Il Casato dei Cacherano, Cacayrano, De Cacairanis, De Caqueran, fu una famiglia nobile "de hospitio" appartenenti alle casane astigiane.Serafino Grassi, Storia della Città di Asti, Asti, 1894, vol. II, p. 206 Con l'aumento dei propri profitti ottenuti dal commercio e dal prestito di denaro su pegno, aumentarono in modo esponenziale il peso politico sulla città ricoprendo cariche sia nell'ambito locale che nazionale. Avevano diritto di battere moneta nella zecca di loro proprietà a Rocca d'Arazzo.
Si trasferirono a Torino alla corte sabauda alla fine del XV secolo.
Storia
Origini Le prime attestazioni della famiglia Cacherano risalgono al XII secolo, quando alcuni suoi membri compaiono tra il ceto dirigente di Asti. Secondo lo storico Valerio Malfatto, il capostipite fu Manfredo Cacherano della Rocca, da cui discesero le varie linee del casato.V. Malfatto, Asti antiche e nobili casate, Il Portichetto, 1982, p. 63. In questo periodo si distinse Roberto Cacherano, consigliere della città, che nel 1174 fu catturato insieme a Enrico Asinari e ad altri notabili dall'imperatore Federico Barbarossa, venendo poi liberato dietro pagamento di un riscatto di cento lire astigiane.G. Claretta, Storia della città di Asti, Torino, 1880, p. 212.
La famiglia si radicò a Rocca d'Arazzo, feudo del vescovo di Asti, dove si associò ai Della Rocca e ai De Arazzo in un consorzio patrizio. Nel 1259, la presenza di Giovanni de Ayracio Cacayranus come credendario testimonia l'operatività dell'hospicium della consorteria.Luisa Castellani, Gli uomini d'affari astigiani. Politica e denaro fra il Piemonte e l'Europa (1270-1312), Torino, Paravia Scriptorium, 1998, p. 187.
XIII secolo Nel XIII secolo i Cacherano ebbero incarichi di rilievo nella vita comunale. Rolando Cacherano fu credendario nel 1204, mentre Guglielmo Cacherano rappresentò più volte la città come ambasciatore, tra cui nel 1212.R. Bordone, L'aristocrazia consolare astigiana, Torino, 1984, pp. 97-99.
La famiglia fu attiva anche in ambito giuridico: Francesco Cacherano esercitò come notaio e procuratore tra la fine del secolo e l'inizio del successivo, mentre Bertramo Cacherano fu podestà di Vercelli nel 1292.M. Gabiani, Asti nei suoi principali ricordi storici, Asti, 1903, vol. II, pp. 211-214. Un altro Rolando ricoprì la carica di rettore della Società dei Militi astigiani, associazione che riuniva il ceto dirigente con funzioni militari.
Parallelamente, i Cacherano svilupparono attività creditizie oltre i confini piemontesi. Gestirono banchi di pegno in Piccardia, che costituirono la base per un'espansione commerciale in Borgogna e nei Paesi Bassi.L. Patetta, Banchieri astigiani nell'Europa medievale, Milano, 1977, pp. 45-49.
XIV secolo Nel XIV secolo la famiglia ampliò le proprie attività economiche e i rapporti con le dinastie territoriali. Manfredo Cacherano si stabilì a Bruges nel 1282, mentre nel 1306 Guglielmo Cacherano concesse un prestito a Filippo I di Savoia-Acaia, rafforzando i rapporti con la dinastia sabauda.R. Bordone, Araldica astigiana, Allemandi C.R.A., 2001, p. 109.
Le relazioni commerciali si estesero a Besançon e Montbéliard, con legami con mercanti borgognoni e fiamminghi. I Cacherano, come altre casate astigiane quali gli Asinari, i Troya e i Solaro, mantennero rapporti finanziari con la Francia e con l'Inghilterra, risentendo però delle crisi congiunturali dovute ai conflitti tra Valois e Plantageneti.A. Barbero, Asti e l'Europa. I mercanti astigiani fra Due e Trecento, Milano, 1995, pp. 122-128.
In questo periodo si formarono rami collaterali, legati a feudi nell'astigiano e nel Monferrato, mentre Rocca d'Arazzo rimase il principale centro di riferimento.
XV secolo Nel XV secolo i rapporti con i Savoia si intensificarono e alcuni esponenti ricevettero incarichi feudali e amministrativi. Alcuni membri intrapresero la carriera ecclesiastica nella diocesi di Asti, mentre altri operarono come giuristi e funzionari delle cancellerie ducali.P. Grillo, Il Piemonte medievale, Roma-Bari, Laterza, 2009, p. 211.
