Larcidiocesi di Cartagine () è una sede episcopale soppressa e sede titolare della Chiesa cattolica.

Storia Origini Incerte sono le origini della comunità cristiana di Cartagine, fondata verosimilmente, come in altre parti dell'impero romano, a partire dalla locale comunità ebraica. . Alcune tradizioni parlano di una visita di san Pietro a Cartagine e della scelta del primo vescovo, Crescente; altre tradizioni invece ritengono protovescovo Epeneto, uno dei Settanta discepoli,Pseudo-Doroteo di Tiro, Patrologia greca 92, col. 1061 C, nº 19. oppure Sperato, uno dei martiri scillitani. Tuttavia queste tradizioni non trovano nessuna conferma storica, soprattutto nella copiosa produzione letteraria di sant'Agostino, che ignora queste leggende. Questo non esclude però un'origine orientale della comunità cristiana cartaginese, come sembrano confermare alcuni testi del vescovo d'Ippona e altre tradizioni teologiche, rituali e liturgiche, che sembrano provenire dal Medioriente. . Come per molte altre città dell'impero, la primitiva comunità cristiana di Cartagine affonda le sue radici nella seconda metà del I secolo. .

La prima testimonianza storica di una presenza cristiana nella capitale dell'Africa romana risale solo alla seconda metà del II secolo, con i Martiri scillitani, che subirono il martirio a Cartagine attorno al 180. Di questo fatto restano gli atti, i più antichi del loro genere. . In questo periodo visse a Cartagine uno dei massimi scrittori cristiani dell'epoca, Tertulliano.

La più antica testimonianza dell'esistenza della diocesi di Cartagine risale ai primi decenni del III secolo, con il vescovo Agrippino, che convocò, tra il 230 e il 235 circa, un concilio per discutere sulla questione della validità del battesimo conferito dagli eretici.Sulla cronologia dell'episcopato di Agrippino e sulla data del concilio non esistono dati certi e gli autori hanno opinioni diverse. Cf. Auguste Audollent, v. Agrippinus, Evêque de Carthage, «Dictionnaire d'histoire et de géographie ecclésiastiques», vol. I, Paris, 1912, coll. 1039-1043, in particolare col. 1042. Quest'autore pone il concilio di Agrippino attorno al 220, mentre Handl-Dupont datano l'episcopato di Agrippino tra il 230 e il 240. Suo probabile successore fu Donato, autore di alcune lettere contro Privato di Lambesi, condannato da un concilio africano convocato dallo stesso Donato. .

L'epoca di san Cipriano Il III secolo è segnato dall'episcopato di san Cipriano, tra i più grandi teologi cristiani della sua epoca. Divenne vescovo di Cartagine attorno al 248 e subì il martirio il 14 settembre 258. Fu autore di diverse opere; di lui resta un importante epistolario, fonte principale per la storia della Chiesa di Cartagine del III secolo. S. Thasci Caecili Cypriani opera omnia, Recensuit et commentario critico instruxit Guilelmus Hartel, Corpus scriptorum ecclesiasticorum latinorum (CSEL), volumen III, pars I (Praefatio et Libelli), Vindobonae, 1868. S. Thasci Caecili Cypriani opera omnia, Recensuit et commentario critico instruxit Guilelmus Hartel, Corpus scriptorum ecclesiasticorum latinorum (CSEL), volumen III, pars II (Epistulae), Vindobonae, 1871.

Durante il suo episcopato, furono celebrati diversi concili, che riunirono vescovi da tutta l'Africa romana; sono note 7 riunioni episcopali, più di una all'anno, tra il 251 e il 256. Henri Leclercq, Chronologie des conciles de Carthage depuis l'an 251 jusqu'à l'an 256, in: Karl Josef von Hefele, Histoire des Conciles d'après les documents originaux, Nouvelle traduction française faite sur la deuxième édition allemande par Dom H. Leclercq, Tome I, deuxième partie, Paris, 1907, pp. 1088-1118. In questi concili Cipriano e i vescovi africani affrontarono le gravi questioni che affliggevano la Chiesa africana del tempo. In particolare, fu ricorrente la questione dei lapsi, ossia di quei cristiani che, durante le persecuzioni degli imperatori Decio e Treboniano Gallo, abiurarono la fede cristiana. Il concilio indetto nel 251 assunse una posizione mediana, contro il rigorismo dei novaziani, e il lassismo che voleva la riammissione dei lapsi senza alcun percorso di penitenza. Questo provocò uno scisma all'interno della comunità cristiana di Cartagine, con la presenza contemporanea di tre vescovi.

