Nella lingua italiana sono presenti alcune parole che non seguono le comuni regole di formazione del plurale, presentando, invece, dei cambi di genere (da maschile a femminile e viceversa), doppi plurali (plurali sovrabbondanti), o anche plurali semplicemente impredicibili.
Plurali maschili irregolari bue - buoi (probabile sincope dell'antico buovi plurale di buove, dal latino ) dio - dèi (dal plurale latino ; disusato il plurale regolare analogico dii); scritto con accento grave per differenziarlo dalla preposizione articolata e partitivo dei, che ha anche pronuncia diversa (dèi /dɛj/, dei /dej/). Dèi prende inoltre irregolarmente l'articolo determinativo gli (gli dèi, e non *i dèi)Da gli iddei, plurale di iddio. La maiuscola non è necessaria quando si tratta di un nome comune (un dio, il dio), diversamente dal nome proprio della divinità dei monoteismi (Dio). uomo - uomini (dal latino ) ampio - ampi / ampli tempio - tempi / templi I plurali irregolari derivano dalle varianti latineggianti amplo e templo, fedeli agli etimi e ; alla medesima maniera avrebbe potuto attestarsi il plurale di "esempio": esempli (da esemplo, ) anticamente attestato. mio - miei tuo - tuoi suo - suoi (le tre forme di possessivo sono dei particolari esempi di dittongazione). belga - belgi euripiga - euripigi Invece di seguire la regola che in questo caso prescrive o un plurale invariabile oppure in -ghi, questi due termini formano il plurale in -gi. bello - belli/bei/begli quello - quelli/quei/quegli in funzione aggettivale, accanto al plurale regolare in -lli presentano due varianti posizionali in -i e -gli (sostituscono la forma regolare quando l'aggettivo è anteposto al sostantivo cui è riferito) impiegate con la stessa distribuzione in cui si usano gli articoli plurali maschili i e gli.
Plurali femminili irregolari mano - mani Anticamente e in alcuni dialetti anche le mano; e oggi in alcuni dialetti le mane, da la mana. ala - ali arma - armi anticamente e poeticamente erano possibili anche plurali regolari le ale e le arme, oggi ancora presenti in alcune locuzioni cristallizzate: uomo d'arme, piazza d'arme, "ale di un edificio", ecc.
Plurali con cambio di genere Ci sono parole che formano il plurale cambiando di genere.
Dal femminile al maschile: (la) eco - (gli) echi Femminile in quanto sostantivo antonomastico derivante dal nome della ninfa greca Eco, è, però, da sempre attestato letterariamente anche al maschile ((lo) eco), da cui il plurale. il/la pàrodo - i parodi (le paradoi) il/la sìnodo - i sinodi parodo e sinodo normalmente maschili, nello stile letterario possono essere talvolta usati al femminile sulla base dei loro etimi greci (πάροδος e σύνοδος) femminili, al plurale però soltanto maschile, tranne il plurale irregolare paradoi elaborato sul modello greco πάροδοι.
Dal maschile al femminile: centinaio - centinaia dito - dita migliaio - migliaia miglio - miglia paio - paia prelio - prelia riso - risa uovo - uova (dal latino ) mille - mila (dal latino , mila è usato sia come aggettivo numerale univerbato ad altri numeri duemila, anticamente anche separato due mila) (il) carcere - (le) carceri. Da notare che la parola "carcere" è corretta anche se usata al singolare femminile o al plurale maschile.Fonte http://www.treccani.it/vocabolario/carcere/ Oggi d'uso quasi solo al maschile, letterariamente si incontra ancora il femminile la carcere, forma originaria, da cui il plurale al femminile.
pudenda: apparterrebbe a questa categoria anche la forma "le pudenda" che indica le parti intime del corpo umano anche se attestata esclusivamente nella forma plurale (ad es. nel modo di dire "coprire le pudenda").
Plurali sovrabbondanti Alcune parole maschili d'uso comune posseggono due plurali, uno regolarmente maschile in -i e uno femminile in -a, non sempre intercambiabile, poiché presentano talvolta delle specializzazioni di significato (che pur rimanendo in continuità semantica, al femminile, tende a slittare verso una sfumatura di più d'insieme o astratta) o di registro.