In questi decenni si moltiplicarono i rami cadetti, ciascuno con titolarità di feudi minori, pur senza intaccare il primato della linea di Rocca d'Arazzo.
XVI secolo Durante il XVI secolo la famiglia partecipò alle vicende politiche e militari che interessarono il Piemonte, conteso tra Savoia, Francia e Spagna. Alcuni membri prestarono servizio militare sotto la dinastia sabauda, ottenendo riconoscimenti e titoli comitali. Tra essi si ricorda Giacomo Cacherano della Rocca, che prese parte alle campagne contro i Francesi.C. Rosso, Il Piemonte sabaudo tra Cinque e Seicento, Torino, 2005, pp. 145-149.
XVII secolo Nel XVII secolo la casata, ormai consolidata nel patriziato sabaudo, orientò i propri interessi alla gestione dei patrimoni fondiari, ridimensionando l'impegno nelle attività bancarie e mercantili. In questo periodo si distinse Carlo Cacherano della Rocca, comandante militare al servizio del duca Carlo Emanuele I di Savoia, mentre altri membri ottennero incarichi giuridici e amministrativi.G. Ricuperati, Storia del Piemonte, Torino, 1998, vol. II, pp. 201-205.
Alcuni rami cadetti si affermarono con titoli propri, ma continuarono a mantenere legami con la linea principale.
XVIII secolo Nel XVIII secolo i Cacherano rafforzarono ulteriormente la loro presenza nella nobiltà sabauda. Tra le figure di rilievo vi fu Carlo Francesco Cacherano della Rocca, che raggiunse il grado di generale nell'esercito sabaudo durante le guerre contro la Francia rivoluzionaria.M. Viora, Storia del Piemonte sabaudo, Torino, 1968, pp. 287-290.
Altri membri furono attivi in campo ecclesiastico e diplomatico, mantenendo un ruolo stabile all'interno dell'apparato statale sabaudo.
XIX secolo Nell'Ottocento la famiglia partecipò alla vita politica e militare del Regno di Sardegna e, dopo l'Unità d'Italia, del Regno d'Italia. Alcuni Cacherano furono ufficiali durante le guerre d'indipendenza italiane, altri si distinsero in carriere diplomatiche e amministrative. Tra essi va ricordato Cesare Cacherano di Bricherasio, patriota e militare impegnato nei moti risorgimentali.G. M. Ferraris, Nobiltà e società in Piemonte fra Antico Regime e Ottocento, Torino, 1998, pp. 203-208.
Apparteneva invece a un ramo cadetto Emanuele Cacherano di Bricherasio, tra i fondatori della FIAT, figura di spicco dell'aristocrazia torinese di fine secolo.P. G. Omodeo, La nobiltà piemontese e l'industria, Torino, 1987, pp. 152-154.
Epoca recente Nel corso del XX secolo i Cacherano mantennero una presenza di rilievo, con esponenti attivi nelle forze armate italiane e nelle istituzioni dello Stato. Alcuni membri si distinsero durante la prima guerra mondiale e la seconda guerra mondiale, mentre altri furono protagonisti della vita culturale e associativa piemontese.
La casata, pur frammentata in diversi rami, conserva ancora oggi tracce della propria eredità storica, soprattutto attraverso il patrimonio architettonico e documentario legato ad Asti e al Piemonte.
Ramificazioni I Cacherano diedero origine a molti rami nobiliari. Cacherano di Cavallerleone e Mombello Il capostipite Pietrino si stabilì a Cavallerleone (Cuneo). Carlo Cacherano nel XVI secolo divenne magistrato sabaudo, ambasciatore alla Dieta Imperiale di Ratisbona, consigliere di Stato. Il figlio Giambattista ottenne parte di Cavallerleone e Mombello, con signoria Parziale. Filiberto Cacherano, figlio di Giambattista, Generale del Regno di Sardegna ottiene finalmente il titolo comitale su Mombello il 17 giugno 1662.
Cacherano di Villafranca d'Asti e Cantarana Giannandrea Cacherano di Osasco acquistò il feudo di Villafranca nel 1619. Suo figlio Carlo, venne infeudato di Bellotto e Cantarana; sposò Caterina Scarampi Crivelli nel 1621.
