Tra le varie ipotesi formulate sulle ragioni della sua sparizione figura anche quella relativa all'inchiesta sulla morte, secondo De Mauro dovuta a omicidio e non a incidente, del presidente dell'ENI Enrico Mattei, una trama che si è intrecciata con altri affaire italiani quali il golpe Borghese.
Biografia Origini e formazione Figlio di un chimico e di un'insegnante di matematica, fratello del futuro linguista Tullio De Mauro, fu sostenitore del Partito Nazionale Fascista e allo scoppio della seconda guerra mondiale si arruolò volontario. Militò nella Xª Flottiglia MAS di Junio Valerio Borghese; dopo l'8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana. Restò legato al principe anche dopo la guerra e in suo onore chiamò la seconda figlia Junia.
Nel 1943-1944, nella Roma occupata dai tedeschi, fu vice questore di Pubblica Sicurezza sotto il questore Pietro Caruso, informatore del capitano delle SS Erich Priebke e del colonnello Herbert Kappler e collaboròGiuseppe Casarrubea, Mario J. Cereghino, Lupara nera: La guerra segreta alla democrazia in Italia 1943-1947, capitolo: Uno, nessuno, centomila con la Banda Koch, un reparto speciale del Ministero dell'Interno della Repubblica Sociale Italiana.Francesco Viviano, Mauro De Mauro. La verità scomoda, Reggio Emilia, Aliberti, 2009. Nel marzo del 1944, con il nome di "tenente Marini", si infiltrò in Bandiera Rossa e passò le sue informazioni alla Gestapo, che arrestò cinque militanti del gruppo, tra cui Aladino Govoni, in seguito torturato e ucciso.Aladino Govoni, anticaferrara.it, 4 dicembre 2019.Abele Longo, Ricordando le Fosse Ardeatine – Corrado Govoni, “Aladino” (di Giancarlo Locarno), neobar.org, 24 marzo 2019.Aldo Pavia, 25 gennaio 1944, Lettera ai Compagni, senza data. Alla fine della guerra fu sul fronte di Trieste a contrastare il IX Korpus sloveno, di nuovo con Borghese, come corrispondente di guerra della Decima, con il grado di sottotenente.
Un suo fratello aviatore, Francesco (nato a Foggia il 22 marzo 1918), morì in guerra in un incidente aereo occorsogli presso Novara (altre fonti dicono Verona), il 3 marzo 1943. De Mauro in seguito a un incidente stradale mentre guidava una motocicletta riportò lesioni con esiti permanenti in termini di menomazioni fisiche (aveva il naso ricucito ed era claudicante). Sull'origine di queste menomazioni fisiche circolarono però anche altre versioni: secondo alcune sarebbero state causate da un violento pestaggio subito da un gruppo di partigiani, mentre secondo altre a malmenarlo sarebbero stati addirittura alcuni commilitoni fascisti a causa di un presunto tradimento.Giuliana Saladino, De Mauro. Una cronaca palermitana, Milano, Feltrinelli, 1972.
Nell'estate del 1945 fu arrestato a Milano dagli Alleati e rinchiuso prima a Ghedi poi nel campo di concentramento di Coltano, dal quale riuscì a fuggire nel settembre successivo;Nicola Tranfaglia, Giuseppe Casarrubea, La santissima trinità: Mafia, Vaticano e Servizi Segreti all'assalto dell'Italia 1943-1947, Bompiani - ISBN 88-587-1351-6 secondo alcune fonti poté evadere approfittando di un momento di confusione generato dalle visite dei parenti dei detenuti, mentre altre glissano sul dettaglio parlando però di "discutibile astuzia".Dario Antiseri, Silvano Tagliagambe, Storia della filosofia -: Filosofi italiani contemporanei, Volume 13, Bompiani - ISBN 88-587-6241-X
Il dopoguerra e l'assoluzione dall'accusa di crimini Anche la moglie Elda Barbieri, originaria del Pavese, che aveva conosciuto il giornalista durante la seconda guerra mondiale (lei era una crocerossina in servizio nell’ospedale dove De Mauro era stato ricoverato dopo un incidente stradale) era braccata dai partigiani per via della sua militanza filofascista: in un rapporto del CLN si leggeva il suo nome tra i più pericolosi avversari del movimento partigiano. Dopo l'evasione da Coltano, assieme alla moglie e alle figlie Franca e Junia, nate proprio in quel periodo, raggiunse Napoli dove rimase per il biennio 1946-1947 sotto falsa identità.
