Babbo Natale è un personaggio presente in molte culture della tradizione natalizia della civiltà occidentale, oltre che in Giappone e in altre parti dell'Asia orientale. Viene rappresentato come un uomo anziano e corpulento vestito con giacca, pantaloni e cappello rossi con bordi di pelo bianco, che viaggia per tutto il mondo e distribuisce regali ai bambini buoni solitamente la notte della vigilia di Natale come vuole la leggenda.

Origini

Tutte le versioni del Babbo Natale moderno, chiamato Santa Claus oppure Father Christmas nei paesi anglofoni, derivano principalmente dallo stesso personaggio storico: San Nicola di Bari, vescovo di Myra (oggi Demre, città situata nell'odierna Turchia), di cui per esempio si racconta che ritrovò e riportò in vita tre fanciulli, rapiti ed uccisi da un oste, e che per questo era considerato il protettore dei bimbi. L'appellativo Santa Claus deriva da Sinterklaas, nome olandese di san Nicola.

Antiche origini cristiane

Il primo personaggio è san Nicola di Myra, un vescovo cristiano del IV secolo. Myra era una città della Licia, una provincia dell'Impero bizantino che si trova nell'attuale Turchia.

In Europa (in particolare nei Paesi Bassi, in Belgio, Austria, Svizzera, Germania, Repubblica Ceca, Slovenia, e in alcune parti d'Italia e di Francia) viene ancora rappresentato con abiti vescovili. Le reliquie di san Nicola furono in parte traslate a Bari, narra una leggenda da alcuni pescatori, ma in realtà furono dei mercanti a trafugarle da Myra nel 1087 e per ospitarle fu costruita una basilica nello stesso anno. Il luogo, la Basilica di San Nicola di Bari, è da allora meta di pellegrinaggi fra i fedeli. Parte delle sante reliquie, rimaste a Myra, furono in seguito rinvenute dai veneziani e traslate nella chiesa ed abbazia di San Nicolò a Lido di Venezia, l'omero sinistro si trova tuttora quasi integro a Rimini e altre ossa sono sparse per l'Europa.

San Nicola è considerato il proprio patrono da parte di marinai, mercanti, arcieri, bambini, prostitute, venditori ambulanti, farmacisti, avvocati, prestatori di pegno, detenuti. È anche il santo patrono delle città di Bari (compatrono assieme a san Sabino), Lecco, Ortueri, Sassari, Salemi, Amsterdam e della Russia. In Grecia san Nicola viene talvolta sostituito da san Basilio Magno (Vasilis), un altro vescovo del IV secolo originario di Cesarea di Cappadocia.

Nei Paesi Bassi, San Nicola (Sinterklaas tradotto in olandese) viene festeggiato annualmente il 5 dicembre (la vigilia del giorno dedicato a questo santo), data in cui si distribuiscono doni; in Belgio, Polonia, Lussemburgo e Francia del nord (Fiandre francesi, Lorena e Artois), i medesimi festeggiamenti si svolgono il giorno successivo. Tali celebrazioni hanno dato origine al mito e al nome di Santa Claus, nelle sue diverse varianti. Santa Claus ha, infatti, origine da Sinterklaas, che viene chiamato anche Sint Nicolaas; questo spiega, inoltre, l'esistenza di diverse varianti inglesi del nome (Santa Claus, Saint Nicholas, St. Nick).

L'equivalente di Babbo Natale in questi paesi è Kerstman (letteralmente "uomo di Natale"). In alcuni villaggi delle Fiandre, in Belgio, si celebra la figura, pressoché identica, di san Martino di Tours (Sint-Maarten). In molte tradizioni della Chiesa ortodossa, san Basilio porta i doni ai bambini a Capodanno, giorno in cui si celebra la sua festa.

Folclore germanico

Prima della conversione al cristianesimo, il folclore dei popoli germanici, incluso quello inglese, narrava che il dio Odino (Wodan) ogni anno tenesse una grande battuta di caccia nel periodo del solstizio invernale (Yule), accompagnato dagli altri dei e dai guerrieri caduti.

La tradizione voleva che i bambini lasciassero i propri stivali nei pressi del caminetto, riempiendoli di carote, paglia o zucchero per sfamare il cavallo volante del dio, Sleipnir. In cambio, Odino avrebbe sostituito il cibo con regali o dolciumi. Questa pratica è sopravvissuta in Belgio e Paesi Bassi anche in epoca cristiana, associata alla figura di san Nicola.