Cacherano di Rocca d'Arazzo e Lanzo Torinese Nel 1250 è presente un Druino de Cacherano investito del contado di Rocca d'Arazzo. Nel 1439 Brunone è nominato consigliere e cavaliere di Carlo VII di Francia. Da Brunone nasce Gerolamo che darà origine alla linea di Osasco e Giovanni Martino consignore di Osasco, Bricherasio e Rocca d'Arazzo. Da questo discenderà Carlo Emanuele che nel XVIII secolo fu Colonnello nel Reggimento Monferrato, gran Maestro di Casa di Madama Reale e governatore della cittadella di Torino.
Giovanni Cacherano ottenne dall'imperatore Carlo V il diritto di "battere moneta" nel 1538. Di questo privilegio i Cacherano non si avvalsero mai.C. Bobba, L. Vergano, Antiche zecche della provincia di Asti, Asti 1971, p. 135
Cacherano d'Osasco
È probabilmente il ramo più celebre ed importante della famiglia.V. Malfatto, Asti antiche e nobili casate, Il Portichetto, 1982, p. 64 Da sempre fedeli a Casa Savoia, anche nei periodi di difficoltà, permisero alla famiglia di occupare cariche di preminenza nell'ambito politico piemontese.
Giovanni nel 1531 fu uno dei testimoni durante la cessione della contea di Asti a Beatrice del Portogallo da parte del cognato Carlo V. Venne investito del governatorato di Cuneo e diresse l'assedio della città contro i francesi nel 1536.
Ottavio Cacherano fu avvocato fiscale del contado di Asti e Ceva. Venne nominato senatore nel 1545. Dopo la Pace di Cateau-Cambrésis venne investito del feudo di Coazzolo oltre a quello di Rocca d'Arazzo. Ricoprì la carica di secondo presidente del Senato di Piemonte e infine di gran cancelliere di Savoia.
Policarpo Vitaliano nel 1793 fu nominato Colonnello del Reggimento di Saluzzo e in questa veste sconfisse, nella guerra di Nizza nello stesso anno, i giacobini che ufficiosamente spalleggiati dalla Francia cercavano di "liberare" i territori sabaudi. Questa vittoria che per l'epoca non fu marginale diede un'ulteriore spinta alla carriera del Cacherano. Nel 1796 fu Ispettore di Fanteria. Nel 1814 venne nominato comandante generale della Savoia Cavalleria e due anni dopo Generale d'Armata: in questa veste fu protagonista della riorganizzazione delle truppe di fanteria e cavalleria dopo l'impero Napoleonico.
Cacherano di Bricherasio
Il 4 marzo 1360, Amedeo VI di Savoia investì Giorgio Cacherano da Asti del feudo di Bricherasio. Un suo discendente, Gianbattista, luogotenente generale, combatté nella battaglia dell'Assietta e fu viceré di Sardegna dal 1751 al 1755.Della famiglia hanno fatto parte fra gli altri il conte Emanuele Cacherano di Bricherasio, cofondatore della FIAT e dell'ACI e la pittrice Sofia di Bricherasio.
Le abitazioni
Le case dei Cacherano si trovavano in Asti presso la porta di San Giuliano (nel Rione Santa Caterina), in contiguità con quelle degli Arazzo e dei Rocca e quando, dopo la sconfitta del partito ghibellino, la fazione dei De Castello fu costretta ad abbandonare la città, anche il consortile dei Cacherano fu costretto a lasciare le proprie abitazioni.
In seguito ebbero un palazzo in piazza San Martino davanti a quello dei Roero di Monteu, secondo il Gabiani di loro proprietà fino al XVII secolo, tesi avvalorata dalle testimonianze contenute nei registri parrocchiali della chiesa di San Martino.N. Gabiani. Le torri le case forti i palazzi nobili medievali in Asti, Bologna, Arnaldo Forni Editore, 1978, p. 274
Stemma È probabile che gli smalti argento od oro accostati al colore nero, siano in Asti presenti nelle famiglie ghibelline, come gli Alfieri, Guttuari, Isnardi, Mazzetti, Troja, Turco.C. Natta-Soleri, B. Fe' D'Ostani, Adozione e diffusione dell'arma gentilizia presso il patriziato astigiano, da Araldica astigiana, Allemandi (a cura di R. Bordone), C.R.A., 2001, p .66
Lo stemma ondato d'argento e di nero, appartiene al periodo più antico della famigliaA. Manno, Il patriziato subalpino, Firenze, Stabilimento Giuseppe Civelli, 1895-1906, edizione completa online disponibile nel sito di vol. 3, p. 35 ed è così composto:
Scudo: Fasciato innestato d'argento e di nero.