Stròngoli (IPA: ) precedentemente conosciuto come Petèlia, è un comune italiano di abitanti situato nella provincia di Crotone, in Calabria.

Geografia fisica Strongoli è un centro del Crotonese che sorge su di un colle a pochi chilometri dal Mar Ionio a 342 metri s.l.m., lungo la cui costa si sviluppa la Marina per circa sette chilometri. Verso sud il Neto separa il suo territorio da quello di Crotone: la foce di questo fiume è stata dichiarata Parco Regionale come oasi di protezione di fauna e selvaggina, essendo importante scalo per la specie migratoria. Il paese abbraccia una superficie di , mentre il numero attuale dei suoi abitanti è 6.125. Il suo territorio, che confina con i comuni di Crotone, Rocca di Neto, Casabona, S. Nicola dell'Alto e Melissa, è abbastanza fertile e produttivo: l'agricoltura, infatti, costituisce la base della sua economia. Tra le colture primeggiano quelle mediterranee dei cereali, della vite e dell'ulivo. Sia il centro abitato sia la campagna sono ricchi di resti archeologici che ci documentano pienamente il contatto con la Civiltà greca prima e con la Civiltà romana dopo.

Origini del nome Il toponimo "Strongoli" trae origine dal greco bizantino "strongylòn", che significa "rotondo", riferendosi alla forma conica della collina su cui è edificato il paese, noto per i suoi resti di epoca romana. Il nome evoca quindi la caratteristica morfologia del sito.

Storia Preistoria ed età preclassica La tradizione letteraria mitologica vuole Filottete ecista di Petelia. Egli era “famoso arciere tessalo, figlio di Peante e di Demonassa e compagno di Eracle. Avendo mancato al giuramento fatto all'eroe di non rivelare il luogo dove avrebbe deposto il corpo di lui e le famose frecce avvelenate col sangue dell'Idra di Lerna, fu ferito a un piede da una di queste frecce, e, dolorante per l'inguaribile piaga, fu abbandonato nell'isola di Lemno dai Greci che andavano a Troia. Nel decimo anno dell'assedio, avendo l'oracolo predetto che Troia non sarebbe stata vinta senza le frecce di Eracle, che erano in possesso di Filottete, Ulisse e Diomede andarono a prendere costui nell'isola dove languiva, e lo condussero a Troia. Ivi Filottete fu curato da Macaone, ispirato da Apollo, e, guarito, uccise Paride, con ciò agevolando la presa della città. Reduce da Troia, fu scacciato dalla sua patria, Melibea, in seguito a un'insurrezione, e venuto in Italia, nel Bruzio, vi fondò Petelia” (Cinti 1998). L'eroe tessalo, dunque, reduce dall'impresa bellica che i Greci condussero contro i Troiani, avrebbe colonizzato il litorale ionico che si estende dal fiume Neto al promontorio di Punta Alice. Sia Licofrone di Calcide sia lo Pseudo-Aristotele indicano i luoghi dell'Occidente che avrebbero conosciuto il Melibeo, quali Crimisa nei pressi del fiume Esaro e Macalla situata a 120 stadi da Crotone. Ma è Strabone, geografo di età augustea, a cui si uniscono Virgilio, Silio Italico, Servio e Solino, ad attribuire la fondazione mitica di Petelia a Filottete.

Se la mitologia e le fonti letterarie rimandano alla fine del II millennio a.C., l'archeologia ci consente di documentare la vita nel territorio di Petelia anche in epoca più remota. Per quanto concerne l'età preistorica, sporadici sono i documenti della cultura materiale. Nel territorio sono stati rinvenuti schegge di ossidiana e una punta di freccia di selce attribuibili al Neolitico Medio e frammenti di ceramica d'impasto della media età del Bronzo (XVI-XIV secolo a.C.). Maggiori sono i rinvenimenti inquadrabili nell'età del Ferro (IX-VIII secolo a.C.) che ci fanno ipotizzare la presenza di comunità protourbane sul pianoro di Strongoli e sul tavolato delle Murgie.

