Cles (IPA: ; Clés o Cliès in noneso) è un comune italiano di abitanti della provincia autonoma di Trento in Trentino-Alto Adige. È il capoluogo della Val di Non.
Geografia fisica Cles è situato in Val di Non, territorio di cui è il centro amministrativo. A ovest dell'abitato si trovano il Monte di Cles e il Monte Peller ( ), mentre a est c'è il lago di Santa Giustina.
Etimologia Il nome Cles è di origine molto antica e non se ne conosce per certo l'origine. Potrebbe derivare da termini in lingua latina come ecclesia (luogo sacro di riunione), cleus (luogo chiuso, fortificato), clusum (luogo posto fra monti e villaggi) oppure clavis (luogo in posizione centrale).
Cles è formato da tre rioni di origine molto antica: Pez (Péz), che si trova nei pressi del Dòs de Péz, punto panoramico sulla valle;. nel dialetto locale péz significa abete rosso.. Spinazeda, che deriva da spina, un arbusto spinoso che cresceva in quel posto, Prato, che deriva da pratum, un luogo pianeggiante ed esteso.
Storia In epoca romana Cles era un emporium antichissimo, vale a dire il più importante centro delle valli di Non e di Sole, al quale la gente accorreva da tutte le parti per affari, commerci e specialmente per il culto delle divinità pagane.Nella località Campi Neri sono state trovate iscrizioni dedicate al dio Saturno. Altri reperti trovati nella zona: , , SI, 715; CHISTÉ, 1971, n. 57, pp. 77-80, fig. 45. Avvenuta poi, dopo l'anno 400 d.C., la conversione in massa al cristianesimo, Cles continuò a essere centro delle due valli, soprattutto da un punto di vista religioso. In quell'epoca furono abbattuti i monumenti del culto pagano e costruita a Cles la prima chiesa della valle, che per molto tempo servì per tutti i cristiani dei dintorni, dando il nome al paese (il toponimo Cles potrebbe derivare da ecclesia).
Tavola Clesiana
Il 29 aprile del 1869 presso le attuali scuole medie di Cles (nella località Campi NeriVedi la posizione La descrizione del ritrovamento della Tavola Clesiana (tratta dal periodico "Voce cattolica" del 1º maggio 1869): ) è stata ritrovata la nota Tabula Clesiana o Tavola Clesiana ovvero la più importante fra tutte le iscrizioni romane trovate finora in Val di Non. La tavola è datata 15 marzo 46 (d.C.) e porta inciso l'editto col quale l'Imperatore Tiberio Claudio concedeva la cittadinanza romana con forza retroattiva e quale speciale grazia sovrana agli Anauni, ai Tulliassi (che forse identificava il popolo dell'attuale Val Rendena) e ai Sindoni (con ogni probabilità le popolazioni della Val di Sole). Con questa iscrizione si intendeva sanare tutte le irregolarità antecedenti, e si resero validi atti e contratti illegali prima compiuti. Si tolse così ogni differenza politica e civile fra gli abitanti della città e quelli della valle, gli Anauni fecero parte del municipium di Tridentum, che nel decreto imperiale è detto splendi (splendido).
L'editto di Claudio fu iscritto su una tavola di bronzo alta circa 50 cm, larga 38 cm, dallo spessore di 5 mm e dal peso di 7,14 kg. Ai quattro lati si trovano fori circolari, che dovevano permetterne l'affissione ad una parete (probabilmente all'epoca era esposta al pubblico). L'iscrizione, ritrovata casualmente nel 1869 nei Campi Neri durante uno scavo, oggi è conservata a Trento al Civico Museo del Castello del Buonconsiglio; una copia è visibile a Cles nella Sala della Colonna del Palazzo Assessorile e al Museo Retico di Sanzeno. La Tavola Clesiana, oltre che aver avuto un'importanza rilevante per la storia del Trentino in età romana, è stata indicativa anche per gli eventi politici dell'epoca.Testo, traduzione, immagine, note e approfondimenti sulla Tabula Clesiana:
Bernardo Clesio
La famiglia dei signori di Castel Cles, il cui membro più illustre fu Bernardo Clesio (Cles, 11 marzo 1485 – Bressanone, 30 luglio 1539), prese il nome da questo antico borgo. Lo stesso Bernardo, in alcuni testi, viene citato come Cles oppure come da Cles..
