Avellino (AFI: , Cfr. la voce nel Dizionario d'ortografia e di pronunzia. Avellino in dialetto irpino) è un comune italiano di abitanti, capoluogo della provincia omonima in Campania. Collocata al centro della Conca avellinese, sorse inizialmente sul rilievo detto della Terra per poi svilupparsi lungo il tragitto della Strada regia delle Puglie in epoca moderna. La storia e l'attuale assetto cittadino la pone in uno stretto rapporto con i centri limitrofi di Atripalda e Mercogliano.

Geografia fisica Territorio

Avellino è situata nella parte più pianeggiante della cosiddetta conca avellinese, una grande valle di origine vulcanica dell'Appennino campano, circondata a est dal Monte Tuoro (situato nel territorio di Chiusano di San Domenico), a sud-est dalla catena montuosa dei Picentini (nei pressi di Serino) e a nord-ovest dal maestoso massiccio del Montevergine, che raggiunge un'altitudine massima di 1 493 metri e sovrasta i comuni di Mercogliano, Ospedaletto d'Alpinolo e Summonte. A occidente la catena appenninica raggiunge altitudini inferiori (Monte Esca , Monteforte Irpino, Faliesi nel comune di Contrada), fino a raggiungere altezze collinari nel versante sud (il confine qui è la collina sulla quale sorge Aiello del Sabato, ). La città è attraversata dal Rigatore, dal San Francesco e dal Fenestrelle, affluenti del Sabato, corsi d'acqua molto impoveriti ed in parte interratiFino al 1957 funzionò sulle rive del Fenestrelle-Rigatore il Mulino dell'Infornata la cui esistenza è attestata dal XII secolo..

I dintorni del centro urbano sono rigogliosi di vegetazione: prevale la coltura della nocciola.

Sismologia

Il territorio comunale di Avellino è parte del distretto sismico dell'Irpinia. In occasione del terremoto del 1980 vi furono, nella sola città di Avellino, 72 morti, varie centinaia di feriti e 7421 senzatetto. Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media)

Clima

Il clima di Avellino è di tipo temperato, risente dell'influenza del Mar Tirreno, ma ha tratti sensibilmente più continentali rispetto alla Campania costiera. Ciò è dovuto all'assenza di grosse barriere montuose in senso nord-sud, che rende la conca avellinese nel complesso esposta sia alle correnti caldo-umide meridionali di Libeccio e Scirocco provenienti dal golfo di Salerno (in linea d'aria distante circa dal territorio cittadino), sia alle correnti fredde e secche settentrionali. La catena montuosa del Partenio impedisce l'afflusso di aria tirrenica dal golfo di Napoli e crea un poderoso effetto stau in presenza di correnti occidentali, contribuendo a rendere la zona di Avellino e dintorni particolarmente piovosa, con punte di 1600 mm medi annui alla stazione meteorologica del santuario di Montevergine. La marcata escursione termica (18 °C di differenza tra la temperatura media del mese più freddo e quella del mese più caldo) avvicina il clima avellinese ai climi continentali, tuttavia in realtà sia i dati termici quanto l'andamento pluviometrico, caratterizzato quest'ultimo da un massimo tra la fine dell'autunno e l'inizio dell'inverno e una prolungata siccità estiva, fanno rientrare il clima di Avellino, in base alla classificazione di Köppen, nella categoria del clima mediterraneo.

Va comunque precisato che la particolare conformazione morfologica ed orografica del territorio fa sì che ci siano differenze di temperatura e piovosità relativamente significative anche nel raggio di pochi chilometri; ad esempio nella zona occidentale della conca, quella più a ridosso della catena del Partenio (i margini occidentali del centro cittadino, la frazione Valle e i comuni confinanti di Mercogliano e Monteforte Irpino), la piovosità è più alta e le nevicate generalmente più copiose ma, al contempo, l'escursione termica è inferiore, l'aria è più secca e nebbie e foschie sono solo occasionali. La zona sud-orientale (essenzialmente corrispondente alla media valle del Sabato), che comprende la parte più bassa della città (Borgo Ferrovia e Pianodardine) insieme con il nucleo industriale e con il limitrofo comune di Atripalda (ma anche, allontanandosi dal capoluogo e risalendo il corso del Sabato, la piccola piana dove sorge il comune di San Michele di Serino), essendo adagiata in un fondovalle presenta escursioni termiche, sia giornaliere che annuali, più marcate: il fenomeno dell'inversione termica, che si verifica in condizioni di tempo stabile (cielo sereno, assenza di vento), fa sì che in questa zona, nonostante massime generalmente più elevate, le temperature minime siano mediamente più basse rispetto a quelle delle zone circostanti, e in autunno e inverno è più spesso causa di nebbie e gelate durante le ore più fredde della notte e del primo mattino. In conseguenza della crescente urbanizzazione, che attenua l'irraggiamento notturno, negli ultimi decenni si è tuttavia assistito a un complessivo ridursi del fenomeno descritto.

