Alcune delle sue opere gli hanno permesso di essere ancora oggi ricordato come una pietra miliare nell'evoluzione della giurisprudenza anglosassone.
Biografia Nacque nel 1822 in Scozia in una famiglia benestante. Suo padre era un medico, e proprio questa origine non "giuridica" dette a Maine la predisposizione e studiare attentamente le situazioni che gli si ponevano davanti, andando oltre la semplice apparenza. L'adolescenza di Maine fu caratterizzata dalla separazione dei genitori, fatto che influenzò non poco il suo carattere rendendolo fragile e timido. Secondo alcuni studiosi, proprio questo timore di relazionare con l'esterno fece nascere in Maine l'amore per l'introspezione e per la poesia.
Dopo studi liceali condotti in un collegio nei pressi di Londra, nel 1840 iniziò a frequentare l'Università di Cambridge con eccellenti risultati. Dopo soli quattro anni gli fu proposto di diventare assistente e ricercatore nell'ambito del Diritto antico e dei sistemi giuridici primitivi.
Nel 1847, a soli venticinque anni, accettò la Cattedra di diritto civile al Trinity Hall ed in breve tempo divenne "reader" presso la Corte di Londra.
Maine non indirizzò tuttavia la sua vita in una direzione sola: in questo periodo, infatti, sviluppò un forte interesse per il giornalismo. Scrisse articoli per il Morning Chronicle e, dopo la sua fondazione nel 1855, per il Saturday Review; i suoi articoli si occuparono di importanti temi, giuridici e non, come, ad esempio, la riforma dei tribunali inglesi e l'abolizione della Compagnia delle Indie.
Nel 1862, dopo la pubblicazione di "Ancient Law" ("Diritto Antico"), Maine partì per l'India dove accettò l'incarico offertogli dal governo inglese di Legal Member presso il Consiglio del Governatorato generale dell'India, al quale unì anche l'Ufficio di Vice-cancelliere della università di Calcutta. Tornato in patria alla fine degli anni sessanta, Maine accettò la cattedra di giurisprudenza presso l'Università di Oxford.
Nel 1875 porta alla stampa le "Lectures on the early history of Institutions", che altro non erano che la naturale prosecuzione di "Ancient Law" sulla base, però, delle antiche fonti giuridiche irlandesi.
Le sue lezioni, caratterizzate da puntuali riferimenti, ben presto si sarebbero incentrate sul diritto comparato e sulle esperienze da lui vissute in India. In omaggio a questi viaggi, ed esattamente dopo dieci anni dalla pubblicazione di "Ancient Law", Maine pubblicò un saggio intitolato "Village Communities of the East and West". I suoi insegnamenti e la grande risonanza che gli studi stavano riscuotendo gli valsero la nomina a membro del Consiglio Metropolitano dell'India e la cattedra di diritto internazionale a Whewell.
I suoi insegnamenti sul diritto internazionale sarebbero stati assai apprezzati, sia in termini di contenuto che in termini prettamente linguistici, tanto che le sue lezioni vennero pubblicate poco dopo la sua morte.
Infine, nel 1878 Maine accettò contemporaneamente la direzione della Trinity Hall di Cambridge e otto anni dopo la cattedra di diritto internazionale presso l'Università di Oxford.
Morì in Francia il 3 febbraio 1888. La sua fama e la grande considerazione di cui godeva, permise ad amici e colleghi di erigere un monumento in suo onore all'interno dell'Abbazia di Westminster.
Pensiero Maine visse in un periodo storico caratterizzato da un'idea della giurisprudenza legata a preconcetti e poco incline ad innovazioni metodologiche e di contenuto. Per questi criticabili aspetti dell'epoca ed alle sue vaste conoscenze, non limitate esclusivamente a materie giuridiche, volle forzare quel vecchio cardine arrugginito e indicare le nuove direzioni in cui gli studi del tempo si sarebbero dovuti orientare.
La sua costruttiva dialettica trovò strada sia in maniera esplicita sia in maniera implicita assumendo, come fonte attendibile, reperti etnologici e realtà sociali che nessuno aveva mai avuto la saggezza di studiare e che proprio per questo motivo, erano vergini a fronte di interpretazioni e strumentalizzazioni. Tutto ciò avvenne attraverso scritti di facile comprensione, accessibili anche a coloro che in tale materia avessero un semplice interesse.
Oltre che a un'educazione particolare, Maine deve la profondità dei suoi studi e delle sue idee a una vita passata a conoscere e a viaggiare. Non volle semplicemente gettare le reti, ma decise di andare incontro a realtà poco studiate se non addirittura sconosciute.
Fece quindi tesoro delle esperienze che la vita gli offrì: fu giornalista londinese di primo piano ed amministratore delle colonie anglo-indiane durante il periodo coloniale inglese e poi raffinato professore universitario durante il periodo in cui la carriera universitaria cominciava ad essere vista sotto una nuova e più nobile ottica.
Maine era in possesso di una rara abilità di linguaggio, tanto da essere definito come un "giurista con stile", e come "un autore da leggere al fine di capire che la giurisprudenza è una materia di grande interesse".
Tra le varie teorie formulate da Maine, due risultano significative a tal punto da suscitare e ottenere quindi, il consenso e l'approvazione da parte degli studiosi e dai pratici del Diritto. Una prima di queste è rappresentata dal noto passaggio, presente in Ancient Law , nel quale si intuisce dell'avvenuto passaggio, storico-sociologico, che conduce l'uomo "dallo status al contratto". In un'altra tesi, Maine descrive la netta separazione, verificatasi in due momenti storici ben precisi, nei confronti dei quali la comunità - la quale inizialmente questa veniva identificata in relazione alla stirpe - da una definita ed individuata epoca successiva, i criteri di classificazione, ed identificazione, iniziarono con il venir formulati sulla base del "valore", del "comune territorio" tra loro diviso. Mai, fino ad allora, si era prodotto una così chiara e precisa distinzione sulle comunità formate da persone.
