Anni facili è un film italiano del 1953 diretto da Luigi Zampa e basato su un soggetto di Vitaliano Brancati.
La pellicola rappresenta la seconda parte di una trilogia ideata e sceneggiata da Vitaliano Brancati, i cui altri titoli sono Anni difficili (1948) e L'arte di arrangiarsi (1954). Per i temi trattati ed i personaggi evocati suscitò notevoli contrasti politici ed incontrò molte difficoltà con la censura.
Trama Il professor Luigi De Francesco è insegnante in una cittadina siciliana, non senza contrasti a causa del suo rigore morale e delle sue opinioni progressiste. Sua moglie, che sogna la grande città, riesce tramite conoscenze ad ottenere il trasferimento del marito a Roma, nonostante costui protesti per la scarsezza del suo stipendio rispetto ai costi nella capitale. Il barone La Prua, padrone di casa del professore con trascorsi da podestà nel ventennio fascista, ma adesso candidato a sindaco con i voti della sinistra, ricorda l'amicizia di De Francesco con l'onorevole Rapisarda, maturata ai tempi in cui costui era al confino in Sicilia. Gli propone quindi di integrare il magro stipendio seguendo presso il Ministero l'iter autorizzativo di un farmaco, il Virilon, vantato come miracoloso per le prestazioni maschili.
Poiché l'integerrimo De Francesco non vuole approfittare dell'amicizia col Rapisarda, le sue spossanti peregrinazioni negli uffici ministeriali si infrangono contro il muro della burocrazia ed a nulla vale l'essere riuscito finalmente ad avvicinare in modo fortunoso il commendator Larina, dirigente cui spetta il rilascio dell'autorizzazione. Di fronte all'inefficacia del professore, La Prua, recatosi a Roma per prendere in mano la cosa, riallaccia i contatti con i camerati d'un tempo che incontra ad un raduno di nostalgici fascisti. Costoro gli suggeriscono di avvicinare la moglie del Larina, loro vecchia conoscenza, ed è proprio tramite i buoni uffici della signora, e pagando una cospicua tangente, che La Prua riesce ad ottenere l'autorizzazione per il Virilon. A quel punto i servigi di De Francesco non sono più necessari ed il professore si trova senza lo stipendio aggiuntivo proprio quando deve far fronte ai costi del matrimonio della figlia.
Pressato dagli impegni economici famigliari, De Francesco accetta quello che sino ad allora aveva sdegnosamente rifiutato: truccare degli esami in cambio di una somma di denaroQuesta scena riflette una vicenda realmente accaduta in quel periodo nel Liceo "Gioberti" di Torino che aveva portato ad arresti e condanne. Cfr. La Stampa, 8 ottobre 1952 e giorni successivi.. Ma l'illecito viene scoperto ed egli è arrestato proprio durante la festa di nozze della figlia. Il giudice istruttore Santoro, che è stato un suo allievo e ricorda il rigore morale del suo ex insegnante, cerca in tutti i modi di aiutarlo. Di Francesco, però, rifiuta ogni attenuante e chiede di ricevere una condanna esemplare, cosa che avverrà. Nel giorno in cui viene condotto in carcere, scorge alla stazione il Larina in partenza per Milano, dove è stato trasferito dopo che è emersa la corruzione legata al Virilon. Questa è l'unica punizione per il funzionario ministeriale, mentre De Francesco andrà in prigione dove si ripromette di insegnare ai detenuti.
Realizzazione del film Soggetto e sceneggiatura
Anni facili, ideale seconda puntata di una “trilogia” di Zampa e Brancati sull'Italia del dopoguerra, assieme con Anni difficili (1948) e L'arte di arrangiarsi (1954) (cui alcuni commentatori aggiungono anche Gli anni ruggenti, benché sia un film già del 1962 e quindi privo dell'apporto di BrancatiAlberto Pezzotta, Ridere civilmente, cit. in bibliografia, p. 182.), ebbe una lunga gestazione. Ne aveva già parlato Brancati in una lettera del 5 novembre 1948 alla moglie, Anna Proclemer, nella quale scriveva di aver «buttato giù una trama di Anni facili che venderò a chi mi dà più affidamentoLettere da un matrimonio, cit. in bibliografia, p.44 - 48.», mentre l'anno successivo è Zampa ad accennare al progettoArticolo Zampa e la critica, di “Dom” [Domenico Meccoli] in Cinema, n. 9 del 28 febbraio 1949.. In seguito si parla di un film con lo stesso titolo destinato ad essere diretto da Mastrocinque, poi non realizzatoCinema gira in Cinema, n, 21 del 30 agosto 1949..
