La persecuzione religiosa è il maltrattamento sistematico di un individuo o di un gruppo di individui, anche in relazione alla negazione di diritti, come una risposta al loro credo religiosoRobert S. Ellwood, Gregory D. Alles, The Encyclopedia of World Religions, DWJ Books, 2007 (voce "persecution, religious", pagg. 340-341). La tendenza della società o dei gruppi all'interno della società di alienare o reprimere il credo religioso è un tema ricorrente nella storia dell'uomo. Inoltre, poiché le convinzioni religiose di una persona determinano spesso in misura significativa la sua moralità e l'identità personale, le differenze religiose possono generare importanti fattori culturali.
La natura della persecuzione può comprendere la censura, la distruzione di beni ed edifici, l'arresto di fedeli fino ad arrivare all'attuazione di vere e proprie pratiche di sterminio.
Diverse religioni sono di volta in volta considerate inaccettabili da singoli stati, da maggioranza religiose ma anche da gruppi sociali indipendenti. A livello sociale, questa disumanizzazione di un particolare gruppo religioso può facilmente trasformarsi in violenza o altre forme di persecuzione, provocate da fanatismo (la denigrazione del credo religioso diverso da parte di un altro credo) o dalle autorità, quando si considera un particolare gruppo religioso come una minaccia ai propri interessi o alla propria sicurezza.
Forme di persecuzione sono presenti anche in stati nei quali, sebbene venga formalmente riconosciuta la libertà religiosa, alcuni gruppi religiosi vengono popolarmente considerati non accettabili.
Situazione Attuale
La persecuzione religiosa è attualmente estremamente diffusa. Si stima che in quasi il 90% dei paesi, nel periodo 2000-2007, sono stati documentati casi di violenza fisica o deportazione dovuti a mancanza di libertà religiosa. Le persecuzioni sono quindi pervasive e sono raramente coperte dall'attenzione dei media, che si concentrano sui pochi casi più noti all'opinione pubblica, come la Cina, il Sudan e l'AfghanistanBrian J. Grim, Roger Finke, The Price of Freedom Denied: Religious Persecution and Conflict in the 21st Century, Cambridge University Press, 2011..
Dal punto di vista geografico la situazione più grave si registra nel Medio Oriente, nell'Africa Settentrionale e nell'Asia meridionale, dove persecuzioni religiose violente sono in atto in tutti i paesi e sono di fatto divenute la norma. In particolare, tutti paesi dell'Asia meridionale (Afghanistan, Bangladesh, Nepal, Pakistan, India e Sri Lanka) hanno registrato elevati livelli di persecuzione. La situazione è invece decisamente migliore nell'Africa subsahariana, nell'Europa e nell'emisfero occidentale, dove la libertà religiosa appare decisamente meglio tutelata.
Se si prende in considerazione l'intensità della persecuzione, si può rilevare come, sempre nel periodo 2000-2007, in ben 25 paesi sono stati registrati abusi su oltre diecimila vittime. I dati, va rilevato, sono inevitabilmente sottostimati, soprattutto in relazione ai paesi dove manca la libertà di stampa e diversi gruppi religiosi mancano di diritti e tutele minime, tanto da non poter nemmeno comunicare persecuzioni o criticità.
Dal punto di vista del profilo religioso dei paesi, la situazione migliore si ha nei paesi a maggioranza cristiana o senza una chiara maggioranza religiosa, dove nel 73 e nel 67% dei casi il numero di abusi documentati è pari a zero (22 e 25%) o comunque inferiore a 200 (51 e 42%). Situazione opposta si registra invece nei paesi con altre maggioranza religiose (mussulmane, induiste, atee, ecc.) dove sono sistematicamente documentati casi di abuso, in prevalenza nella fascia di maggiore criticità (cioè nei paesi dove i casi segnalati sono superiori a 200).
Storia delle Persecuzioni Storicamente, le persecuzioni religiose avvengono prevalentemente in tempi di crisi e di rapidi cambiamenti sociali, durante i quali le autorità o la popolazione tendono a porre barriere rigide nei confronti di chi è considerato ai margini del consorzio civile.
La persecuzione religiosa è spesso una forma di conflitto sociale che si sovrappone a più ampi conflitti nella società e per questo ha conseguenze che vanno al di là dell'ambito religioso. Le persecuzioni religiose hanno ad esempio spesso anche una dimensione politica: in questi casi, i gruppi religiosi minoritari vengono percepiti come una minaccia all'ordine costituito o desiderato dalle autorità. Talvolta è inoltre presente anche una dimensione economica.
Persecuzioni nella storia antica L'Antico Egitto Il faraone Akhenaton promosse il culto di Aton, una forma di monoteismo o enoteismo, e diede ordine di eliminare le immagini e i culti degli altri dei in tutto l'Egitto, con un atteggiamento probabilmente sconosciuto per quel tempoStefano Panizza,Akhenaton. Chi era costui, antikitera.net (consultabile online).
Il monoteismo ebraico Con Abramo, il primo dei patriarchi, l'ebraismo si affermò come religione rigorosamente monoteistica, la prima documentata nel territorio delle popolazioni cananee.
Il popolo ebraico si distinse dai gentili (i non ebrei), nella convinzione di essere stato scelto, in quanto popolo eletto,Alcune autorità rabbiniche sottolineano come il concetto di popolo eletto non debba essere frainteso in quanto non implica alcuna superiorità etnica ma definisce uno scopo, una missione da compiere che non è stata affidata a nessun altro. per far parte di un'alleanza con Dio. Fa parte di questa concezione anche il concetto di Terra promessa e il rifiuto dell'idolatria.
