Lipotesi kurganica, a volte chiamata teoria delle steppe, è una ipotesi storica che si propone di descrivere l'origine e la diffusione delle popolazioni parlanti lingue indoeuropee, postulando l'esistenza di una protolingua conosciuta come protoindoeuropeo parlato dall'omonimo popolo. Secondo l'ipotesi, basata sulla linguistica, fonti archeologiche e studi genetici, questo popolo protoindoeuropeo è da identificarsi con la cultura kurgan, un insieme di popoli preistorici stanziatisi nella steppa pontico-caspica caratterizzati dall'uso dei kurgan, particolari tumuli funerari. L'ipotesi colloca la patria originaria protoindoeuropea, in gergo Urheimat, nelle steppe pontico-caspiche comprese tra Mar Nero e Caucaso.

Sviluppo dell'ipotesi Argomentazioni per l'identificazione di popoli proto-indoeuropei come nomadi della steppa della regione pontico-caspica erano state prodotte già nel XIX secolo dagli studiosi tedeschi Theodor Benfey (1869) e Victor Hehn (1870),Jones-Bley, Karlene (2008). "Proceedings of the Eighteenth Annual Indo-European Conference, Los Angeles, November 3–4, 2006". Historiographia Linguistica. 35 (3): 465–467 seguiti in particolare da Otto Schrader (1883, 1890), cui generalmente ci si riferisce come il primo studioso che l'abbia proposta nei suoi termini generali.Otto Schrader, Sprachvergleichung und Urgeschichte, vol. 2, Jena (Germania), Hermann Costanoble, 1890.

Dopo un periodo di grandi dibattiti sull'origine di queste popolazioni,Theodor Poesche proponeva le paludi del Pryp"jat', al confine tra l'Ucraina e la Bielorussia, Karl Penka localizzava il luogo d'origine di questi nomandi nel nord-Europa. l'ipotesi dell'indoeuropeizzazione a partire dalle steppe venne ripresa prima da Vere Gordon Childe nel 1926Vere Gordon Childe, The Aryans: A Study of Indo-European Origins (London: Kegan Paul, 1926 e poi dall'archeologo tedesco Ernst WahleErnst Wahle (1932). Deutsche Vorzeit, Leipzig 1932., alle cui lezioni attese l'archeologo lituano Jonas Puzinas, futuro insegnante di Marija Gimbutas. È a lei che si deve il perfezionamento dell'ipotesi che queste popolazioni nomadi fossero originarie della steppa della regione pontico-caspica.1956- Marija Gimbutas, The Prehistory of Eastern Europe, vol. 1: Mesolithic, Neolithic and Copper Age Cultures in Russia and the Baltic Area, Cambridge, MA, Peabody Museum, 1956.Marija Gimbutas, «Culture Change in Europe at the Start of the Second Millennium B.C. A Contribution to the Indo-European Problem», in Selected Papers of the Fifth International Congress of Anthropological and Ethnological Sciences. Philadelphia, September 1–9, 1956, a cura di A.F.C. Wallace, Philadelphia, University of Philadelphia Press, 1960, pp. 540–552.

A Gimbutas, in particolare, va ascritta l'identificazione del processo di indoeuropeizzazione con quello della diffusione della cultura kurgan, da lei approfonditamente studiata in numerosi saggi, raccolti nel 1997 in un volume postumo.The Kurgan Culture and the Indo-Europeanization of Europe: Selected Articles from 1952 to 1993. Nel 1989 le teorie di Gimbutas sono state riviste e aggiornate in base alle nuove scoperte archeologiche da vari studiosi tra cui James Patrick Mallory.

Da ultimo, nel 2015 tre studi genetici hanno parzialmente confermato l'ipotesi che l'Urheimat fosse localizzata nelle steppe. Secondo tali studi, gli aplogruppi R1b e R1a, ora i più comuni in Europa (R1a è comune anche nell'Asia meridionale), si sarebbero espansi nel calcolitico dalle steppe a nord del Ponto e del Mar Caspio, insieme ad almeno alcune delle lingue indoeuropee; hanno anche rilevato una componente autosomica presente negli europei moderni che non era presente negli europei neolitici, che sarebbe stata introdotta con i lignaggi paterni R1a e R1b, così come le lingue indoeuropee.Allentoft; et al. (2015). "Population genomics of Bronze Age Eurasia". Nature. 522 (7555): 167–172.Mathieson; et al. (2015). "Eight thousand years of natural selection in Europe". Nelle popolazioni italiane studiate la componente autosomica dei pastori delle steppe occidentali è presente per il 25% nei lombardi di Bergamo, 27,2% nei toscani, 5,9% o 10% nei siciliani e 7,1% o 10,6% nei sardi.

