Larchitettura romanica e, più in generale l'arte romanica, trovano un importante sviluppo in Valle d'Aosta soprattutto in rapporto alle due grandi chiese aostane volute dal vescovo Anselmo I all'inizio dell'XI secolo, la cattedrale e la collegiata di Sant'Orso. Accanto a tali grandi imprese costruttive troviamo nei borghi sparsi sul territorio, soprattutto lungo le vie di comunicazione che dal fondo valle salgono verso i passi del Piccolo e del Gran San Bernardo, un numero rilevante di chiese e di campanili che testimoniano un'architettura romanica minore, ma non priva di interesse storico ed artistico. Numerose sono inoltre, in virtù dei castelli, delle torri e delle caseforti sorte a partire dal secolo XI, le testimonianze di un'architettura romanica per uso militare e civile.

Il contesto storico-culturale Lo sviluppo dell'architettura romanica in Valle d'Aosta è legato soprattutto alla figura del vescovo Anselmo I, che tenne la cattedra episcopale aostana tra il 994 ed il 1025 circa Per sua iniziativa furono costruiti i due principali edifici religiosi che si possono ammirare ad Aosta: la cattedrale dedicata a Maria Assunta e la collegiata dei santi Pietro ed Orso: sia pure profondamente rimaneggiati in epoca tardo gotica ed in periodi successivi, essi conservano ancora alcune strutture architettoniche ed elementi decorativi di grandissimo pregio che testimoniano lo sviluppo avuto dall'arte romanica ad Aosta.

Va ricordato come nel medioevo la Valle d'Aosta rappresentasse, attraverso i passi del Piccolo e del Gran San Bernardo, un nodo essenziale delle grandi vie di comunicazioni tra la pianura padana ed il Nord Europa. La via Francigena percorsa da Sigerico di Canterbury verso il 990, pochi anni prima dell'avvio dei due grandi cantieri "anselmiani", prevedeva una tappa in Aosta.

La regione valdostana fu dunque in quell'epoca anche terra di vivace scambio culturale ed artistico: se le maestranza che edificarono le due grandi chiese aostane provenivano con probabilità dall'area lombarda, i modelli architettonici con i quali il committente si confrontava erano – soprattutto per la cattedrale - quelli nordiciS. Chierici, D. Citi, L'arte romanica in Piemonte, Val d'Aosta e Liguria, Ed. Angolo Manzoni, Torino, 2000, pag 190 - 219.

Nel XII secolo, in anni immediatamente successivi al 1132, il vescovo Eriberto ebbe l'autorizzazione pontificia a fondare, presso la chiesa di Sant'Orso, una comunità di agostiniani: si diede allora avvio, sotto la guida del priore prescelto, Arnulphe D'Avise, alla costruzione dei vari locali conventuali; tra essi spiccava lo splendido chiostro, con la sorprendente varietà di capitelli medievali che ancor oggi si possono ammirare.

Altre chiese romaniche di minore rilevanza sono presenti in ampia parte nel territorio valdostano. Di specifico interesse sono anche le chiesette romaniche che in qualche modo sopravvivono all'interno della cinta muraria di castelli ormai in rovina. Le chiese del castello di Graines, del châtel-Argent e del castello di Cly costituisco appunto esempi di cappelle castrensi che si ergono accanto a possenti strutture murarie e massicci donjon, testimonianze di architettura romanica ad uso militare e civile. La presenza di chiese castrensi è tipica della pianura padana, mentre è rara nelle regioni dell'arco alpinoRoberta Bordon [et al.], Medioevo in Valle d'Aosta; dal secolo VII al secolo XV, Priuli&Verlucca, Ivrea, 1995, pag 15-16.

Le chiese dei borghi di montagna ed i numerosissimi castelli sparsi nella valle richiamano alla mente la struttura marcatamente feudale che si affermò in Valle d'Aosta a partire dall'XI secolo, con la presenza di un numero ristretto di famiglie nobiliari – a cominciare dagli Challant – capaci di controllare la vita economica e culturale della valle.

