Amandola è un comune italiano di abitanti della provincia di Fermo nelle Marche.
Geografia fisica
Amandola poggia sopra tre colli dell'alta valle del Tenna che prendono i nomi dai castelli che vi erano presenti fin da prima la sua nascita: Agello, Leone e Marrubbione. Il più alto ed abitato è Castel Leone e raggiunge un'altezza di circa
La città è situata sulla destra del torrente Bora (o Callugo) e a sinistra del fiume Tenna, che la separa dalla zona industriale. Si trova a circa dalla vetta del monte Castelmanardo (), appartenente alla catena dei Monti Sibillini, la quale chiude il suo territorio ad ovest. Verso est si apre la valle del Tenna, dove il comune di Amandola arriva fino alle sponde del lago di San Ruffino; a nord e a sud mostra un territorio caratterizzato da elevate e boscose colline e valli solcate da numerosi torrenti.
Il suo territorio è il terzo più vasto della provincia di Fermo dopo la stessa Fermo e il vicino comune di Montefortino; in esso sono presenti 48 frazioni.
Storia L'età antica Le scoperte archeologiche dei secoli XX e XXI hanno evidenziato come l'odierno territorio di Amandola, della vicina Comunanza e dell'intero circondario dei monti Sibillini risultasse abitato fin dall'antichità, in particolare dai Piceni e dai Romani, dopo la vittoria conseguita da questi ultimi nella guerra picentina (267 a.C.).
Ai piedi del Monte Amandola sarebbe infatti sorto l'abitato piceno di Cisiana, sintomo della presenza in loco della Gens Caesia, coinvolta nell’allevamento ovino su grande scala, la cui presenza è attestata epigraficamente nel I secolo d.C. in numerosi distretti dell'antico Piceno.
Inoltre, a partire dagli anni '10 del XXI secolo, importanti ricerche e scoperte archeologiche hanno permesso di localizzare l'antica Interamnia Poletina (o Pollentina) Piceni (o Picena) con un abitato posto nell'attuale territorio comunale di Amandola. La ricostruzione è stata significativa, poiché per lungo tempo si è creduto che Interamnia Poletina (o Pollentina) Piceni (o Picena) fosse identificabile con la vicina Comunanza.
Le campagne di ricerca condotte dall'Università di Pisa tra il 2014 ed il 2015 hanno rilevato che, nell'area occupata dalla vicina Comunanza posta sulla sponda sinistra dell'Aso, sorgeva l'antica ed importante città di Novana. Questa assunse dapprima la dignità di forum, venne quindi elevata a praefectura ed infine a municipium, vale a dire il principale centro amministrativo dellAger Novanensis, inserito nella Regio V Picenum.
L'attuale territorio comunale di Amandola, nonché gli antichi centri abitati in esso compresi - ossia Cisiana ed Interamnia Poletina (o Pollentina) Piceni (o Picena) - erano dunque compresi nell'Ager Novanensis, ed al suo interno restarono sino al crollo dell'Impero romano d'Occidente.
L'Alto Medioevo In seguito al crollo dell'Impero romano d'Occidente ed alle invasioni barbariche, l'attuale territorio di Amandola e l'antico Ager Novanensis dovettero piegarsi - nell'ordine - all'invasione degli Ostrogoti (489), alla riconquista bizantina (553) ed infine alla nuova occupazione barbarica dell'Italia operata dai Longobardi (guidati dal re Alboino) a partire dal 568. L'antico Ager Novanensis fu incorporato nel Ducato di Spoleto, facente capo al Regno longobardo.
Documenti dei secoli IX, X ed XI testimoniano che i territori originariamente compresi nell'Ager Novanensis dovettero appartenere in parte al Vescovo di Fermo, ed in parte ai monaci benedettini farfensi, i quali, fuggendo da Farfa in Sabina per sfuggire alle incursioni dei Saraceni, si stabilirono nell'antico Piceno fondando l'odierna città di Santa Vittoria in Matenano.
Con ogni probabilità, la costituzione di nuclei abitativi medievali riferibili ai castelli amandolesi di Agello, Leone e Marrubbione risale proprio ai secoli IX, X ed XI.