Ambito ed evoluzione della cultura kurgan Gimbutas definì e introdusse il termine "Cultura kurgan" nel 1956, con l'intenzione di introdurre un termine più generalista capace di cogliere gli elementi comuni di alcune facies culturali, che vanno dal IV al III millennio in gran parte dell'Europa orientale e settentrionale.Gimbutas 1970, p. 156

Il modello di una "cultura kurgan" riunisce varie culture dall'età del rame alla prima età del bronzo della steppa pontico-caspica (dal V al III millennio a.C.), nel tentativo di identificarle come un'unica cultura archeologica (o un unico orizzonte culturale), sulla base delle loro somiglianze. La costruzione dei kurgan (tombe a tumulo) è solo uno dei tanti fattori comuni a queste culture.

In questo contesto, Gimbutas considerò come parti della Cultura kurgan:

Cultura del Bug-Dnestr (VI millennio) Cultura di Samara (V millennio) Cultura di Chvalynsk (V millennio) Cultura del Dnepr-Donec (dalla metà del V al metà del IV millennio a.C.) Cultura di Srednij Stog (dal V al IV millennio a.C.) Cultura di Majkop (dal IV al III millennio a.C.) Cultura di Jamna (dal IV al III millennio a.C.)

V - IV millennio a.C. Cronologia storica dell'espansione indoeuropea secondo lo schema dell'ipotesi kurganica:

Prime migrazioni di genti indoeuropee (Cultura di Srednij Stog) dalle steppe pontico-caspiche nei Balcani ("Prima ondata Kurgan" 4400-4300 a.C.) dove emerge la Cultura di Cernavodă. Si sviluppano fra i proto-indoeuropei delle steppe le culture di Majkop (nel Caucaso settentrionale) e di Jamna. Seconda migrazione dalle steppe/caucaso (Cultura di Majkop) nei Balcani e in Europa centro-orientale ("Seconda ondata Kurgan" 3500-3000 a.C.) e conseguente diffusione della cultura di Baden e Coţofeni e della cultura delle anfore globulari che ricalca in parte l'area geografica occupata dalla precedente cultura del bicchiere imbutiforme (pre-indoeuropeaNel contesto della ipotesi kurganica la cultura del bicchiere imbutiforme viene considerata come pre-indoeuropea appartenente alla Vecchia Europa). La cultura della ceramica cordata (o dell'ascia da combattimento) è considerata come la culla dei popoli Germanici, Italici, Celtici, Baltici e SlaviJ. P. Mallory e D. Q. Adams, The Oxford Introduction to Proto-Indo-European and the Proto-Indo-European World, Oxford University Press, 2006, p. 452.. Per i sostenitori dell'ipotesi kurgan lo sviluppo iniziale di questo vasto complesso archeologico (derivante dalla cultura delle anfore globulari e da influssi della cultura di Jamna) è da attribuire agli immigrati indoeuropei giunti dalle steppe.. A partire dal nucleo originario, localizzabile nell'Europa centro-orientale, si estenderà fino a raggiungere la Scandinavia e la Russia centrale e nord-orientale (cultura di Fatyanovo-Balanovo). Gli Ittiti migrano in Anatolia dai Balcani (Cultura di Ezero) o dal Caucaso (Cultura di Majkop)James Patrick Mallory (1989), In Search of the Indo-Europeans, New York: Thames and Hudson. In Siberia meridionale, presso i monti Altaj, si sviluppa la cultura di Afanasevo, imparentata con quella di Jamna e associata ai Tocari o proto-Tocari. La cultura di Jamna si estende dall'Ucraina nei Balcani ("Terza ondata Kurgan" 3100-2900 a.C.). Le tombe a tumulo si propagano in tutta la penisola balcanica sino alla Grecia settentrionale dove questo cambiamento culturale è stato associato alla penetrazione degli Elleni (2300-2200 a.C.).. È probabile che anche le altre lingue paleobalcaniche (oltre il greco), almeno in parte, siano da far risalire a questa terza ondata.

