Il è stato un incrociatore pesante della Marina imperiale giapponese, seconda e ultima unità appartenente alla classe Aoba e così chiamato dall'omonimo monte. Fu varato dal cantiere navale di Kōbe nell'ottobre 1926.
Prescelto quale nave ammiraglia della 5ª Divisione incrociatori, operò dal 1927 e per buona parte degli anni trenta nelle acque cinesi. Rimase in riserva dal settembre 1937 all'ottobre 1940 per estesi lavori di ricostruzione e ammodernamento che lo dotarono di un impianto motore completamente nuovo e apparati di controllo del tiro migliorati. Dall'agosto 1941 permanentemente in seno alla 6ª Divisione incrociatori (con l', il , il Furutaka), non fece in tempo ad appoggiare la rapida conquista dell'isola di Guam ma coprì nei primi mesi del 1942 le operazioni anfibie nipponiche nelle isole Salomone e in Nuova Guinea. Nel maggio 1942 prese parte marginale alla battaglia del Mar dei Coralli, senza essere in grado assieme alle altre unità della divisione di impedire la distruzione della portaerei leggera Shoho. In cantiere nel mese di giugno, tornò a luglio nel settore delle Salomone; poco dopo, agli inizi d'agosto, gli statunitensi sbarcarono su Guadalcanal e il Kinugasa fu tra le navi che il viceammiraglio Gun'ichi Mikawa condusse nella feroce battaglia dell'isola di Savo, con lo scopo di annientare la flotta anbifia d'invasione, infine mancato.
Partecipò alla battaglia di Capo Speranza nella notte tra l'11 e il 12 ottobre 1942 e fu una delle poche unità giapponesi che si sottrasse al combattimento con danni contenuti. Il mese successivo, nella notte del 13 novembre, bombardò con altri incrociatori l'aeroporto Henderson in mano statunitense, quindi riprese la rotta di ritorno. In mattinata, però, la squadra giapponese fu individuata e attaccata alcune volte nella mattinata del 14 novembre: il Kinugasa fu bersaglio di almeno quattro siluri e una bomba uccise il suo comandante. La nave infine affondò, con l'equipaggio decimato, non lontano dall'Isola di Rendova.
Caratteristiche
Il Kinugasa formava insieme all' la classe omonima di incrociatori pesanti, destinata alla ricognizione offensiva e pensata come contrasto delle classi di incrociatori pesanti Hawkins (in forza alla Royal Navy) e Omaha (entrata in servizio con la United States Navy). Inizialmente anche tali due navi erano state impostate secondo le caratteristiche della precedente classe Furutaka, ma lo stato maggiore generale della marina impose alcuni cambiamenti in corso di costruzione, ossia l'adozione di un nuovo tipo di torri e di una catapulta per aerei, che non poterono essere implementati sulle due unità della classe Furutaka.. Il Kinugasa presentava una lunghezza di 185,17 metri, una larghezza massima di 17,58 metri e un pescaggio di 5,66 metri. Il dislocamento standard arrivava a tonnellate.
La corazzatura lungo tutta la cintura era spessa 76 mm e inclinata a 9°; per il ponte interno era spessa 35 mm e 48 mm per il ponte di coperta; i magazzini principali erano dotati di corazzature spesse 51 mm per le pareti e 35 mm per il tetto; il locale macchine del timone variava tra i 13 mm e i 25 mm; le torrette erano corazzate con 25 mm d'acciaio mentre le barbette erano spesse 57 mm. Infine, a differenza della classe Furutaka, la torre di comando ebbe corazzature da 36 mm. La difesa contro i siluri sotto la linea di galleggiamento era costituita da una struttura a tubo cava e non corazzata, disposta lungo il margine inferiore di tutta la cintura, e da una paratia interna longitudinale che doveva limitare l'allagamento a un solo lato dello scafo. Nel complesso la corazzatura fu giudicata sufficiente per resistere ai proietti navali da 152 mm sparati tra i 12.000 e i 15.000 metri di distanza..
L'armamento principale dell'incrociatore era composto da sei cannoni Type 3 modello 2 da 203 mm lunghi 50 calibri (L/50), installati in tre torrette binate (due a prua e una a poppa); come ulteriore arma antinave furono aggiunti sei paia di tubi lanciasiluri fissi che protudevano dallo scafo. L'armamento antiaereo consisteva in quattro pezzi Type 10 da 120 mm L/45 su affusto individuale..