I bambini, ancor oggi, appendono al caminetto i loro calzoni pieni di paglia in una notte d'inverno, perché vengano riempiti di dolci e regali da san Nicola che, a differenza di Babbo Natale, in quei luoghi si improvvisa ancora a cavallo. Anche nell'aspetto, quello di vecchio barbuto dall'aria misteriosa, Odino era simile a san Nicola (anche se il dio era privo di un occhio).

La tradizione germanica arrivò negli Stati Uniti d'America attraverso le colonie olandesi dei Nuovi Paesi Bassi, prima della conquista britannica del XVII secolo, ed è all'origine dell'abitudine moderna di appendere una calza al caminetto per Natale, simile per certi versi a quella diffusa in Italia il 6 gennaio all'arrivo della Befana.

Un'altra tradizione folclorica delle tribù germaniche racconta le vicende di un sant'uomo (in alcuni casi identificato con san Nicola) alle prese con un demone (che può essere, di volta in volta, un diavolo o un troll) o un oscuro individuo che uccideva nei sogni (Blackman o Pitchman). La leggenda narra che tale creatura terrorizzava il popolo insinuandosi nelle case attraverso la canna fumaria durante la notte, aggredendo e uccidendo i bambini in modo orribile.

Il sant'uomo si pone alla ricerca del demone e lo cattura imprigionandolo con dei ferri magici o benedetti (in alcune versioni gli stessi che imprigionarono Gesù prima della crocifissione, in altri casi quelli di san Pietro o san Paolo). Obbligato a obbedire agli ordini del santo, il demone viene costretto a passare di casa in casa per fare ammenda portando dei doni ai bambini. In alcuni casi la buona azione viene ripetuta ogni anno, in altri il demone ne rimane talmente disgustato da preferire il ritorno all'inferno. Il demone, asservito adesso alla figura del sant’uomo, prenderà il nome di krampus.

Altre forme del racconto presentano il demone convertito agli ordini del santo, che raccoglie con sé gli altri elfi e folletti, diventando quindi Babbo Natale. Una diversa versione olandese racconta, invece, che il santo viene aiutato da schiavi mori, che vengono rappresentati di solito dal personaggio di Zwarte Piet (Pietro il Nero). In questi racconti Zwarte Piet distribuisce doni ai bambini buoni e picchia i bambini cattivi con un bastone, per poi rapirli e portarli in Spagna nel suo sacco (al tempo la penisola iberica era sotto il dominio dei mori).

In Germania, lo stesso racconto trasforma il personaggio del servo moresco in Pelznickel o Belsnickle (Nicola Peloso), che va a trovare i bambini cattivi nel sonno. Il nome deriva dall'aspetto di enorme belva dovuto al fatto che è interamente ricoperto di pelliccia.

Folclore Russa In Russia, invece, è presente del personaggio di Nonno Gelo ("Дeд Мороз" Ded Moroz), che porta i regali ai bambini ed è vestito con un cappotto azzurro. È aiutato dalla nipotina bionda Sneguročka (Снегурочка), tiene con sé un lungo scettro, la sua slitta è trainata da 3 cavalli anziché renne e porta i regali il 31 dicembre invece che il 24. Tale figura è presente in tutto il blocco ex-sovietico e soltanto recentemente, forse per uniformarlo con Babbo Natale, viene rappresentato con la giacca rossa e gli stivali di pelliccia.

Folclore islandese Gli islandesi amano dire che da loro ci sono ben 13 Babbo Natale perché la loro tradizione di doni a Natale è basata su 13 folletti, chiamati Jólasveinar, i cui nomi derivano dal tipo di attività o di cibo che preferiscono: Stekkjastaur, Giljagaur, Stúfur, Þvörusleikir, Pottaskefill, Askasleikir, Hurðaskellir, Skyrjarmur, Bjúgnakrækir, Gluggagægir, Gáttaþefur, Ketkrókur, e Kertasníkir.

