Con la parola amore si può intendere un'ampia varietà di sentimenti ed atteggiamenti differenti, che possono spaziare da una forma più generale di affetto ("amo mia madre; amo mio figlio") sino a riferirsi ad un forte sentimento che si esprime in attrazione interpersonale ed attaccamentoOxford Illustrated American Dictionary (1998) + Merriam-Webster Collegiate Dictionary (2000), una dedizione appassionata tra persone oppure, nel suo significato esteso, l'inclinazione profonda nei confronti di qualche cosa.Cfr., ad esempio, il Vocabolario Treccani () e il Dizionario Devoto-Oli.

Può anche essere una virtù umana che rappresenta la gentilezza e la compassione, la vicinanza disinteressata, la fedeltà e la preoccupazione benevola nei confronti di altri esseri viventi, ma anche il desiderare il bene di altre personeFromm, Erich; The Art of Loving, Harper Perennial (1956), Original English Version, ISBN 978-0-06-095828-2.

Gli antichi Greci hanno individuato quattro forme primarie di amore: quello parentale-familiare (storghé), l'amicizia (philia), il desiderio erotico ma anche romantico (eros), infine l'amore più prettamente spirituale (agape, il quale può giungere fino all'auto-annientamento o kenosis)C. S. Lewis, I quattro amori, 1960.; gli autori moderni hanno distinto anche altre varietà di amore romanticoStendhal in L'amore ("De l'amour"; Paris, 1822), distingue amore esclusivamente carnale o fisico, l'amore passionale emotivo, una sorta di amore non troppo impegnativo definito "gusto d'amore" ed infine l'amore di vanità o superficiale e vacuo. Denis de Rougemont nel suo saggio L'amore in occidente ha tracciato la storia dell'amore passionale (l'amour-passion) dai tempi dell'amor cortese al romanticismo. Benjamin Péret, nell'introduzione alla sua Anthlogia dell'amore sublime (Paris, 1956), distingue ulteriormente il cosiddetto "amore sublime", uno stato di idealizzazione realizzata equiparabile per certi versi con la forma più romantica dell'amore passionale., mentre le tradizioni non occidentali contengono varianti o simbiosi di questi stati (J. Mascaró, translator).

Una tal ampiezza di usi e significati, in combinazione con la complessità dei sentimenti che coinvolgono i soggetti che amano, possono rendere particolarmente difficoltoso definire in modo univoco e certo l'amore, rispetto ad altri stati emotivi.

Nell'ambito della psicologia esso consiste in un rapporto duale basato su uno scambio emotivo generato dal bisogno fisiologico della gratificazione sessuale e dal bisogno psicologico dello scambio affettivoUmberto Galimberti, Dizionario di psicologia. Milano, Garzanti, 1999, p. 46. L'amore nelle sue varie forme agisce come un importante facilitatore nella relazione interpersonale e, data la sua importanza psicologica centrale, è uno dei temi più comuni trattati nelle arti creative; può infine essere inteso anche come un modo per tenere uniti gli esseri umani contro le minacce provenienti dall'ambiente esterno e per aiutare la riproduzione umana e la conseguente continuazione della specieHelen Fisher. Why We Love: the nature and chemistry of romantic love. 2004..

Il termine può acquisire ulteriori precisazioni o significati negli ambiti filosofico, religioso o nelle arti.

Etimologia

Il termine italiano "amore" entra nella lingua italiana a partire dal XIII secolo, derivando dal termine latino amore(m) (nominativo amor), a sua volta derivato dal latino amare. Il termine amare, il quale risulta connesso con il latino amma (mamma), o anche amita (zia), può avere quindi la sua possibile origine dal linguaggio infantileAlberto Nocentini, L'etimologico..

Un'altra possibile origine fa derivare il lemma latino dal protoitalico *ama e quindi dal protoindoeuropeo *h3mh3, col significato di "prendere, tenere", evolvendo in "prendere la mano di", quindi legarsi in amicizia (da qui anche il latino amicus, amica, amasius); quindi corrispondente al sanscrito amánti, amīṣi, col medesimo significato, e all'antico avestico əmaMichiel de Vaan, Etymological Dictionary of Latin and the other Italic Languages vol.7 del Leiden Indo-European Etymological Dictionary Series (a cura di Alexander Lubotsky). Leiden, Brill, 2008, p. 39.