Il sistema di propulsione era formato da dodici caldaie disposte in sette sale, che alimentavano quattro gruppi di turbine a ingranaggi a vapore per una potenza totale di shp; a ogni gruppo era vincolato un albero motore con elica. L'autonomia era di miglia a una velocità media di 14 nodi e la velocità massima eccedeva di poco 35 nodi. L'equipaggio contava cinquanta ufficiali e 607 marinai. A bordo erano infine portati due idrovolanti che venivano lanciati da una catapulta "Kure" Type 2, modello 5 e ripresi da argani.
Nell'ottobre 1938 entrò nel cantiere di Sasebo per un ciclo di ammodernamento, durato sino all'ottobre 1940. Le torri furono rimpiazzate con il più recente modello E2 ma furono mantenuti i pezzi Type 3 da 203 mm; la difesa antiaerea fu incrementata con quattro impianti binati di cannoni Type 96 da 25 mm L/60 sistemati a quadrato a mezzanave e con due impianti binati di mitragliatrici pesanti Type 93 da 13,2 mm davanti alla plancia. Furono poi implementati due impianti quadrinati di tubi lanciasiluri brandeggiabili (uno per fiancata) con una scorta di sedici ordigni Type 93 da 610 mm, di grande efficacia. La sovrastruttura anteriore fu del tutto ricostruita e ciò permise di alloggiarvi sistemi di controllo del tiro più moderni per tutte le armi di bordo. Il dislocamento standard aumentò a tonnellate e quello a pieno carico a tonnellate, il che incrementò il pescaggio dello scafo; per rimediare i cilindri anti-siluro al di sotto della linea di galleggiamento furono allargati e riempiti con tubi stagni.. Il sistema di propulsione fu reimpostato su dieci caldaie Kanpon che alimentavano quattro turbine a ingranaggi a vapore, ognuna delle quali era vincolata a un albero motore dotato di elica. La potenza totale erogata era di shp e il deposito combustibile (la cui capienza era stata aumentata) conteneva fino a tonnellate di olio combustibile, che garantiva un'autonomia di miglia a una velocità media di 14 nodi ( chilometri a 27 km/h); la velocità di punta era scesa a 33 nodi a causa dello scafo più largo e del peso aggiunto (562 tonnellate)..
Servizio operativo Varo e primi anni L'incrociatore pesante Kinugasa fu ordinato nell'anno fiscale edito dal governo giapponese nel 1923. La sua chiglia fu impostata nel cantiere navale di Kōbe, di proprietà della Kawasaki, il 23 gennaio 1924 e il varo avvenne il 24 ottobre 1926; fu completato il 30 settembre 1927. Fu scelto quale nave ammiraglia della 5ª Divisione incrociatori e nel 1928 divenne la prima nave da guerra della marina imperiale a disporre di una catapulta per aerei. Nel 1928 e 1929 servì nelle acque cinesi, passando anche nei ranghi della 6ª e 7ª Divisione incrociatori, e negli anni trenta continuò a operare sulle coste del continente; nel settembre 1937 fu posto in riserva.
Appena rientrato in servizio dopo la massiccia opera di ricostruzione, il Kinugasa fu assegnato permanentemente alla 6ª Divisione incrociatori del contrammiraglio Aritomo Gotō, che comprendeva anche gli incrociatori pesanti Aoba (ammiraglia), e Furutaka; la divisione era a sua volta parte della 1ª Flotta del viceammiraglio Shirō Takasu. Il 20 agosto 1941 l'incrociatore passò al comando del capitano Masao Sawa.
1941-1942
Il 2 dicembre 1941, all'àncora nella baia dell'isola di Hahajima nell'arcipelago delle Ogasawara, ricevette il messaggio in codice Niitakayama nobore 1208, che indicava l'inizio imminente dell'attacco di Pearl Harbor e l'apertura delle ostilità sul fronte dell'Oceano Pacifico. La 6ª Divisione incrociatori salpò il 4 dicembre alla volta di Guam, unico possedimento statunitense nelle isole Marianne, che tuttavia dopo due giorni di bombardamenti aerei fu invasa e conquistata nelle prime ore del 10 dicembre, tre giorni dopo il riuscito bombardamento di Pearl Harbor; la 6ª Divisione incrociatori fece dunque rotta sulla grande base navale di Truk (isole Caroline) giungendovi a sera. Il 13 dicembre riprese il mare per scortare assieme ad altre unità le portaerei Soryu e Hiryu, distaccate per agevolare la conquista dell'Isola di Wake rallentata dall'imprevista resistenza statunitense. L'isola fu infine occupata il 23 dicembre.
