Le Compagnie Barracellari () sono enti a cui sono affidati importanti compiti di natura privatistica e pubblicistica, tipici della regione autonoma della Sardegna, e di cui i comuni si dotano, liberamente, diventando, di conseguenza, i primi diretti interlocutori e responsabili del corretto funzionamento delle stesse e rispetto alle quali esercitano anche la sorveglianza sulla gestione contabile e amministrativa ai sensi dell’art. 17, c.8 della L.R.25/88.
Le compagnie sono dedite istituzionalmente alla tutela della proprietà rurale ed alla prestazione assicurativa per i danneggiamenti subiti dei beni affidati alla loro custodia. Tra i diversi compiti collaterali e di collaborazione con le autorità territoriali spiccano le materie di competenza della regione sarda tra cui la tutela dell’ambiente e il servizio antincendio.
Le compagnie barracellari possono operare in forma associata fra comuni confinanti e diffuse su tutto il territorio regionale.
L'etimologia del nome barracello ha origine dallo spagnolo barrachel, che ha la stessa origine dell'italiano bargello, in sardo barratzellu/barracellu (che indicava una guardia armata di nomina politica, generalmente campestre).
Storia
Secondo quanto riportato nel Dizionario storico etimologico Spagnolo militare pubblicato nel 1869, ad opera del Colonnello Josè Almirante de Coronella, la prima citazione ufficiale del termine Barrachel de Campagna trova riscontro nelle ordinanze risalenti al 1536. In Spagna il Barrachel de Campagna faceva parte di un organo esercente funzioni di polizia ad ordinamento militare. Successivamente la prima citazione ufficiale dei barracelli in Sardegna risale al 1570 - 1572 circa.
L'istituto, che ha antiche origini giudicali, nel XVII e nel XVIII secolo si presenta, infatti, come una speciale squadra di guardie campestri dei comuni che si rinnova di anno in anno nell’ambito della comunità rurale o urbana e che in cambio dei contributi versati dagli allevatori e dai coltivatori s’impegnava a pattugliare il territorio, a proteggere le attività agricole, a prevenire i reati, a sorvegliare i beni rurali e in particolare a risarcire i danni causati da furti, atti vandalici e sconfinamenti del bestiame che siano rimasti impuniti. Perseguendone gli autori e indennizzando i proprietari, comportandosi al tempo stesso come polizia rurale e come una sorta di società di assicurazione.
I barracelli, con la denominazione specifica e con le loro caratteristiche competenze, in Sardegna hanno avuto invece origine quasi sicuramente a Sassari e ad Alghero. Nel Comune di Sassari nel XVI secolo, in cui si ha la prima citazione significativa con la quale il Sindaco di Sassari, chiedeva al Parlamento (1572-1574) che "il sistema dei barrancelli" fosse esteso a tutta la Sardegna a causa del grave stato di ordine pubblico nelle aree rurali. Il testo del Sindaco di Sassari era il seguente: "Affinché gli abitanti del Regno possano con più profitto occuparsi della coltivazione della terra ed essere signori dei loro averi, del bestiame, dei seminati [...] e affinché i contadini possano con più sicurezza risiedere fuori dai centri abitati, per occuparsi meglio dell'agricoltura, del bestiame e delle altre attività [...] piaccia a V.S. ordinare che nel resto del Regno, come già nel Capo di Logudoro, si istituiscano i barincellos ovvero justitia de campana, con la giurisdizione, i poteri e le altre cose che a V.S. sembreranno più opportune, affinché possano e debbano perseguire i ladri, i malfattori e i banditi che vanno per la campagna [...] e che i salari dei detti barinjellos vengano tratti dalla summa del servei del parlament."
Durante la loro storia furono abolite una prima volta nel 1819 e sostituite con i Cacciatori reali di Sardegna. Furono ricostituite nel 1827 e riconfermate nel 1836, anche se negli anni successivi molte furono le proposte parlamentari per la loro abolizione (1848, 1849, 1850). Il Governo Sardo invece le riorganizzò con Legge 22 maggio 1853, e quello italiano le regolamentò con il Regio Decreto 14 luglio 1898, n. 403,, Regio Decreto 14 luglio 1898, n. 403, Regolamento per le Compagnie dei barracellari in Sardegna (attualmente in vigore).https://www.regione.sardegna.it/documenti/1_436_20150921135313.pdf dando loro un inquadramento più simile alle guardie delle province e dei comuni.