Nei processi per collaborazionismo, in particolare per presunta partecipazione all'eccidio delle Fosse Ardeatine, fu prima condannato in contumacia nel 1946, poi assolto, nel 1948, per “insufficienza di prove”, dalla Corte d'Assise di Bologna; infine nel 1949 fu prosciolto dalla Cassazione, che confermò l'assoluzione, aggiungendo la motivazione di proscioglimento "per non aver commesso i fatti" addebitatigli, cioè con formula piena.Sentenza definitiva della seconda sezione penale della Corte suprema di Cassazione, 8 marzo 1949, registro generale 3056/48. Il suo avvocato difensore era Filippo Ungaro.Giuseppe Lo Bianco, Sandra Rizza, Profondo nero. Mattei, De Mauro, Pasolini. Un'unica pista alle origini delle stragi di Stato, Chiarelettere, 2009, p. 125.
L'attività giornalistica
Trasferitosi a Palermo con la famiglia (suo fratello minore Tullio De Mauro, linguista, divenne in seguito Ministro della pubblica istruzione) dopo la seconda guerra mondiale, lavorò presso giornali come Il Tempo di Sicilia, Il Mattino di Sicilia e poi a L'Ora, rivelandosi un ottimo cronista. Nel 1962 aveva seguito la morte del presidente dell'Eni Enrico Mattei e dal 21 luglio 1970 si occupò nuovamente del caso, in seguito all'incarico ricevuto dal regista Francesco Rosi di stendere una bozza di sceneggiatura sull'ultimo viaggio in Sicilia (26-27 ottobre 1962) del defunto fondatore dell'ente petrolifero di Stato in preparazione del film Il caso Mattei, che sarebbe uscito nel 1972.
De Mauro aveva ripreso a interessarsi della vicenda Mattei fin dal marzo 1970, quando il suo amico Graziano Verzotto, presidente dell'EMS (Ente Minerario Siciliano), lo aveva convinto a "sostenere il progetto del metanodotto" Algeria-Sicilia, da lui caldeggiato, e a "contrastare chi vi si opponeva", vale a dire il nuovo uomo forte dell'Eni Eugenio Cefis e il suo protettore politico Amintore Fanfani. Tale "collaborazione" sarebbe stata retribuita dall'EMS sotto forma di "un incarico per una ricerca sociologica". sugli effetti dell'industrializzazione sull'area di Termini Imerese. Saputa la cosa il fronte avversario aveva premuto per un trasferimento di De Mauro nella sede staccata di Messina e poi, dopo il suo forzato rientro a Palermo in seguito alla frattura di un braccio (aprile 1970), per un suo confinamento nella redazione dello sport, settore per il quale egli non presentava competenza alcuna..
L'incarico conferito da Rosi all'amico giornalista aveva indotto l'ex senatore Verzotto a ritenere che "tale film poteva essere uno strumento per sostenere e alimentare la campagna che l'ente da [lui] presieduto intendeva portare avanti contro la presidenza dell'Eni e contro coloro che si opponevano alla realizzazione del metanodotto".. Si era pertanto offerto di aiutare De Mauro "a ricostruire i due giorni di permanenza di Mattei in Sicilia per indirizzare utilmente — in chiave di contrasto all'allora presidente dell'Eni (Cefis) — il suo lavoro per Rosi". L'arma con cui sperava di "liquidare politicamente Eugenio Cefis", facendolo estromettere dall'Eni, era costituita dai torbidi retroscena della morte di Mattei, a lui ben noti in quanto organizzatore dell'ultimo, fatale viaggio di Mattei in terra siciliana.
In precedenza De Mauro si era occupato soprattutto di mafia. Nel 1960 seguì per il suo giornale la vicenda dell'omicidio del commissario di P.S. Cataldo Tandoy, ucciso ad Agrigento in un agguato di chiara matrice mafiosaVittorio Nisticò, Accadeva in Sicilia – Gli anni ruggenti dell'«Ora» di Palermo, Palermo, Sellerio, 2001., e il processo ai frati di Mazzarino imputati di omicidio ed estorsione. Il 23 e il 24 gennaio 1962 aveva pubblicato, sempre su L'Ora di Palermo, il verbale di polizia, risalente al 1937 e caduto nel dimenticatoio, in cui il medico siciliano Melchiorre Allegra, tenente colonnello medico del Regio Esercito durante la prima guerra mondiale, affiliato alla mafia nel 1916 e pentito mafioso dal 1933, elencava tutta la struttura del vertice mafioso, gli aderenti, le regole, l'affiliazione, l'organigramma della società malavitosa.