Il Basso Medioevo. Le origini di Amandola Il Libero Comune di Amandola nacque ufficialmente nell'anno 1249, mediante la formale unificazione dei tre preesistenti castelli di Agello, Leone e Marrubbione. Il nome deriverebbe dalla presenza, nell'attuale zona occupata da piazza Risorgimento, di un meraviglioso albero di mandorlo (chiamato in dialetto fermano la mannola). Per questa ragione, esso è raffigurato nello stemma comunale, unitamente ai tre colli che rappresentano i castelli suddetti.
L'entità politica entro la quale il Libero Comune di Amandola era inserito era lo Stato della Chiesa.
I primi Statuti comunali di Amandola risalgono al 1265. In seguito il Comune edificò una cinta muraria perimetrale di 2230 metri con 5 porte: Agello, San Giacomo (l'unica ancora esistente, pur se rimaneggiata), Marrubbione, Sant'Antonio e Putei. Le piazze pubbliche erano tre: la Platea Animalium, usata per le fiere del bestiame, la Platea Magna, luogo dove si tenevano le assemblee popolari e i festeggiamenti, la Platea Vallelonga, antica piazza del mercato. Era reputata per la fiorente industria della tessitura tra medioevo e rinascimento.
Dal Rinascimento all'Unità d'Italia Fra i Signori di Amandola, si ricorda che tra il XIV ed il XV secolo si succedono numerose famiglie e i Signori a dominare su Amandola: i Signori di Varano, il duca Francesco Sforza, Cesare Borgia conosciuto anche come Duca Valentino, Malatesta, Niccolò Piccinino, il condottiero Mostarda da Forlì (XIV-XV secolo), I conti Gallo.
Nel quadro della Marca Anconitana e dello Stato Pontificio, l’assetto istituzionale cittadino conobbe in età moderna (XVI-XVIII secolo) una tendenza alla chiusura degli organi di governo. Il restringimento dell’accesso ai consigli e alle magistrature favorì il consolidamento dell’oligarchia cittadina come nobiltà civica.
Alla fine del XVI secolo, per volontà delle autorità pontificie, vennero stipulati importanti accordi tra Amandola e i Comuni circostanti per la definizione dei confini. Nel 1798, In seguito alla Rivoluzione francese ed alle campagne napoleoniche in Italia, Amandola subì l'impatto dell'invasione dell'esercito repubblicano francese. A causa di un tentativo di resistenza, essa affrontò quindi un saccheggio, conclusosi con la profanazione del sarcofago del Beato Antonio.
Amandola venne prima incorporata nella Repubblica Italiana napoleonica e, in seguito alla proclamazione dell'Impero francese nel 1804, nel Regno d'Italia napoleonico, con capitale a Milano e governato personalmente da Napoleone Bonaparte.
Dopo la caduta dell'Impero francese di Napoleone Bonaparte, Amandola seguì il processo di Restaurazione innescato dal Congresso di Vienna del 1815, tornando quindi a far parte dello Stato della Chiesa fino all'Unità d'Italia.
Dopo la battaglia di Castelfidardo, ed in seguito al plebiscito del 4 novembre 1860, Amandola e tutte le Marche proclamarono l'annessione al Regno di Sardegna, per poi confluire nel neonato Regno d'Italia (retto dai Savoia) dal 17 marzo 1861.
L'età contemporanea La storia contemporanea di Amandola ha seguito pedissequamente lo sviluppo della storia d'Italia.