La cattedrale di Aosta

L'origine della cattedrale di Aosta risale alle fasi iniziali di diffusione del cristianesimo in Valle d'Aosta: già verso la fine del IV secolo, ove oggi è la cattedrale, esisteva - come hanno provato gli scavi archeologici eseguiti - una domus ecclesiae di ragguardevoli proporzioniLa Cattedrale di Aosta; dalla domus ecclesiae al cantiere romanico, Regione autonoma valle d'Aosta, Inva s.p.a., Collana Cadran Solaire, Aosta, 2007, pag. 11.

La chiesa venne completamente riedificata nel corso dell'XI secolo, per volere di Anselmo I che fu vescovo in Aosta tra il 994 e il 1025 (da non confondersi con Anselmo, filosofo e santo, nato in Aosta nel 1033). La "chiesa anselmiana" presentava una pianta basilicale a tre navate con tetto a capriate in legno; il portale d'ingresso era posto al centro del lato meridionale; l'abside maggiore, semicircolare, era affiancata da due torri campanarie.

Nella cattedrale "anselmiana", sul lato occidentale, non vi era una vera facciata, ma solamente una "pseudofacciata" a salienti che nella parte inferiore non aveva alcun portale d'ingresso, ma si appoggiava al criptoportico di epoca romana. Le tre navate erano segnate da sei coppie di pilastri quadrangolari e da una coppia di pilastri a fascio di sezione quadrilobata; le dimensioni della chiesa erano di 54 × 32,4 metri, con un'altezza di oltre 15 metri per la navata centrale e di 9 metri per quelle lateraliLa Cattedrale di Aosta; dalla domus ecclesiae al cantiere romanico, op. cit., pag. 40. L'interno della navata centrale venne decorato con uno straordinario ciclo di dipinti a fresco disposti su vari registri. I pittori, di "area lombarda", impegnati nella realizzazione di tale programma decorativo furono, con ogni probabilità, gli stessi che in Aosta affrescarono la collegiata di Sant'Orso.S. Barberi, Cattedrale di Aosta. Gli affreschi dell'XI secolo, Pubblicazione a cura della Regione * Autonoma Valle d'Aosta, stampato da Umberto Allemandi Editore, Torino 2002, pag. 4 Vista dal lato orientale la cattedrale mostrava ben cinque absidi: una grande abside che chiudeva la navata centrale, le due absidi con le quali terminavano le navate minori ed altre due absidiole ricavate al piano inferiore delle torri campanarie. Il coro era in posizione alquanto sopraelevata rispetto alla pavimentazione della chiesa; al di sotto del coro, già alla fine del X secolo, era stata edificata una cripta a tre navatelle con volte a crociera sostenute da agili colonnine con capitelli medievali in marmo. Nella seconda metà dell'XI secolo la cripta, a seguito di un probabile cedimento, dovette essere rifatta: solo le prime campate conservano le colonnine primitive, mentre per le altre campate vennero utilizzate robuste colonne romane di reimpiego.. Appoggiato alla navata nord, fu edificato un chiostro come spazio di incontro e di preghiera dei canonici.

Sempre nella seconda metà dell'XI secolo la chiesa fu ampliata con l'edificazione del westwerk (massiccio occidentale) in forma di una seconda abside posta in corrispondenza alla navata centrale affiancata da due ulteriori campanili. Si completò in tal modo un progetto costruttivo che vedeva la navata centrale chiusa da due absidi contrapposte, ciascuna di essa affiancata da una coppia di torri campanarie (adottando una scelta di tipo nordico che trovava allora un altro esempio nel coevo duomo di Ivrea). Mentre il coro nell'abside orientale, dedicato a Maria Assunta, era funzionale al collegio dei canonici presieduto dal vescovo, quello nell'abside occidentale, dedicato a San Giovanni Battista, veniva utilizzato per le cerimonie parrocchialiLa Cattedrale di Aosta; dalla domus ecclesiae al cantiere romanico, op. cit., pag. 50-51

