celti e i Rom, sono stati storicamente descritti come praticanti tradizioni simili in Gran Bretagna. L'origine precisa del salto della scopa è incerta.
Il popolo Métis del Canada ha una tradizione di danza della scopa. Ci sono esibizioni di danza della scopa in cui i partecipanti mostrano le loro abilità. La vivace danza della scopa prevede rapidi movimenti di gambe e salti.
In eSwatini le scope usate nei riti sono fasci corti formati da bastoni legati insieme senza manico.