Per determinismo geografico s'intende un'inclinazione tipica della geopolitica classica ad attribuire alle caratteristiche fisiche e demografiche di uno Stato, nonché al suo posizionamento nello spazio, la capacità di predeterminare le sue possibilità successive di sviluppo, espansione e successo. Spesso associato a concezioni organiciste e darwiniane dello Stato.

Il determinismo geografico nasce con Friedrich Ratzel nella seconda metà dell'Ottocento, a partire dalla Germania. Secondo Ratzel, il compito del geografo era fondamentalmente quello di comprendere in che maniera gli ambienti avevano influenzato i gruppi umani insediati nelle varie zone della Terra. Il determinismo, con Ratzel e i suoi prosecutori, si adopera soprattutto a descrivere in che modo l'ambiente obbliga l'uomo ad assumere certi comportamenti.

Opposta al determinismo sarà la corrente possibilista, che non nega il ruolo della geografia ma la legge in parallelo ad altri fattori e driver, come l'impostazione ideologica del governo e le sue radici culturali,Pierluigi Fagan, La mentalità post-geografica, Osservatorio Globalizzazione, 5 agosto 2019 e, in seguito, quella funzionalistica o volontaristica.

Ha caratterizzato soprattutto la Scuola di Monaco, diretta dal generale bavarese Karl Haushofer, che codificò addirittura delle vere e proprie leggi geopolitiche. Ma in una certa misura i suoi echi si avvertono anche nella dottrina nordamericana del "destino manifesto". Opposto è il cosiddetto volontarismo geografico, che considera l'uomo e le sue comunità alla stregua di un fattore geografico in grado di incidere sul futuro dello Stato, un orientamento, questo, tipico invece della geopolitica francese.

Critica Il determinismo geografico sostiene che la traiettoria delle collettività umane, degli Stati che compongono in quanto aggregato di persone sia in larga parte decisa a monte dalla morfologia del territorio, dalle altre collettività vicine e delle risorse disponibili a essa.

Esso riconosce dunque l’importanza della geografia come elemento che impatta direttamente sulle vite di chi vi abita, e consecutivamente in concorso con le tecnologie e le infrastrutture disponibili impatta anche sulla psicologia del singolo, e di conseguenze sulla comunità.

La riflessione geopolitica sviluppata da parte di alcuni degli analisti si distingue da questa tesi proprio per il suo rifiuto di una lettura meccanica e fatalista dello spazio. L'elemento che più viene usato per criticare queste tesi è il capitale umano.

Geografia come cornice Ponendo l'accento sul capitale umano, si interpreta la Geografia come una condizione trasformata dalle comunità umane. Montagne, mari e pianure non hanno un significato intrinseco, ma acuiscono un significato solo attraverso la percezione e i sentimenti comuni di una popolazione e di come questa interagisca con la morfologia del territorio.

Il determinismo geografico, al contrario, tende a cancellare la dimensione storica e culturale, trattando gli Umani come oggetti passivi anziché come soggetti.

Storia Il concetto è apparso per la prima volta introdotto dal tedesco Friedrich Ratzel alla fine del XIX secolo, sulla falsa riga del darwinismo sociale.

Il teorico asseriva che un organismo inserito sempre nel medesimo ambiente, verrà influenzato solo da quest'ultimo, da questo semplice assunto discende l'intera teoria secondo cui dal territorio in cui è stanziata una collettività se ne può ricavare la propria economia in base alle materie prime lì presenti, il proprio assetto politico istituzionale, e l'interesse nazionale della medesima.

Tali tesi sono state per la prima volta formalizzate da Ratzel ne La geografia politica. In quest'opera l'autore prevede dei temi fondamentali quali:

Il genere di vita, cioè il concetto nella quale una collettività per mantenere la propria omogeneità culturale deve vivere nel medesimo ambiante morfologico. Spazio Vitale, concetto che diverrà più tristemente noto col nazismo, col nome tedesco di "Lebensraum", Nella sua formulazione originaria, uno Stato veniva visto come un organismo vivente che, per svilupparsi e prosperare, aveva bisogno di uno spazio territoriale adeguato alle proprie necessità demografiche ad economiche, L'idea era che un popolo in crescita avesse la necessità di disporre di risorse, terre e vie di comunicazione sufficienti al proprio sviluppo.

Questi concetti apparvero furono ripresi e rielaborati dalla propaganda del Terzo reich per giustificare l'espansione verso est.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, questi concetti caddero in disuso sostituiti dalle visioni ideologiche della guerra fredda riapparvero negli anni 90, in una nuova corrente di pensiero formalizzata questa volta dallo statunitense Jared Diamond in Armi, acciaio e malattie, per questo premiato con il premio pulitzer nel 1998.

In questo Libro Diamond sostiene che:

In generale sostenendo che le collettività stanziate su determinati territori siano avvantaggiate su altre.

Note

Bibliografia Carlo Jean, Geopolitica, Laterza, Roma-Bari, 1995 Michel Korinman, Quand l'Allemagne pensait le monde. Grandeur et décadence d'une géopolitique, Fayard, 1990 Pascal Lorot, Histoire de la Géopolitique, Economica, Paris, 1995

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