Risalgono ad anni tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo i mosaici del pavimento del coroIl mosaico con il "ciclo dei mesi" è tuttora nella sede originaria; quello con gli "animali reali e fantastici" era in origine nel pavimento del coro occidentale e venne spostato accantoa al primo, nella attuale collocazione, verso la fine del XV secolo. Cfr. La Cattedrale di Aosta; dal cantiere romanico ai giorni nostri, Regione autonoma valle d'Aosta, Inva s.p.a., Collana Cadran Solaire, Aosta, 2008, pag. 19 che, nonostante la loro datazione, possono ancora considerarsi espressione della cultura romanica. Quello detto dell' Anno o del Ciclo dei mesi, posto nella parte più bassa del coro, è ritenuto più antico, databile verso la fine del XII secolo. Al centro del pavimento musivo è posta la figura del Cristo, Signore del tempo, che regge con una mano il sole e con l'altra la luna; in cerchio tutto intorno sono raffigurate, entro medaglioni, le personificazioni dei dodici mesi dell'anno, con riferimento soprattutto alle attività lavorative svolte. I motivi ornamentali presenti fanno somigliare il pavimento musivo ad un tappeto; negli angoli di un motivo di forma rettangolare trovano posto le allegorie dei quattro fiumi del paradiso terrestre - Pison, Ghicon, Tigri, Eufrate - di cui parla la Genesi (Gen 2,11-14). Il secondo mosaico, databile verso gli inizi del XIII secolo, è stato qui trasportato quando il coro occidentale in cui si trovava venne demolito. Esso raffigura una serie di animali reali e fantastici (una scritta didascalica è posta accanto alle figure della chimera e dell'elefante); sono presenti anche le allegorie di due dei quattro fiumi del paradiso terrestre (Tigri ed Eufrate). Altre raffigurazioni lasciano ancora maggior spazio al dispiegarsi dell'immaginazione fantastica; esse si collocano al centro del mosaico, all'interno di una complessa geometria di quadrati e di cerchi. Rispetto al primo mosaico, ad una scelta di temi volutamente più complessa, fa riscontro però una fattura meno pregevoleS. Chierici, D. Citi, op. cit., pag. 195.

Verso la fine del XII secolo, quando già – sull'ondata della cultura architettonica emergente in Francia - le scelte estetiche dei committenti si orientarono verso il gotico, fu costruito lo jubé, una grande tribuna retta da arcate che delimitava il coro (lo spazio riservato ai presbiteri) rispetto allo spazio riservato dai fedeli, e che fungeva anche da pulpito. Tale struttura fu demolita solo nel 1838.Touring Club Italiano, Torino e Valle d'Aosta, Touring Editore, 2005, pag. 573

Dell'antica basilica romanica molto si è perduto in relazione ai numerosi interventi successivi, ispirati da diversi linguaggi artistici e da differenti modalità di fruizione liturgica degli spazi. Restano i due campanili posti ad oriente che – pur modificati in qualche misura nel loro aspetto dall'alta cuspide gotica e dai quattro pinnacoli angolari posti sulla loro cima - mantengono una fisionomia tipicamente romanica; restano i sorprendenti mosaici del coro, la cripta con gli interessanti capitelli medievali. Restano in particolare gli affreschi superstiti - riscoperti nel 1979 nello spazio tra il tetto e le volte quattrocentesche - che lasciano comprendere quale dovesse essere la grandiosità dell'apparato decorativo interno alla chiesa e la sua complessità iconografica.

La collegiata di Sant'Orso ed il suo chiostro

Gli scavi archeologici hanno messo in evidenza come nell'area oggi occupata dalla chiesa fosse presente un'ampia necropoli extraurbana sulla quale, nel V secolo, fu edificato un complesso paleocristiano comprendente, oltre alla nostra chiesa, anche quella cruciforme di San Lorenzo (che si trova sotto l'attuale omonima chiesa sconsacrata). La chiesa primitiva era ad aula unica delimitata da un'abside semicircolare; essa venne interamente ricostruita ed ingrandita nel IX secolo, in epoca carolingia.

Nel 989 si aggiunge alla facciata della chiesa esistente un campanile (i cui resti sono ancora visibili per un'altezza di circa 15 m).