Conte di Montefeltro, di Urbino e di Castel Durante, ebbe signoria su molti altri luoghi, arrivando ad assurgere al rango di duca di Urbino, dal 1474 alla morte.Il potere papale era più saldo di quello imperiale, essendo il monarca presente sul territorio, e dunque in grado di concedere elargizioni meno convenienti per il vassallo. L’investitura ducale al predecessore Oddantonio era dunque stata fatta dal papa per lui e per i suoi discendenti, e non come accadeva nei ducati imperiali nella più generosa formula per i suoi successori. Il titolo non si trasmise quindi in automatico a Federico, peraltro solo fratellastro e quindi con un legame di parentela non generato da un regolare matrimonio cattolico approvato dalla Chiesa. Federico dovette quindi alla lunga farsi di nuovo legittimare nel suo rango. Nel 1437 sposò in prime nozze Gentile Brancaleoni (1416-1457), figlia del signore di Mercatello e Sant'Angelo in Vado Bartolomeo Brancaleoni; in seconde nozze, nel 1460, Battista Sforza (1446-1472), figlia di Alessandro Sforza signore di Pesaro e suo cognato. Federico, figlio illegittimo, assunse il potere dopo l'omicidio del fratellastro Oddantonio nel 1444.
Federico combatté a lungo con il confinante Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini, il cui figlio in seguito diverrà genero dello stesso duca. Nella sua rivalità con Firenze, con cui precedentemente era alleato, fu uno dei promotori, assieme a papa Sisto IV, nel 1478 della congiura dei Pazzi contro Lorenzo il Magnifico e Giuliano de' Medici. Tuttavia le due città si riappacificarono poco dopo unendosi contro Venezia e lo stesso papa, ma Federico morì di malaria durante il conflitto mentre comandava l'esercito del ducato di Ferrara.
Allievo dell'umanista Vittorino da Feltre, Federico da Montefeltro impiegò gli enormi guadagni derivati dalle condotte militari per mantenere una splendida corte, ma soprattutto per edificare il Palazzo Ducale d'Urbino e il Palazzo Ducale di Gubbio, per rafforzare le difese militari dello stato con la costruzione e la ristrutturazione delle rocche, e per allestire una delle più celebri biblioteche dell'epoca. Per questo è ricordato come uno dei principali mecenati del Rinascimento italiano ed era definito "la luce dell'Italia".
Fu il primo straniero ad essere insignito dal monarca britannico dell'Ordine della Giarrettiera. Federico fu amico intimo di Piero della Francesca, che dipinse il dittico dei duchi di Urbino esposto alla Galleria degli Uffizi; in questo ritratto il volto di Federico assume la forma fisica dello stesso territorio e in definitiva ne celebra, in modo simbolico, la reciproca appartenenza.
Biografia Federico da Montefeltro nacque a Gubbio nel 1422, figlio naturale di Guidantonio da Montefeltro e di una donna nubile. Federico fu poi legittimato con una bolla papale emessa da papa Martino V, zio di Caterina Colonna seconda moglie di Guidantonio. Tuttavia leggende e ipotesi fantasiose hanno costellato nei secoli passati i suoi natali. Secondo alcuni storici e documenti, egli sarebbe stato figlio di Elisabetta degli Accomanducci di Monte Falcone, dei conti del castello di Petroia, dama di compagnia della prima moglie di Guidantonio, Rengarda MalatestaO. Marrani, p.7.. Elisabetta ebbe in seguito un altro figlio chiamato anche lui Federico. L'opinione maggiormente condivisa al giorno d'oggi è però che egli fosse figlio di Aura da Montefeltro, a sua volta figlia naturale di Guidantonio, e di suo marito Bernardino Ubaldini, e che fosse stato fatto passare per figlio di suo nonno materno Guidantonio che al tempo non aveva figli maschi. La propaganda di Sigismondo Pandolfo Malatesta usò la diceria contro di lui, ma sussistono diversi documenti, tra cui scritti di papa Pio II e papa Sisto IV, alleati del duca e suoi protettori, in cui la paternità di Federico è attribuita a Bernardino Ubaldini e non a Guidantonio. In ogni caso, Federico si considerò, pubblicamente, sempre figlio di quest'ultimo.
