L'ente responsabile dellenergia nucleare in Iran è l'Organizzazione dell'Energia Atomica dell'Iran. La normativa attualmente in vigore prevede la possibilità di far ripartire o di sostituire i reattori a fissione nucleare una volta che siano dismessi e di aumentare il numero di quelli attualmente presenti nel Paese.
In Iran nel 2023 l'energia nucleare ha generato di energia elettrica, pari all'1,7 per cento della produzione totale nazionale. IAEA - PRIS database - Nuclear Power Plant Information - Nuclear Share in Electricity Generation.
Al 21 febbraio 2025, è attiva in Iran una centrale elettronucleare che dispone di un reattore operativo e uno in costruzione. Non ci sono centrali elettronucleari chiuse né in edificazione.
Storia
Il primo programma nucleare Il primo programma nucleare iraniano fu avviato negli anni cinquanta dallo Scià Mohammad Reza Pahlavi, che firmò diversi accordi con gli Stati Uniti d'America e con altri Stati europei, soprattutto Francia e Germania, che possedevano tecnologie nucleari. La sede scelta per la costruzione del primo impianto, affidata alle imprese tedesche Siemens e Aeg-Telefunken, fu la città di Bushehr. Dopo la Rivoluzione iraniana vennero interrotte le relazioni con i Paesi occidentali e, di conseguenza, lo sviluppo del progetto. In aggiunta, nel corso della guerra con l'Iraq (1980-1988), l'impianto di Bushehr fu danneggiato dai bombardamenti dell'aviazione irachena.
La ripresa del programma nucleare nel 2002 La costruzione del reattore di Bushehr non sarebbe ripresa fino al 1995, con la stipula di un accordo con la Russia che si impegnava nel terminare l'impianto e a fornire il materiale fissile per una cifra iniziale di 800 milioni di dollari. Al contempo l'Iran si è impegnato a restituire il combustibile esausto alla Russia per fugare i dubbi sul suo utilizzo nella costruzione di armi atomiche.
Il 14 agosto 2002 il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (guidato dal movimento dissidente iraniano armato chiamato MEK), durante una conferenza stampa a Washington, annunciò che l'Iran stava costruendo nei pressi della città di Natanz (a duecento chilometri a sud di Teheran) un impianto segreto per l'arricchimento dell'uranio con il metodo della centrifugazioneU.S. Department of State - Exerpts: August 14, 2002 Press Briefing (testo) .. In questo impianto, nel 2003, sono state messe in funzione alcune decine di "centrifughe P1" di origine pakistana, ufficialmente solo per la produzione di MTR, ma i difficili rapporti con gli Stati Uniti d'America hanno causato immediati sospetti nel mondo occidentale.
L'aver tenuto segreti per molto tempo i piani riguardanti l'arricchimento dell'uranio e il non aver firmato il protocollo aggiuntivo al trattato di non proliferazione nucleare (TNP) ha spinto ad inviare sul posto degli ispettori ma il presidente dell'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica (AIEA) Mohamed El Baradei ha più volte dichiarato alla stampa che gli ispettori non hanno trovato alcuna presenza di tracce di esafloruro di uranio altamente arricchito nelle centrifughe di Natanz.
La crisi con l'Iran è stata argomento di diverse riunioni del gruppo denominato "P5+1" (i cinque Stati membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite più la Germania) che solo nel mese di febbraio del 2007 hanno portato all'approvazione di una prima bozza di sanzioni in sede ONU, emanate con la risoluzione 1747 del Consiglio di Sicurezza. Queste sanzioni sono state accompagnate da minacce "diplomatiche" nelle quali gli Stati Uniti d'America hanno incitato gli iraniani a cessare l'arricchimento dell'uranio per evitare "spiacevoli conseguenze".
In precedenza c'era stata una proposta statunitense di aiutare l'Iran a costruire un reattore LWR in cambio della rinuncia all'arricchimento dell'uranio e dello stop alla realizzazione di quello di BushehrScheda del reattore - Dal PRIS della IAEA seguita da una mediazione da parte russa che proponeva a Teheran di trasferire sul proprio territorio gli impianti legati al ciclo del combustibile.