Ai problemi economici e sociali nel nuovo stato post-unitario alla fine del XIX secolo ed all'inizio del XX secolo, seguirono la prima guerra mondiale e l'avvento del fascismo.Durante la seconda guerra mondiale, nel marzo del 1944 le truppe tedesche ingaggiarono un breve conflitto con i partigiani il quale terminò con la fucilazione di 10 uomini, fra i quali Angelo BiondiInformazioni sull' e scheda del partigiano Angelo Biondi (Ceglie Messapica (BR) 30/09/1910 – Amandola 02/10/1943). che venne fucilato nella piazza principale. Nel settembre 1943, giunsero in Amandola due famiglie di profughi ebrei jugoslavi (otto persone in tutto) in fuga verso il sud. Nonostante il pericolo, l'intero paese, guidato dal capostazione Giuseppe Brutti, si mobilitò in loro aiuto. Fu formata tra gli abitanti una commissione che si adoperò per dare gratuitamente ai profughi - che erano privi di tutto - alloggio, cibo e coperte e tutto quanto essi necessitassero. Quando un delatore rivelò la presenza di ebrei nel paese, essi furono trasferiti nella frazione di San Cristoforo, dove rimasero fino alla Liberazione. Per la loro azione, Giuseppe Brutti e la consorte Elvira Lucci Brutti sono stati insigniti dell'alta onorificenza di Giusti tra le nazioni dall'Istituto Yad Vashem a Gerusalemme.Israel Gutman, Bracha Rivlin e Liliana Picciotto, I giusti d'Italia: i non ebrei che salvarono gli ebrei, 1943-45, Milano, Mondadori, 2006, pp. 72-73, 260..
Negli anni '50 e '60 del XX secolo, Amandola ha conosciuto un notevole sviluppo demografico, commerciale ed economico, arrivando a toccare più di abitanti nell'intero comune.
Nei decenni successivi, tuttavia, si è verificato un decremento demografico, attualmente acuìto dalle conseguenze del terremoto del Centro Italia del 2016 e del 2017.
Amandola resta in ogni caso il comune più popoloso dell'intera area dei monti Sibillini, a cavallo tra le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata.
Simboli Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 27 giugno 1983.
Il gonfalone è un drappo partito di giallo e di rosso.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse
La cittadina presenta un centro storico che attesta la ricchezza del suo passato e soprattutto la fioritura del proprio artigianato. Anche oggi la lavorazione del legno, il restauro e l'antiquariato del mobile, l'arte del merletto, sono presenti e di notevole interesse. Amandola da molti anni si è caratterizzata come centro turistico montano ricco di una efficiente ricettività e con impianti sportivi e ricreativi che rendono piacevole il soggiorno.
la Chiesa di Sant'Agostino o santuario del Beato Antonio, è una delle costruzioni più significative della cittadina, risalente al XV secolo, caratterizzata da un portale in stile gotico di ispirazione veneziana, e da un campanile realizzato da P. Lombardo. la Chiesa di San Francesco è un altro edificio romanico-gotico, anche se rimaneggiata, che conserva un portale e gli affreschi situati alla base del campanile. Nel chiostro sono ospitati il museo antropogeografico ed il museo della civiltà contadina dotati di applicazioni interattive. La settecentesca ex-Collegiata ora è adibita a Museo del Paesaggio e Deposito Permanente delle Opere d'Arte. Chiesa della Santissima Trinità, al cui interno è custodita l'unica tela firmata da Pier Simone Fanelli raffigurante la Madonna col Bambino in Gloria tra San Giuseppe e Nicola da Tolentino con San Filippo Neri e un Santo vescovo e martire di una datazione alla fine del XVII secolo ancora non meglio precisabile.Alessandro Delpriori, Un’aggiunta a Piersimone Fanelli, in Notizie da Palazzo Albani, 38, 2009 (2010), pp. 106-108. A Piazza Alta si trova il Palazzo del Podestà del 1352, con la torre parzialmente ricostruita nel 1547. Il Palazzo del Popolo, trasformato in un monastero di benedettine e il Teatro comunale "La Fenice", costruito fra il XVII e il XVIII, il quale ha pianta ellittica, tre ordini di palchi e loggione. Le decorazioni sono in stile neoclassico con elementi liberty. Ponte romanico-gotico sul fiume Tenna di cui si hanno notizie certe a partire dal 1402, anno in cui il Comune di Amandola ne dispose una prima ristrutturazione alla quale ebbe seguito una seconda nel 1435 ad opera di mastro Savino di Stefano Pucci. Convento dei Cappuccini, per il quale Pietro da Cortona dipinse, nel 1631 circa, una pala con la Madonna col Bambino in trono e i Santi Giovanni Battista, Felice da Cantalice, Caterina d'Alessandria e Andrea, oggi alla Pinacoteca di Brera.Silvia Blasio, Percorsi della pittura toscana nelle Marche del Cinque e Seicento, in Marche e Toscana. terre di grandi maestri tra Quattro e Seicento, Pisa, 2007, p. 217.