Altra questione che Cipriano dovette affrontare, fu quella se si dovessero ribattezzare quei fedeli che, dopo aver aderito ad una Chiesa scismatica o eretica e aver ricevuto in queste il battesimo, chiedevano di entrare nella Chiesa cattolica. Tre concili cartaginesi, nel 255 e nel 256, sostennero la necessità di ribattezzare i fedeli. Questo provocò una tensione nei rapporti con la Chiesa di Roma e papa Stefano I, che riteneva invece sufficiente l'imposizione delle mani e non un nuovo battesimo. Leclercq, Chronologie des conciles de Carthage depuis l'an 251 jusqu'à l'an 256, pp. 1107-1118.

La persecuzione nel III secolo non fece solo dei lapsi, ma anche tanti martiri. Il secolo si aprì con il martirio delle sante Perpetua e Felicita, il cui culto si diffuse rapidamente in tutta la cristianità. La persecuzione di Valeriano (253-260) provocò la morte di Cipriano e di molti altri vescovi e martiri africani, ricordati nel martirologio romano (per esempio Successo, Paolo e Lucio il 18 gennaio, Agapio e Secondino il 4 maggio, Liboso di Vaga il 29 dicembre).

Il donatismo

All'inizio del IV secolo, la Chiesa cartaginese vide la nascita di un movimento religioso, il donatismo, fondato da Donato di Case Nere, che divise la Chiesa africana per oltre un secolo, ma che, in forme minori, era ancora vivo in Numidia . agli inizi del VII secolo. Questo movimento si opponeva alla riammissione nella Chiesa cattolica di quei chierici, sacerdoti o vescovi, che durante la persecuzione di Diocleziano avevano abiurato la propria fede, mentre la posizione ufficiale della Chiesa era orientata a una nuova accoglienza previa penitenza.

Lo scisma nella Chiesa africana si generò dalla posizione intransigente di Donato, che riteneva invalidi i sacramenti amministrati dai traditores, ossia quei preti e vescovi che, durante la persecuzione, avevano consegnato () i libri sacri per essere bruciati. Quando nel 311 morì il vescovo di Cartagine Mensorio e al suo posto fu eletto il suo diacono Ceciliano (ambedue considerati traditores dai donatisti , Donato e i suoi seguaci si ribellarono, nominando vescovo di Cartagine Maggiorino, parente della nobile Lucilia, protettrice del neonato movimento. Maggiorino morì pochi mesi più tardi e gli succedette lo stesso Donato.

Il donatismo fu condannato come eresia dal concilio di Roma del 313 e dal concilio di Arles del 314, . ma questo non servì a fermare il movimento, che si diffuse in tutta l'Africa romana. In ogni diocesi e comunità cristiana si formarono due gruppi distinti, i cattolici e i donatisti, ognuno con una propria gerarchia, un proprio clero e chiese separate. La sede di Cartagine ebbe una successione ininterrotta di vescovi donatisti fino agli inizi del V secolo: Maggiorino, Donato, Parmeniano e Primiano. Lo scisma non fu esente da momenti di tensione e da gravi episodi di violenza, da una parte e dall'altra.

Nel mese di giugno del 411 si svolse a Cartagine una conferenza alla presenza di oltre 500 vescovi africani, equamente divisi tra cattolici e donatisti, e di rappresentanti del governo imperiale. La conferenza si concluse con la condanna del donatismo e con il riconoscimento della Chiesa cattolica come l'unica vera Chiesa. .

Agli inizi del V secolo fecero la loro apparizione a Cartagine altri due movimenti eterodossi. Il pelagianesimo, il cui fondatore, Pelagio, fu presente a Cartagine nel 411, fu condannato da due concili africani, riuniti da sant'Aurelio nel 416 e nel 418. . Anche l'arianesimo ebbe dei sostenitori a Cartagine, che provocarono la reazione di sant'Agostino, che convocò una conferenza per combattere quest'eresia.

