Scordìa (Scurdìa in siciliano) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Catania, in Sicilia.
È confinante con i comuni di Lentini e Militello in val di Catania, ma sono vicini anche i comuni di Palagonia e Francofonte.
Sorge a circa 150 metri di altitudine sul livello del mare, che diventano 111 metri all'altezza della stazione ferroviaria.Questa l'altitudine riportata su una lapide affissa ad una parete della stazione ferroviaria di Scordia.
Origini del nome Le origini di questo toponimo non sono certe.
Un'ipotesi è stata avanzata a partire dalla rilettura de Le etnee di Eschilo, laddove la storia raccontata è ambientata per metà in una città chiamata Ξουθία (Xoûthia) in greco antico e latinizzata in Xuthia. Questo toponimo trova origine nel nome dell'eroe Ξοῦθος (Xoûthos).
Quest'ultima ipotesi è stata suggerita anche con riferimento all'etimologia di Χurtinu, antica grafia siciliana di Sciurtinu (italianizzato oggi in Sortino). La naturale evoluzione fonetica del siciliano vede infatti un passaggio dei suoni latini e greci da ⟨x⟩ /ks/ trasformarsi in ⟨sc⟩ /ʃ/ (cfr. Sciacca, Craxi).
Un'altra ipotesi, rimanderebbe a una possibile origine greco-bizantina, a partire dal termine σκόρδον (skórdon) – variante della forma σκόροδον (skórodon) – che significa "Aglio". Con possibile riferimento all'uso rituale che l'aglio aveva durante le schiroforie (σκιροφορια) o le tesmoforieLe donne, poiché i vincoli del matrimonio venivano sospesi, si univano e lasciavano i quartieri dove erano normalmente confinate, per mangiare aglio insieme, 'secondo l'usanza ancestrale'.Inscriptiones Graeca, noted by Burkert 1983: 145, note 41; see also Jane Ellen Harrison, Prolegomena to the Study of Greek Religion (1903, 3rd ed. 1922:134f).. Da qui si potrebbe ipotizzare quindi una voce non attestata e ricostruita in *Σκορδία (Skordía).
La sua forma siciliana resta ancora oggi Scurdìa, da cui discende conseguentemente la forma italiana di Scordia. I suoi abitanti sono correntemente noti in siciliano come scurdiotu (m.s.), scurdiota (f.s.) e scurdioti (m. e f. pl.), la cui desinenza -ώτης (-ṓtēs) è segnatamente di derivazione greca, riadattata prima in latino volgare e poi in siciliano. Il demonimo italiano è stato adattato invece in scordiensi.
Storia Le origini e il casale medievale Il territorio di Scordia presenta una frequentazione umana pressoché continua sin dalla preistoria. Numerosi rinvenimenti archeologici effettuati nelle contrade Cava, Grotta del Drago, Puleri, Casale San Basilio, Scordia Soprana e in altre località del territorio comunale hanno restituito testimonianze riferibili all'età del bronzo e all'età del ferro, attestando la presenza di insediamenti appartenenti alle popolazioni dei Sicani e dei Siculi. Le evidenze archeologiche documentano inoltre la continuità di occupazione del territorio durante la colonizzazione greca, l'età romana e quella bizantina, favorita dalla posizione strategica dell'area lungo gli itinerari interni della Sicilia orientale.
Le prime attestazioni documentarie del toponimo Scordia risalgono all'età normanna. In un diploma del 2 luglio 1131, il nobile normanno Henry de Bubly dispose la donazione di alcuni possedimenti situati in partibus terre Scordie alla chiesa di San Giovanni di Gerusalemme di Messina, appartenente all'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, all'epoca strettamente collegato alle istituzioni religioso-militari operanti in Terra Santa. Il documento costituisce la più antica menzione conosciuta del toponimo e testimonia l'esistenza di un territorio già organizzato sotto il profilo feudale.