Nel 1963, insieme ai colleghi Felice Chilanti e Mario Farinella, curò un'inchiesta a puntate pubblicata sempre su L'Ora dal titolo Rapporto sulla mafia, in cui inserì una sua intervista a un anziano boss mafioso di Bolognetta, Serafino Di Peri, espulso dall’organizzazione in quanto testimone al processo di Viterbo contro la banda di Salvatore GiulianoMauro De Mauro, Intervista con un vecchio "don": mafia di ieri e mafia di oggi, L'Ora, 20 aprile 1963.Felice Chilanti, Rapporto sulla mafia, con Mario Farinella, Palermo, Flaccovio, 1964.. Nel 1964 fu l'unico giornalista a intervistare la vedova Serafina Battaglia, che fu la prima donna che testimoniò in tribunale contro la mafiaMauro De Mauro, La vedova Battaglia accusa, in L’Ora, 21 gennaio 1964.. Tommaso Buscetta, davanti ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, quindici anni dopo la morte del giornalista, affermò che:
Dal 5 al 23 novembre 1969 aveva pubblicato in cinque puntate sul giornale L'Ora una biografia di Lucky Luciano. Nel 2010 le cinque puntate verranno raccolte da Beppe Benvenuto e Elena Beninati e daranno vita al libro edito da Mursia.
Il rapimento e la scomparsa Il giornalista venne rapito la sera del 16 settembre 1970, mentre rientrava nella sua abitazione di Palermo. Il rapimento avvenne un paio di giorni prima della celebrazione delle nozze della figlia Franca. De Mauro fu visto l'ultima volta dalla figlia Franca mentre parcheggiava l'auto davanti alla sua abitazione di via delle Magnolie. La figlia, nell'attesa che il padre raccogliesse delle vettovaglie dal sedile della macchina, entrò nell'androne per chiamare l'ascensore.
Vedendo però che non la raggiungeva, uscì nuovamente dal portone e scorse suo padre circondato da due o tre persone risalire in macchina e ripartire senza voltarsi a salutarla. Riuscì a cogliere soltanto la parola «amunì»In siciliano «andiamo» detta da qualcuno a suo padre poco prima di mettere in moto e ripartire senza lasciare traccia. La sera successiva l'auto venne ritrovata a qualche chilometro di distanza, in via Pietro D'Asaro, con a bordo piccole vettovaglie che il giornalista aveva acquistato rincasando. L'auto fu ispezionata con cura, il cofano fu aperto dagli artificieri,Per timore che potesse trattarsi di una trappola come nel recente caso della Strage di Ciaculli ma non furono reperiti elementi utili alle indagini. Furono allestiti posti di blocco e disposte minuziose ricerche, ma dello scomparso non si seppe più nulla.Carlo Lucarelli, La scomparsa di Mauro de Mauro, in Blu Notte - Misteri Italiani
Le indagini e le piste Le indagini sulla sparizione del giornalista furono condotte sia dai carabinieri di Palermo, secondo i quali sarebbe stato sequestrato da Cosa nostra indispettita dai suoi articoli contro il traffico di stupefacenti, sia dalla polizia, che ritenne piuttosto che la sua aggressione fosse collegata alle sue ricerche sul caso Mattei. Principali investigatori per l'Arma furono il capitano Giuseppe Russo, responsabile dell'ufficio investigativo, e il col. Carlo Alberto dalla Chiesa; per la polizia il commissario Boris Giuliano.. Tutte le indagini erano coordinate dalla Procura della Repubblica di Palermo diretta da Pietro Scaglione. A distanza di anni gli uni dagli altri, tutti e quattro sono caduti, in circostanze diverse, vittime della mafia.
Secondo il giornalista Sergio Buonadonna, collega di Mauro De Mauro nella redazione del quotidiano L'Ora già ai tempi della scomparsa del giornalista, "Le inchieste su De Mauro hanno seguito quattro "piste" che sono state anche la "fotografia" delle contrastanti identità di vedute tra Carabinieri e Polizia".
L'arresto di Antonino Buttafuoco