Era figlio di Antonio e Carolina Bettella. Diverse fonti anarchiche e/o liberalsocialistecome ad es. socialismo libertario sostengono che a Giovanni Mariga fu assegnata la Medaglia d'Oro al valore militare per il suo valore e coraggio durante le azioni partigiane ma che egli, coerentemente con le sue idee, la rifiutò. Il Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani sostiene che la Medaglia di Bronzo al valore militare, pur non essendo mai stata sollecitata da Mariga, non gli fu assegnata perché nel contempo era stato condannato all'ergastolo per aver partecipato all'uccisione di un ex federale fascista. A tale uccisione egli si dichiarò sempre estraneo durante i vari gradi di giudizio nel processo che seguì.decorazioni
Medaglia d'oro al valor militare, di cui il Mariga fu ritenuto meritevole ma che non gli fu mai assegnata per le ragioni summenzionate
Biografia
La Grande guerra e il primo dopoguerra Durante la prima guerra mondiale Mariga partecipò alla battaglia di Vittorio Veneto ed ai combattimenti in Trentino. Durante il conflitto cominciò ad interessarsi di politica e ad avvicinarsi all'anarchismo:
Terminata la guerra, Mariga tornò a Padova e fece amicizia con un cameriere triestino che lo introdusse viepiù nell'ideologia anarchica. Giovanni Mariga fece la sua scelta di vita divenendo un militante anarchico e partecipando a numerose azioni contro i fascisti. Questi ultimi lo rinchiusero in carcere, dove rimase fino al 1943, per circa quindici anni.
La Seconda guerra mondiale e la lotta partigiana In Lunigiana e nel Carrarese le varie forze antifasciste, riuscendo a mettere in secondo piano le proprie divergenze, soprattutto fra comunisti ed anarchici (causate dai tragici fatti di maggio a Barcellona nella guerra di Spagna), si unificarono nella comune lotta contro i nazi-fascisti. Tale politica non venne attuata in altre aree della penisola italiana. Un altro esempio, pur contraddittorio, di unificazione delle forze antifasciste, si ebbe nella XIII zona operativa del piacentino, di cui Emilio Canzi, il notissimo "colonnello anarchico",Il Colonnello Anarchico Emilio Canzi e la guerra civile spagnola di Ivano Tagliaferri ebbe il comando. Incarcerato momentaneamente dai comunisti filostalinisti, fu presto reintegrato nel suo ruolo. Nelle zone in cui gli antifascisti di varie tendenze operarono in sintonia, si ebbero casi di anarchici posti al comando di brigate composte in massima parte o esclusivamente da comunisti e viceversa. Indicativo a tale proposito quanto accadde a Ugo Mazzucchelli, anarchico collegato al CLN e successivamente massimo dirigente locale dell'ANPI, di tendenza socialcomunista.
Gli anni della Resistenza Giovanni Mariga tornò in libertà nel giugno 1944, dopo una nuova, anche se breve, detenzione nel carcere di Massa. Si arruolò e combatté nella Brigata Elio WockievicElio Wockievic era un disertore di origini goriziane di non chiara collocazione politica, forse comunistaGli anarchici contro il fascismo (paragrafo Difesa di Carrara), formazione legata alla Divisione Lunense, formata in gran parte da anarchici. Mariga divenne ben presto vice comandante di brigata col nome di battaglia di Padovan. In seguito passò alla Brigata Garibaldi di Carrara, comandata da Memo. Nella stessa zona le brigate anarchiche erano assai numerose: oltre alle già citate, erano presenti sul territorio anche il battaglione Lucetti e la "Brigata anarchica Michele Schirru", che agivano frequentemente di concerto. Nella stessa Brigata Lunense combatteva come comandante di sezione un altro anarchico, Sergio Ravenna.
Dopo il 4 gennaio 1945, Mariga passò la Linea Gotica ed entrò nella Special Force di Firenze, militando nella formazione di sabotatori "Tullio". Partecipò a numerose azioni antifasciste, tra cui quella dell'8 novembre 1944 a Carrara (in tale azione furono uccise una spia e numerosi militari tedeschi):
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Un eroe della Resistenza Riportiamo alcune azioni di Mariga e della brigata partigiana di cui fu vicecomandante: nel giugno del 1944 la brigata Elio sferrò un attacco al carcere di Massa e liberò oltre cinquanta reclusi, tra cui Belgrado Pedrini, Giovanni Zava e Gino Giorgi. Tre mesi dopo, Elio e Padovan (nome di battaglia di Giovanni Mariga), travestiti da militari tedeschi, bloccarono una colonna di camion nazisti che transitavano sulla via Aurelia. Molti militari germanici vennero disarmati e furono liberati i loro prigionieri, fra cui un prete. Il travestimento dei partigiani ingenerò confusione fra i tedeschi, i quali, non capendo più quali erano i veri e i finti commilitoni, si spararono fra di loro, mentre i partigiani e i prigionieri si poterono mettere in salvo indisturbati.
