Lisola di Montecristo è situata nel Mar Tirreno e fa parte dell'Arcipelago toscano. Amministrativamente è inclusa nel comune di Portoferraio (LI). L'isola è una delle 149 aree protette gestite dal Comando carabinieri per la tutela della biodiversità, è inserita nel complesso delle Riserve Naturali Statali affidate al Reparto Carabinieri Biodiversità di Follonica (GR) e fa parte del Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano.

Geografia Montecristo si trova a sud dell'isola d'Elba, a ovest dell'isola del Giglio e del Monte Argentario, a sud-est dell'isola di Pianosa e a est dell'affiorante Scoglio d'Africa, noto anche come Africhella e Formica di Montecristo.

L'isola, originatasi dal sollevamento di un plutone sottomarino, è interamente montuosa con diverse sporgenze rocciose a picco sul mare ed è costituita quasi esclusivamente da granodiorite con grossi cristalli di ortoclasio; non a caso, negli antichi portolani, Montecristo viene paragonata ad «una montagna alta come un diamante apuntato».Portolano Magliabechi, 1450 circa. La sommità dell'isola, denominata Monte della Fortezza, è di . «Monte Christo è un'isola molto alta (...). Alla parte di maestro-tramontana vi è una cala, e in essa un'acqua di bontà estrema, abbondante come una fiumara».Francesco Maria Levanto, Lo specchio del mare, Venezia 1679.

Clima Anche l'isola di Montecristo, come tutte le isole dell'arcipelago, presenta un clima mite, costantemente ventilato e molto soleggiato con scarse precipitazioni (valori medi annui nettamente inferiori ai ), caratterizzato da inverni mai troppo freddi ed estati con caldo moderato ma non afoso.

Nome

In età classica l'isola era chiamata OglasaGaio Plinio Secondo, Naturalis Historia, III, 6,12. (Ὠγλάσσα Ōglássa in greco), toponimo di origine preromana che in una trascrizione medievale è riportato OclifaRiccobaldo da Ferrara, De locis Orbis, II, 16, XIII secolo.. In un codice della Geografia di Claudio Tolomeo il nome dell'isola risulta MonterìaBiblioteca nazionale di Francia.. Durante il Medioevo il nome muta in Christi Monte, come ricordato da Gregorio Magno, e in Monte ChristiArchivio di Stato di Firenze, Bolla di papa Gelasio II, 1º ottobre 1118: «beati Mamiliani de Monte Christi monasterii»., ossia «Monte di Cristo», verosimilmente a causa del forte contesto ecclesiale e monastico che caratterizzò l'isola a partire dal V secolo, ed in particolare del Monastero di San Mamiliano.Agostino Cesaretti, Istoria del Principato di Piombino, Firenze 1788: «Altri, mossi dal loro esempio, si rifugiarono nel medesimo luogo, di modo che in poco tempo, riuniti tutti insieme, furono in grado di fabbricare un Monastero, che intitolarono Monte Cristo, e così da quel tempo quest'isola si è chiamata Monte Cristo». Altre fonti riportano che in origine l'isola si sarebbe chiamata Monte di GioveFrancesco Aprile, Della cronologia universale della Sicilia, Palermo 1725: «[...] approdarono ad un'isola, allora appellata Monte di Giove, oggi Monte di Cristo, soggetta al Gran Duca di Toscana». o Montegiove per la presunta esistenza di un tempio romano dedicato al dio Giove - in realtà i ruderi della medievale Fortezza di Montecristo - e che solo in seguito alla presenza monastica avrebbe mutato il nome in Monte Cristo. Alcune ipotesi, tuttavia, oggi tendono a far derivare la denominazione Montegiove dal latino iugum («giogo montano» e quindi «vetta bicorne»)Silvestre Ferruzzi, Signum, Pisa, 2010., come documentato nella toponomastica della vicina isola d'Elba. In epoca successiva, Montecristo venne anche chiamata Isola di San MamilianoEmanuele Repetti, Dizionario geografico, fisico, storico della Toscana, Firenze 1839. in riferimento al santo che vi condusse vita eremitica sino al 460.