Età classica: la colonizzazione greca

Il processo di colonizzazione storica, avviato nel sud dell'Italia a partire dall'VIII sec. a.C. con la fondazione di Pitecusa nell'isola di Ischia (circa 770 a.C.) da parte degli Euboici, investe anche il territorio dell'attuale Calabria. È dall'Acaia nel Peloponneso che si dipartono i coloni che fondano lungo la costa ionica Crotone e Sibari intorno al 710 a.C., Metaponto nel 690-680 a.C. e Kaulonia nel 675-650 a.C. Il contatto con il mondo greco nel territorio di Strongoli è documentato da alcuni rinvenimenti di fattura ellenica. Infatti, dal pianoro di Murgie, presunta Macalla, provengono un aryballos corinzio sferico databile all'ultimo quarto del VII secolo a.C., che presenta sul corpo un uccello a corpo umano, e un alabastron, anch'esso di fabbrica corinzia, databile al primo terzo del VI sec. a.C. con un grifone alato, animale fantastico tipico della ceramica greca di età orientalizzante.

Durante l'età arcaica la vita a Murgie continua: a questo periodo, infatti, sono da attribuire materiali votivi che fanno ritenere il luogo sede di culti di tradizione greca. È da questa località che proviene il corpo di una statuetta di Nike in corsa con himation, databile all'ultimo quarto del VI sec. a.C. Dopo la distruzione di Sibari, avvenuta nel 510 a.C. ad opera di Crotone, il territorio di Strongoli è sotto l'influenza della città di Pitagora che giunge da Samo alla fine del VI sec. a.C. Per questa età si hanno solo rinvenimenti sporadici. Un tesoretto monetale, databile agli inizi del V secolo a.C. e rinvenuto in località Serra Frasso, attesta i contatti con Kaulonia, Crotone, Metaponto, Taranto e Poseidonia. La dottrina del filosofo di Samo diventa nella Grecia d'Occidente un movimento di pensiero e si traduce in un'esperienza politica e religiosa che ha lo scopo di trovare il cammino razionale che conduce alla salvezza mediante la purificazione spirituale.

Al Pitagorismo è legata un'altra dottrina, l'Orfismo che trova molti proseliti in Magna Grecia ed anche a Petelia, ove nel 1836 in un sepolcro è stata rinvenuta una laminetta aurea con iscrizione greca, la quale era affissa con una catenella al cadavere del defunto. Questo il suo contenuto: "Sono figlio della terra e di Urano stellato, la mia stirpe è dunque celeste…ardo di sete e muoio: datemi, presto, la fredda acqua che scorre impetuosa dal lago di Mnemosine" (Maddoli 1996). La laminetta, che insieme a quelle che provengono da Thurii ed Hipponion sono convenzionalmente designate come "orfiche", aveva la funzione di vademecum per il defunto nell'aldilà che poteva così ottenere mediante la sua condizione di mystes una situazione privilegiata di beatitudine ed evitare, dunque, i dolorosi cicli delle reincarnazioni.

Nel frattempo le popolazioni italiche tendono sempre più ad espandersi a svantaggio delle colonie greche della costa: tra la metà e la fine del V sec. a.C. Capua, Cuma, Neapolis e Poseidonia in Campania sono conquistate dai Sanniti. In Calabria all'inizio del IV sec. a.C. si assiste all'avanzata dei Lucani, popolazione del ceppo sannitico, i quali eleggono Petelia loro metropoli.

L'età romana Successivamente con la conquista di Taranto (272 a.C.) ad opera dei Romani viene avviato il processo di romanizzazione nel Meridione e inizia una nuova fase storica per la Calabria e, dunque, per Petelia. Per quanto concerne il III secolo a.C. lo storico Livio ricorda di questo centro nel Bruzio la fedeltà filoromana e la strenua resistenza durante il conflitto annibalico tra il 216 ed il 215 a.C.

La fedeltà a Roma nelle lotte contro Annibale valse al centro l'appellativo di Fidelis Petelia. In questo contesto, al termine del conflitto il senato romano concedette a Petelia non solo di essere ricostruita ma anche di poter batter moneta propria.

Se per l'età repubblicana (II-I sec. a.C.) scarse sono le testimonianze archeologiche, esse aumentano per l'età successiva: dal territorio di Strongoli, infatti, provengono vari documenti epigrafici della prima età imperiale.

