La rivoluzione francese del 1848 o terza rivoluzione francese è la seconda rivoluzione avvenuta in Francia nel XIX secolo, dopo quella del luglio 1830: sotto la spinta dell'opposizione liberale, repubblicana e socialista al governo Guizot, i parigini si sollevarono (come già nel giugno 1832) il 22 febbraio 1848Mike Rapport, 1848. L'anno della rivoluzione, Laterza, Roma-Bari 2011, p. 64 e seguenti. ("moti di febbraio"), prendendo il controllo della città, con il monarca Luigi Filippo I che rinunciò a soffocare con le armi la rivolta e abdicò il 24 febbraio, mentre il governo provvisorio rivoluzionario, rifiutando l'ascesa di Luigi Filippo II, proclamò pacificamente la Seconda Repubblica il 4 maggio 1848.

Le forze politiche eterogenee che avevano abbattuto la monarchia si scontrarono però sul campo delle riforme sociali: il governo conservatore uscito dalle elezioni del 23 aprile non intendeva soddisfare le richieste degli operai parigini, che insorsero il 23 giugno, ma la loro rivoluzione, detta "di giugno", fu repressa nel sangue dal generale Cavaignac. Il governo, confermando la sua natura anti-operaia, abolì i laboratori nazionali, i cosiddetti Ateliers nationaux, innalzò l'orario di lavoro e vietò il diritto di sciopero e di associazione.

L'ascesa di Luigi Napoleone Bonaparte, infine, annullò quasi del tutto le conseguenze della terza rivoluzione: tre anni dopo fu abbattuta la repubblica e restaurato l'Impero.

La crisi del regno di Luigi Filippo Il discredito del regime Molti scandali che coinvolsero diversi personaggi in vista contribuirono a screditare la Monarchia di Luglio, particolarmente nei suoi ultimi anni: nel 1830, Henri Gisquet, già socio della banca di Casimir Perier, fu incaricato dal governo di acquistare fucili e ne trattò l'acquisto di di fabbricazione inglese. La stampa di opposizione gli rivolse gravi accuse: la repubblicana «La Tribune» e poi anche «La Révolution» sostennero che per concludere questo affare Casimir Perier e il maresciallo Soult ricevettero ciascuno doni per il valore di un milione di franchi. I direttori di questi giornali furono denunciati e l'inchiesta stabilì che Gisquet aveva pagato un alto prezzo per questi fucili difettosi e che per una parte di queste armi, rifiutate dal ministro della Difesa, il maresciallo Gérard, fu dato l'assenso d'acquisto da parte del successore, maresciallo Soult. Il redattore de «La Tribune», Armand Marrast, fu condannato il 29 ottobre 1831 a sei mesi di prigione e a franchi d'ammenda.

Nel maggio del 1846 Luigi Bonaparte, incarcerato ad Ham dal 1840 per un suo tentativo di colpo di stato, evase rifugiandosi in Belgio. Il 12 marzo 1847 morì il ministro della Giustizia Nicolas Martin du Nord, ufficialmente per un attacco cardiaco, ma per l'opinione pubblica si sarebbe trattato di suicidio, dopo la scoperta di malversazioni coinvolgenti pari del Regno, deputati e funzionari.

Nel luglio 1847 vi fu l'affaire Teste-Cubières, un affare di corruzione politico-finanziaria nella quale due ministri furono giudicati dal tribunale di Parigi: il generale Despans-Cubières aveva corrotto nel 1843 il ministro dei Lavori Pubblici del tempo, Teste, per ottenere il rinnovo della concessione di una miniera di sale.

Nell'agosto del 1847 vi fu il suicidio con l'arsenico del duca di Choiseul-Praslin, che scosse tutto l'ambiente aristocratico, la magistratura e l'esercito: incarcerato per alcuni giorni perché accusato dell'omicidio della moglie, figlia del maresciallo Horace Sébastiani, che egli tradiva con la governante, il suocero aveva minacciato lo scandalo e la separazione dei beni dei coniugi se avesse continuato la relazione.

