Il movimento LGBT, conosciuto anche come movimento di liberazione omosessuale, è il nome collettivo attribuito alla serie di gruppi, organizzazioni e associazioni accomunati dal progetto di cambiamento della condizione sociale, culturale, umana, giuridica e politica delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali.
Già alla fine del XIX secolo esistevano forme più o meno ufficiali di associazionismo omosessualeComprendere l'omosessualità, Marina Castañeda, Armando Editore, 2006 ma il movimento omosessuale contemporaneo nasce negli anni sessanta del XX secolo negli Stati Uniti d'America.Pensare la diversità Politiche pubbliche ed omosessualità, atti dal seminario di studio con Steven Seidman, Università di Palermo, Facoltà di Scienze Politiche, 15 dicembre 2004
Storia Le origini del movimento di liberazione omosessuale
Nel 1897 il sessuologo tedesco Magnus Hirschfeld, insieme a un ristretto gruppo di intellettuali, fondò a Berlino il Wissenschaftlich-humanitäres Komitee (comitato scientifico-umanitario) o WHK, considerato il primo gruppo organizzato della storia del movimento omosessualeFlorence Tamagne, History of Homosexuality in Europe, Berlin, London, Paris 1919-1939, Volume 1, pag. 67 e seguenti, Algora, 2006. Hirschfeld aveva approfondito la teoria del drittes Geschlecht (terzo sesso) elaborata nella seconda metà del XIX secolo da Karl Heinrich UlrichsDaniel Borrillo, Omofobia, Storia e critica di un pregiudizio, Ed. Dedalo, 2009, che per primo aveva coniato alcuni termini per descrivere i differenti orientamenti sessuali come Urning (gay), Urninds (lesbica), Uranodionings (bisessuale) e Zwitter (ermafrodito)Elena Mancini, , State University of New Jersey, 2007. Strettamente collegato all'Institut für Sexualwissenschaft, il WHK aveva come scopo principale la mobilitazione dell'opinione pubblica contro il paragrafo 175, che puniva con la reclusione l'omosessualità. Il WHK aveva sedi in venticinque città tedesche, austriache e olandesi. Il Comitato guidato da Hirschfeld, riuscì a raccogliere oltre cinquemila firme per abolire il paragrafo 175 tra i più importanti intellettuali residenti in Germania dell'epoca. Tra i firmatari, Albert Einstein, Hermann Hesse, Thomas Mann, Rainer Maria Rilke e Lev Tolstoj.
La petizione venne portata all'attenzione del Reichstag nel 1898, ma venne appoggiata solo da una minoranza del Partito Socialdemocratico di Germania, stimolando il Hirschfeld a utilizzare una controversa strategia di "outing" - cioè obbligare alcuni eminenti legislatori segretamente omosessuali a uscire allo scoperto e prendere una chiara posizione.
La petizione continuò a essere discussa dal Parlamento e cominciò a realizzare progressi negli anni venti, poco prima che l'ascesa in Germania del partito nazionalsocialista bloccasse ogni speranza di riforma. Nel 1921 Hirschfeld organizzò il Primo congresso per la riforma sessuale (a cui partecipò per l'Italia Aldo Mieli), che portò successivamente alla formazione di una Lega mondiale per la riforma sessuale. I congressi di questa organizzazione si tennero a Copenaghen (1928), Londra (1929), Vienna (1930) e Brno (1932).
Hirschfeld morì poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Il suo principale collaboratore, Kurt Hiller, fu internato in un campo di concentramento. Riuscì a sopravvivere e, dopo la fine della guerra, nel 1955, rientrò ad Amburgo dove cercò di rifondare il WHK, senza riuscire a ottenere gli appoggi necessari. Era, di fatto, stata superata l'idea di un "comitato scientifico" formato da eterosessuali che avesse lo scopo di dimostrare la non patologicità degli orientamenti sessuali differenti da quello eterosessuale e da lì a poco sarebbero emerse le rivendicazioni di diritti da parte di gruppi costituiti da persone dichiaratamente omosessuali e transessuali.
