Il castello normanno-svevo di Bari (popolarmente detto Castello Svevo,u Castídde in barese), è un antico edificio della città di Bari, situato ai margini della città vecchia.
Storia
La città di Bari fu dotata di una fortificazione già in epoca romana: negli Annali di TacitoTacito, Annales XVI, 2, 7-9 viene riportata la cronaca di prigionia e assassinio di Decimo Giunio Silano Torquato in Barium, suggerendo la presenza di un castrum militare. Le evidenze archeologiche portano tuttavia a localizzare quest'ultimo in una zona più a est rispetto al fortilizio odierno, dove in età bizantina (V-X secolo) fu edificato il kastròn bizantino e poi la Basilica di San Nicola. Nella stessa epoca, l'area ove attualmente sorge il Castello ospitava una zona urbana densamente abitata, dotata di cisterne, chiese e strade lastricate.
Una prima fortificazione fu costruita nel 1132 per volere del re normanno Ruggero II: tale edificio fu distrutto nel 1156 da Guglielmo il Malo, che fece radere al suolo l'intera città. Nel 1233 l'imperatore Federico II ne ordinò la riedificazione e il rafforzamento: il nuovo Castello sorse quindi sulle fondamenta del precedente. Subite numerose trasformazioni in epoca angioina, divenne di proprietà di Ferrante d'Aragona; fu poi da questi donato alla famiglia Sforza, duchi di Bari, i quali disposero l'ampliamento e l'ingentilimento della rocca. La duchessa Isabella d'Aragona fece costruire una nuova cinta muraria esterna, rispondente alle più moderne tecniche di difesa; sua figlia Bona, regina di Polonia, dimorò nel Castello e vi morì nel 1557. Nel 1696 un fulmine colpì una delle torri angolari, adibita a deposito d'artiglieria: si scatenò una violenta esplosione che danneggiò anche le case vicine, e la torre, completamente distrutta, non fu più riedificata.
Nel XIX secolo a ridosso della cinta muraria furono costruite delle case popolari in tufo e pietrame, eliminate nei primi decenni del XX secolo; gli interni furono invece adibiti a carcere. Queste modifiche comportarono la perdita quasi totale degli antichi decori e delle vetrate d'epoca rinascimentale. Dal 1929 il Castello ospita alcuni uffici della Marina Militare Italiana, mentre a partire dal 1937 ha ospitato a fasi alterne uffici distaccati della Soprintendenza storico-artistica di Bari e la sua bibliotecaHome - Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio; a partire dal 2010 è stato disposto il trasferimento della stessa nel vicino convento di San Francesco, per consentire la ristrutturazione e la musealizzazione del Castello, il quale, già a partire dagli anni '90, era stato reso fruibile per mostre temporanee e spettacoli. Dal dicembre 2014 il Ministero della cultura lo gestisce tramite la Direzione regionale Musei della Puglia, e a far data dal 3 ottobre 2017 è stato stabilmente riaperto alle visite.
Descrizione Esterno La pianta attuale del Castello vede la costruzione originaria sveva inglobata (e talvolta obliterata) dalle fortificazioni d'età rinascimentale. La cinta muraria d'epoca aragonese, circondata su tre lati dall'antico fossato, ha una forma squadrata irregolare, coi bastioni del lato ovest (rivolto verso la città) dalla tipica forma "a punta di lancia"; quelli prospicienti al lato orientale, un tempo bagnato dal mare, si ingrossano invece a forma trapezoidale. Al castello si accede oggi dal lato sud-occidentale, valicando un ponte di pietra che sovrasta il fossato. Alcuni saggi effettuati nel XXI secolo sul fronte est della muratura esterna hanno permesso di scoprire, all’interno dello spessore murario, un camminamento di ronda coperto di epoca sveva, lungo quarantacinque metri e fornito di saettiere: è dunque ipotizzabile che anche la fortezza federiciana fosse dotata di una cinta muraria esterna, ribassata e meno spessa rispetto a quella attuale, costruita non ex novo ma reimpiegando la precedente.
La fortezza interna, corrispondente grossomodo al nucleo normanno-svevo, ha pianta trapezoidale; tre delle quattro torri angolari a bugnato sono sopravvissute fino ai nostri giorni: quella sul lato sud-ovest è detta dei Minorenni per aver ospitato in passato la sezione minorile del carcere di Bari, mentre quella sul lato nord-est è denominata di San Francesco o del Monaco, in accordo con la tradizione secondo la quale tale santo vi avrebbe soggiornatoCatalogo Generale dei Beni Culturali. La torre sul lato sud-est è stata intitolata a Bona Sforza in tempi recenti.