Agli occhi dell'autore di Ancient Law, l'applicazione del metodo comparativo "ai costumi, alle idee e alle motivazioni" non rappresentava un'alternativa radicale, ma un correttivo alle limitazioni storiche della concezione analitica.
Maine dimostra come tutte le scienze giuridiche, storiche ed umanistiche siano in stretta parentela tra di loro. Non si può comprendere l'essenza del diritto senza conoscere l'antropologia, così come non si afferrerebbe la struttura della consuetudine, fonte prima del diritto internazionale, senza acquisire la conoscenza del diritto romano. Questo procedimento per apprendere rimane corretto ed attuale: il corpo giuridico, avendo ad oggetto la disciplina dei comportamenti degli individui, non può che avere come punto d'origine l'uomo in tutti i suoi aspetti.
Non v'è dubbio che la sua origine accademica sia quella di uno studioso del diritto romano, di uno storico ed uno storicista, ma la sua collocazione professionale risulta assai più ardua: le sue amplissime cognizioni e competenze lo hanno portato a passare, in tutta tranquillità, da una cattedra di diritto romano a una di diritto internazionale e di diritto comparato.
In ogni argomento affrontato da Maine, traspare la sua origine anglosassone: i problemi del diritto non potranno mai essere risolti se le norme che lo compongono non possiedono, tra le loro caratteristiche intrinseche, l'elasticità e la duttilità. L'individuo, a cui un ordinamento giuridico si deve riferire, si evolve, cambia aspetto e pensiero e con lui anche il diritto, altrimenti quest'ultimo finirà per regolare solo l'uomo che fu.
Innovazioni introdotte da Maine Nel 1861 Maine pubblicò un libro con la speranza di poter migliorare la situazione di stasi e lo stile retrogrado della giurisprudenza anglosassone.
Con "Ancient Law" volle descrivere i primitivi sistemi giuridici che aveva studiato sotto una lente che permettesse di guardare al di là della struttura che appariva al teorico del tempo, per poi collegare tali primitivi sistemi con le realtà giuridiche moderne. Questa peculiarità è riscontrabile in tutte le opere di Maine il quale conserverà questi principi guida del suo studio indipendentemente dalla materia da lui affrontata.
L'importanza della semplicità di linguaggio La pubblicazione della sua opera aprì una breccia nella tradizionalista giurisprudenza vittoriana che fino ad allora aveva analizzato la storia giuridica con occhi incapaci di vedere oltre le semplici apparenze, e che, inoltre, aveva ritenuto il mondo giuridico riservato solo agli studiosi e ai fruitori pratici del diritto.
Maine riteneva, invece, che gli scritti giuridici dovessero essere accessibili a tutti, senza barriere linguistiche e culturali. Per la prima volta si sentì parlare di “letteratura giuridica”. Dalle sue pagine emerge un utilizzo essenziale (e a volte provocatoriamente scarno) di annotazioni e di richiami; tutto è semplice, lineare e condotto su dati, appunto, essenziali.
Questa innovazione, in concerto con il successo che l'opera di Maine riscosse, portò un attento studioso della situazione giuridica del XIX secolo ad affermare (con un linguaggio di dubbio stile ma di sicuro effetto) che tale scritto fosse "l'unico esempio di best seller legale di quel secolo, e forse di ogni altro".
Il motivo di tale successo è facilmente individuabile: la semplicità e la chiarezza con cui il libro è scritto si materializza in una grande forza di attrazione nei confronti di un vasto numero di persone, indipendentemente dalla loro età e dalla loro sensibilità giuridica. Naturalmente una voce così forte, portò Maine ad esporsi alle critiche di coloro che non apprezzavano tale stile o più semplicemente che non lo comprendevano. Così fu che, negli anni, Maine si vide definire come "uno storico autentico che fa qualche concessione verbale allo schematismo evoluzionistico imperante", o più polemicamente come un "franco tiratore che, pur accogliendo il linguaggio delle teorie dell'evoluzione, si tiene assai più vicino ai fatti dei suoi contemporanei e dei suoi critici".
L'importanza della storia nel Diritto Maine non deve, però, la sua notorietà solo a sterili questioni di stile linguistico, ma al legame inscindibile che egli intuisce per primo tra le scienze giuridiche e quelle storiche, antropologiche e sociologiche, rifiutando soluzioni che non siano il risultato di attenti studi che si riportano all'origine e, soprattutto, al contesto degli eventi in cui si sono verificati:
Da questo passo fondamentale contenuto, non a caso, nel primo capitolo di “Ancient Law” si possono cogliere numerose posizioni di Maine, da quella già accennata relativa all'importanza delle origini delle cose, a quella ben più decisa relativa al rifiuto per ogni concezione aprioristica e anacronistica del diritto e della scienza giuridica in generale. Maine, infatti, muove decise critiche alla scuola storica del tempo accusandola di non essere stata capace di inserire la realtà del passato all'interno della vita contemporanea.
Maine riconosceva, inoltre, che le teorie del diritto naturale erano cadute in discredito, tuttavia, per quanto criticabili, conservavano un lume di veridicità e di attualità. Dal momento che le teorie di diritto naturale erano così radicate all'interno del pensiero giuridico e filosofico dei suoi colleghi, Maine decise di affrontare questo suo "avversario" combattendolo in due modi: innanzitutto istituendo a suo carico un processo storico al fine di dimostrare che gran parte dei principi su cui si fonda erano privi di valore scientifico; in secondo luogo delineando possibili soluzioni a realtà assai criptiche e di cui si conosceva ben poco.