Lo sterminio nazista e la persecuzione sovietica
Durante la seconda guerra mondiale, gli omosessuali furono vittime della persecuzione nazista insieme a ebrei, rom, sinti e disabili, in quello che è stato definito Omocausto. Perseguitati prima attraverso la prigionia e la sterilizzazione forzata, prevista dal Paragrafo 175, cominciarono poi a essere deportati nei campi di concentramento, dove venivano identificati con un triangolo rosa cucito sulla giacca all'altezza del petto. A partire dal 1943 le SS iniziarono il “Programma di sterminio attraverso il lavoro forzato” specificatamente progettato per condurre alla morte omosessuali e criminali. Il numero di persone omosessuali deportati non è mai stato accertato, si ipotizzano centomila omosessuali vittime del nazismo di cui 60.000 scontarono la pena in carcere, e dai 10.000 ai 15.000 furono internati nei campi di concentramento.
Contemporaneamente, in URSS, dopo l'iniziale tolleranza e il sostegno al movimento di Magnus Hirschfeld, con l'abolizione delle leggi repressive del periodo zarista, nel 1934, per intervento diretto di Stalin, viene introdotta una legge che punisce l'omosessualità con una reclusione fino a otto anni. La stampa intraprese una dura campagna contro l'omosessualità, definita come un sintomo della "degenerazione della borghesia fascista" cui seguì una persecuzione molto vicina a quella contemporanea nella Germania nazista, con la deportazione di migliaia di omosessuali in SiberiaMario Mieli, Elementi di critica omosessuale, Einaudi, 1977.
Il secondo dopoguerra e il movimento omofilo
Nel corso della seconda guerra mondiale tutte le speranze del movimento omosessuale furono annientate. Subito dopo la fine del conflitto, iniziarono una serie di iniziative e nacquero una serie di gruppi costituiti, per la prima volta, da omosessuali dichiarati, che avevano come scopo fondamentale la depatologizzazione dell'omosessualità. Il movimento in questa fase viene comunemente indicato come "Movimento omofilo". Si trattava di gruppi "moderati" (venne per questo coniato il termine "omofilia" al posto di omosessualità, a loro parere connotato troppo negativamente per la presenza al suo interno del termine "sessualità"), che chiedevano l'integrazione degli "omofili" nella società così come essa era (il movimento gay chiederà il cambiamento della società in modo tale da poter integrare anche coloro che erano giudicati "marginali").
Nei Paesi Bassi i membri della sezione locale del WHK sopravvissuti al conflitto diedero vita, nell'immediato dopoguerra, al primo gruppo omofilo, tuttora esistente col nome di COC. In Svizzera il gruppo Der Kreis, fondato su ispirazione del WHK, continuò a operare per tutto il periodo della guerra e dopo, costituendo così di fatto l'unico, prezioso anello di congiunzione fra il periodo pre e post-bellico.
In Francia nacque Arcadie, gruppo costituito da intellettuali che pubblicava anche una rivista, principale riferimento anche in Italia e a cui collaborarono Maurizio Bellotti, Massimo Consoli e lo scrittore Giovanni Comisso. Parteciparono alle attività di Arcadie, tra gli altri, Michel Foucault e Jean Cocteau, prima di prendere parte alla fase più militante del movimento omosessuale francese entrando nel Fhar (Fronte omosessuale di azione rivoluzionaria), fondato nel 1971 e alle cui attività contribuì anche il filosofo Jean-Paul Sartre"Sulla questione gay", Jean Le Bitoux, Il Saggiatore, Milano, 2009.
Nel Regno Unito venne fondata la Homosexual Law Reform Society, come risposta al Wolfenden report, del 1957. La maggior parte dei suoi soci erano eterosessuali. Negli Stati Uniti nacquero la Mattachine Society a New York e la Daughters of Bilitis a San Francisco, quest'ultima prima associazione di sole donne lesbiche.