Dopo l'unità d'Italia la disciplina venne risistemata con la Legge Regionale n.25 del 15 Luglio 1988.
I singoli Comandi dei Barracelli sono diretti da un Capitano nominato dal Consiglio Comunale, che è responsabile verso il Sindaco del corretto svolgimento del servizio, della disciplina e dell’impiego tecnico - operativo dei barracelli.
Il Periodo Giudicale I barracelli derivano da una forma spontanea di scolcaSecondo Francesco Cesare Casula, Dizionario Storico Sardo, Cagliari, 2006, la scolca sarebbe il singolo guardiano campestre, mentre secondo altri autori il termine designerebbe le compagnie o le loro precedenti forme aggregative. In ogni caso il Casula, proprio nello stesso passo, è uno fra i molti autori che collegano l'origine del barracellato alla scolca. risalente a molto prima dell'arrivo degli Aragonesi nell'Isola e precisamente al periodo dei Giudicati (terminato nel XIV secolo) quando i barracelli erano infatti chiamati juratos (o jurados de logu)Poiché prestavano giuramento di non arrecare danni ai compaesani., ed erano coordinati da un maiore de scolca che ne rispondeva direttamente all'antesignano del Sindaco odierno, il maiore de villa. Il "livello di attenzione" della vigilanza era garantito dal rischio patrimoniale che assumevano personalmente in quanto sin da allora sarebbe stato a loro carico il risarcimento dei danni eventualmente patiti dai proprietari dei terreni da essi vigilati, ove fossero stati derubati o altrimenti lesi.Per approfondimenti si veda la sezione "Le ville e la loro organizzazione" in La curadoria del Sigerro, per la Biblioteca comunale di Siliqua
La criminalità, secondo alcuni studiMassimo Falchi Delitala, I Templari nei Giudicati sardi, Ed. Penne & Pairi, 1999, era caratteristicamente individuale in quanto la Carta de Logu - che pure annoverava fattispecie di crimini con grande dettaglio giungendo a trattare del furto commesso da amanti in camera da letto - non menzionava fenomeni associativi come la bardana né il brigantaggio, che pure imperversavano in Continente; inoltre, a differenza che nel resto d'Italia, ai Templari non fu consentito l'esercizio di attività di polizia, almeno nella misura in cui lo si era concesso dall'altra parte del mare, segnale forse di una situazione generale di soddisfacente tranquillità tale da non costringere a delegare il controllo del territorio a ordini militari e cavallereschi esterniAncora Falchi Delitala..
Il Periodo Aragonese In seguito, nel 1570 gli Aragonesi diedero loro il nome di Barrachellos, dal quale deriva l'attuale denominazione. In questa fase i Barrachellos ebbero vaste competenze in materia di ordine pubblico e pubblica sicurezza ed il loro reclutamento avveniva per coscrizione, sempre quindi su base obbligatoria, ora in analogia con altre prestazioni obbligatorie gravanti sul mondo rurale come in primo luogo la roadia.
Ulteriori documenti storici che richiamano l'istituzione dei barracelli ci rimandano alla città di Alghero con l'Ordinanza consiliare algherese che nel 1609, per gravi questioni di ordine pubblico, furti e danneggiamenti ad opera sia di vagabundos suoi abitanti, sia di forasters che si recano in città, decide di costituire i barranchellos de campanya (eleggendone otto) con l'obiettivo di "volent stirpar semblant latrocinis"[.http://www.condaghes.com/scheda.asp?id=978-88-7356-014-2&ver=it Dalla scolca giudicale ai Barracelli. Autore: Salvatore Orunesu. Edizioni Condaghes, 2003].