Nel dicembre del 1847 un postulante un posto di controllore alle Imposte si era visto imporre l'acquisto di un altro posto alla Corte dei Conti per franchi. Lo scandalo coinvolse il guardasigilli Hébert e Guizot, che avrebbe voluto favorire il generale Bertin, fedele al regime e azionista del quotidiano governativo «Journal des débats».

La «monarchia borghese» di Luigi Filippo

Luigi Filippo, sotto una parvenza di bonomia, è un uomo autoritario; le sue scelte politiche si indirizzano sul maresciallo Soult e poi su Guizot. Abbattuto il dominio politico della nobiltà e posto fine ai tentativi di restaurazione di istituzioni feudali, la sua monarchia prese misure anti-operaie, come il divieto dello sciopero e la limitazione della libertà di associazione, e si appoggiò essenzialmente sull'alta borghesia finanziaria: di qui, la sua denominazione di «monarchia borghese».

Dal 1840 Guizot è alla testa del governo e, appartenente a quello che veniva definito il «partito dell'ordine e della resistenza», si sforza di sottomettere la Camera dei deputati alle direttive del governo e cerca di stabilire la «pace sociale» in Francia. In preparazione della sessione parlamentare del 1847-1848, Luigi Filippo vieta le riunioni politiche dell'opposizione liberale e democratica, poiché essi propugnano uno Stato nel quale il Parlamento sia più autorevole e il re più discreto.

Guizot s'impegna a mettere in opera un liberalismo economico nel quale i dibattiti politici siano paralizzati, anche attraverso la corruzione, e il corpo elettorale sia fortemente elitario: di qui la sua opposizione ad abbassare il censo a 100 franchi, come richiesto dall'opposizione. Con la Rivoluzione di luglio in Francia, su 36 milioni di abitanti, gli elettori sono passati dai della Restaurazione a . Il censo è rimasto alto e garantisce che nella Camera dei deputati siedano in grande maggioranza rappresentanti dell'alta borghesia, ossia i banchieri, gli speculatori di Borsa, gli azionisti delle Compagnie ferroviarie, che allora assistono a un grande sviluppo, i proprietari delle miniere di carbone e delle foreste, che sono le uniche risorse energetiche al tempo disponibili e necessarie allo sviluppo delle manifatture.

L'alto debito pubblico della Francia è finanziato da questa stessa aristocrazia del denaro, che si arricchisce attraverso gli alti interessi della rendita di Stato e le speculazioni della Borsa, e poiché chi dirige lo Stato appartiene alla stessa classe che specula sul debito pubblico, le spese straordinarie della Francia negli anni quaranta sono superiori perfino a quelle sostenute dallo Stato napoleonico.

Gli stessi industriali vedono in questa aristocrazia della finanza un avversario politico, poiché essa condiziona l'erogazione del credito a loro necessario e inoltre, avendo imposto per proprio interesse alti dazi sulle importazioni delle materie prime, danneggia la loro attività imprenditoriale. Come i legittimisti borbonici, ma per diversi motivi, la borghesia industriale si pone pertanto all'opposizione dei governi di Luigi Filippo, insieme con i rappresentanti degli interessi della piccola borghesia, ossia con i professionisti e con i contadini; questi ultimi sono del resto privi di rappresentanza, così come avviene per la classe degli artigiani e degli operai. Essa si batte pertanto per ottenere un ampliamento del corpo elettorale, confidando in questo modo di poter accrescere la propria influenza politica.

Il periodo 1846-1848 è anche segnato da una crisi agricola, industriale e finanziaria, con inflazione della moneta dovuta alle speculazioni di borsa. L'opposizione trova così un largo consenso popolare nelle manifestazioni dei «banchetti», per quanto questi vengano animati soltanto da una minoranza borghese moderatamente riformista.

I «banchetti»

Data alla Rivoluzione del 1789 l'uso in Francia dei banchetti civici, pranzi pubblici in comune che festeggiano un importante avvenimento o ricordano un anniversario: ne scrisse il 18 luglio 1789 il marchese de la Villette su «La Cronique»: «Vorrei che si istituisse una festa nazionale nel giorno della nostra resurrezione. Per una rivoluzione che non ha esempi, occorre organizzare qualcosa di nuovo. Vorrei che tutti i borghesi della buona città di Parigi apparecchino la tavola in pubblico e prendano il pasto davanti alla loro casa. Il ricco e il povero sarebbero uniti e tutte le classi confuse insieme. Le strade ornate di tappeti, disseminate di fiori [...]». E così fu fatto a Parigi, ma in un luogo prestabilito, il parco della Muette, il 14 luglio 1790, per la festa del Campo di Marte, o il 26 luglio 1792, sulle rovine della Bastiglia.

