Operazione Piccolo Saturno () era il nome in codice assegnato dai sovietici alla seconda grande offensiva della campagna invernale nel settore meridionale del fronte orientale nel quadro della lunga battaglia di Stalingrado, durante la seconda guerra mondiale. L'operazione, in realtà, era una variante ridotta dell'originale e molto più ambiziosa operazione Saturno; l'offensiva, iniziata il 16 dicembre 1942, dopo una serie di attacchi preliminari a partire dall'11 dicembre, coinvolse le truppe italiane, provocando in pochi giorni il crollo dell'8ª Armata italiana (ARMIR) con conseguente irruzione in profondità nelle retrovie tedesche dei corpi meccanizzati sovieticiNella storiografia militare italiana la tragica battaglia dell'8ª Armata (compresa la seconda fase combattuta dal Corpo d'armata alpino nota nella storiografia sovietica come offensiva Ostrogorzk-Rossoš) è stata sempre tradizionalmente denominata "Seconda battaglia difensiva del Don", p.e. in ed in .

Il successo dell'operazione Piccolo Saturno decretò definitivamente il fallimento dei piani di salvataggio tedeschi della 6ª Armata intrappolata a Stalingrado e la conseguente disfatta del Terzo Reich nel settore meridionale del fronte orientale.

La situazione strategica Operazione Saturno

Fin dal mese di novembre 1942, prima ancora dell'inizio dell'Operazione Urano, Stalin e il generale Aleksandr Vasilevskij, capo di Stato maggiore generale sovietico, avevano previsto una nuova offensiva per sfruttare l'auspicato successo della manovra di accerchiamento della 6ª Armata tedesca con un ambizioso attacco nel settore del Medio Don difeso principalmente dalle truppe "satelliti" italiane e rumene. Si prevedeva di riprendere lo schema strategico adottato con successo dall'Armata Rossa nel 1920 durante la Guerra civile, con il concorso diretto dello stesso Stalin, per sconfiggere le forze Bianche del generale Anton Denikin.. Inizialmente sarebbero state distrutte le forze dell'Asse sul fronte e, in un secondo momento, le truppe sovietiche avrebbero puntato, con l'apporto di nuovi grossi rinforzi, direttamente su Rostov, tagliando fuori così non solo le forze tedesche (Gruppo d'armate Don al comando del feldmaresciallo Erich von Manstein) impegnate nel tentativo di salvare la 6ª Armata a Stalingrado, ma anche tutto lo schieramento tedesco spintosi in profondità nel Caucaso, il Gruppo d'armate A del generale von Kleist; ; .

Questa cosiddetta operazione Saturno, stabilita nei primi colloqui telefonici tra Stalin e Vasilevskij nell'atmosfera euforica del 24 novembre, venne organicamente pianificata dallo Stavka il 2 dicembre; essa prevedeva l'impiego del Fronte Sud-Ovest (sempre al comando del generale Nikolaj Vatutin), opportunamente rinforzato con altri 4 corpi corazzati, e del Fronte di Voronež (generale Filipp Golikov). Dopo lo sfondamento delle difese italiane (8ª Armata o ARMIR) nella testa di ponte di Verčne Mamon e di quelle rumene nel settore di Bokovskaja sul fiume Čir, le truppe corazzate avrebbero manovrato a tenaglia in direzione di Millerovo per accerchiare tutte le forze dell'Asse. La seconda fase avrebbe visto l'impiego della potente 2ª Armata delle guardie del generale Rodion Malinovskij, proveniente dalle riserve e costituita dal 1º e 13º Corpo fucilieri delle guardie e dal 2º Corpo meccanizzato delle guardie, per la marcia diretta Millerovo-Kamensk-Rostov..

L'operazione Saturno (forse irrealistica, a causa delle carenze logistiche e di automezzi dell'Armata Rossa.) sarebbe tuttavia stata modificata e sostanzialmente ridotta negli obiettivi e nelle forze impegnate a causa della situazione strategica complessiva venutasi a creare nella prima settimana di dicembre. Nei progetti originali di Stalin e del generale Vasilevskij, le truppe nemiche accerchiate nel kessel di Stalingrado avrebbero dovuto essere completamente distrutte in pochi giorni con un'offensiva generale concentrica da parte delle forze dei generali Rokossovskij ed Erëmenko, da iniziare già il 27 novembre. Il piano, basato su un calcolo sorprendentemente errato da parte del servizio informazioni sovietico del numero delle truppe nemiche effettivamente accerchiate (stimate in solo uomini invece del numero reale di oltre ), si dimostrò immediatamente irrealizzabile; .