Le origini dei barracelli algheresi, quale organo civile e paramilitare, risalgano agli inizi del XVII sec., questo è attestato dalle Ordinanze e deliberazioni del Consiglio civico di Alghero in materia agraria (1582-1649). Tuttavia, è solo dal 1683 che la loro continuità amministrativa (1683-1848) è attestata da numerose fonti documentali conservate presso l’Archivio Storico Comunale di Alghero. Si tratta di un corpus davvero imponente: 170 registri (1683-1829) tra Registres de danys, Registres de cavalls i bísties de mola, Registres de bestiar viu, Registres d’estimes de fruita, Registres de vinyes tancades, Registre dels capitols dels barranchellos del any 1684 y 85, Capitols dels barrancheles, Capitulos que deve observar la barranchelaria de la ciudad de Alguer, oltre a una copiosa messe di documenti sparsi. La maggior parte dei registri è stilata in catalano fino al 1829; invece, nei Capítols e nei Registres de bestiar viu compaiono documenti redatti in catalano, castigliano e italiano. I Capítols illustrano il carattere civile e para-militare della compagnia, la sua organizzazione gerarchica, rinnovata di anno in anno, costituita da un Capitano – designato dal Consiglio Generale della città – uno o due Tenenti e diversi barranxels (o soldats) scelti dal Capitano. Alle norme fissate nei Capítols dovevano attenersi sia la compagnia dei barracelli sia i proprietari agricoli e gli allevatori: per denunciare i danni e richiedere l’indennizzo corrispondente si ricorreva al Registre de danys redatto da un notaio, che vi annotava anche i procedimenti civile e amministrativo cui rifarsi.
Il Regno di Sardegna e l'Unità d'Italia Con il passaggio della corona ai Savoia, il XIX secolo fu un secolo cruciale per il mondo agro-pastorale sardo. Sorsero infatti gravi problemi di ordine pubblico connessi alla forzosa trasformazione della proprietà rurale nel quadro di un'azione riformista di vasta portata.
Dalla secolare tradizione agricola cristallizzata negli ademprivi, si andava verso una diffusione della proprietà privata dei suoli al fine di incrementarne la produttività, e lo stravolgimento di usi e consuetudini consolidati da secoli non fu indolore per la società isolana.
Nel 1819 le Compagnie Barracellari furono soppresse ed inglobate nei Cacciatori di Sardegna.Dante Scarella, 'GDE, Utet
Nel 1820 fu emanato il noto Editto delle chiudende ritenuto dai sardi come una grave ingiustizia. Dopo la sua pubblicazione nel 1823 crebbero i disordini legati alla sua applicazione, che prevedeva il riconoscimento della proprietà terriera - popolarmente avvertita come comune, collettivaGiuridicamente apparteneva ai feudatari. - a chi in pratica fosse meramente riuscito a recingerla, avendosene per effetto innumerevoli abusi e conseguenti violenze, aggressioni, ritorsioni, aperte rivolte in buona parte delle campagne isolane. I barracelli furono perciò riammessi nel 1827, finché fu con il Regio Decreto del 22 maggio 1853, n. 1533, che si intese porre ordine più sistematicamente nella materia.
Il Regio Decreto stabilì che il reclutamento dei barracelli dovesse avvenire su base volontaria,Art. 1 R.D. 22 maggio 1853, n. 1533 assimilando tali soggetti alle guardie campestriArt.63 R.D. 22 maggio 1853, n. 1533 e li si attribuiva poteri di polizia giudiziaria e pubblica sicurezza per cui avrebbero potuto eseguire arresti in flagranza di reati punibili con la reclusioneArt.64 R.D. 22 maggio 1853, n. 1533 oppure in caso di incontro con persone in possesso di frutti della terra di cui non potessero giustificare la provenienza.Art.68 R.D. 22 maggio 1853, n. 1533
Successivamente venne emanato il Regio Decreto del 14 luglio 1898, n. 403; ed infine la Regione Autonoma della Sardegna le ha ulteriormente regolamentate e organizzate con la Legge Regionale 15 luglio 1988, n. 25.testo della legge dal sito della Regione Sardegna