Introdotto a corte solo nel 1424, dopo la morte della contessa Rengarda Malatesta, prima moglie di Guidantonio, ne venne allontanato nel 1427 alla nascita di Oddantonio, figlio legittimo del conte di Urbino e della seconda moglie Caterina Colonna. Passò l'infanzia dapprima nel monastero benedettino di Gaifa, presso Urbino, poi - per volontà del conte Guidantonio - presso la corte di Giovanna Alidosi, vedova del conte Bartolomeo Brancaleoni; nel 1433 fu inviato a Venezia come ostaggio (a garanzia degli accordi tra Eugenio IV e Filippo Maria Visconti) e successivamente visse a Mantova, dove frequentò la celebre scuola di Vittorino da Feltre (Ca' Zoiosa). In quella circostanza venne armato cavaliere dall'imperatore Sigismondo di Lussemburgo (1433). Dopo essere tornato in patria sposò nel 1437 Gentile Brancaleoni, ottenendo in tal modo la terra di Mercatello, con numerosi castelli, per i quali venne creato conte nel 1443.
La morte di Oddantonio e l'ascesa di Federico Nel 1438 ricevette il comando della compagnia militare detta "Feltria", creata in società da Bernardino Ubaldini e da Guidantonio da Montefeltro, e militante nell'esercito visconteo comandato da Niccolò Piccinino. Il 22 luglio 1444 a Urbino viene barbaramente assassinato il fratellastro (o zio) Oddantonio, accusato dal popolo di molestare le donne urbinati e di comportamento tirannico nonché di essere sotto l'influenza dei rivali Malatesta. Federico si recò in città, firmando una convenzione con il comune nella quale era prevista l'immunità per i congiurati, venendo acclamato Signore. Con analoghe forme prenderà possesso di tutti i domini aviti. L'estraneità di Federico all'assassinio è stata messa in dubbio dai più (contemporanei e storici moderni), secondo i quali doveva perlomeno esserne al corrente. Alleato di Francesco Sforza, nel 1445 acquistò la signoria di Fossombrone da Galeazzo Malatesta senza autorizzazione papale, cosa che gli costò la scomunica, tolta solo due anni dopo dal papa Niccolò V.
Nel 1447 ottenne per la prima volta la piena legittimazione del potere con la concessione del vicariato apostolico in temporalibus. In quegli anni Federico si sbarazzò delle ultime opposizioni interne. Nel 1446 sventò la cosiddetta congiura di carnevale, nella quale risultarono coinvolti importanti esponenti della famiglia comitale e della corte di Oddantonio, ovvero Antonio di Niccolò da Montefeltro, Francesco di Vico e Giovanni di San Marino, che furono tutti decapitati mentre le sorellastre Sveva e Violante furono di fatto esiliate a Roma presso lo zio cardinale Prospero Colonna; nel 1447 soppresse nel sangue la rivolta di Fossombrone, sobillata (come la congiura di carnevale) dal signore di Rimini Sigismondo Pandolfo Malatesta (la città venne messa a ferro e fuoco per tre giorni, affinché fosse da monito, in tutto il Montefeltro, di quale fosse la sorte di chiunque avesse osato la ribellione).
La ferita al volto Federico si faceva raffigurare sempre dal suo lato sinistro della faccia a causa della perdita dell'occhio destro in uno scontro armato imprecisato, forse il torneo del 1450 organizzato per commemorare l'ascesa di Francesco Sforza al titolo di duca di Milano. Sebbene si sia ritenuto per un certo periodo che Federico si fosse fatto praticare un taglio sul naso per ampliare la visuale dell'occhio sinistro rimastogli, con un intervento di rinoplastica, è possibile che il ponte nasale gli fosse stato frantumato dallo stesso colpo di lancia che gli distrusse l'occhio.
