La Scuola dell'arte dei Frutarioli sotto l'invocazione di san Giosafat era l'organizzazione in cui, dal 1423 al 1807, si riunivano i fruttivendoli di Venezia. Era articolata in tre colonnelli: i frutarioli (venditori di sola frutta), gli erbarioli (venditori di ortaggi) e i naranzeri (venditori di agrumi e melagrane)Le grafie della definizione delle singole arti possono mostrare alcune variazioni: fructaroli, frutarioli, fruttaroli; erbarioli, erbaroli; naranzeri, naransieri, narnaçeri, etc….
Storia Le tre arti preesistevano almeno dal XIV secolo, ma se ne hanno scarse informazioni precedenti alla presentazione della prima loro richiesta al Consiglio dei Dieci di istituire una scuola per il proprio mestiere nel 1414. La sede prospettata era in contrada San Paternian oppure Santa Maria Formosa, doveva essere organizzata e governata secondo le consuetudini delle altre scuole e aperta all'iscrizione di tutti i frutarioli. La richiesta fu accettata il 6 giugno 1414 ma subito revocata il 26 giugno a seguito delle proteste dei più poveri che contestavano la gravezza per l'iscrizione di tre ducati per ogni bancarella, p. 425., p. 162.. Con un atto del 27 settembre 1419 di nuovo non veniva consentita l'istituzione della scuola di San Giosafat, questa volta a Santa Maria Formosa, sebbene avessero promesso di aprirla senza pagamenti «nisi solum illud quod ipsi sponte solvere volent per luminaria» (se non quello che spontaneamente vogliano pagare per l'illuminazione dell'altare), p. 426., p. 163..
Finalmente il 28 aprile 1423 il consiglio autorizzò la scuola a cui potrà associarsi «zaschuno del dito mestier», senza pagamenti e solo per devozione, p. 428... L'anno successivo riuscirono ad accordarsi anche con la parrocchia che concedeva loro di farsi un altare «bello e adorno a so bon piacer» ai cui piedi potevano ospitare la propria tomba. Inoltre potevano predisporre altre tre "arche" per le sepolture in quello che era allora il portico davanti alla chiesa (inglobato nel 1542 nel prolungamento della navata), p. 44..
Poterono anche costruire una propria sede a fianco della chiesa e accostata alla preesistente Scuola dei Casselleri con la facciata «tanto in fuore quanto fosse quello della Madonna Santa Maria Formosa» [che allora era più arretrata di oggi] «et de tanta longhezza […] possendo stroppar [coprire] la fenestra appresso la porta Sancta»Perissa in , p. 82..
Gli accordi col capitolo parrocchiale sottoscritti davanti al notaio Marcilian de Nardis l'11 febbraio 1425 prevedevano anche che per la scuola venisse celebrata una messa solenne ogni quarta domenica del mese, una messa ogni venerdì davanti al loro altare e una messa cantata per la ricorrenza di san Giosafat. La scuola doveva anche omaggiare il capitolo con 25 «boni e belli» meloni nel giorno di santa Marina, a questi dal 1517 si aggiungeranno 17 mazzi di asparagi e 104 carciofi, p. 163..
Resta una domanda irrisolta chi o cosa abbia indotto gli erbarioli ad adottare come proprio il santo Iosafat re dell'India – che può anche creare qualche confusione con Giosafatte re di Giuda – un personaggio per nulla tradizionale nel culto dei santi non solo di Venezia ma anche dell'Europa occidentale, noto solo attraverso la Legenda Aurea e i suoi derivati e presente solo nell'iconografia orientaleCfr. Cfr. .
Ci sono note anche altre sedi e chiese di riferimento dei singoli colonnelli ma con scarse informazioni. Oggi è riconoscibile è un modesto edificio nella parte più orientale di Castello, alla fine della fondamenta San Gioacchin, allora in parrocchia di San Pietro: qualche lapide ancora lì murata fa supporre che fosse ad uso esclusivo del colonnello dei frutarioli. Gli erbarioli che avevano invece un altare anche nella chiesa dei Santi Filippo e Giacomo.. I naranzeri avevano avuto un altare nella chiesa San Giovanni Grisostomo poi nel 1582 si erano trasferiti in quella dei Servi.. Avevano in concessione dei magazzini sotto il palazzo dei Camerlenghi sul lato verso la chiesa di San Giacomo: la breve calle definita in questo spazio ne conserva la memoria col toponimo di Naranzaria.
Senz'altro l'insediamento più particolare della scuola fu l'ospedale eretto nel 1599 nella calle nota col solo nome di Casselleria, in vicinanza di Santa Maria Formosa. Un'istituzione abbastanza particolare per quei tempi, era infatti aperto anche ai maschi mentre in genere erano destinati a sole donneDei 132 ospedali/ospizi, grandi e piccoli, esistenti a Venezia ala fine della repubblica solo una ventina erano destinati agli uomini; cfr. , p. 39, 41 e passim.. Nato per ospitare i più poveri e gli anziani che col deposito qui delle mariegole ne diventavano anche i custodi. Conteneva anche un oratorio intitolato al santo protettore, p. 129..