Nel frattempo Zampa dirige altre opere (tra cui, nel 1952, l'apprezzato Processo alla città), ma l'idea ha continuato a maturare perché alla fine del 1952 si conferma la produzione del film, con Totò come interprete assieme ad «attori del teatro siciliano, e con ambientazione a Termini Imerese»L'eco del cinema e dello spettacolo, n. 38 del 1 agosto 1952.. Ma Totò dovrà poi rinunciare a causa dei tempi lunghi di preparazione imposti dalla censuraAlberto Anile, Totò proibito, Torino, Lindau, 2005, p.117, ISBN 88-7180-527-5..
Per poter dirigere Anni facili, Zampa rinunciò ad altre due regie che gli erano state offerte: Don Camillo e Guardie e ladri, ritenendoli temi artificiosi. Gli interessa infatti, in quel momento un tema fondamentale: «il ritorno, patente o mascherato, del fascismoStelio Martini, Zampa rinuncia a don Camillo, in Cinema nuovo, n.1 del 15 dicembre 1952.». Si tratta di un tema ricorrente per il regista al punto che qualche anno dopo, nel 1957, pubblicherà un romanzo autobiografico, Il successo, nel quale fa dire al protagonista: «Siamo tornati ad un clima conformista di poco diverso da quello del "Ventennio"Zampa, Il successo, Roma, Carucci, 1957, p. 99.».
L'impostazione originaria del film fu inizialmente concepita come una prosecuzione de Il vecchio con gli stivali, racconto di Brancati su cui s'era basato Anni difficili, pensando di far muovere sullo schermo gli stessi personaggi di quel film, trasportati negli anni cinquantaRenzo Trionfera, Vita dura per gli anni facili in L'Europeo, n. 399 dell'11 giugno 1953. Ma poi le idee cambiano e «Brancati rimette mano al soggetto e abbandona i vecchi personaggi [...] l'ambientazione questa volta è contemporanea ed il bersaglio più appariscente è la corruzione della burocrazia romanaPezzotta, cit. in bibliografia, p. 137.». Viene comunque conservato il tema del ritorno del fascismo, che porta Zampa a dichiarare che «il popolo italiano sembra aver dimenticato inesplicabilmente quella che è la sua storia recentissima; pare che non si renda conto del grave pericolo che di nuovo lo minaccia».
Prime difficoltà
La sceneggiatura, alla quale Zampa, Brancati e gli altri collaboratori lavorano per quasi 8 mesiMeccoli, cit, in bibliografia, p.62 e seg., viene presentata il 27 gennaio 1953 alla Direzione Generale dello Spettacolo per il visto della cosiddetta “censura preventiva” (vedasi box) e riceve una bocciatura in quanto il film viene giudicato «volutamente scandalistico e ferocemente autolesionistico sul clima morale degli italianiPietro Cavallo, cit. in bibliografia, pp.236 e segg.»; gli stessi censori, tra i quali il dirigente ministeriale Annibale Scicluna Sorge, invitano caldamente il regista a lasciar perdereArgentieri, cit. in bibliografia, p.112. Si prepara una seconda versione, ma un mese dopo anch'essa riceve, nonostante un intervento di mediazione dello stesso Andreotti, allora Sottosegretario, la stessa risposta, anche se si ammette che «i realizzatori si sarebbero dichiarati disposti ad apportare alla sceneggiatura quelle modifiche che l'ufficio riterrebbe di consigliarePezzotta, cit. in bibliografia, pp.58 e seg.».