L'inverno avellinese risulta fresco (a gennaio la media delle minime è di circa 3 °C e la media delle massime intorno ai 10 °C), con giornate miti e piovose che si alternano a giornate rigide ma in prevalenza asciutte: le prime sono associate a venti provenienti da ovest o sud-ovest, che si incanalano dal Mar Tirreno e risalgono il corso della Valle dell'Irno, facendo registrare, oltre a precipitazioni spesso abbondanti, temperature che non si discostano di molto da quelle delle località costiere; le seconde invece, tipicamente dominate da correnti di nord-est, si presentano irregolarmente nuvolose con addensamenti più compatti nella parte orientale, e sono caratterizzate da temperature decisamente più basse rispetto a quelle delle località costiere della Regione, le quali risultano più protette dall'Appennino e con tali correnti vedono solitamente giornate molto soleggiate. Le nevicate sono un fenomeno che ha cadenza pressoché annuale, ma con accumuli solitamente modesti nel centro cittadino, un po' più significativi nelle zone collinari circostanti. Non sono mancati, tuttavia, eventi eccezionali come quello verificatosi nella notte tra il 3 e il 4 febbraio 2012, quando sono caduti nel centro di Avellino circa 35 cm di neve con punte di 50 cm nell'hinterland, ma nevicate memorabili sono ad esempio anche quella del gennaio del 1985 e ancor di più quella del dicembre del 1973 dove cadde addirittura un metro e mezzo di neve.

Le stagioni intermedie sono brevi e presentano una spiccata variabilità, sempre dettata dall'alternanza delle correnti; la piovosità risulta comunque più accentuata in autunno che in primavera. Sebbene nei mesi di maggio e ottobre siano raggiungibili massime sui 30 °C, la bella stagione vera e propria va da giugno a settembre: si tratta di un periodo caldo e assolato, con una temperatura media in luglio e agosto (i mesi più caldi) di circa 23 °C nei settori più pianeggianti. È un'estate dai connotati spiccatamente mediterranei, con temperature alte e piogge scarse, senza tuttavia soffrire la siccità come accade in altre aree del Mezzogiorno. L'anticiclone delle Azzorre e l'anticiclone subtropicale africano garantiscono, come in tutta la Campania, condizioni di tempo stabile e soleggiato a lungo, portando a temperature anche superiori ai 35 °C e talora a tassi di umidità elevati. Se però durante le ondate di calore le massime possono anche essere superiori a quelle costiere, ove si presenta l'azione mitigatrice del mare, le temperature minime sono inferiori e raramente superano i 20 °C, garantendo così, in generale, una possibilità di refrigerio notturno ignota alle città litoranee.

Classificazione climatica: zona D, 1742 GG

Storia

Abellinum romana Fondata dalla tribù sannitica degli Irpini, Abellinum si formò con il nucleo originario sulla collina della Civita, dove sono stati trovati numerosi reperti archeologici, nell'odierna Atripalda a circa dal centro di Avellino. Testimonianze archeologiche attestano la presenza sulla Civita di un importante centro pre-romano, presumibilmente di origine etrusco-campana e di lingua osca, risalente almeno al IV secolo. Secondo ricerche, suffragate da Edward Togo Salmon, l'antica città era al centro del territorio dei Sabatini, popolo sabello documentato da Tito Livio. Non è da escludere che tale centro avesse il nome di Velecha, attestato da numerose monete attribuite all'area campana. Fu conquistata dai Romani nel 293 a.C., che la sottrassero al dominio degli Irpini durante le Guerre sannitiche che si verificarono tra il 343 a.C. e il 292 a.C. Sotto il dominio di Roma la città cambiò più volte denominazione (nell'ordine: Veneria, Livia, Augusta, Alexandriana e Abellinatium). La posizione geografica ha agevolato la nascita dei primi insediamenti: sin dall'antichità la valle del Sabato ha costituito una via naturale tra l'Irpinia e il Sannio. Nell'89 a.C. Silla occupò Pompei, Ercolano, Stabia, Eclano, Abella e Abellinum. Abellinum non costituiva ancora un vero e proprio centro urbano. Furono le truppe di Silla ad avviare l'edificazione di una vera città. Il cardo e il decumano, tipici elementi urbanistici romani, la suddividevano in quattro quadrati, ognuno dei quali conduceva alle quattro porte esterne. La città romana ha avuto un importante sviluppo in età augustea, grazie alla realizzazione dell'Acquedotto romano del Serino che dalle sorgenti di Serino arrivava a Bacoli, ove era situato il grande serbatoio destinato all'approvvigionamento della flotta romana (denominato Piscina mirabilis), dopo aver servito le principali città della Campania. Particolare importanza assunse Abellinum in età cristiana, nel corso della quale emerge la figura del grande vescovo Sabino, vissuto probabilmente fra la fine del V e l'inizio del VI secolo. Il centro è documentato fino alla metà del VI secolo, grazie all'importante patrimonio epigrafico rinvenuto negli anni ottanta-novanta nella basilica paleocristiana di Capo La Torre (centro storico dell'odierna Atripalda). Probabilmente l'antico centro sulla collina della Civita cessò di esistere a seguito delle guerre gotiche e della successiva occupazione bizantina. La popolazione si disperse sulle alture nei dintorni, dando origine a vari piccoli nuovi centri, fra cui, in epoca ancora incerta, la nuova Avellino, sulla collina della Terra, a in direzione ovest dalla Civita.

La città medievale Dopo che i Longobardi determinarono la fuga di parte (tesi minoritaria) o di tutti (tesi prevalente) gli abitanti di Abellinum, questi si dispersero sul territorio circostante. Parte di essi cominciò ad aggregarsi sulla collina Selleczanum, nota come Terra, originando la nuova città di Avellino su uno sperone di tufo. Per secoli "intra civitatem" ed "intra moenia" coincisero, visto che la città di Avellino, all'epoca un piccolo borgo, era ricompresa entro il ristretto spazio in cima alla collina tufacea. Ciò perché invasioni, terremoti e pestilenze frenarono notevolmente la crescita demografica. Avellino è stata fino all'849 parte del Principato di Benevento, per diventare dopo la spartizione parte del Principato di Salerno, pur restando legata a Benevento sotto il profilo ecclesiastico, essendo la diocesi di Avellino tuttora suffraganea dell'arcidiocesi di Benevento.