Manifestazioni di amore All'interno delle relazioni che l'individuo intrattiene col proprio ambiente, l'amore si può classificare attraverso differenti manifestazioni: Amore di sé - il sano amor proprio. Appare come condizione di autostima, ma non deve esser confuso col narcisismo che sfocia nell'egocentrismo. Per il buddhismo, che qualifica l'ego come un'illusione della nostra mente, il vero amore, ossia la compassione, esiste solo quando viene diretto verso un'altra persona, non a sé stessi. Per la psicoanalisi invece, che si trova completamente opposta al buddhismo, l'ego viene definito come l'unica realtà, l'amore è sempre auto-personale, che può svilupparsi in una forma sana o malsana a seconda dei casi. Amore incondizionato - amore altruistico e compassionevole, professato senza aspettarsi nulla in contraccambio. Corrisponde all'amore spirituale predicato dalle varie religioni. Amore filiale e fraterno - tra discendenti e antenati (familiare, parentale). Amicizia - sentimento che nasce dalla necessità provata dagli esseri umani di socializzare tra loro. Amore romantico - un sentimento che in un certo grado idealizza la persona amata, soggetta all'aspettativa amorosa. Amore sessuale - prodotto dal desiderio sessuale verso l'altro. Amore platonico - concetto filosofico che innalza l'amore alla contemplazione della bellezza, alla conoscenza pura e disinteressata. Poi successivamente interpretato dai Neoplatonici del '500 come amore filosofico nei confronti di una persona. Amore per la Natura - coinvolge un sentimento di protezione verso il mondo vegetale ed animale. Amore per qualcosa di astratto o inanimato - un oggetto fisico, un'idea, ma anche un obiettivo ideale (amor di patria o patriottismo) e può essere associato con l'eroismo; in quest'ultimo caso costituisce una forma di altruismo nei confronti del proprio gruppo Amore per Dio - devozione, si basa sulla fede religiosa. Amore universale - spiritualità in senso lato, corrispondente all'esperienza data dal misticismo (estasi, illuminazione, nirvana).

Simbologia

Filosofia

Per quanto in generale il concetto di amore non sia uno dei più frequentati dalla filosofia, esso riveste un'importanza notevole nella sua storia. Il primo pensatore a porre esplicitamente il concetto è Empedocle, nel suo vedere il divenire determinato dalla dialettica amore/odio, visti come fattori cosmologici primari: le due forze opposte dell'Essere, con l'idea di unità e fusione che sottende al suo concetto di amore.

Platone trasferisce invece il concetto dalla cosmologia alla metafisica, come aspirazione e tensione verso il divino Bene da cui dipendono le Idee come suoi attributi. Questo mondo divino (iperuranio) come mondo delle Idee è l'oggetto cognitivo delle anime individuali, frammenti dell'Anima del mondo scesi nell'umano. Il tema dell'amore viene presentato, in chiave più umana, nel Simposio, nel Fedro e anche nello Ione.

Nel Simposio l'amore viene immaginato come desiderio nei confronti dell'Unità originaria, questo nell'intervento di Aristofane; in quello di Socrate invece amore è detto figlio di Penia-privazione e Poros-risorsa: amare è desiderare ciò che non abbiamo, a differenza del bisogno è una radicale insoddisfazione. Ma è anche ricco di risorse, fecondo non nel possesso bensì nella creatività e pertanto fonte di novità imprevedibile; cerca infine la contemplazione nella bellezza assoluta.

Aristotele concettualizza la differenza tra eros e philia; la philia ideale è quando non ci uniamo da interesse o piacere, ma come ricerca del bene degli altri senza attenderci nulla in cambio; il filosofo introduce inoltre l'idea di conflitto tra amore di sé e amore per gli altri. Si risolve tuttavia l'opposizione nell'armonia, con l'altro che si fa alter ego, un altro io.