Bernardo Clesio fu dapprima cardinale italiano, poi principe-vescovo di Trento. Clesio fu molto attivo nell'organizzazione del Concilio di Trento, voluto per bloccare l'espansione della Riforma Luterana. Oltre ad avere intitolato parecchie vie del Trentino (come ad esempio la via che porta al Museo del Castello del Buonconsiglio a Trento) e lo stesso istituto scolastico di Cles in suo onore, la Cooperazione Trentina ha adottato fin dalla sua nascita lo stemma del cardinale come proprio simbolo.Visualizzazione completa (Google Libri):
Manovre militari in Val di Non (1905-1935) Le manovre del 1905 furono organizzate dall'Impero austro-ungarico e videro la presenza dell'imperatore Francesco Giuseppe. Al tempo la Val di Non faceva parte dell'Impero austro-ungarico ma era anche terra di confine e per questo aveva un ruolo importante sia politicamente che militarmente grazie alla sua posizione strategica.
Dopo la prima guerra mondiale la Val di Non assieme al Trentino fu annessa al Regno d'Italia sotto il re Vittorio Emanuele. Le manovre di questo periodo furono tra le più importanti di tutto il ventennio fascista. La valle rimaneva sempre terra di confine pur avendo cambiato bandiera e Mussolini aveva l'intenzione di dimostrare al vicino austriaco la forza del proprio esercito. Nello stesso periodo furono organizzate altre grandi manovre in preparazione alla seconda guerra mondiale: sulle Alpi Orobie, nel nord-est del Friuli, nelle Valli dell'Adige. Benito Mussolini partecipò attivamente e in prima persona alle manovre in Val di Non.
Queste grandi manovre però, provocarono scompiglio e disagio tra la popolazione in quanto gli uffici pubblici e le abitazioni dovevano essere liberati, bisognava provvedere al cibo per i soldati, il bestiame al pascolo era proibito e i veicoli potevano circolare solo in determinati orari.
Alla fine delle manovre, il 30 agosto 1935 a Romeno, in un video pubblicato alla mostra, Mussolini dichiara ai suoi soldati (circa 100 000) che le manovre in Val di Non erano terminate, ringraziandoli per il loro aiuto e la loro disciplina.
Un museo dedicato alle manovre militari è stato allestito nel 2009 in una casa nelle vicinanze della diga di Santa Giustina.
Simboli
Il Comune di Cles aveva uno stemma già dal 1881. In esso era rappresentato un edificio caratterizzato da due torri. In uno stemmario fu descritto così: …chiesa con due torri (ecclesia) … , descrivendo erroneamente l'edificio come una chiesa; in realtà esso rappresentava Castel Cles, che ha due caratteristiche torri gemelle. Nel 1931 Cles inviò al governo di Roma la richiesta di concessione di un nuovo stemma e di un gonfalone, perché fino allora erano stati usati quelli imposti dall'ex Governo austro-ungarico: «Il Comune di Cles chiede di portare per stemma una chiesa, emblema del paese, che appunto da ecclesia prese il nome.» Con regio decreto del 9 gennaio 1939 fu concesso l'attuale stemma, insieme al gonfalone, con questa descrizione:
L'elemento essenziale dello stemma è rappresentato da un semplice edificio dotato di una porta e appoggiato su una gradinata. All'apice del tetto a due ali sovrasta un campaniletto cuspidato con una finestrella. I colori argentato e rosso sono quelli dello stemma della famiglia dei baroni di Cles. La corona muraria di comune e le fronde di quercia e alloro, legate da un nodo d'argento e di rosso con nastri bifidi agli estremi completano come ornamenti esteriori.
