Aksu o Akesu (nota anche come Ak-su, Akshu, Aqsu, Bharuka e Po-lu-chia; uiguro: ئاقسۇ, ), è una città della provincia cinese dello Xinjiang, nonché capitale della prefettura di Aksu. Il nome Aksu significa letteralmente acqua bianca, e viene usato sia per la città oasi che per il fiume Aksu.

L'economia di Aksu si basa principalmente sull'agricoltura, ed il prodotto principale è il cotone. Vengono prodotti anche grano, frutta, olio, barbabietole, ecc. Dal punto di vista industriale vengono invece prodotti tessuti, cemento e sostanze chimiche.

Storia Dalla dinastia Han (125 a.C. - 23 d.C.) all'inizio della dinastia Tang (618-907), Aksu era nota come Gumo 姑墨 [Ku-mo]. Si trattava di un'importante tappa della via della seta settentrionale che costeggiava il confine settentrionale del deserto di Taklamakan nel bacino del Tarim tra Kucha e Kashgar. In sanscrito buddista era nota come Bharuka.Note alla traduzione dell'Hou Hanshu di John E. HillHarold Walter Bailey (1985): Indo-Scythian Studies being Khotanese Texts Volume VII. Cambridge University Press. 1985. L'antica capitale di Nan ("Città meridionale") era probabilmente più a sud della città odierna.

Nel corso della dinastia Han, Gumo viene descritta come "regno" (guo) contenente 3500 case e 24 500 persone, comprese 4500 in grado di maneggiare armi. Si dice che producesse rame, ferro e orpimento.Hulsewé, A. F. P. and Loewe, M. A. N. 1979. China in Central Asia: The Early Stage 125 B.C. – A.D. 23: traduzione con note dei capitoli 61 e 96 di History of the Former Han Dynasty, p. 162. E. J. Brill, Leiden.

Il pellegrino cinese Xuánzàng visitò il "regno" nel 629 chiamandolo Baluka. Disse che vi si trovavano decine di monasteri buddisti Sarvāstivāda, ed oltre 1000 monaci. Disse che il regno si misurava 600 lǐ da est ad ovest, e 300 da nord a sud. La sua capitale aveva una circonferenza di 6 li. Affermo che "i prodotti tipici, il clima, il carattere delle persone, gli usi, la lingua scritta e le leggi erano le stesse dello stato di Kuci (Kucha), ma che la lingua parlata era in qualche modo diversa". Disse anche che il pregiato cotone ed i vestiti prodotti qui venivano commerciati con gli stati confinanti.Li, Rongxi. Traduttore. 1996. The Great Tang Dynasty Record of the Western Regions. Numata Center for Buddhist Translation and Research. Berkeley, California.

Nel VII ed VIII secolo, ed all'inizio del IX, il controllo dell'intera regione era spesso conteso tra la dinastia Tang cinese, l'impero tibetano Tufan, e il Khaganato uiguro; le città passavano spesso di mano. Il Tibet conquistò Aksu nel 670, ma i Tang la ripresero nel 692. Il Tibet riconquistò il bacino di Tarim poco prima del 730, per poi ricederlo ai Tang nel 740. La battaglia del Talas portò alla lenta ritirata di cinesi, e la regione divenne un affare privato tra Uyghuri e Tibetani.

Aksu era fortemente legata a Kucha (circa 300 km ad est), nonostante parlasse una lingua leggermente diversa dalla lingua tocaria standard.

Aksu era posizionata su un nodo delle rotte commerciali: la via della seta del Tarim settentrionale, e la pericolosa via settentrionale che attraversava il passo Muzart di Tien Shan per raggiungere la fertile valle del fiume Ili. (ristampa di un'edizione del XIX secolo)

Attorno al 1220 Aksu divenne la capitale del Regno di Mangalai.

Come buona parte del Turkestan orientale, Aksu cadde sotto il controllo dei Khoja, ed in seguito di Yakub Beg, durante la rivolta dei Dungani del 1864-1877. Dopo la sconfitta della ribellione, un ecclesiastico di nome Musa Sayrami (1836-1917), che aveva ricoperto importanti ruoli ad Aksu in entrambi i regimi, scrisse il Tārīkh-i amniyya (Storia di Pace), considerato dai moderni storici una delle più importanti fonti riguardanti quel periodo.

Francis Younghusband visitò Aksu nel 1887 durante il suo viaggio da Pechino all'India. La descrisse come la più grande città che avesse mai visto. Aveva una popolazione locale di 20 000 persone, ed una guarnigione di circa 2000 soldati. "Vi erano grandi bazar e numerose locande - alcune per viaggiatori, altre per mercanti desiderosi di soste più lunghe per commerciare beni".Francis E. Younghusband, (1896). The Heart of a Continent, p. 154. John Murray, Londra. Facsimile ristampa: (2005) Elbiron Classics. ISBN 1-4212-6551-6 (pbk); ISBN 1-4212-6550-8 (copertina rigida).

Cronologia 630: Xuánzàng visita il regno.

Vicini Il regno confinava a sud-ovest con Kashgar, e ad est con Kucha, Karasahr e Turfan. Oltre il deserto, a sud, si trovava Khotan.

Fonti letterarie Il Libro degli Han cinese contiene alcune informazioni sul regno. Sia il Libro dei Tang che il Nuovo libro dei Tang riportano i dati raccolti da Xuánzàng ed alcuni altri.

Note

Bibliografia John E. Hill, Through the Jade Gate to Rome: A Study of the Silk Routes during the Later Han Dynasty, 1st to 2nd Centuries CE, 2009, BookSurge, Charleston (Carolina del Sud), ISBN 978-1-4392-2134-1 B. N. Puri, Buddhism in Central Asia, Motilal Banarsidass Publishers Private Limited, Delhi, 1987 Aurel M. Stein, Ancient Khotan: Detailed report of archaeological explorations in Chinese Turkestan, 1907, 2 vol., Clarendon Press, Oxford Aurel M. Stein, Serindia: Detailed report of explorations in Central Asia and westernmost China, 1921, 5 vol., Londra e Oxford, Clarendon Press Taishan Yu, A History of the Relationships between the Western and Eastern Han, Wei, Jin, Northern and Southern Dynasties and the Western Regions, Sino-Platonic Papers n. 131, marzo 2004, Dept. of East Asian Languages and Civilizations, University of Pennsylvania

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