Per quanto concerne il I-II sec. d. C. nel Bruttium lo sfruttamento delle risorse del territorio si svolge grazie a piccoli gruppi insediativi, mentre la divisione in proprietà del territorio si concentra in latifondi ed in villae con a capo ciascuna il proprio dominus. Il territorio viene sfruttato nelle sue produzioni più naturali, tranne alcune culture specializzate come le viti aminee attorno a Petelia, di cui si parla nel testamento iscritto su una delle quattro basi marmoree di Manio Megonio Leone, conservate nella chiesa cattedrale.

Petelia non è direttamente indicata nelle stationes del cursus publicus dettagliato dall'itinerario antonino, in cui invece è specificata la statio di Meto, posta a 32 miglia da Paternum (oggi Crucoli Torretta) e a 24 miglia da Tacina. La posizione della statio di Meto non è nota, ma si ritiene prossima alla confluenza tra i fiumi Vitravo e Neto, sempre in territorio di Strongoli, non lontano dalla “Pietra del Tesauro”, mausoleo del II secolo d.C. Qui vicino in località Pizzuta – Santi Quaranta, su una piccola altura, spianata alla sommità, che domina la confluenza dei fiumi Vitravo e Neto, si trova un “importante complesso del periodo imperiale”, costituito da una villa datata tra I e IV secolo d.C., e resti di sepolture tardo-antiche.

Petelia è invece presente nella Tavola Peutingeriana, che rappresenta le città romane e le distanze fra queste, tra Turis e Crontona. L'anonimo geografo di Ravenna riporta invece il toponimo di Pelia, tra Turris e Crotona, mentre Guidone in Geographica -che riprende i contenuti del ravennate- indica Petelia con il toponimo di Pellia,

Fidelis Petelia fu dichiarata “libera e federata” (si governava con magistrati e leggi proprie) e Roma le concesse il diritto di battere moneta; mantenne questi privilegi fino all'89 a.C. quando in seguito alla legge Plautia-Papira cambiò condizione divenendo municipio quando "c’hauendo i Romani in tutta Italia trenta Municipii, solamente in Calabria n'haveuano nove". Nella monetazione in bronzo vennero rappresentati gli dei Apollo, Diana, Giove, Cerere e Nike.

Divenne poi cristiana e una tradizione vuole che vi nacque il 19º papa di Roma S. Antero del III secolo d.C. (ma secondo il Liber pontificalis era di origine greca e suo padre si chiamava Romolo), probabilmente martirizzato sotto l'imperatore Massimino Trace, ebbe un brevissimo pontificato (circa 40 giorni).

Petelia fu la sola a sopravvivere anche alla decadenza di Crotone.

L'Alto Medioevo La tarda età imperiale vede nel territorio petelino la continuità di ville rustiche di età precedente, nuclei agricolo-residenziali che tendono a scomparire in età bizantina fino al corso del VII secolo, in seguito alle incursioni saracene. Tra l’VIII ed il IX secolo la Calabria è stata soggetta a tentativi di conquista (Tropea, Amantea e S. Severina, dall’840 all’882 furono conquistate dai saraceni che ne avevano costituito degli emirati) e poi a scorrerie. Le scorrerie proseguono nonostante il potere marittimo dell'impero bizantino: nel 933 cadono Petelia, Taverna, Belcastro. Nel 944 Pasquale (o Pascasio), inviato da Costantino VII Porfirogenito, riconquista Petelia.

Nella Notizia III (nota come la Diatyposis) del patriarcato di Costantinopoli, l'atto che riorganizza le diocesi in Calabria approvato dall'imperatore bizantino Leone VI detto il Saggio (866-912) sottoscritto intorno all’anno 900 Petelia non è presente tra le diocesi della metropolia di Santa Severina, che invece ha per suffraganee Umbriatico (Euriatum), Cerenzia, Isola e Gallipoli in Puglia. Nella successiva Notitia X (di poco posteriore al 1000) sotto Basilio II sotto alla metropolia di Santa Severina, viene aggiunta la nuova diocesi di Paleocastro (Petilia Policastro). Durante la conquista normanna della Calabria nel 1065 furono espugnare alcuni “castra Calabriae” tra cui Policastro che fu distrutto e tutti i suoi abitanti deportati. È solo nell’XI secolo che fu eretta la diocesi di Strongoli, in sostituzione di Paleocastro.

Età feudale

Rifondata già verso la fine del periodo bizantino, divenne città murata, in posizione dominante la bassa valle del Neto.