In alcuni passi della Tanakh le guerre contro altri popoli antichi assumono spesso connotazioni religiose (ad esempio, nel Deuteronomio , nell'Esodo , nei Libri di Samuele ).
L'Impero romano
Tra le caratteristiche salienti della religione romana possono essere individuate il politeismo e un certo grado di tolleranza verso altre realtà religiose. La ricchezza del pantheon romano è dovuta anche alla seductio che comportava l'assimilazione delle divinità venerate dai popoli con i quali Roma entrava in contatto.
Non mancarono comunque forti attriti con i popoli conquistati, come avvenne ad esempio la persecuzione della classe druidica celtica e con la distruzione del tempio di Gerusalemme, nel corso della Prima guerra giudaica.
I primi cristiani furono invece perseguitati, in fasi alterne, perché la loro religione era lontanissima dalla radicata mentalità pagana e veniva percepita come una minaccia alla Pax deorum e all'autorità del Pontefice massimo. Per questo, le autorità romane desideravano che la nuova religione fosse eliminataColin M.Wells, "L'Impero Romano", 2004, pag. 316.. I cristiani, considerati "atei", furono oggetto di una forte persecuzione sotto Nerone, cui seguirono condanne e violenze sporadiche nel II secolo, che anticiparono le vaste persecuzioni del III secoloC.G. Starr, Storia del Mondo Antico, Editori Riuniti, 1977. Plinio il Giovane definirà il cristianesimo superstitio, termine che indicava “ogni religione implicante un timore eccessivo degli dèi”W. Liebeschütz La religione romana in AA.VV. Storia di Roma - vol. 2 L'impero mediterraneo, tomo III La cultura e l'impero, 1992 Einaudi, p. 265; a p. 267 esprime scetticismo sul timore di cospirazioni dei cristiani. e pertanto probabile causa di disordini popolari. Come tali erano represse anche magia e astrologia, e lo erano stati in precedenza i baccanali, il druidismo ed il culto di IsideLepelley cit. p. 232-233.Liebeschütz cit. p. 260 ss..
Con la progressiva sostituzione del Cristianesimo al Paganesimo, furono i pagani a diventare in alcuni casi oggetto di persecuzione, soprattutto nel corso del IV secolo. Alcuni studiosiSecondo il polemista V. Rassias, Demolish Them!, Atene 2000, Anichti Poli Editions, ISBN 960-7748-20-4,il periodo principale delle persecuzioni si colloca tra il 312 e il 612 circa, quindi primariamente nel periodo tra Costantino e Giustiniano, ma anche Maurizio ed Eraclio II sarebbero attestati come persecutori dei Gentili. parlano di persecuzione dei pagani attestate anche in seguito, almeno fino al 640.
Storia medievale Il Jihād islamico
Jihād è una parola araba che deriva che significa "esercitare il massimo sforzo" e, in ambito islamico connota un ampio spettro di significati, dalla lotta interiore spirituale per attingere una perfetta fede fino alla guerra come risposta in caso di attacco.
La tradizione islamica ritiene infatti che quando i musulmani vengono attaccati diventi obbligatorio per ogni singolo musulmano difendere la propria comunità partecipando allo jihād (jihād difensivo). Impegno diverso, che in questo caso non coinvolge i singoli fedeli ma la comunità nel suo insieme, è quello teso ad espandere i domini musulmani (jihād offensivo).
La rapida espansione araba a partire dal VII secolo generò inevitabili attriti con i gruppi religiosi presenti nei vasti territori conquistati. In generale, i fedeli di religione non islamica erano soggetti a condizioni sociali e finanziarie sfavorevoli, che spesso generavano rivolte.
Ad esempio, tra il 725 e il 773 i copti si ribellarono sei volte contro le pesantissime imposte che gravavano sui cristiani, e la situazione si ripeté più avanti, tra il 794 e l'830, ottenendo come risultato un ulteriore aggravio delle tasse e un conseguente abbandono, da parte di molti, della fede cristianaJules Leroy, Le Chiese orientali non ortodosse, in Henri-Charles Puech, Storia del Cristianesimo, Mondadori, 1992, pag. 358..
Non mancarono, inoltre, le persecuzioni violente. Nell'area persiana, i nestoriani furono vittime di persecuzioni sotto Hārūn al-Rashīd (786-809) e al-Mutawakkil (847-861)Jules Leroy, Le Chiese orientali non ortodosse, in Henri-Charles Puech, Storia del Cristianesimo, Mondadori, 1992, pag. 338., mentre in Egitto durissime furono le persecuzioni contro i copti da parte di al-Hakim (996-1020), cui seguirono violenze e distruzioni di chiese sotto gli Ayyubiti (1171-1252) e poi sotto i Mammelucchi, tanto che il 1321 segnerà un punto di non ritorno per la Chiesa copta. Solo a tratti sanguinose, a generalmente di carattere sociale ed economico, sono state invece le persecuzioni subite dai cristiani giacobiti in SiriaJules Leroy, Le Chiese orientali non ortodosse, in Henri-Charles Puech, Storia del Cristianesimo, Mondadori, 1992, pag. 345.. Tra gli esempi più noti di violenza religiosa è inoltre possibile ricordare, pochi anni dopo la caduta di Costantinopoli (1453), il massacro degli abitanti di Otranto (1480) che non avevano accettato di convertirsi all'Islam.
Le crociate