Guerra contro Rimini L'azione politica militare del conte di Urbino fu per lo più indirizzata a contenere e contrastare quella di Sigismondo Pandolfo Malatesta, signore di Rimini. I contrasti tra le due casate avevano origini antiche, risalenti alla metà del Duecento, ma si acuirono e si smorzarono a fasi alterne. Alle ragioni politiche (territoriali ed economiche) si aggiunse una profonda antipatia personale. Le scelte di schieramento e i passaggi di alleanza furono spesso dettati dalla forte contrapposizione tra i due. L'epilogo avvenne nel 1462 nella battaglia del Cesano, quando Federico sconfisse duramente i riminesi. Sigismondo fu costretto a ripiegare e da allora, nel giro di pochi mesi, perse tutti i domini a esclusione di Rimini. Federico, che agiva come capitano del papa che intendeva annettere la signoria ribelle di Rimini, si avvantaggiò ottenendo ampi possedimenti nel Montefeltro (1463). Dopo la morte di Sigismondo (1468), la figlia di Federico Elisabetta da Montefeltro si unì in matrimonio con il figlio del Malatesta, Roberto (1475), che combatté anche sul fronte opposto e morì quasi contemporaneamente al duca.
Il titolo ducale Nel 1472 Federico fu incaricato da Lorenzo de' Medici di prendere possesso, alla testa di seimila armati, di Volterra per conto di Firenze (già precedentemente aveva combattuto per il padre Piero) che rischiava di perdere il controllo delle miniere di allume, appena scoperte nelle colline metallifere. Trovandosi di fronte un esercito di popolo, composto anche da contadini, i mercenari di Federico da Montefeltro si abbandonarono a terribili saccheggi e vaste distruzioni, suscitando sdegno tra i fiorentini.
Nel 1474 Federico raggiunse l'apice del prestigio ottenendo il titolo ducale di Urbino dal papa Sisto IV, che gli concesse anche l'Ordine equestre di San Pietro. La figlia Giovanna da Montefeltro sposò poco dopo Giovanni della Rovere, un nipote del papa. In quell'anno fu anche aggregato all'Ordine dell'Ermellino dal re Ferdinando I di Napoli e nell'Ordine della Giarrettiera dal re Edoardo IV d'Inghilterra.
Federico da Montefeltro trasformò il ducato di Urbino in un importantissimo centro artistico e culturale, secondo in Italia solo a quello di Lorenzo il Magnifico a Firenze.
La guerra contro Firenze
In seguito, dopo che Lorenzo il Magnifico gli bloccò i pagamenti delle condotte (probabilmente per ritorsione per l'avvicinamento del Montefeltro alla famiglia Pazzi), nonché infastidito dall'espansione di Firenze, Federico cominciò a provare forte risentimento contro i Medici. Recenti studi dimostrano che fu, assieme al papa Sisto IV, a suo nipote Girolamo Riario e a Ferrante d'Aragona, uno degli artefici della memorabile congiura dei Pazzi avvenuta nel 1478 all'interno del Duomo di Firenze con lo scopo di eliminare Lorenzo de' Medici e il fratello Giuliano. L'obiettivo era quello di portare Firenze sotto il controllo di Roma nell'ambito del disegno espansionistico di Sisto IV, rimuovere la Repubblica e la signoria cittadina e installarvi il Riario (principale mente della congiura) come signore, con i Pazzi in qualità di banchieri del pontefice. Il duca doveva inoltre la sua investitura solenne proprio a Sisto IV, di cui era vassallo, nonché a Riario stesso. Federico dispose in favore dei congiurati truppe per 600 uomini alle porte di Firenze.
Attivo nell'organizzazione della congiura fu Pietro Felici, segretario del duca di Urbino. Al tempo il duca non venne accusato, e il suo nome compare solo in alcune corrispondenze cifrate tra cui quella del Montefeltro stesso decifrata modernamente con le chiavi di decrittazione di Cicco Simonetta. Infatti il Magnifico, dopo essersi vendicato degli assassini di Giuliano (gli esecutori legati alla famiglia Pazzi e l'arcivescovo di Pisa Salviati), fece pubblicare in agosto la confessione del sicario Giovanni Battista da Montesecco, ma da accorto diplomatico fece però omettere il nome del duca Federico da Montefeltro, mettendosi così in credito nei suoi confronti. Avendo il papa dichiarato guerra a Firenze assieme agli alleati tra cui Ferrante d'Aragona re di Napoli, per protesta contro la detenzione del nipote Raffaele Riario e dopo aver lanciato la scomunica a Lorenzo, Federico fu uno dei comandanti incaricati dal pontefice e dal sovrano aragonese nel giugno 1478.