Con uno spirito diverso, in tono minore e solo su invito personale, furono tenuti banchetti anche sotto la Restaurazione e sotto la monarchia di Luglio: secondo un'usanza inglese, utilizzata dallo stesso Guizot, erano riunioni a carattere clientelare con le quali i notabili mantenevano il contatto con i propri elettori. A partire dal 1847 i banchetti furono utilizzati da parlamentari dell'opposizione i quali in pubblici discorsi presentavano le loro proposte di riforma politica e rendevano manifesta la loro critica al governo. Generalmente s'iniziava con una sfilata, accompagnata da un'orchestra, per le strade della città, poi ci si sedeva a tavola all'aperto, pagando il pranzo organizzato, alla fine del quale gli oratori tenevano un discorso: così poteva trascorrere un'intera giornata festiva.

I banchetti furono tenuti un po' ovunque: il primo di questo genere si tenne a Parigi il 9 luglio 1847 con la partecipazione di 86 deputati e convenuti. In esso si richiese la riforma della legge elettorale con un allargamento del diritto di voto. Nei mesi seguenti, in tutta la Francia si tennero circa 70 banchetti, con una partecipazione complessiva di circa persone: il 7 novembre a Lilla, il 21 novembre a Digione, il 5 dicembre ad Amiens, il 25 a Rouen, l'opposizione manifestò nei banchetti contro Guizot e il suo governo.

A parlare furono i rappresentanti di un'opposizione di diverse origini, ma unita contro il governo: vi erano gli orléanisti Odilon Barrot ed Armand Marrast, i socialisti utopisti Louis Blanc e Alexandre Martin, i liberali François Arago e Alphonse de Lamartine, i repubblicani Ledru-Rollin e Louis-Antoine Garnier-Pagès. La decisione del governo di opporsi a qualunque riforma finì con il radicalizzare anche l'opposizione, così che anche orléanisti indiscussi si convinsero della necessità di abbattere il regime di Luigi Filippo.

La campagna dei banchetti, allargatasi a tutto il paese, venne proibita il 25 dicembre, tre giorni prima dell'apertura del Parlamento: il 28 dicembre Luigi Filippo, nel suo discorso inaugurale, si dichiarò contrario alla riforma elettorale, provocando la ripresa della campagna dei banchetti. Il 14 febbraio il prefetto di polizia proibì un banchetto previsto a Parigi per il 19 e all'appello di Armand Marrast pubblicato ne «Le National», i parigini vennero invitati a partecipare a un nuovo banchetto organizzato per il 22 febbraio a place de la Madeleine. Di fronte alle minacce del governo di usare la forza militare, i capi dell'opposizione annullarono la manifestazione, ma l'iniziativa popolare scavalcò le paure dei politici, rovesciando il governo e la monarchia.

La rivoluzione di febbraio

La mattina del 22 febbraio centinaia di studenti parigini, da mesi mobilitati per denunciare la soppressione dei corsi tenuti dal repubblicano Jules Michelet, si riuniscono in place du Panthéon, poi s'indirizzano a place de la Madeleine dove si uniscono agli operai. I tremila manifestanti si dirigono a Palazzo Borbone, in place de la Concorde, sede della Camera dei deputati, chiedendo la riforma elettorale e le dimissioni di Guizot. Qui la maggioranza dei deputati respinge la richiesta di dimissioni del primo ministro presentata da Odilon Barrot. Nelle strade vi sono alcuni incidenti che provocano un morto, ma le forze dell'ordine controllano la situazione: alle 16 è stato dichiarato lo stato d'assedio. Il re conta su soldati appoggiati dall'artiglieria. Vi sono poi i uomini della Guardia nazionale, ma questi sono poco sicuri.