Per consolidare la funzione assistenziale i frutarioli costituirono un apposito sovvegno nel 1697 con funzione di un mutuo soccorso.. Gli accordi col capitolo parrocchiale, separati da quelli dell'arte, stabilivano che venisse celebrata una messa solenne ogni terza domenica del mese ed una messa per i defunti ogni lunedì pagando 5 ducati ogni anno. Il sovvegno doveva garantire agli aderenti le visite mediche e un sussidio in caso di malattie croniche che nel 1734 dovette essere ridotto da 7 lire per settimana a 3 lire.
La scuola aveva anche rilasciato una "tessera di carità" ai più poveri che garantiva aiuti di prima necessità dai confratelli. Si trattava di un cartoncino stampato da un lato con l'immagine del santo con la didascalia «S. Giosafat 1630» e dall'altro illustrato con una pera e la scritta «fruttaruoli», p. 45..
La scuola venne soppressa, come tutte le confraternite, per effetto dei provvedimenti napoleonici del 1806. Questo comportò non solo l'incameramento nel demanio dei beni immobili ma anche dei fondi destinati all'assistenza. Infine tutte le corporazioni delle arti, per altro duramente colpite dalla crisi dovuta alla carenza di materie prime a causa al blocco navale inglese, vennero definitivamente sciolte tra il 1806 e il 1808 per essere soppiantate dal regime di libero commercio..
Regole Tutti i vari frutarioli erano soggetti ai "soprastanti ai mercati" che stabilivano e controllavano i prezzi calmierati e le eventuali incette attraverso il loro braccio esecutivo, i fanti. A questi era blandamente vietato ricevere omaggi (se non per il "proprio uso") per evitare episodi di corruzione, p.26..
Le merci dovevano passare per San Marco o Rialto per pagare i dazi ed essere poi cedute ai rivenditori, p. 25.. Un provvedimento risalente al 1347 vietava ai fruttivendoli di «far compagnia assieme» ovvero creare "cartelli" per alterare il mercato, p. 26.. Se per i produttori che portavano i prodotti a Venezia le trasgressioni potevano comportare il sequestro del carico e anche della barca per i bottegai le irregolarità venivano calcolate a punti: raggiunto terzo punto i trasgressori perdevano la facoltà di esercitare il mestiere, pp. 25, 28..
I prodotti della terra venivano trasportati in barca dalle isole della laguna e litoranee ma anche da qualche orto in cittàNel 1733 risultano censiti 17 ortolani a Castello, 13 a Cannaregio e 32 alla Giudecca; cfr. .. Gli agrumi venivano invece da più lontano e infatti si parla di marinai per il loro trasporto, marinai a cui era concesso di venderli al pubblico anche direttamente. Altra eccezione era riservata ai pescaori de san Nicolò che potevano "automaticamente" aver licenza di vender frutta e verdura. Un altro prodotto che i frutarioli potevano normalmente vendere erano le uova, contingentate però al numero massimo di 300 pezziIrene Ariano in , p. 23..
Più ristretta era la possibilità di vendere oggetti in vetro di uso comune (bottiglie e bicchieri come quelli visibili in basso al centro dell'insegna del 1508), mentre il commercio di quelli di maggior pregio era riservato ai più floridi stazonieri che vende vero che, a Sant'Angelo, avevano una propria autonoma scuola dedicata a sant'Antonio, p. 134..
La scuola dell'arte era governata dal gastaldo affiancato da due vice gastaldi (un uso eccezionale tra le scuole veneziane): uno era addetto ai prodotti freschi e l'altro ai prodotti secchi. Una deliberazione del collegio dei Cinque Savi alle Mariegole del 1586 impose la nomina di un terzo vice gastaldo come supplente, p. 12..
Nei documenti in appendice al suo libro sulle arti edificatorie Agostino Sagredo ci informa sulla consistenza delle varie arti veneziane nel 1733. Per quanto riguarda i fruttivendoli esistevano allora 122 botteghe di erbarioli tenute da 122 capimastri con in totale 5 lavoranti e 3 garzoni, p. 245.; 382 botteghe di frutarioli (con 382 capimastri, 58 lavoranti e 48 garzoni), p. 249.; 127 botteghe di naranzeri, (con 127 capimastri, 16 lavoranti e 16 garzoni), p. 259.. Si trattava insomma di piccole ma numerose attività gestite al massimo da due persone. Il garzonato (seguito dal passaggio al ruolo di lavorante) era necessario per poter aprire un'attività o eventualmente succedervi. Soltanto ai pescaori de San Nicolò era consentito l'accesso all'arte e alla scuola senza uno specifico garzonato.
Un provvedimento particolare del 1617 riguardava il Ghetto dove oltre ai negozi di alimentari gestiti da ebrei, si pensi ovviamente alle macellerie, che versavano le tasse attraverso la comunità, esistevano anche alcuni erbarioli cristiani. A questi fu ordinato di adeguarsi alle consuetudini e rispettare i precetti israelitici chiudendo le botteghe e uscendo dal ghetto il venerdì sera «compita che sarà di sonare la terza tronbetta (sic) […] né vender più ad alcun hebreo».
Tradizioni