Il governo iraniano, trovando illegittime tali sanzioni proprio in base al trattato di non proliferazione nucleare (TNP), per tutta risposta ha affermato (per bocca del suo capo negoziatore Ali Larijani) che non avrà altra scelta che abbandonare tale trattato se verrà sottoposto a ulteriori pressioni sul suo programma nucleare a scopo di elettrogenerazione e propulsione. Inoltre, sempre in risposta alle decisioni dell'ONU, ha progressivamente installato circa 6.000 centrifughe in cascata a Natanz (col proposito di arrivare a 50.000 entro il 2013), ufficialmente per la produzioneL'annuncio dell'avvio della produzione è stato dato il 9 aprile 2007 dal capo dell'agenzia atomica iraniana Gholamreza Aghazadeh all'apertura di una cerimonia che si è tenuta nella stessa città di Natanz. su scala industriale di uranio leggermente arricchito (2-4%) da usare come combustibile per alimentare le centrali previste dal programma nucleare.
Il 9 aprile 2009 è entrato in funzione a Isfahan anche il secondo impianto di arricchimento dell'uranio su scala industriale, dotato di circa 7 000 centrifughe, ed è stato annunciato ufficialmente il possesso della tecnologia per la realizzazione di due nuovi tipi di centrifughe (presumibilmente di tipo P2 e Zippe) "capaci di fornire uranio arricchito a un ritmo diverse volte superiore" a quello finora ottenuto con le centrifughe già installate a Natanz e Isfahan.
Il reattore di Bushehr è stato inaugurato il 21 agosto 2010 con una cerimonia ufficiale, e l'inserimento del combustibile nucleare è cominciato il 26 ottobre. Il 27 novembre è stata annunciata l'accensione del reattore.
Centrali attuali L'unica centrale elettronucleare iraniana si trova nei pressi di Bushehr sulla costa persica, ed è già stata avviata, in previsione di allacciarla alla rete elettrica nel gennaio 2011. La centrale dispone di un reattore ad acqua leggera pressurizzata da elettrici netti, della tipologia VVER1000. L'Organizzazione dell'Energia Atomica dell'Iran prevede anche la ripresa della costruzione dell'unità 2 di Bushehr e nell'aprile del 2007 è stata annunciata la gara per la costruzione di due reattori PWR di terza generazione di grande taglia sullo stesso sito.
Ipotesi di un intervento militare statunitense Il 1º febbraio 2007 Zbigniew Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale durante la presidenza di Carter, testimoniò davanti alla Commissione per le Relazioni Estere del Senato statunitense dichiarando che esisteva uno «scenario plausibile per uno scontro militare con l'Iran». Come suggerì lo stesso Brzezinski esso avrebbe implicato «il mancato rispetto in Iraq di alcuni standard, seguito da accuse di responsabilità iraniana per questo disastro e, poi, da provocazioni in Iraq o da un attacco terroristico negli Stati Uniti di cui verrebbe incolpato l'Iran, culminanti in un'azione militare statunitense "di difesa" contro l'Iran che farà precipitare un'America sola in un pantano che si espanderà e aggraverà coinvolgendo alla fine Iraq, Iran, Afghanistan e Pakistan».
Secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, pareva inoltre che una cellula di studio fosse stata attivata al Pentagono al fine di riuscire a mettere in atto un intervento militare contro l'Iran a sole ventiquattro ore dalla dichiarazione di guerra anche se un eventuale raid aereo sui siti nucleari iraniani presentava, allo stato attuale delle cose, molte incognite di carattere militare, politico ed economico.
