Haiti (AFI: ; ), ufficialmente Repubblica di Haiti (), è uno Stato dell'America centrale, situato nell'isola di Hispaniola, nel Mar dei Caraibi, confinante ad est con la Repubblica Dominicana. Un tempo colonia francese, è stata la seconda nazione delle Americhe a dichiarare la propria indipendenza, dopo gli Stati Uniti d'America. L'indipendenza dalla Francia fu dichiarata il 1º gennaio 1804.
L'isola è storicamente caratterizzata da una marcata instabilità politica e dalla fragilità del territorio. Colpita nell'estate 2004 dall'uragano Jeanne, nel gennaio 2010 da un terremoto catastrofico, tra i più distruttivi della storia dell'uomo, e nell'ottobre 2016 dall'uragano Matthew, vive in uno stato di emergenza umanitaria. Dal 2004 al 2017 vide la presenza di un contingente guidato dal Brasile, per una missione internazionale di aiuto sotto l'egida dell'ONU. Il 14 agosto 2021 il Paese viene nuovamente colpito da un fortissimo terremoto di magnitudo 7,2.
Storia
L'isola di Hispaniola, di cui Haiti occupa la porzione più occidentale, era in origine abitata dagli indigeni taino e arauachi. Il 4 dicembre 1492 la Santa Maria, comandata da Cristoforo Colombo, sbarcò dove oggi sorge Môle-Saint-Nicolas: l'intera isola fu subito rivendicata a favore della Spagna.
Il periodo coloniale La riduzione in schiavitù e le conseguenti condizioni di vita molto precarie portarono a una drammatica diminuzione della popolazione indigena nel quarto di secolo successivo alla scoperta dell'isola. Per sopperire alla carenza di manodopera, gli spagnoli cominciarono a deportare schiavi africani, impiegati soprattutto nella ricerca dell'oro. L'interesse spagnolo verso Hispaniola diminuì notevolmente a partire dagli inizi del sedicesimo secolo, quando immense riserve d'oro e argento furono scoperte in Messico e in Perù.
Nel 1606 il sovrano spagnolo ordinò a tutti i coloni di spostarsi nei pressi di Santo Domingo, la capitale di Hispaniola, al fine di proteggere la popolazione dell'isola dagli attacchi dei pirati. Tuttavia questo permise ai pirati inglesi, olandesi e francesi di stabilirsi lungo le coste settentrionali e occidentali ormai abbandonate: particolarmente famosa divenne la "Fratellanza della Costa", composta da bucanieri e schiavi fuggiti, i cimarroni. In particolare i francesi cominciarono a colonizzare l'isola nel 1625, ma fu solo nel 1664 che la Francia rivendicò il suo dominio sulla porzione occidentale di Hispaniola. Nel 1697 la Spagna, con il Trattato di Ryswick, cedette ufficialmente la porzione più occidentale di Hispaniola alla Francia. La nuova colonia fu ribattezzata Côte française de Saint-Domingue.
Mentre la parte spagnola dell'isola, corrispondente alla porzione centrale ed orientale, era scarsamente considerata dalla Corona spagnola, la parte francese conobbe un periodo di prosperità economica che la rese la più ricca delle colonie dell'emisfero occidentale: ciò grazie soprattutto alle notevoli esportazioni di zucchero e cacao. La popolazione della colonia era composta da tre diversi gruppi etnici: gli europei (circa nel 1790), che detenevano il controllo politico ed economico, la gens de couleur ( individui liberi e di sangue misto di cui la metà mulatti, definibili come classe sociale di status inferiore) e infine gli schiavi africani (ben ). Gran parte degli schiavi risultava essere nata in Africa e non ad Haiti: le brutali condizioni di vita spesso impedivano la naturale crescita della popolazione. Infine vi erano quelli che, con un termine inglese, sono noti come cimarroni: ex-schiavi sfuggiti ai loro padroni, che vivevano nelle terre più elevate, completamente estranei al resto della colonia.
L'indipendenza
Sull'onda della Rivoluzione francese le gens de couleur cominciarono a fare pressione sul governo coloniale per ottenere maggiori diritti.