Interno A ridosso del cortile interno del Castello, sul lato ovest, si apre il cosiddetto Portale Federiciano, corrispondente all'ingresso originario della fortificazione; esso si configura come un arco a sesto acuto il cui archivolto presenta formelle a bassorilievo scolpite con figure fitomorfe e antropomorfe e, al centro, l'aquila imperiale. Nell'atrio d'ingresso, oggi quasi del tutto spoglio, si ravvisano alcuni capitelli scultorei a figure zoomorfe e antropomorfe; da una porta si accede alla Sala Pappacoda, ampia e dalla volta a botte affrescata, oggi adibita a sala conferenze.
Dal portale federiciano si accede al cortile interno, dalle eleganti forme rinascimentali. Su di esso, al pianterreno, affacciano la Cappella Palatina dedicata a san Stanislao (lato est), la Sala Sveva (lato nord) e soprattutto, sul lato ovest, la gipsoteca, contenente i calchi in gesso di importanti monumenti della Terra di Bari, realizzati nel 1911 dagli scultori Pasquale Duretti e Mario Sabatelli, in occasione dell’Esposizione Etnografica Regionale per il Cinquantenario dell’Unità d’Italia. La Cappella Palatina (oggi sconsacrata) e la Sala Sveva vengono adoperate come sedi di mostre temporanee; la seconda ospita inoltre un'installazione multimediale. Sul cornicione del lato ovest corre un'iscrizione in latino dedicata a Bona SforzaM. Benedettelli, Il castello di Bari, in Federico II Immagine e potere, catalogo della mostra, a cura di M.S. Calò Mariani e R. Cassano, Venezia 1995, pp. 245-247.
Una doppia scalinata preceduta da sculture in pietra di leoni conduce al piano superiore, ove si susseguono le sale Angioina e Aragonese (lato nord), Bona Sforza (lato ovest) e Federico II (lato est), pertinenti alla dimora cinquecentesca; esse ospitano oggi un'installazione multimediale che ripercorre la storia di Bari e l'esposizione permanente di oggetti rinvenuti nel Getto (discarica) del Castello, databili tra X e XX secolo. Le sale ospitano anche eventi e mostre temporanee. Negli ambienti sono ancora presenti camini, tubazioni e rosoni d'epoca cinquecentesca, mentre sono andati perduti i decori, a eccezione, nella Sala Bona Sforza, di due formelle a bassorilievo raffiguranti due servitori a grandezza naturale e in abiti cinquecenteschi, intenti ad aprire i tendaggi del finestrone centrale invitando gli osservatori al silenzio. Sul muro interno della Torre dei Minorenni è invece stato rinvenuto un graffito raffigurante San Nicola di Bari, ascrivibile al XIX secolo.
Aree archeologiche Dal pianterreno è possibile accedere a due aree archeologiche, entrambe riferibili a un'epoca compresa tra il V e X secolo. Nella prima area, raggiungibile dalla Sala Pappacoda, sono visibili le fondazioni di edifici d'epoca bizantina, principalmente abitazioni e tratti di strada; nella seconda sono invece riscontrabili i resti di un'antica chiesa absidata e dotata di un sepolcretohttps://care.huma-num.fr/it/index.php?title=BARI,_Chiesa_anonima_sotto_l%27ala_N_del_Castello_normanno_svevo: essa è stata identificata come la chiesa di Sant'Apollinare, citata nei resoconti di Guglielmo AppuloM. Milella, Le indagini archeologiche all’interno del castello di Bari, ivi, p. 248. In entrambe le aree sono stati rinvenuti manufatti e oggetti d'arte, tra cui due capitelli a stampella a figure zoomorfe riconducibili agli stilemi di Acceptus, oggi esposti nella mostra stabile del Castello.
Nella cultura di massa Nel 1980 le Poste Italiane dedicarono al castello un francobollo da 300 lire, facente parte della raccolta nota come "Castelli d’Italia". Il film La riffa di Francesco Laudadio (1991) mostra il castello in numerose scene.
Note
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Normanno-svevo Bari, Castello normanno-svevo di - Categoria:Castelli normanni della Puglia Categoria:Edifici costruiti nel 1132