Questa impostazione si coniuga poi con la teologia cristiana, trovandovi rispondenza e riformulazione, avendo nel platonico Agostino di Ippona il suo estensore, ma con una inversione di direzione, poiché se in Platone l'amore è movimento dall'uomo a Dio, per Sant'Agostino è da Dio all'uomo. Tommaso d'Aquino, che segue Aristotele, definisce l'amore come "volere il bene di un altro" (Summa I-II, 26, 4).

In Spinoza l'amore torna a essere movimento "verso Dio", come unità-totalità perfetta e compiuta, da parte delle menti umane quali parti "pensanti" verso Dio quale suprema "Cosa Pensante". Gottfried Leibniz ci dice che l'amore è "essere deliziati dalla felicità di un altro".

Nella filosofia moderna Il concetto di amore è stato affrontato in modo particolare in filosofia dal 1700 a oggi.

Arthur Schopenhauer, influenzato e ispirato dal buddhismo, definisce la compassione essenza di ogni amore e solidarietà, amore e solidarietà che si spiegano alla luce del dolore della vita. (Die welt, 1, par. 66-67); giunge così ad un pessimismo metafisico, in quanto proprio la passione amorosa ci attira dentro un ciclo cosmico costantemente ripetuto in una spirale di sofferenza. Schopenhauer conclude dicendo che l'amore è in definitiva un'illusione della voluntas-Volontà (essenza di tutte le cose che sono) la quale cerca di perpetuarsi attraverso la riproduzione.

Adam Smith nella Theory of Moral Sentiments (III, 1) pone la simpatia come struttura di tutti i sentimenti morali.

Hegel sostiene che l'amore supera il diritto, è qualcosa che va oltre ed è più importante. È pertanto auspicabile uno Stato, società e famiglia centrate sull'amore piuttosto che sulle leggi. L'amore non ha i confini del diritto, fatto di opposizioni e bilanciamenti tra poteri e continue distinzioni; l'amore è antitesi a tutte le opposizioni e a tutte le molteplicità. È nell'essere la rinuncia a sé stessi per un altro che porta all'identificazione del soggetto in un'altra persona, e, ugualmente nel pensiero, al fatto che il soggetto perde la coscienza di sé e diventa cosciente di questa identità, di essere tutt'uno e di non poter vivere senza l'altro:

Psicologia

Pur essendoci dei caratteri comuni, la maggior parte delle reazioni o delle pulsioni amorose è soggettiva e varia da individuo a individuo; tuttavia ci sarebbero, secondo la maggior parte degli psicologi e degli scienziati, tre fasi principali nell'amore fra esseri umani: infatuazione (o innamoramento), attrazione e attaccamento, composte da vari elementi e stadi.Si veda, per esempio, il saggio L'arte di amare di Erich Fromm.

Generalmente, l'amore comincia nella fase dell'"infatuazione", forte nella passione ma debole negli altri elementi. Il primo sprone di questa fase sarebbe l'istinto sessuale. L'aspetto fisico, e altri fattori, giocherebbero infatti un ruolo decisivo nel selezionare possibili compagni o compagne. In questa fase l'amore è puramente materiale: si apprezza il/la compagno/a nella sua apparenza corporea, nella sua pura esteriorità. Quello che inizia con l'infatuazione può svilupparsi in uno dei tipi d'amore più pieni.

Con il passare del tempo gli altri elementi (affetto, attaccamento) possono crescere e la passione fisica può diminuire d'importanza, mantenendo però quell'equilibrio alla base della relazione. In questa fase, detta "attrazione", si giudica il partner al di là di come appare, si valutano diversi fattori come la sua cultura, i suoi valori. In questa fase, quindi, si apprezza il/la compagno/a nella sua pura interiorità.

Nella fase dell'"attaccamento", la persona si concentra sul singolo compagno e la fedeltà assume importanza. Ormai si apprezza il/la compagno/a in sé e per sé, in modo pieno e totale, forti delle due fasi precedenti ma ora consapevoli di tutto il proprio percorso interiore. Ora non si amano più caratteristiche determinate, siano esse materiali o spirituali, ma l'uomo/la donna in quanto tali.