Toponomastica dell'isola

Insenature Cala Cappel di Prete, Cala Corfù, Cala dei Corvi, Cala del Diavolo, Cala del Fico, Cala della Fortezza, Cale Gemelle o Cala Grande, Cala dei Ladri, Cala Maestra, Cala Mendolina, Cala di Santa Maria, Cala del Santo, Cala Scirocco (detta anche Cala dello Scalo e Cala dei Giunchi), Cala dell'Aquila, Cala dei Giunchitelli e Cala dello Scoglio.

Promontori Punta delle Bozze o Punta del Cappel di Prete, Punta di Cala Corfù o Punta Rossa, Punta di Cala Maestra, Punta del Diavolo, Punta dei Fanciulli, Punta della Fortezza, Punta della Grotta, Punta Nera, Punta Scirocco o Punta Forata.

Rilievi Monte della Fortezza, Cima dei Lecci, Collo Fondo, Collo dei Lecci (anticamente Collo del Leccio), Poggio del Diavolo, Poggio del Portale, Poggio del Segnale, Belvedere e Il Piano.

Torrenti Fosso di Cala Maestra, Fosso del Convento, Fosso del Diavolo, Fosso della Fortezza, Fosso Mendolina, Fosso del Santo e Borro di Santa Maria.

Isolotti Scoglio (a nord), Scoglio (a sud).

La riserva naturale Isola di Montecristo La Riserva naturale statale Isola di Montecristo è una riserva biogenetica di 1.039 ettariFonte: Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare 5º Aggiornamento approvato con Delibera della Conferenza Stato Regioni del 24 luglio 2003 e pubblicato nel Supplemento ordinario n. 144 alla Gazzetta Ufficiale n. 205 del 4 settembre 2003. istituita nel 1971 con decreto ministeriale per tutelare la natura peculiare dell'isola. Oggi ricade nel Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano. È stata insignita anche del Diploma europeo delle aree protette nel 1988 e riconosciuta come sito di interesse comunitario.Fonte: SIRA . (URL consultato il 19 gennaio 2010)

Non è possibile pernottare e sono vietate la pesca, la balneazione e la navigazione entro 1.000 metri dalla costa. Entro 3 miglia è possibile transitare, ma non pescare. Eventuali accessi via mare possono avvenire solo a Cala Maestra, con fondale sabbioso, arrivando perpendicolarmente alla costa; esiste tuttavia un piccolo eliporto per le emergenze. Non si può utilizzare l'ancora, ma è possibile l'attracco al gavitello o al molo. Fino al 2018 per visitare l'isola era necessario ottenere un'autorizzazione del Reparto Carabinieri per le biodiversità di Follonica; il permesso era relativo al solo approdo e alla visita della villa reale con annesso parco botanico e area museale. I tempi medi di attesa per ottenere l'autorizzazione erano di tre anni. A partire dal 2019 il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano è stato delegato a organizzare le visite guidate nella misura di 25 escursioni annuali con un massimo di 75 persone cadauna. È possibile prenotare l'escursione tramite il portale web dell'ente parco. Le prenotazioni tipicamente si aprono a gennaio, e i 1.875 posti disponibili si esauriscono in pochi giorni. Le visite guidate si svolgono solo entro i tre sentieri previsti, progressivamente più impegnativi.

Endemismi Vegetali:

Hieracium racemosum subsp. amideii Saxifraga montis-christi Leontodon montecristensis Limonium sommierianum (Limonium montis-christi)

Invertebrati: Oxychilus oglasicola (Chiocciola di Montecristo), presente anche sull'Isolotto della Scola (Pianosa) Euscorpius oglasae Di Caporiacco (Scorpione di Montecristo), descritto nel 1950.

Vertebrati: Podarcis siculus subsp. calabresiae (Lucertola di Montecristo)

Flora Le condizioni che hanno impedito il popolamento di Montecristo hanno favorito la conservazione della flora e della fauna. In particolare a Montecristo vivono specie animali e vegetali un tempo diffuse in tutto il Mar Mediterraneo. Di particolare rilievo sono le formazioni di giganteschi esemplari di Erica arborea che coprono i fondovalle e alcuni lecci millenari che rimangono in vita alle quote più alte (Collo dei Lecci), assieme a stazioni di Euphorbia dendroides. Presso Cala di Santa Maria vegeta la scilla. Sull'isola, in un sito umido presso la Grotta del Santo, si ritrova anche la rara felce Osmunda regalis.Teodoro Coruel, Florula di Montecristo, Milano 1864.

