Conseguita la laurea in lettere, dal 1980 al 1987 fu consigliere regionale lombardo ricoprendo gli incarichi di assessore al Lavoro prima, alla Sanità poi, e infine ai Trasporti.
Biografia Nel 1987 fu eletto alla Camera dei deputati, entrando a far parte della direzione nazionale del PSI prima e assemblea nazionale del partito, poi come responsabile della Sanità del partito. Fu segretario regionale in Lombardia e nel 1991, aveva assunto la responsabilità nazionale dell'ufficio Regioni. Alle elezioni del 1992 venne rieletto in Parlamento risultando il socialista bresciano più votato.
Diversi anni dopo anche sua figlia Chiara è stata parlamentare, venendo eletta alla Camera per tre volte, restando in carica dal 2001 al 2013.
Vicenda giudiziaria e suicidio Fisicamente provato da un tumore al rene in stadio avanzato che lo aveva costretto al ricovero presso l'ospedale San Raffaele, Moroni ricevette, nell'estate del 1992, due avvisi di garanzia: uno per il troncone giudiziario che riguardava le discariche lombarde (in quanto predecessore del segretario regionale del PSI Andrea Parini) e le attività delle Ferrovie Nord, l'altro per i lavori all'ospedale di Lecco (in quanto ex assessore regionale alla Sanità).
Il 2 settembre si sparò in bocca con un fucile nella cantina del condominio dove abitava con la moglie e la figlia: fu trovato, attorno alle 20, dalla donna di servizio e dal suo autista. Moroni lasciò alcune lettere indirizzate a parlamentari del suo partito, lettere che i Carabinieri subito sequestrarono e che furono immediatamente rese pubbliche.
La lettera al Presidente della Camera Una delle lettere era diretta al Presidente della Camera Giorgio Napolitano. Essa, pubblicata il 4 settembre 1992 sullAvanti! diceva:
La risposta di Napolitano In sede di commemorazione del deputato scomparso il Presidente della Camera dichiarò, tra l'altroAtti parlamentari, XI legislatura, Camera dei deputati, Resoconti stenografici, Assemblea, 8 settembre 1992.:
Reazioni Nei giorni successivi il segretario del partito Bettino Craxi criticò i magistrati che conducevano l'inchiesta con la frase «Hanno creato un clima infame». Gerardo D'Ambrosio, procuratore aggiunto di Milano, replicò a quella dichiarazione difendendo il lavoro dei colleghi e affermando:
Nel 1994 il Tribunale di Milano condannò i complici di Moroni, accertando che l'ex deputato socialista aveva ricevuto «circa 200 milioni in totale nelle sue mani in una cartellina tipo quelle da ufficio, avvolta in un giornale». La sentenza fu poi confermata in appello e in Cassazione.
Note
Collegamenti esterni
Categoria:Politici del Partito Socialista Italiano Categoria:Consiglieri regionali della Lombardia Categoria:Deputati della X legislatura della Repubblica Italiana Categoria:Deputati dell'XI legislatura della Repubblica Italiana Categoria:Suicidi per arma da fuoco