Le crescenti difficoltà provocano il ritiro della prima casa produttrice, la “Rosa film”, cui subentrano Ponti e De Laurentiis. Si arriva così al maggio 1953, quando una terza versione della sceneggiatura ottiene finalmente il via libera, dopo aver dovuto sacrificare diverse scene, tra le quali una che riguardava la questione di Trieste, allora al centro di una aspra contesa territoriale tra Italia e Jugoslavia. Viene inoltre del tutto eliminata la figura del figlio “comunista” di De Francesco che era nella prima sceneggiatura. La soluzione trovata viene vista come un «compromesso raggiunto tra censura e sceneggiatura in uno spirito di reciproca comprensione».
Accoglienza Approdato finalmente sul "set", la lavorazione di Anni facili inizia ai primi di maggio 1953Cinema, nuova serie, rubrica Si gira, n. 109 del 15 maggio 1953. e dura circa tre mesi con esterni girati a Noto, a Roma ed al Castello di Bracciano ed interni realizzati negli stabilimenti romani della Ponti De Laurentiis. Le riprese terminarono nell'estate, in tempo perché il film potesse essere presentato, ancora prima di ricevere il definitivo "via libera" dalla censura, alla Mostra di Venezia, dove iniziò a provocare contrasti ancor prima di essere proiettato. Presentazione a Venezia
Infatti, contro l'inclusione del film di Zampa tra le opere che rappresentavano l'Italia si schierarono sia i rappresentanti del Ministero che facevano parte della commissione selezionatrice che il presidente dell'Associazione dei produttori Anica. Ma anche alcuni commentatori definirono in modo ben poco lusinghiero la selezione italiana a Venezia come «squadra nazionale di serie BGian Carlo Crespi, articolo su Cinema, n. 114 del 31 luglio 1953. La selezione italiana comprendeva, oltre ad "Anni facili", I vitelloni di Fellini, Napoletani a Milano di Eduardo De Filippo ed I vinti di Antonioni.».
La prima visione avvenne la sera del 31 agosto 1953 e «divise la critica più sul piano delle ideologie che delle valutazioni estetiche: la sinistra ed il centro liberale si schierarono a favore del film, la destra ed il centro conformista contro». La differenza di valutazione tra il messaggio civile del film ed il suo valore artistico fu al centro di tutti i commenti. Si riconosceva che «Anni facili è un film coraggioso per i tempi che corrono, un film civilmente utile perché addita senza ipocrisie piaghe riconoscibili nella nostra vita sociale (ma) il suo guaio maggiore è la mancanza di tono coerente: dalla frizzante commedia di costume, ad accenti di farsa grottesca, al facile pateticoGiulio Cesare Castello, Troppi leoni al Lido in Cinema, nuova serie, n. 116 del 31 agosto 1953.».
In genere prevalsero i giudizi positivi che descrissero «un film severo, aspramente polemico e talvolta coraggioso, la sua sostanza morale è difficilmente controvertibileArturo Lanocita in Corriere della sera, 1 settembre 1953.. oppure «un film che bisognava fare e che torna ad onore di chi lo ha realizzato (…) Per questo il suo valore morale va al di là ed al di sopra del suo valore cinematografico e per questo il suo coraggioso atto di accusa deve essere apprezzato ed applaudito molto più del modo in cui si attuaErmanno Contini, Il Messaggero, 1 settembre 1953.». Vi fu anche chi raccontò le diverse reazioni del pubblico alla "prima" veneziana; «nell'arena all'aperto (ingresso 350 lire) si divertono, applaudono e condividono lo sdegno degli autori, all'interno del Palazzo del Cinema (ingresso 2.500 lire) una diffusa insofferenza portò ad una accoglienza imbarazzataRenzo Renzi in Cinema nuovo, n. 14 del 10 settembre 1953.».
Non mancarono tuttavia le valutazioni negative. Anni facili fu accusato di «mancanza di acume critico e di gusto [in quanto] l'autore ha preferito indulgere verso gli aspetti parodistici del tema, con scontate e troppo facili occasioni di banale umorismoNino Ghelli in Bianco e nero, n. 10, ottobre 1953.» oppure di essere opera «certamente coraggiosa, ma che non raggiunge quel distacco, quella atmosfera, che sono propri dell'artePiero Gadda Conti, Oggi, 10 settembre 1953.».