La vegetazione di Montecristo è severamente condizionata dal pascolo delle capre che non consente il rinnovo, se non di alcune specie. Dell'originaria lecceta rimangono circa 200 alberi antichi e decrepiti, i cui semi sono costante preda delle capre. Per consentirne la rinnovazione, alcuni di essi sono stati recintati e questo ha consentito l'affermazione delle piantine, il cui futuro è legato alla tenuta dei recinti alla pressione delle capre. In altri recinti il Corpo forestale dello Stato ha piantato oltre 2000 piantine, generate da ghiande raccolte dai lecci secolari. L'opera di ricostituzione di habitat a Montecristo è continua. Sono state riprodotte alcune piantine dai rarissimi corbezzoli sfuggiti al morso delle capre, che vengono conservate nell'orto botanico.

Fauna La martora è oggi scomparsa, ma attestata almeno fino al 1876.Enrico D'Albertis, Crociera del Violante, Genova 1877. Interessante la presenza della vipera meridionale (Vipera aspis ssp. hugyi) ed il discoglosso sardo (un anfibio presente solo in un paio di isole toscane e in Sardegna). In particolare, la sottospecie di vipera presente a Montecristo si trova al di fuori del proprio areale e non è frutto di pura fantasia l'ipotesi che la sua introduzione sul territorio isolano sia dovuta a qualche imbarcazione: basti ricordare che era usanza cartaginese quella di lanciare vipere sulle navi del nemico durante le battaglie. Una recente teoria la vorrebbe invece introdotta dai monaci a scopo farmaceutico, a partire dall'area palermitana. L'isola è, inoltre, luogo di sosta per migliaia di uccelli migratori ed ospita importanti colonie di uccelli marini (di particolare rilievo la berta minore).

Montecristo ospita l'unica popolazione italiana di capra selvatica, molto simile all'egagro (Capra aegagrus), ancorché immessa anticamente dall'uomo, così come un centinaio di coppie di coturnice orientale (Alectoris chukar), specie originaria dell'Egeo e del Medio Oriente, introdotta per scopo venatorio nel 1849 da Jacques Abrial. Al 1889 risale invece l'introduzione, da parte del marchese Carlo Ginori Lisci, di cinghiali e fagiani, poi fatti eradicare dal re Vittorio Emanuele III di Savoia poco dopo il 1899.

L'ambiente marino è piuttosto ricco: vi sono praterie di posidonia, anemoni marini, gorgonie e coralli. È comune la presenza del pesce luna. Fino alla fine degli anni '70 era presente anche la foca monaca, specie ormai rarissima nelle acque italiane.Marco Lambertini, Arcipelago toscano e il Parco Nazionale, Pisa 2002.

La capra di Montecristo L'antica presenza della Capra aegagrus nell'Arcipelago toscano è documentata nella toponomastica latina e greca di alcune sue isole, come Capraria (isola di Capraia) e Aigylion (isola del Giglio). L'esistenza della capra selvatica a Montecristo è testimoniata almeno dalla seconda metà del XVI secolo («vi sono quantità di capre piccine di pelo raso»)Apollonio Pavolini, Relazione dell'isola di Monte Cristo, Archivio Segreto Vaticano. e dal secolo successivo («queste [grotte] sono di continuo habitate da capre selvaggie che infinite ne sono nell'isola»Giuseppe Vincenzo Marascia, De' due Santi Mamiliani arcivescovi e cittadini di Palermo, 1701. e «non vi sono altro che capre salvatiche, alla caccia delle quali, nella primavera avanzata, vanno i cacciatori dell'isola dell'Elba, e qualche volta ancora i cacciatori di terraferma»Agostino Cesaretti, Istoria del Principato di Piombino, 1788.). La Capra aegagrus è diffusa soprattutto in Asia minore e Medio Oriente, ma sono presenti delle popolazioni anche in alcune isole dell'Egeo e a Creta, derivanti da antiche immissioni operate dall'uomo quando la specie era ancora nelle prime fasi di domesticazione.