Corato (Quaratë nel dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Bari in Puglia.

Geografia fisica Il centro abitato è situato a 232 metri sul livello del mare. Il territorio comunale, con una superficie di 167,73 km², si estende sulle pendici orientali delle Murge. Prevalentemente roccioso o semi-roccioso, è caratterizzato da ampi spazi aperti nei quali domina la vegetazione spontanea, interrotti da aree coltivate prevalentemente a vigneto, oliveto, mandorleto e seminativo.

La vegetazione prevalente è la steppa o para-steppa; vi sono, inoltre, lembi di boschi di querce a roverella e pinete in particolar modo nella Murgia Serraficaia (673 m s.l.m.) e a San Magno (480 m s.l.m.).

Storia

Preistoria La zona di Corato è stata abitata sin dalla tarda Età del bronzo, come testimoniano le emergenze archeologiche in località San Magno, a circa 15 km dalla città. In questa zona è stata riportata alla luce una necropoli italica di tombe a tumulo, complete di corredi funebri principalmente composti da vasellame e monili in ferro che testimoniano scambi commerciali e culturali con altre zone del Mar Mediterraneo. Altro pregevole testimone della storia più antica di Corato è il Dolmen sito in località Chianca dei Paladini, risalente al XIV secolo a.C.

Età classica Le origini dell'attuale centro abitato di Corato si collocano nel III secolo a.C., durante il periodo repubblicano di Roma, quando Scipione l'Africano premia i reduci della conquista di Cartagine, concedendo loro diversi territori in Puglia. Uno di loro, un certo Caius Oratus, avrebbe avuto in qualità di patrizio romano una zona su cui fece sorgere un villaggio al quale avrebbe dato il nome facendolo derivare dal suo. Il nome nei secoli oscilla fra Coratus, Coratum, Curati (in epoca normanno-sveva), Quarata e Quadrata (in epoca spagnola e ducale; si ricordi il breve ducato di Bisceglie di cui Corato fu parte), finché in epoca borbonica la cittadina assume il nome ufficiale di Corato. Anticamente la città era percorsa da un tratto interno della via Traiana: l'abitato romano sarebbe confermato dall'originale pianta quadrata (da cui probabilmente il nome della città, secondo alcuni studiosi).

Fin dalla sua fondazione nel III secolo a.C. fino alla caduta dell'Impero romano d'occidente, il villaggio di Corato faceva parte del territorio della vicina Ruvo di Puglia, all'epoca florida polis greca e poi municipium romano, in epoca greca era conosciuta come Ρυψ (Rhyps, pron: Rüps), poi Rubi, in età romana.

Corato era inizialmente una piccola comunità contadina che adorava divinità boscherecce o della fertilità, ma grazie alla trionfale predicazione di San Pietro e San Paolo essa divenne ben presto comunità cristiana che adorava i primissimi santi fra i quali San Vito e Santa Lucia, in onore della quale si allestiva il "falò di Santa Lucia", tradizione ancora viva nel terzo millennio.

Medioevo Corato, che mantenne nel tempo la sua caratteristica contadina e pastorale, fu nel V secolo teatro delle scorrerie barbariche dei Visigoti di Alarico e in seguito delle orde saracene che portavano massacri e distruzione. A questo proposito gli abitanti di Corato edificarono una torre lungo la via che saliva dal porto di Trani e un'altra detta "Turris Longa" in posizione dominante avanzata che aveva piuttosto una funzione di avvistamento.

Nell'XI secolo Corato come tutta la Puglia fu preda dei Normanni. Trani fu dominata dal conte Drogone, mentre Pietro il Normanno prese possesso dell'abitato coratino nel 1046. In quest'anno fu fondata ufficialmente la città di Corato e insieme all'atto di fondazione Pietro il Normanno ordinò ai capi maestri di erigere quattro torri, delle quali restano oggi labili tracce, e relative mura. Lo sviluppo continua, confermato anche dal geografo arabo El Edrisi, che ne descrive alcune specialità nel 1155:

La città rimane fedele a Corradino di Svevia anche dopo la morte di Federico II nel 1250, e alla conquista di Carlo I d'Angiò ottiene il motto di "Cor sine labe doli" (in lingua latina "Cuore senza macchia di infamia"), riportato ancora oggi nello stemma civico.