Nell'ottobre 1790, 350 di essi si ribellarono al governo; il 15 maggio 1791, l'Assemblea nazionale francese concesse i diritti politici a tutti i mulatti e i neri nati liberi, senza tuttavia mutare lo status di coloro che erano ancora schiavi. Il 22 agosto 1791 gli schiavi della zona di Cap-Français (ora Cap-Haïtien) si ribellarono ai loro padroni. La ribellione degli schiavi si diffuse rapidamente sotto il comando di Toussaint Louverture. Egli si alleò quindi con les gens de couleur e i maroons ("cimarroni") i cui diritti erano ora stati revocati dal governo francese, spaventato dalle rivolte.
Le forze di Toussaint ebbero la meglio sull'esercito coloniale francese; tuttavia i due schieramenti si unirono nel 1794, in seguito all'emanazione di un decreto con cui il governo rivoluzionario francese abolì la schiavitù. Sotto la guida di Toussaint, il nuovo esercito di Saint-Domingue sconfisse le truppe d'invasione britanniche e spagnole.
Nel 1801 Louverture decise di proclamare una costituzione per Santo Domingo che lo decretava governatore a vita e stabiliva la sovranità dei neri sullo stato con l'abolizione perpetua della schiavitù. In risposta, Napoleone Bonaparte inviò un corpo di spedizione militare di soldati francesi e navi da guerra sull'isola, guidato da suo cognato Charles Leclerc, per restaurare appieno il governo francese su Santo Domingo..
I francesi avevano inoltre segretamente il compito di restaurarvi la schiavitù. Tradito e catturato, Toussaint morì poi in una prigione francese. Ciò non fece altro che riaccendere gli animi dei ribelli: Jean-Jacques Dessalines e Henri Christophe, a capo di altri schieramenti in lotta, decisero d'interrompere la tregua e riprendere a combattere. Nel frattempo le truppe napoleoniche furono bloccate da un'epidemia di febbre gialla scoppiata sull'isola, che provocò anche la morte del generale Leclerc, sostituito dall'ex governatore di Haiti, il generale Vimeur de Rochambeau. Il 18 novembre 1803 l'esercito di Dessalines sbaragliò i francesi nella battaglia di Vertières.
Il 1º gennaio 1804 l'ormai ex colonia dichiarò la sua indipendenza, divenendo così il secondo paese del continente americano a dichiararsi indipendente, dopo gli Stati Uniti d'America; Dessalines ne divenne il primo Capo di Stato con il titolo di governatore e, pochi mesi dopo, sull'esempio di Napoleone si fece proclamare Imperatore con il nome di Giacomo I fondando il Primo Impero di Haiti (1804-1806). Saint-Domingue venne dunque ribattezzata Haiti in ossequio alla popolazione degli arauachi, i quali chiamavano l'isola Ayiti (in lingua Harawak significa "aspro", riferito al territorio).
Il neonato Stato sostenne la causa abolizionista nelle colonie americane ovunque fosse possibile. Il governo haitiano aiutò Simón Bolívar, offrendogli rifugio e appoggiando la sua causa indipendentista, a condizione che liberasse poi gli schiavi dell'America Latina. Le potenze coloniali reagirono isolando Haiti attraverso una sorta di cordone sanitario che doveva servire a evitare il propagarsi delle rivolte degli schiavi. Alcuni storici ritengono che la "rivoluzione" haitiana abbia ispirato molte rivolte di schiavi nei Caraibi e negli Stati Uniti.
Durante la rivolta molte chiese furono saccheggiate e distrutte e i sacerdoti cattolici dovettero lasciare Haiti, determinando un'estrema esiguità del clero, che si protrarrà fino alla firma del Concordato nel 1860.François Kawas, L'Etat et l'Eglise catholique en Haïti aux XIX et XXe siècles (1860-1980). Nel 1804 l'imperatore nominò addirittura un "arcivescovo di Haiti" (anzi un "grand-archevêque") che di fatto provocò uno scisma che fu risanato del tutto quando la Chiesa cattolica ad Haiti ebbe una gerarchia pienamente in comunione con Roma con il Concordato (ma di fatto già nel 1850, quando Martial Testard du Cosquer fu nominato "grand-archevêque" dall'imperatore Faustino I con il consenso di Roma anche se l'arcidiocesi di Port-au-Prince fu eretta canonicamente solo nel 1861, con lo stesso Testard come primo titolare legittimo).