Dal 10 al 18 gennaio 1942 la 6ª Divisione incrociatori rimase a Truk, poi partì per coprire l'assalto anfibio a Rabaul in Nuova Britannia (operazione O), avvenuto con successo il 23 gennaio; garantì dunque le operazioni per la conquista di Kavieng (Nuova Irlanda) avvenute poco dopo e quindi tornò nell'appena conquistata Rabaul. Il 1º febbraio la 6ª Divisione incrociatori salpò d'urgenza in seguito a un rapido raid aeronavale statunitense sul protettorato nipponico delle isole Marshall, che aveva danneggiato varie navi: il 4 febbraio era presso l'isolotto di Roi-Namur nell'atollo Kwajalein e il 6 si ancorò all'isola di Kwajalein ma, poiché le Task force 17 (contrammiraglio Frank Fletcher) e 8 (contrammiraglio William Halsey) si erano già allontanate, fece rotta per Truk raggiungendola il 10 febbraio. Il 20 febbraio la 6ª Divisione incrociatori meno lo Aoba cercò invano di intercettare la Task force 11 del contrammiraglio Wilson Brown che, avvistata vicino a Rabaul, rinunciò ad attaccarla; il 23 il Kinugasa, il Furutaka e il Kako rientrarono alla base. Il 2 marzo la 6ª Divisione si spostò a Rabaul (raggiunta il 5) dove si unì alle forze della 4ª Flotta del viceammiraglio Shigeyoshi Inoue assemblate per l'invasione di Lae-Salamaua (operazione "SR"), due piccoli centri dotati di aeroporti sulla costa settentrionale della Nuova Guinea. Lo sbarco riuscì senza ostacoli ma le TF 11 e 17, che si erano riunite nel Mar dei Coralli a sud dell'isola, colpirono pesantemente i trasporti nipponici e anche alcune unità da guerra; il Kinugasa e gli altri incrociatori della 6ª Divisione non subirono danni. Accompagnato dagli incrociatori leggeri Tatsuta e componenti la 18ª Divisione incrociatori, il Kinugasa con gli altri tre incrociatori pesanti toccò il 9 marzo l'ancoraggio di Buka su Bougainville e l'11 gettò le àncore a Rabaul; il 14 marzo le due divisioni ripresero il mare, stazionarono dal 15 al 17 a Buka e il 18 raggiunsero lo Stretto Moewe nei pressi di Kavieng. Qui rimasero fino al 26 marzo, quando salparono con destinazione Rabaul che fu raggiunta il giorno successivo. Il 28 le due divisioni partirono nuovamente e protessero gli sbarchi nelle isole Shortland, avvenuti il 30 marzo, e a Kieta sulla costa orientale dell'isola di Boungainville, verificatisi il 31 marzo. Giunte a Rabaul già il 1º aprile 1942, la 6ª e la 18ª Divisione fecero il pieno di nafta e ripartirono immediatamente: sostarono dal 2 al 5 aprile nello stretto Moewe, poi il 7 aprile raggiunsero l'isola di Manus nell'arcipelago dell'Ammiragliato. L'8 aprile fecero rotta su Truk dove dal 10 al 30 aprile tutti gli incrociatori furono sottoposti a revisione.
Nella seconda metà di aprile il Gran Quartier generale imperiale ordinò di iniziare l'operazione Mo, la conquista di Tulagi nelle isole Salomone, delle isole Louisiade e di Port Moresby nella Nuova Guinea meridionale. La 6ª Divisione fu assegnata alla scorta della portaerei leggera Shoho assieme alla 18ª Divisione incrociatori, al cacciatorpediniere Sazanami e alla petroliera Iro; tale squadra rispondeva agli ordini del contrammiraglio Gotō e doveva difendere la piccola forza d'invasione di Tulagi. La formazione d'attacco del viceammiraglio Takeo Takagi (forte delle due grandi portaerei Shokaku e Zuikaku) doveva invece proteggere il convoglio d'invasione per Port Moresby e sarebbe stata coadiuvata dal contrammiraglio Gotō una volta che Tulagi fosse stata posta sotto controllo..