Una volta all'anno, due settimane prima di Natale, questi folletti fanno prima il bagno nelle acque calde delle sorgenti del Lago Mývatn, quindi lasciano le grotte dove abitano per portare ai bambini islandesi buoni dei doni. Questi vengono messi nelle scarpe che i bambini hanno lasciato sotto le finestre. In pratica, i bambini islandesi, se sono stati buoni, ricevono 13 regali, uno per ogni giorno delle due settimane che precedono il Natale, se, invece, il bambino ha fatto il cattivo, riceve delle patate al posto dei doni.Bowler, Gerry, Dizionario universale del Natale The World Encyclopedia of Christmas, ed. italiana a cura di C. Corvino ed E. Petoia, Newton & Compton, Roma, 2003, p. 199 – 200 Questi folletti possono essere dispettosi e a volte si divertono a fare scherzi o a spiare gli umani.

Evoluzione moderna

Il Babbo Natale moderno riunisce le rappresentazioni attuali del portatore di doni, di ispirazione religiosa o popolare, con una figura folcloristica britannica preesistente. Quest'ultima risale almeno al XVII secolo, e ne sono rimaste delle illustrazioni d'epoca in cui è rappresentata come un signore barbuto e corpulento, vestito di un mantello verde lungo fino ai piedi e ornato di pelliccia. Esso rappresentava lo spirito della bontà del Natale, e si trova nel Canto di Natale di Charles Dickens sotto il nome di Spirito del Natale presente.

Gli abiti di Sinterklaas derivando dalla figura di San Nicola, sono simili a quelli di un vescovo: porta una mitra (un copricapo liturgico) rossa con una croce dorata e si appoggia ad un pastorale. Il richiamo al vescovo di Myra è ancora evidente. Sinterklaas ha un cavallo bianco con il quale vola sui tetti, dai quali i suoi aiutanti scendono nei comignoli per lasciare i doni (in alcuni casi nelle scarpe dei bambini, lasciate vicino al caminetto), e arriva tradizionalmente in piroscafo dalla Spagna, accompagnato da Zwarte Piet.

Una parte essenziale nella trasformazione di san Nicola in Babbo Natale spetta a Clement Clarke Moore, scrittore e linguista di New York, il quale nel 1823 scrisse la poesia A Visit from St. Nicholas nella quale rappresentò il santo di origine anatolica come un elfo rotondetto, con barba bianca, vestiti rossi orlati di pelliccia, alla guida di una slitta trainata da renne, accompagnato da un sacco pieno di giocattoli. Per il Natale del 1862 l'illustratore Thomas Nast raffigurò, sulla rivista statunitense Harper's Weekly, Babbo Natale con giacca rossa, barba bianca e stivali.

La renna appare con Santa Claus poiché la tradizione lo ha fatto un personaggio proveniente dal nord Europa, e, la renna, era sacra a Isa o Disa, la dea Grande Madre degli Scandinavi. Inoltre, nel nord Europa, la renna è rappresentata in qualità di simbolo lunare, come tutti gli altri cervidi, assumendo ruoli funerari e di guida delle anime dei defunti nell'oltretomba, ma soprattutto è legata al simbolismo notturno, per cui è collegata a Santa Claus che giunge di notte portando doni.

Le strenne che vengono regalate in questa ricorrenza sono spesso accompagnate da poesie molto semplici, o, in altri casi, da elaborate e ironiche ricostruzioni del comportamento, di chi le riceve, durante l'anno trascorso. I regali veri e propri, in qualche caso, sono addirittura meno importanti dei pacchetti in cui sono contenuti, di solito molto sgargianti ed elaborati, quelli più importanti, spesso, sono riservati al mattino seguente. Anche se la spinta commerciale verso il Natale è presente anche nei Paesi Bassi, la distribuzione tradizionale dei regali viene compiuta da Sinterklaas rigorosamente il 6 dicembre.

Anche in altri paesi questa figura di san Nicola ha subito gli adattamenti necessari per uniformarsi al folclore locale. Ad esempio, nei paesi nordici sopravvive ancora l'immagine pagana della "capretta di Iule" (in svedese julbock, mentre, in finlandese joulupukki) che porta i regali la Vigilia di Natale, e le decorazioni natalizie costituite da caprette di paglia sono molto diffuse. In tempi più recenti, però, sia in Svezia che in Norvegia il portatore di doni viene identificato con Tomte o tomtenisse, un'altra creatura del folklore locale.