L'epoca dei Vandali (439-533) Nel 429 i Vandali, in maggioranza cristiani di fede ariana, iniziarono l'invasione e l'occupazione dell'Africa romana; Cartagine cadde il 19 ottobre 439. Iniziò un lungo periodo di persecuzione nei confronti dei cattolici, che durò fino alla riconquista bizantina nel 533.

Durante il secolo di occupazione dei Vandali, la sede cartaginese rimase vacante per quasi sessant'anni. Al momento della conquista, la sede cartaginese era occupata da Quodvultdeus, che assieme ad altri vescovi e al suo clero, essendosi rifiutato di aderire all'arianesimo, fu condannato all'esilio. Si rifugiò a Napoli, dove rimase fino alla morte, probabilmente nel 454, senza mai più poter far ritorno a Cartagine. . Gli succedette Deogratias, a cui fu permesso dal re Genserico di poter governare la sua Chiesa, dopo una quindicina d'anni di sede vacante; ma morì dopo pochi anni, . lasciando nuovamente la sede vacante fino al 481, quando il re Unerico permise l'elezione di un nuovo vescovo, Eugenio, che morì in esilio attorno al 505. .

Nel 484, si svolse a Cartagine un colloquio tra cattolici e ariani, che si concluse con la decisione del re Unerico di esiliare tutti i vescovi cattolici e di chiudere tutte le loro chiese. È il periodo più duro per la Chiesa africana, privata del suo clero e sottoposta a dure persecuzioni, periodo che fece molti martiri, documentati in più occasioni nel martirologio romano.Il 23 marzo, il 2 maggio, il 2 luglio, il 6 settembre, il 12 ottobre, il 28 novembre, il 6 e il 16 dicembre.

Alla morte di Eugenio la diocesi di Cartagine rimase vacante per altri 18 anni, finché il nuovo re, Ilderico, concesse nel 523 l'elezione di un nuovo vescovo, Bonifacio, il cui primo compito fu quello di convocare un concilio generale nel 525 per riorganizzare e ricostruire la Chiesa dopo anni di persecuzioni, e per prendere le misure necessarie a combattere certe usurpazioni instauratesi nella Chiesa africana. .

L'epoca dei Bizantini (533-698) Il 14 settembre 533 le truppe bizantine guidate dal generale Belisario riconquistarono Cartagine, ponendo fine al regno africano dei Vandali e alle persecuzioni. Robert Devreesse, L'église d'Afrique durant l'occupation byzantine, «Mélanges d'archéologie et d'histoire», tome 57, 1940, pp. 143-166.

Il vescovo di Cartagine, Reparato, convocò un concilio generale per riorganizzare la Chiesa africana, con l'appoggio dei papi e di Giustiniano I. Venne messo in campo un programma di ricostruzione delle strutture cristiane. Risalgono al periodo bizantino la maggior parte delle chiese e basiliche conosciute, spesso ricostruite su antiche strutture precedenti. . .

La Chiesa africana fu coinvolta nella disputa teologica dei Tre Capitoli. Un concilio celebrato a Cartagine nel 550 sotto la presidenza di Reparato scomunicò papa Vigilio e inviò all'imperatore una memoria a favore dei Tre Capitoli. Giustiniano convocò a Cartagine i primati africani, tra cui Reparato, per cercare di convincerli a passare dalla parte degli oppositori dei Tre Capitoli. La forte resistenza opposta da Reparato, portò alla sua deposizione e all'esilio a Eucaita, dove morì il 7 gennaio 563. Al suo posto fu eletto Primoso, diacono di Reparato, più docile a sottomettersi alle posizioni imperiali. .

Non si hanno notizie sulla Chiesa cartaginese fino all'epoca di papa Gregorio I (590-604). Il suo epistolario documenta lo stretto legame tra la Chiesa africana e quella di Roma, e il ruolo del metropolita Domenico di Cartagine nel mantenere l'unità della Chiesa africana e nel frenare gli ultimi tentativi di emergere del donatismo. .

L'ultima notizia di un certo rilievo dell'epoca bizantina riguarda la questione del monotelismo. Un concilio generale fu celebrato a Cartagine nel 646, quando la sede primaziale era vacante, durante il quale i vescovi africani condannarono la nuova dottrina teologica. La lettera sinodale africana fu letta e messa agli atti nel corso del concilio lateranense del 649. .

La conquista araba e la fine della Chiesa di Cartagine