Tanto gentile e tanto onesta pare è un sonetto di Dante Alighieri contenuto nel XXVI capitolo della Vita Nova, uno dei più chiari esempi dello stile della loda e della scuola stilnovista..

Testo e parafrasi

Analisi

Contenutistica

Lo "Stilo della loda" Il sonetto è densissimo di artifatti e pensieri propri dello stilnovismo, in 14 versi. Infatti, l'intero componimento è latore, in primo luogo, dell'elogio di Beatrice (non a caso il sonetto, posto nel cuore della Vita Nuova, costituisce il culmine dello stilo della loda, assieme al sonetto Vede perfettamente onne salute), grazie poi alla quale «erano onorate e laudate molte [altre donne]»Vita Nova XXVI, 8. Costei, grazie al saluto, dispensa la grazia salvifica, operando la redenzione e donando beatitudine agli uominiNon a caso, Beatrice deriva dal nomen agens latino «Beatrix», cioè colei che dispensa la beatitudine (il suffisso -trix è la spia della funzione verbale sottostante il nome).. Non vi è alcuna fisicità nel sonetto, nessuna descrizione di Beatrice, vista e percepita da Dante sotto una luce puramente angelica: si allude, al massimo, a labbia, latinismo che Gianfranco Contini preferisce tradurre con "fisionomia". anziché con "volto"., in quanto la considera una «traduzione meno imprecisa». Beatrice rappresenta quasi una emanazione di Dio (figura Christi), attraverso uno spirito soave che induce chiunque a sospirare al passaggio della gentilissima Beatrice.

La terminologia Lo stilo della loda si avvale di una terminologia specifica, su cui si fonda l'intero impianto contenutistico del prosimetro dantesco: Gentile e onesta (v. 1). I due attributi legati alla figura femminile hanno un significato diverso rispetto a quello attuale. La gentilezza, dagli echi provenzaleggianti., è il simbolo più elevato della nobiltà d'animo, status dei "fedeli d'amore" che si concretizza nell'ascesi spirituale e qualità imprescindibile per la poetica stilnovistica. Onesta, termine tratto dall'etimologia latina, bisogna intenderla come «piena di decoro, di dignitosa bellezza», denotando pertanto una compostezza di modi ed atteggiamenti che allude esplicitamente alla virtù salvita femminile. Sostanzialmente, i due termini sono sinonimi, andando a comporre una dittologia sinonimica. Pare (v. 1). È «quasi la chiave dell'intero componimento», in quanto è l'espressione dell'emozione soggettiva di chi la osserva: il pare dantesco, pertanto, non denota un'impressione fugace, bensì indica che Beatrice manifesta espressamente le proprie virtù a chiunque la miri. Donna mia (v. 2), rimando terminologico della lirica cortese, ove "donna" deriva dal latino domina, determinando un soggiogamento del corteggiatore nei confronti dell'amata, in un vincolo che rimanda ai legami feudali. Saluta (v. 2), guarda sopra. vv. 3-4: il tremore della lingua e gli occhi intimoriti dalla sua presenza sovrannaturale sono topoi cavalcantiani (il sonetto Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira, per l'esattezza), ripresi poi nella prima terzina. Gli occhi, in quest'ultima, sono il canale attraverso cui l'azione celeste della donna angelo suscita la dolcezza al core. laudare (v. 5): spia linguistica dello stilo della loda. vestuta (v. 6): esempio di sicilianismo, incluso nella poesia in ragione del prestigio del cenacolo di poeti riunito attorno alla corte di Federico II di Svevia. vv. 7-8: il distico indica la missione della donna angelo. Piacente (v. 9), termine anche questo scevro del suo possibile significato (l'occitanico plazer), in quanto il termine assume il valore di bellezza, «attributo oggettivo in quanto [la donna] si palesa, 'fornita di bellezza'...».. Spirito...va dicendo: Sospira (vv. 13-14). Dante rievoca la teoria cavalcantiana degli «spiriti vitali», secondo la quale gli organi del corpo sono animati da determinati principi vitali che, nell'economia della Vita Nova, svolgono principalmente la funzione di "preavvertire" il poeta dell'arrivo di Beatrice..

Stilistica e linguistica La dimensione contemplativa è costruita dal poeta attraverso le pause e gli accenti ritmici ben calibrati, che scandiscono il tempo di questa scena rarefatta. L'andamento è dolce, chiaro e perciò non difficile da comprendereDante stesso, nel commento al sonetto, ne sottolinea l'andamento chiaro e la facile comprensione: «Questo sonetto è sì piano ad intendere, per quello che narrato è dinanzi, che non abbisogna d'alcuna divisione» (Vita Nova XXVI, 8)., ricca di infiniti, participi e gerundi. Il tutto è facilitato anche dalla posizione delle rime, ottenute attraverso l'allineamento delle desinenze dei termini.. Come già prima accennato, v'è la presenza della dittologia sinonimica tanto gentile e tanto onesta, la quale a sua volta racchiude l'anafora tanto, volta a sublimare le qualità di Beatrice. Le parole chiave (pare al verso 1; saluta al verso 2; laudare al verso 5) sono tutte poste in "posizione forte", cioè poste alla fine del verso per dar maggior rilievo. A livello lessicale, troviamo latinismi (onesta, labbia) e sicilianismi (vestuta). Dal punto di vista linguistico, infine, abbiamo un esempio della legge «Tobler-Mussafia»»: il Mostrasi (v. 9) presenta il riflessivo si in posizione clitica, cioè dopo il verbo..

Struttura metrica Il sonetto ha uno schema metrico ABBA-ABBA | CDE-EDC, pertanto le quartine sono caratteristiche rime incrociate, mentre le successive terzine sono rime simmetriche.

Note

Bibliografia

Voci correlate Donne ch'avete intelletto d'amore Vita nuova Dolce stil novo

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