Alcuni di questi plurali femminili sono giustificati dal plurale in - dei neutri latini della seconda declinazione, altri invece sono stati ottenuti per analogia. braccio - bracci/braccia (dal latino ) ciglio - cigli/ciglia (dal latino ) sopracciglio - sopraccigli/sopracciglia ditello - ditelli/ditella anticamente significava ascella dito - diti/dita (dal latino ) ginocchio - ginocchi/ginocchia (dal latino attraverso il diminutivo ) gomito - gomiti/gomita (solo nell'uso popolare toscano) labbro - labbri/labbra (dal latino ) membro - membri/membra osso - ossi/ossa tergo - terghi/terga I plurali al femminile vengono usati esclusivamente per riferirsi al senso proprio del termine di "parti anatomiche" (unica eccezione braccia usato anche come unità di misura) considerandole sotto l'aspetto collettivo di insieme (le dita della mano), anche in senso figurativo (due dita di vino); i plurali al maschile, invece, vengono usati sia nell'accezione precedente evidenziandone, però, di più l'aspetto di una pluralità di parti singole (ad es. i diti indici, i labbri superiori ecc.), sia nelle varie accezioni estensive derivate per analogia (i bracci della bilancia, i cigli della strada, i labbri di una ferita ecc.).
corno - corni/corna granello - granelli/granella lenzuolo - lenzuoli/lenzuola muro - muri/mura Similmente a prima, i plurali femminili esprimono più un valore di insieme e collettivo (le corna dei bovini (l'insieme delle paia di corna), il cambio delle lenzuola (del set di lenzuola che rivestono il letto)), anche figurato (avere le corna); i plurali maschili, invece, una pluralità di pezzi singoli (i corni portafortuna) o in senso allargato (i corni dell'orchestra). budello - budelli/budella cervello - cervelli/cervella intestino - intestini/(arc.) intestina (*interiore) - interiori/interiora
Le differenze fra i due tipi plurali sono simili a quelle già viste, con la differenza che il plurale femminile esprime il suo valore collettivo non tanto indicando una pluralità d'organi, ma la sostanza che lo costituisce, cosicché abbiamo "la fuga dei cervelli" ma "farsi saltare le cervella"
grido - gridi/grida urlo - urli/urla strillo - strilli/strilla L'espressione "le strilla" è popolarmente attestata (soprattutto nell'italiano moderno ma esiste già a partire almeno dal 1780 "le strilla udito avea talun del vicinato"). Dato che strillo è attestato solo dal XVI secolo rappresenta una tra le più recente formazioni (avvenuta forse per vicinanza di significato e suono con "strida") di questa classe. Spesso sono considerati i plurali maschili corretti solo se riferiti ad animali e quelli femminili solo a esseri umani; in realtà i plurali maschili, gridi e urli, possono essere riferiti sia ad animali che a umani («per veder se fosse accorso qualcheduno agli urli di Lucia» cap. XX I promessi sposi) intendendo un insieme di singoli versi, mentre i plurali femminili, grida e urla, considerano solo il complesso di versi nel suo insieme e se di origine umana.