Dopo la liberazione di Carrara, Padovan e la propria brigata precedettero gli Alleati nella liberazione di Sarzana e di La Spezia e fecero prigionieri 125 soldati tedeschi.
Le azioni portate avanti da Padovan e compagni furono possibili anche grazie ad un cospicuo armamento, frutto soprattutto dei molti furti compiuti ai danni dei [ nazifascisti, armi di cui lo stesso Elio fornì inventario: 2 mitragliatrici Breda Mod. 30 con 20.000 cartucce 4 fucili mitragliatori con 5.000 cartucce 2 mitragliatrici leggere tedesche con 3.000 colpi 7 pistole tedesche automatiche 12 fucili mitragliatori Beretta 15 Sten (mitra di fornitura alleata in gran uso fra le brigate partigiane) 40 fucili tedeschi Mauser 50 moschetti Model 41 15 fucili modello 41 200 bombe a mano 200 mine anticarro 50 chili di tolite fuso con innesco 200.000 cartucce varie.
Il secondo dopoguerra Mentre personaggi come Mario Roatta riuscivano a sfuggire attraverso cavilli legali ed amnistie a condanne a morte per crimini di guerra commessi in Jugoslavia, risulta emblematico quanto accadde sia a Giovanni Mariga che a Belgrado Pedrini. Il loro iter giudiziario ricorda quello dell'ex-comandante comunista Francesco Moranino, con la differenza che attorno a Mariga e Pedrini non si scatenò la battaglia politica che si svolse in occasione del "caso" Moranino. Come Belgrado Pedrini«Belgrado Pedrini (Carrara 1913-1978). Nel 1942 insieme ad altri compagni di Carrara iniziò la lotta armata contro il fascismo. Arrestato insieme agli altri membri della banda, dopo un conflitto a fuoco che costò la vita ad un poliziotto, venne liberato dai partigiani anarchici attivi nelle Apuane (1944) e si unì a loro. All'indomani della liberazione fu ricondotto in carcere per rispondere dei reati commessi nel 1942, ovvero l'esproprio di alcuni esponenti padronali a Carrara, Milano e La Spezia per finanziare la lotta antifascista. Condannato a trent'anni ne scontò più del dovuto (finita la pena fu rinchiuso in una casa di lavoro nei pressi di Pisa), nonostante la grazia concessagli dal Presidente Leone» (Cenni biografici su Belgrado Pedrini), Giovanni Mariga fu arrestato nell'immediato dopoguerra e venne accusato con altri quattro compagni anarchici di aver giustiziato un ex segretario fascista di Santo Stefano di Magra. Processato e condannato prima a 20 anni di carcere e poi all'ergastolo in appello, Mariga si dichiarò sempre estraneo ai fatti imputatigli e, dopo 22 anni di carcere, Sandro Pertini, fra i più noti comandanti partigiani socialisti ed allora presidente della Camera dei deputati, si adoperò per fargli ottenere la grazia.
Giovanni Mariga tornò a Carrara con Belgrado Pedrini, Giovanni Zava e Sergio Ravenna, fondò il "circolo anarchico Bruno Filippi" e proseguì la sua azione di militanza anarchica.
Morì in un incidente stradale nel novembre 1979È curioso sottolineare come diversi capi partigiani, sia comunisti che anarchici, siano morti in incidenti stradali e/o per danni subiti da incidenti stradali; fra questi ad es. Ilio Barontini e Emilio Canzi.
Onorificenze
Note
Bibliografia L'Espresso, Volume 32, Numeri 26-29 Renzo Vanni, Trent'anni di regime bianco ; Pagina 334 Sovversivi agli atti: gli anarchici nelle carte del Ministero dell'interno ; Pagina 91 Sandro Zanotto, La Venere del Buttini: diario anarchico '66-'67 Maurizio Antonioli, Dizionario biografico degli anarchici italiani, BFS
Voci correlate Anarchici e Resistenza Brigate anarchiche operanti nella Resistenza
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