III millennio a.C.

L'Europa centro-orientale oramai completamente indoeuropeizzata linguisticamente e culturalmente diventa così un secondo Urheimat., Centro secondario dal quale si irradieranno tutte quelle culture protostoriche che favoriranno l'indoeuropeizzazione dell'Europa occidentale e meridionale.. La divisione centum-satem è completata. Originatasi verosimilmente nella penisola iberica (Gimbutas la faceva derivare invece dalla balcanica cultura di VučedolGimbutas, The Civilization of the Goddess: The World of Old Europe, San Francisco (California), Harper, 1991, pp. 372 e segg.), la cultura del vaso campaniforme, giunta nell'area dei Paesi Bassi e del Reno si fonde con la cultura dell'ascia da combattimento assorbendo tratti indoeuropei, forse proto-celtici.. Durante il III e il II millennio a.C. il popolo del vaso campaniforme ricolonizza, in un movimento detto di riflusso, una vasta porzione dell'Europa occidentale tra cui le isole britanniche, la penisola iberica, l'Italia centro-settentrionale e le due isole maggiori, Sardegna e Sicilia. Si tratta probabilmente della seconda apparizione di popolazioni indoeuropee in territorio italiano; infatti una prima possibile avanguardia indoeuropea in Italia è stata più volte associata alle culture eneolitiche di Remedello, del Rinaldone e del Gaudo.. In particolare le statue stele erette dai Remedelliani presenterebbero segni distintivi riconducibili all'"ideologia indoeuropea"; questa supposizione si basa sul fatto che vi sono alcune similitudini con le steli antropomorfe ritrovate in Ucraina appartenenti alla cultura indoeuropea di Jamna.. Popolazioni indoeuropee delle steppe colonizzano l'Asia centrale dove nasce la cultura di Poltavka. La cultura di Poltavka venne seguita dalla cultura di Sintashta (2100-1800 a.C.) - che mostra forti legami anche con la cultura di AbaševoDavid W. Anthony, The Horse, the Wheel, and Language: How Bronze-Age Riders from the Eurasian Steppes Shaped the Modern World, Princeton University Press, 2007, pag. 382. - e dalla cultura di Andronovo (2000-1200 a.C.), quest'ultima è vista come la cultura che diede origini ai popoli indoiranici e al carro da guerra. L'assoluta irreperibilità di reperti ascrivibili alla cultura di Andronovo in India ha fatto ipotizzare ad alcuni studiosi che gli Indoiranici durante la loro graduale discesa verso sud abbiano via via abbandonato le loro tradizioni nomadiche della steppa adottando lo stile di vita stanziale e urbanizzato del cosiddetto BMAC, complesso archeologico battriano-margiano. Si conclude che le popolazioni indoiraniche di cultura di Andronovo, originariamente stanziate nel territorio dell'odierno Kazakistan, si spostarono verso sud nel territorio dell'odierno Turkmenistan/Tagikistan dove adottarono la cultura urbanizzata di BMAC, dopodiché a causa di avvenimenti sconosciuti (il prof. Viktor Sarianidi parla di catastrofi naturali a seguito di cambiamenti climatici) si spostarono ancora una volta stabilendosi definitivamente prima in India, dove introdussero alcuni aspetti culturali del BMAC, e successivamente in Iran..

II millennio a.C.

Verso il 1500 a.C. le popolazioni indoariane migrano quindi dall'Asia centrale nel subcontinente indiano dove sottomettono i nativi ed impongono il sistema delle caste. È opinione abbastanza diffusa che le guerre e le battaglie narrate nei Veda, i testi sacri dell'induismo, riflettano più o meno fedelmente la conquista dell'India nord-occidentale (Punjab) da parte degli stessi Arii.. La cultura di Yaz (iranica) si espande verso ovest, Medi e Persiani giungono in Iran occidentale agli albori del I millennio a.C., importando un caratteristico stile ceramico.. In Europa centro-orientale si sviluppa la cultura di Unetice (le cui influenze si estesero in un ampio territorio) seguita dalla cultura dei tumuli; si diffonde l'usanza della cremazione dei defunti. Nella pianura padana appare la civiltà delle terramare, che alcuni studiosi associano ai protolatini (altri invece collegano i latini ai successivi campi di urne villanoviani.).