Durante il XII secolo il casale costituiva una signoria rurale del Regno di Sicilia, inserita nel sistema amministrativo e feudale normanno. In seguito alle vicende dinastiche che interessarono il regno dopo la morte di Federico II di Svevia, il feudo fu conteso tra la Santa Sede e gli eredi della dinastia sveva. Nel 1255 esso venne assegnato a Nicolò di Sanducia, cui succedettero Giacomo e Virgilio di Scordia, esponenti della famiglia che assunse il nome dal feudo stesso.
La presenza di una comunità stabilmente organizzata è attestata anche dalla documentazione ecclesiastica. I registri dei collettori pontifici del 1308 censiscono infatti la chiesa di Santa Maria, confermando l'esistenza di una parrocchia e di un nucleo abitato dotato di una propria struttura religiosa.
Il declino del casale Nel corso del XIV secolo il casale attraversò una profonda fase di crisi, determinata sia dalle difficili condizioni economiche e demografiche che interessarono la Sicilia tardomedievale sia dalle vicende politiche del feudatario Rosso Rosso. L'insediamento subì un progressivo spopolamento fino a ridursi allo stato di feudo piano, ossia di feudo privo di abitanti stabili ma ancora giuridicamente esistente.
Tra la fine del Medioevo e l'inizio dell'età moderna furono promossi numerosi tentativi di ripopolamento. Le iniziative avviate nel 1399, nel 1457 e nel 1508 non ebbero tuttavia esito duraturo, probabilmente anche a causa della crescente attrazione esercitata dal vicino centro di Militello in Val di Catania, ormai consolidato come uno dei principali poli demografici dell'area.
Nonostante il sostanziale insuccesso del tentativo promosso nel 1508 dal feudatario Alfonso Bardaxi, il periodo vide la costruzione di alcuni edifici destinati a caratterizzare il successivo sviluppo del centro, tra cui la chiesa del Santissimo Crocifisso, un ospizio dei Frati minori osservanti e una residenza signorile, generalmente identificata con l'attuale Casa Cancellieri. Tali interventi testimoniano come il territorio non fosse del tutto abbandonato e costituissero il presupposto della successiva rifondazione seicentesca.
La rifondazione di Antonio Branciforte La nascita della moderna Scordia è strettamente legata all'iniziativa del principe Antonio Branciforte, esponente di uno dei più importanti casati dell'aristocrazia siciliana. A seguito del matrimonio con Giuseppa Campulo Imbardaxi Russo e Blasco, baronessa di Martini e di Scordia Inferiore, Antonio Branciforte acquisì il controllo del feudo e, nel 1626, conseguì il titolo di primo principe di Scordia, versando al regio fisco un'oblazione di circa onze.
L'anno successivo il principe ricevette l'investitura ufficiale del feudo e intraprese il progetto di rifondazione dell'antico casale, ormai quasi completamente disabitato. Il 10 gennaio 1628 il viceré di Sicilia Francisco Fernández de la Cueva, VIII duca di Alburquerque, concesse ad Antonio Branciforte la licentia populandi, autorizzandolo alla fondazione di un nuovo centro abitato mediante il pagamento di onze.
La licentia populandi, istituto giuridico largamente impiegato nella Sicilia d'età spagnola, consentiva ai feudatari di fondare nuovi centri abitati allo scopo di valorizzare i propri possedimenti agricoli, incrementarne la popolazione e rafforzarne il controllo amministrativo. Nel caso di Scordia, il provvedimento pose fine a oltre due secoli di tentativi falliti di ripopolamento e segnò l'effettiva nascita dell'abitato moderno.
Antonio Branciforte avviò una vasta politica di colonizzazione, offrendo ai nuovi abitanti agevolazioni economiche, concessioni fondiarie e privilegi fiscali, secondo una prassi largamente diffusa nelle nuove fondazioni feudali della Sicilia del XVII secolo. Grazie a tali incentivi il nuovo borgo conobbe una rapida crescita demografica: al momento della rifondazione la popolazione ammontava a circa 320 abitanti, destinati ad aumentare progressivamente nel corso dei decenni successivi.