Età moderna I Borbone nel XVI secolo dominano Corato e la zona circostante, fino ad un modesto tentativo d'insurrezione ad opera del cittadino Federico Quinto nel 1799. Infeudata pochi anni dopo alla famiglia Carafa duchi di Andria e conti di Ruvo, nel 1503 la città assiste alla celeberrima disfida di Barletta, infatti il combattimento ebbe luogo tra Corato e Andria in territorio di Trani, Contrada Sant'Elia, allora sotto il dominio dei Veneziani. Un grande fervore economico ed edilizio coinvolge poi la città a partire dalla salita di Gioacchino Murat in poi, fino a proseguire con l'unità d'Italia.

Età contemporanea Nel maggio 1922, a causa dell'innalzamento idrogeologico della falda freatica sottostante la città, si verificò un gravissimo crollo che interessò alcuni quartieri della città. Questo causò la perdita di numerosi palazzi storici, tra i quali il Palazzo Nuovo o Ducale che sorgeva al centro della città vecchiahttps://www.ambienteambienti.com/un-secolo-dopo-i-crolli-corato-si-interroga-acque-sotterranee-e-dissesto-cose-cambiato-in-100-anni/.

Negli anni '50 e '60 un gran numero di coratini emigrò verso il nordovest, in particolare a Torino dove costituirà una comunità di un certo rilievo.

Il 5 febbraio 2006 con oltre il 70% dei votanti al referendum consultivo fra i cittadini coratini ha respinto l'ingresso nell'istituenda provincia di Barletta-Andria-Trani. L'affluenza è stata di circa il 40%, e nonostante il non raggiungimento del quorum, la decisione è stata confermata dal consiglio comunale.

Simboli Lo stemma del Comune di Corato è stato approvato con decreto del capo del Governo del 7 aprile 1937.

Riconoscimento di città Con decreto del Presidente della Repubblica, il giorno 30 maggio 2026 corato è diventata città

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Chiesa di Santa Maria Maggiore Chiesa matrice del paese, chiamata popolarmente "il Duomo", è menzionata per la prima volta in un documento dell'XI secolo; l'aspetto attuale, tuttavia, è quello che l'edificio ha assunto dopo vari rifacimenti dovuti al terremoto del 1627 e a un intervento di restauro del XIX secolo che ha cancellato quasi ogni traccia dell'impianto originale. La facciata esterna, sulla quale sono chiaramente visibili le stratificazioni e le modifiche di cui sopra, presenta una lunetta ad altorilievo raffigurante una Deesis. A sinistra del portale, a ridosso dell'intersezione col torrione del campanile, a 2,43 m da terra, vi è una lastra lapidea rettangolare in pietra calcarea (ca. 1,88 m di lunghezza per 1,03 m di altezza), circondata da una cornice e sormontata da tre piccoli archi a tutto sesto: su di essa sono appena visibili i resti scolpiti di un rilievo (ora quasi del tutto abraso) raffigurante l'ascensione al cielo di Alessandro Magno, tema iconografico di grande fortuna nell'arte medievale e (soprattutto di ambito romanico pugliese) e nell'arte bizantina. Dell'originario rilievo sono leggibili solo le due esche infilzate sulla punta delle due lance.

All'interno si può ammirare un prezioso busto-reliquiario d'argento che ritrae il patrono della città San Cataldo, nonché un prezioso affresco della Madonna di Costantinopoli risalente al 1559, tornato alla luce in tempi recenti dopo esser stato murato per diversi secoli.

Santuario della Madonna Greca

Uno dei più importanti luoghi di culto della città, sede della parrocchia omonima, è molto importante per il paese poiché strettamente legata ad alcuni avvenimenti di notevole rilevanza per la sua storia; vi si custodisce inoltre una presunta immagine acheropita ed è il luogo di sepoltura della Venerabile Luisa Piccarreta.

Chiesa Maria SS. del Monte Carmelo La chiesa di Santa Maria del Carmine è sede dell'omonima confraternita. Sulla facciata a bugnato rustico si apre un semplice portale architravato, mentre la parte alta, terminata in tempi più recenti, ha un coronamento a timpano. L'edificio, realizzato nella seconda metà del XVIII secolo, ha subito rifacimenti negli anni Trenta del XX secolo, come conferma la data del 1936 rilevabile sul portale laterale.