L'avvio dei negoziati con gli Stati Uniti nel 2013 Il 2 febbraio 2013, intervenendo alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza, il vicepresidente Usa, Joe Biden, dichiaro che l'amministrazione del presidente Barack Obama: "sarebbe pronta a un incontro bilaterale con la leadership iraniana. Non terremmo segreto quel che stiamo facendo e metteremmo i nostri partner a conoscenza se l'occasione si presentasse. L'offerta resta, ma (l'impegno dell'Iran) deve essere reale e concreto, e ci deve essere un'agenda su ciò che sono pronti a discutere. Non siamo disposti a un incontro fine a se stesso". Pochi giorni dopo il leader supremo dell'Iran, l'Ayatollah Ali Khamenei, respinse l'offerta, ma con una formula piuttosto ambigua: "La politica Usa in Medio Oriente è fallita e gli americani hanno bisogno di una vittoria. E cioè portare l'Iran al tavolo negoziale".
Il 4 febbraio "Agenzia Nova", citando "fonti a Teheran", riferì che dall'inizio dell'anno il presidente del parlamento, Ali Larijani, si era già recato due volte segretamente negli Stati Uniti, per lanciare negoziati diretti con l'Amministrazione Obama. L'Agenzia precisava che la diplomazia Usa attendeva le elezioni presidenziali in Iran, che molto probabilmente avrebbero portato ad un'importante svolta politica a Teheran. In effetti, il 17 giugno Hassan Rohani, appena eletto Presidente dell'Iran, espresse la propria disponibilità a colloqui bilaterali con Washington.
L'accordo multilaterale ONU sul nucleare iraniano del 2015 e il ritiro unilaterale degli USA dall'accordo nel 2018
Il 3 marzo 2015, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, prossimo alla campagna elettorale nel proprio Paese, parlò davanti al Congresso degli Stati Uniti, a maggioranza repubblicana. Il premier venne invitato dallo speaker della Camera, senza una preventiva informazione all'amministrazione di Obama, contrariata da questo comportamento, e venne accolto da ripetute standing ovation dei deputati e lunghi applausi, mentre l'amministrazione di Obama comunicò di non condividere l'invito e che il discorso non apportava novità in politica estera e nulla di concreto per la questione Iran.
Secondo Netanyahu: << Gli USA si apprestano a firmare un accordo con l'Iran che, secondo Israele, opera due gravi e pericolose concessioni: «prima è lasciare l'Iran con un vasto programma nucleare e la seconda è sollevare le restrizioni sul programma in circa un decennio. Ecco perché quell'accordo è così sbagliato: non ferma il cammino dell'Iran verso la bomba nucleare, ma costruisce il suo cammino verso di essa.[..] Ci è stato detto che l'unica alternativa è la guerra. Non sono d'accordo, l'alternativa è un accordo migliore». Un accordo accettabile "non lascia l'Iran con grandi infrastrutture nucleari", "mantiene restrizioni sul programma nucleare sinché l'aggressione iraniana finirà", "non darà all'Iran una facile via verso la bomba">>.
Il 9 marzo, Obama dichiarò in un'intervista alla CBS che l'accordo verrà in ogni caso sottoposto all'esame del Congresso. McConnell ricordò che il Senato è stato storicamente sempre coinvolto in questioni di tale portata come è previsto dalla Costituzione, e sostenne di avere i 67 voti necessari (su 100 membri del Senato) necessari sia per respingere il diritto di veto del presidente su un eventuale accordo con l'Iran, sia per non far ratificare qualsiasi altro trattato dell'amministrazione con Paesi esteri.
Fra il segretario di Stato USA John Kerry e la sua controparte in Iran, proseguirono a Losanna, in Svizzera, i negoziati sul programma nucleare.
Il 15 marzo, lo speaker Mcconnell e altri 47 senatori repubblicani firmarono una lettera aperta diretta ai leader dell'Iran, in cui si chiedeva loro di non dare retta agli accordi proposti dall'amministrazione Obama, priva del necessario consenso interno. I senatori facevano presente che il mandato di Obama scadeva a gennaio 2017, mentre l'incarico di molti di loro dura 6 anni (oltre al fatto di essere rieletti per decenni). I senatori si dichiararono totalmente disinformati delle trattative condotte con l'Iran, e che in ogni caso si sarebbero opposti alla ratifica di qualsiasi accordo.