Nel 1804 la Francia si rifiutò di riconoscere l'indipendenza della sua colonia, pretendendo 150 milioni di franchi per compensare le perdite dei proprietari terrieri francesi in seguito alla rivoluzione e solo nel 1838 si trovò un accordo che ridusse la cifra a "solo" 90 milioni. Il pagamento di questa indennità mise in difficoltà il governo haitiano e rappresentò un duro colpo per l'economia isolana.
Nel 1806 Dessalines fu assassinato durante una lotta di potere con i suoi rivali politici. Haiti venne divisa in due stati: a sud una repubblica fondata da Alexandre Pétion, a nord un governo (divenuto regno di Haiti nel 1811) sotto il dominio di Henri Christophe (Enrico I). Quest'ultimo fece costruire per sé stesso otto palazzi, tra cui la sua roccaforte di Sans Souci e l'imponente Citadelle Laferrière, la più grande fortezza dell'emisfero occidentale.
Nell'agosto del 1820 Christophe rimase parzialmente paralizzato a causa di alcuni attacchi ischemici. Una nuova ribellione scoppiò a seguito della diffusione della notizia della sua infermità: il 2 ottobre 1820 la guarnigione militare presso Saint Marc si ammutinò, mentre i generali di Christophe cominciarono a tramare contro il loro capo. Gli uomini rimastigli fedeli condussero Christophe nella Cittadella e qui egli chiese di essere lavato, di venire vestito con l'uniforme militare e di essere lasciato solo sulla sua sedia preferita. Poco dopo il monarca haitiano si suicidò. Suo figlio (Enrico II) venne ucciso poco dopo.
Con la morte di Christophe la nazione venne riunificata con il nome di Repubblica di Haiti, sotto la guida di Jean-Pierre Boyer, successore di Petion. Boyer invase poi la colonia spagnola di Santo Domingo, riunificando così l'isola di Hispaniola: Santo Domingo rimase sotto il dominio haitiano fino al 1844, quando ottenne l'indipendenza con il nome di Repubblica Dominicana.
Faustin Soulouque, già presidente dal 1847, fondò il Secondo Impero di Haiti nel 1849 (come Faustino I) ma questo durò fino al 1859.
L'occupazione statunitense
Dal 1906, il paese è stato nell'ambito della "diplomazia del dollaro" e il Dipartimento di Stato fece pressione su Port-au-Prince nel 1910-1911 per assicurare l'ingresso di Citibank nel capitale della Banca Nazionale. Da allora, la National City Bank ha lavorato per conquistare l'istituzione dall'interno, mentre cercava di costringere i governi haitiani indebitati ad accettare il controllo doganale. Nel dicembre 1914, le truppe statunitensi sequestrarono i fondi pubblici della banca e li trasferirono negli Stati Uniti, nonostante le proteste haitiane contro un "atto di pirateria internazionale".
Il vicepresidente della Banca Nazionale, Roger L. Farnham, definì il piano che sarebbe stato adottato dal Dipartimento di Stato. L'obiettivo era quello di utilizzare l'occupazione militare per controllare l'intera amministrazione e promuovere così gli interessi economici americani nel paese. Nonostante la forte penetrazione del capitale americano nell'economia haitiana (ferrovie, trasporti urbani, elettricità, ecc.), la Costituzione negava agli stranieri il diritto di possedere beni immobili, tenendoli fuori da molti settori (zucchero, caffè, cotone, tabacco, legno, ecc.).
A parte l'interferenza americana, il paese era in uno stato di insurrezione quasi permanente. Dal 1910 al 1915, cinque presidenti si succedettero, una situazione che culminò nell'esecuzione di 167 prigionieri politici il 27 luglio 1915, seguita da una rivolta popolare che rovesciò il governo e mise a morte il presidente Vilbrun Guillaume Sam. Questa rivoluzione, guidata da Rosalvo Bobo, che si opponeva all'avvicinamento del paese agli Stati Uniti, non piacque a questi ultimi, ma la decisione di invadere Haiti era già stata presa prima che Vilbrun Guillaume Sam fosse rovesciato.