L'interno, di modeste dimensioni, ha conservato l'aspetto originario, anche se la coloritura degli intonaci è di fine '900. La chiesa, a navata unica, coperta a botte unghiata, presenta tre cappelle per lato, scandite da arcate. All'interno dell'ampia abside si aprono due portali simmetrici; alcune paraste e un marcato cornicione soprastante segnano l'invaso della navata e dell'abside. Nell'ancona del presbiterio è conservata una statua settecentesca raffigurante la Madonna del Carmine. L'apparato decorativo è formato da elementi a stucco e legno dorato.

La controfacciata ospita un pregevole organo realizzato nel 1760 dall'organaro barese Pietro De Simone, racchiuso in una cassa di risonanza lignea finemente decorata.

Chiesa dei Cappuccini Intitolata alla Risurrezione di Gesù Cristo, la chiesa fu edificata nel 1756. La comunità dei frati minori Capuccini è documentata a Corato sin dal 1591; l'autorizzazione alla costruzione del convento risale invece al 1594, e fu finanziata dalla famiglia Carafa, conti di Ruvo di Puglia e duchi di Andria (di cui Corato è feudo)P. Salvatore da Valenzano, I Cappuccini nella Puglia, Bari 1926, p. 204.. Dalla prima metà del XIX secolo la rettoria dei Cappuccini ospita le Suore della Carità dell'Immacolata Concezione, dette 'Suore di Ivrea'. La Chiesa dei Cappuccini è il centro del culto coratino di santa Rita da Cascia, della Madonna del Pozzo e di san Pio da Pietrelcina.

L'edificio si caratterizza per un ampio vestibolo d'ingresso con volta a crociera e per una sacrestia affrescata. La chiesa custodisce una tela del pittore fiammingo Gaspar Hovich della fine del XVI secolo, e una pala di altare di Giovanni Antonio Oppido Materano. Entrambe provengono dalla Chiesa 'Monte di Pietà', andata distrutta in seguito al disastro idrogeologico del 1922.

La messa prefestiva celebrata in questa chiesa è tradotta in lingua dei segni italiana.

Chiesa Madonna delle Grazie La chiesa rurale detta “Chiesa di Bracco” perché sita sulla vecchia via tra Corato e Ruvo in contrada Bracco,a 1 km dal centro abitato, è inserita nel complesso edilizio del XVIII secolo che costituiva l'antico convento francescano. La chiesa risulta esistente sin dal 1599“Corato. Testimonianze archeologiche e d'arte nel territorio” di Striccoli, Radina, Silvestri e Gelao a cura della Pro Loco. Intorno al 1864 il convento passò al Comune e fu messo in vendita; la chiesa subì numerose modifiche nel corso dei secoli, fino a perdere l'aspetto originario.

Nel 1997, la Curia Arcivescovile di Trani curò il restauro della chiesa. L'interno della chiesa fu liberato dall'intonaco, portando alla comparsa di due grossi pilastri in pietra e di una volta in pietra e tufo. Il pavimento avvallato fu riportato al livello originario.

La Chiesa di Bracco è dedicata alla Madonna delle Grazie, la quale gode di ben due feste annuali, il 2 luglio e l'8 settembre; durante quest'ultima viene allestito un carro trainato dai buoi che porta in processione l'effigie della Madonna.

Chiesa/neviera di san Magno In agro di Corato, a circa 15 km dall'abitato, in prospicienza dell'antica necropoli di san Magno sorge l'antica chiesa/neviera dedicata a san Mangone (o san Magno). La chiesa risale al XII secolo e la sua esistenza è attestata in un documento del 1128, detto Donazione di San MagnoCodice Diplomatico Barsese, vol. IX, nel quale viene registrata la sua donazione al Capitolo della Chiesa Matrice di Corato da parte del conte Goffredo. In tale documento la chiesa viene chiamata di Santa Maria Maggiore o di San Mangone, in riferimento all'ormai scomparso villaggio che sorgeva nell'area. Nel XIX secolo l'edificio fu compreso in una masseria fortificata.