Il gonfalone riporta lo stesso stemma ed è descritto così:
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Chiesa di Santa Maria Assunta, parrocchiale posta sulla piazza centrale, ricostruita nello stile gotico-rinascimentale fra il 1512 e il 1522. La chiesa è ricordata per la prima volta nel 1128. Il portale maggiore reca nella lunetta un affresco dell'Annunciazione. È sormontato dallo stemma dei Clesio con iscrizione e da un rosone che alleggerisce la facciata dal tetto a due spioventi. Sulla porta di settentrione vi sono un altro stemma della famiglia Clesio e degli affreschi. L'interno è ad un'unica navata ad arco. Una fitta rete di costolature, che scende sulle pareti laterali, orna la volta gotica. La chiesa vanta un notevole fonte battesimale del 1598 e una preziosa argenteria. Finestroni a traforo e un antico orologio fregiano il campanile gotico. Recentemente la chiesa è stata oggetto di notevoli restauri. Chiesa di San Pietro Apostolo. Viene citata per la prima volta in un documento del 1348 e ha origini antichissime, come attestano i ritrovamenti archeologici di strutture e sepolture altomedievali. L'edificio è ad un'aula unica pressoché quadrata, ha un'abside poligonale e un campaniletto in facciata. L'interno conserva un prezioso ciclo d'affreschi e un altare di legno intagliato. Chiesa di San Tommaso Apostolo. Situata sull'antica strada che, attraversando la Val di Non, portava da un lato verso la Val di Sole, Malé e la Lombardia e dall'altro verso il passo Palade e Merano. Probabilmente la cappella venne edificata nel XIII secolo e la prima notizia documentale risale al 1322. In occasione del restauro svoltosi dal 2003 al 2005 è stata determinata la superficie della cappella primitiva, il perimetro dell'abside a calotta (originariamente coperta di affreschi di cui si è trovato traccia durante lo scavo archeologico), e, in parte, il pavimento più antico fatto di ciottoli e di battuto di calce. Sulla parete meridionale sotto gli affreschi e sotto l'attuale piano pavimentale è apparsa una decorazione ad affresco che assomiglia a una tappezzeria e mostra antiche iscrizioni rovinate e un motivo a cardo, tardo quattrocentesco, che allude alle sofferenze di Cristo e, unito a una melagrana, alla Passione e Resurrezione. Chiesa di Santa Lucia. La cappella si trova nella frazione Caltron e da documenti ritrovati esisteva già nel 1356. Presenta una semplice aula rettangolare coperta con una volta a botte a costoloni e un'abside poligonale. All'interno della chiesa ci sono l'altare barocco in legno intagliato e dorato e la pala dell'Annunciazione.
Chiesa di San Vigilio a Pez frazione di Cles. Nell'antico quartiere di Cles si trova la chiesa più antica della borgata dedicata a San Vigilio. Sul suo sagrato si raccoglievano i capifamiglia di Cles con i rappresentanti della popolazione. La prima notizia della sua esistenza risale al 991. Come tutte le vecchie chiese anauni, ha il tetto a due ripidi spioventi ricoperti di scandole a cuspide. Il portale è rinascimentale e, sulla facciata, vi sono tracce d'affresco. Tutte le superfici interne si presentano affrescate da dipinti del Trecento e del quattrocento. Particolare anche l'affresco del cristo a mandorla nell'altare a botte. Dai recenti restauri appena ultimati si sono ritrovate attorno alla chiesa i resti di un cimitero. Conservati molto bene gli stucchi cinquecenteschi. Si è scoperto che nel restauro del 1932 nell'altare se ne è modificato un pezzettino coprendo il buco contenente il lavabo dove il prete si lavava le mani prima di celebrare la messa. Chiesa di Santa Maria Assunta a Mechel. Questa chiesa viene nominata nei documenti nel 1328 e nel 1354. Gli scritti antichi ci fanno sapere che nel 1467 il vescovo suffraganeo Albertino consacrò l'altare dei santi Fabiano e Sebastiano. Più tardi viene consacrato il cimitero che si trovava intorno alla chiesa. Nel 1579, durante un'ispezione emerse che la chiesa di Mechel era in cattive condizioni e un pericolo per i fedeli, per cui si decise di abbatterla e ricostruirla sullo stile della chiesa di Cles. Nel 1586, il 12 maggio, venne consacrata dal vescovo suffraganeo Gabriele Alessandri. Nel 1733 viene elevata a curazia, ma senza fonte battesimale, solo nel 1792 si ebbe l'autorizzazione a battezzare. Sull'altare maggiore vi è una pala, da alcuni attribuita a Giovanni Battista Lampi, raffigurante la Madonna Assunta in Cielo.