Parallelamente allo sviluppo demografico furono avviati importanti interventi urbanistici ed edilizi, che interessarono il nuovo impianto viario, gli edifici religiosi e le strutture civili. Il centro venne organizzato secondo criteri pianificati, tipici delle fondazioni urbane della Sicilia barocca, assumendo progressivamente una fisionomia stabile destinata a caratterizzarne l'assetto urbano sino all'età contemporanea.
A memoria della rifondazione fu collocata, per volontà dello stesso Antonio Branciforte, una lapide celebrativa in lingua latina nel prospetto dell'atrio inferiore del palazzo principesco. L'iscrizione, oggi conservata presso il Palazzo Vecchio-Majorana, sede della biblioteca comunale, ricorda l'opera del fondatore e costituisce una delle più importanti testimonianze epigrafiche relative alla nascita della moderna Scordia.
Nel corso dei secoli XVII e XVIII il Principato di Scordia rimase sotto il dominio della famiglia Branciforte, che promosse l'espansione dell'abitato, il consolidamento delle istituzioni religiose e lo sviluppo dell'economia agricola. L'assetto territoriale e sociale definito in questo periodo costituì la base della successiva evoluzione amministrativa del centro, destinata a mutare soltanto con l'abolizione della feudalità agli inizi del XIX secolo.
Dall'abolizione della feudalità all'età contemporanea La dominazione della famiglia Branciforte sul Principato di Scordia ebbe termine con l'abolizione del sistema feudale sancita dalla Costituzione siciliana del 1812, che pose fine ai privilegi giurisdizionali dei feudatari e avviò una profonda riorganizzazione dell'assetto amministrativo dell'isola. Con la soppressione del Regno di Sicilia e la costituzione del Regno delle Due Sicilie nel 1816, il governo borbonico intraprese una vasta riforma amministrativa, attuata tra il 1817 e il 1819, che ridisegnò la suddivisione territoriale della Sicilia in province, distretti e comuni.
Nell'ambito di tale riorganizzazione Scordia fu assegnata al Distretto di Caltagirone, entrando a far parte della Provincia di Catania. La nuova organizzazione amministrativa sostituì definitivamente gli antichi ordinamenti feudali con le moderne istituzioni comunali, affidate a un sindaco e a un decurionato secondo la legislazione borbonica.
Nel corso dell'Ottocento il paese conobbe un significativo sviluppo demografico ed economico, favorito soprattutto dall'espansione delle colture arboree e dalla progressiva affermazione dell'agrumicoltura, destinata a diventare il principale settore produttivo del territorio. Parallelamente si consolidò una nuova classe dirigente composta da proprietari terrieri, imprenditori agricoli, professionisti e intellettuali, che contribuì alla modernizzazione del centro urbano e alla costruzione di numerosi edifici civili di pregio.
Fra le famiglie più influenti del periodo si distinsero i De Cristofaro, i Vecchio-Majorana e altri importanti casati locali, protagonisti della realizzazione di eleganti residenze signorili che ancora oggi caratterizzano il centro storico e testimoniano il prestigio economico raggiunto dalla borghesia scordiense nella seconda metà del XIX secolo.
Tra le figure di maggiore rilievo della vita politica locale emerse Ippolito De Cristofaro, deputato del Regno d'Italia dal 1879 al 1892 e presidente del Consiglio provinciale di Catania dal 1896 al 1905. Durante la propria attività amministrativa promosse numerose iniziative a favore del territorio, sostenendo in particolare la costruzione della stazione ferroviaria, destinata a svolgere un ruolo determinante nello sviluppo economico del comprensorio.
L'attivazione della linea ferroviaria favorì infatti l'esportazione degli agrumi verso i principali mercati nazionali e internazionali, contribuendo in maniera decisiva alla trasformazione dell'economia locale tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento. La produzione agrumicola divenne progressivamente il settore trainante dell'economia cittadina, incentivando la nascita di magazzini per la lavorazione e il confezionamento delle arance e favorendo l'insediamento di attività commerciali e manifatturiere collegate.