Nascita del movimento omosessuale contemporaneo
La nascita del movimento omosessuale contemporaneo, caratterizzato da una maggiore connotazione "rivoluzionaria", si inserisce a pieno nella fase delle rivendicazioni del movimento sessantottino, di cui fece propria la volontà di cambiamento della società in favore di una maggiore libertà di scelta e del riconoscimento della dignità di ogni persona. La data simbolica di inizio del movimento omosessuale contemporaneo è il 28 giugno 1969. In quella data, in un bar gay del Greenwich Village a New York, lo Stonewall Inn, all'ennesimo tentativo della polizia di disperdere i clienti, questi si ribellarono, scatenando quelli che sono passati alla storia come Moti di Stonewall. Simbolo della rivolta di Stonewall divenne Sylvia Rivera, la ragazza transgender che, a quanto sembra, per prima si ribellò gettando una bottiglia contro la polizia.
La lettura storica dell'evento collega direttamente la rivolta di Stonewall alle rivolte del Sessantotto e alle rivendicazioni libertarie del movimento sessantottino americano. Il Greenwich Village era tra l'altro il cuore della controcultura americana in quegli anni e luogo prediletto per la comunità hippie newyorchese.
Prima del 1965, l'identità dei presenti nei bar gay al momento della retata veniva registrata dalla polizia, e in alcune occasioni venne anche pubblicata sui quotidiani. Talvolta si caricavano sui cellulari quanti più avventori possibile. All'epoca, la polizia usava tutti i motivi che riusciva a escogitare per giustificare un arresto con accuse di "indecenza", tra cui: baciarsi, tenersi per mano, indossare abiti del sesso opposto, o anche il semplice essersi trovati nel bar al momento dell'irruzione.
È importante guardare a prima del 1969 ed esaminare il diverso atteggiamento esistente a New York nei confronti dei bar gay e dei diritti gay. Nel 1965 salirono alla ribalta due figure importanti. John Lindsay, esponente del Partito Repubblicano, venne eletto sindaco di New York con una piattaforma riformatrice. Dick Leitsch divenne presidente della Mattachine Society a New York, all'incirca nello stesso periodo. Leitsch era considerato relativamente militante rispetto ai suoi predecessori, e credeva nelle tecniche di azione diretta comunemente usate da altri gruppi per i diritti civili degli anni 1960.
All'inizio del 1966, a causa delle lamentele della Mattachine, erano cambiate le politiche per cui la polizia stava in strada anche per incastrare i gay e accusarli di atteggiamenti osceni. Il commissario, Howard Leary, istruì le forze di polizia perché non adescassero i gay spingendoli a infrangere la legge e richiese inoltre che ogni poliziotto in borghese avesse un civile come testimone quando veniva arrestato un gay. Ciò pose quasi fine al cosiddetto entrapment (la pratica dell'adescamento con lo scopo di arrestare) dei gay con tali accuse a New YorkD'Emilio, p. 207.
Nello stesso anno, allo scopo di sfidare la State Liquor Authority (SLA) sulle sue politiche circa i bar gay, Dick Leitsch condusse un "sip in" (il termine deriva da "sit in", e sip significa "sorseggiare"). Leitsch aveva avvisato la stampa e progettato un incontro in un bar con altri due uomini gay (un bar poteva vedersi revocata la sua licenza di vendita dei liquori se serviva da bere volontariamente a un gruppo di tre o più omosessuali); per verificare la politica della SLA sulla chiusura dei bar. Quando il barista del Julius li mandò via, essi reclamarono davanti alla commissione cittadina per i diritti umani. A seguito del "sip in", il presidente della SLA dichiarò che il suo dipartimento non proibiva la vendita di liquori agli omosessuali.
Inoltre, l'anno seguente, due distinte sentenze giudiziarie dichiararono che erano richieste "prove sostanziali" per poter revocare una licenza per gli alcolici. I baci tra due uomini non erano più considerati comportamento indecente. Il numero di bar gay a New York crebbe stabilmente dopo il 1966D'Emilio, p. 208.