strido - stridi/strida
Stridi e strida non presentano invece alcun tipo di specializzazione nel significato. ferramento - ferramenti/ferramenta filamento - filamenti/filamenta fondamento - fondamenti/fondamenta serramento - serramenti/serramenta Sempre con valore collettivo, i plurali femminili intendono in questo caso più una molteplicità indefinita e solo nel senso più proprio del termine (un negozio di ferramenta, le filamenta della medusa, le fondamenta di un edificio, le serramenta di una casa); i plurali maschili sono preferiti nei significati figurativi (i fondamenti di una teoria) o per intendere una pluralità di pezzi singoli (hanno montato serramenti in alluminio). calcagno - calcagni/calcagna cerchio - cerchi/cerchia cuoio - cuoi/cuoia filo - fili/fila midollo - midolli/midolla Con valore analogo a quanto già visto, i plurali femminili sono oramai soltanto attestati in contesti figurativi presso alcune espressioni cristallizzate: essere alle calcagna, tirare le cuoia, le fila di una congiura ecc. carro - carri/carra congio - congi/congia cogno - cogni/cogna moggio - moggi/moggia staio - stai/staia Senza particolari diversità di significato i plurali delle unità di misura: congio, cogno e moggio. Indica, invece, esclusivamente l'unità di misura il plurale femminile le staia (due staia di grano), mentre il plurale maschile lo strumento di misura gli stai (due stai colmi di grano); analogamente il plurale femminile le carra è ancora possibile per indicare l'unità di misura carro, il plurale maschile i carri per tutte le altre accezioni. Altre unità di misura con doppio plurale erano lo staioro, il panoro e il pugnoro. fuso - fusi«attrezzi»/fusa «il ronfare» gesto - gesti«movimenti»/gesta «grandi imprese» I plurali maschili sono gli unici utilizzabili nei significati propri del termine al singolare; i plurali femminili, pur avendo in comune la stessa origine, hanno oramai perso del tutto il legame semantico col singolare tanto da essere lemmatizzati nei dizionari come lemmi a sé, ma sempre come plurali femminili e difettivi del singolare. fastello - fastelli/fastella I fastelli, come il singolare, indica una pluralità di fasci di grandi dimensioni; le fastella una pluralità di fasci di dimensioni ancora maggiori
anello - anelli/anella quadrello - quadrelli/quadrella
Nei significati comuni in uso soltanto i plurali maschili, nei significati letterari i plurali femminili vengono usati per indicare: le anella, "i riccioli"; le quadrella, "le frecce".
grano - grani/grana Le grana solo nel significato particolare di moneta grano
vestimento - vestimenti/vestimenta pugno - pugni/pugna Ormai regolari soltanto i plurali maschili, d'uso letterario i plurali femminili
vestigio - vestigi/vestigia Senza alcun particolare slittamento semantico tra maschile e femminile
Due note grammaticali: Per quanto concerne le parti del corpo, ma anche per lenzuolo e corna, designati collettivamente, alla forma partitiva si usa esclusivamente il plurale maschile: devi premere il pulsante con uno dei tuoi diti.. Colloquialmente è anche utilizzata l'espressione "con una delle dita" dove il genere femminile viene trasmesso al singolare. Anche per la parola "uovo" al partitivo l'espressione corrente è "una di queste uova". Per quanti riguarda le alterazioni meditante suffissazione i plurali sono molteplici dal più regolare plurale maschile, i ditini, a quelli femminili, le ditina o le ditine..
rene - i reni/le reni le reni è metaforico, come ad esempio nell'espressione "spezzare le reni". viscere - visceri/viscere Anche qui il plurale in "e" è utilizzato in espressioni metaforiche come 'nelle viscere della terra'.
Alcuni dei seguenti plurali femminili desueti, sono ancora usati nella lingua letteraria: le castella per i castelli (oggi presente soprattutto nella toponomastica Le Castella, Quattro Castella) le coltella per i coltelli le comandamenta per i comandamenti le demònia per i demòni le fora per i fori le giumenta per i giumenti le istrumenta per gl' istrumenti le letta per i letti le martella per i martelli le peccata per i peccati le poma per i pomi le prata per i prati le sacca per i sacchi (oramai solo nel proverbio «chi ha il grano non ha le sacca, e chi ha le sacca non ha il grano») le sacramenta per i sacramenti le sentimenta per i sentimenti le tina per i tini (oggi solo nell'uso popolare toscano) le vasa per i vasi le vasella per i vaselli
della stessa tipologia per gli antichi plurali femminili uscenti in -ora, derivanti dal latino (come i contemporanei le corpora e le tempora) e caratterizzati da una pronuncia sdrucciola: le àrcora per gli archi le bórgora per i borghi le càmpora per i campi le dónora per i doni le luògora per i luoghi le pégnora per i pegni le pómora per i pomi le pràtora per i prati le ràmora per i rami le sèstora per i sesti