Da Saturno a Piccolo Saturno

Le truppe tedesche nella Festung Stalingrad ("fortezza Stalingrado", secondo la definizione hitleriana) furono in grado di organizzare una solida difesa circolare a "istrice" in tutte le direzioni e respinsero con perdite il tentativo effettuato dal Fronte del Don e dal Fronte di Stalingrado dal 2 al 7 dicembre. Di conseguenza Stalin e l'Alto comando sovietico furono costretti a mantenere forze molto numerose nell'area della sacca per impedire possibili sortite delle truppe accerchiate (l'intero fronte del Don del generale Konstantin Rokossovskij e una parte del fronte di Stalingrado del generale Andrej Erëmenko) e a rivedere l'assegnazione della potente 2ª Armata delle guardie, di cui quindi si previde l'impiego a disposizione del generale Rokossovskij per sferrare un nuovo e decisivo attacco contro le truppe accerchiate nella sacca a partire dal 18 dicembre (operazione "Anello")..

In secondo luogo, nello stesso periodo Hitler e il feldmaresciallo von Manstein stavano organizzando un nuovo raggruppamento strategico offensivo nella regione di Kotel'nikovo per sferrare un attacco in direzione della sacca della 6ª Armata e sbloccare le truppe tedesche accerchiate (Operazione Tempesta Invernale, Wintergewitter).. Inoltre dal 30 novembre fallirono anche i tentativi della 5ª Armata corazzata del generale Romanenko di sfondare la linea del Čir e conquistare le importanti posizioni di Nižne Čirskaja e Tormošin difese dai resti delle forze rumene, dai kampfgruppen organizzati dal generale Walther Wenck e dalle forze tedesche del 48º Panzerkorps, raggruppati nel "Distaccamento Hollidt".

Questa situazione piuttosto complessa, gravi difficoltà logistiche e notevoli problemi nel trasporto ferroviario che fecero ritardare i previsti concentramenti di forze e mezzi per le due offensive sul medio Don e contro il kessel di Stalingrado, spinsero di conseguenza Stalin e lo Stavka a rivedere completamente la pianificazione operativa, a rinviare l'inizio dell'operazione Saturno (inizialmente stabilita per il 10 dicembre) e a mettere ancora una volta in discussione il settore d'impiego della 2ª Armata delle guardie del generale Malinovskij..

I giorni decisivi furono il 12 e il 13 dicembre; il 12 i tedeschi sferrarono la loro offensiva da Kotel'nikovo in direzione della sacca di Stalingrado, mettendo immediatamente in crisi le deboli e impreparate difese sovietiche della 51ª Armata del Fronte di Stalingrado del generale Erëmenko; il 13 dicembre Stalin prendeva la decisione definitiva di dirottare la 2ª Armata delle guardie dal fronte di Rokossovskij a quello di Erëmenko per aiutarlo a respingere la controffensiva tedesca (dopo un violento scontro verbale con Vasilevskij che aveva di sua iniziativa già ordinato il trasferimento di quell'armata di riserva senza consultarlo preventivamente e nonostante le vivaci proteste di Rokossovskij; ). Infine il dittatore indirizzava ai generali Golikov e Vatutin le nuove direttive per un'operazione "Saturno" ridotta con obiettivi più limitati e più raggiungibili nel breve termine.. Nonostante le critiche del generale Vatutin, desideroso di proseguire con il progetto "Saturno" originario, il piano riveduto venne adottato e nasceva così la nuova operazione Piccolo Saturno.

L'offensiva dell'Armata Rossa Piani e preparativi sovietici Nella nuova versione ridimensionata, l'offensiva sovietica rimaneva invariata nella fase iniziale di attacco alle linee italiane sul Don e a quelle rumene sul Čir; dopo la distruzione delle forze nemiche, le potenti forze meccanizzate assegnate dallo Stavka avrebbero dovuto procedere rapidamente in due direzioni: a ovest verso il centro di comunicazioni di Millerovo e soprattutto a sud-est per occupare l'area degli aeroporti, da cui partivano gli aerei della Luftwaffe adibiti al rifornimento della sacca di Stalingrado e per minacciare le retrovie del raggruppamento tedesco impegnato a mantenere le linee sul Čir e a tentare di sbloccare le truppe tedesche accerchiate. Veniva quindi abbandonato per il momento ogni ulteriore progetto di offensiva diretta verso Rostov..

Lo schieramento offensivo sovietico, coordinato dal rappresentante operativo dello Stavka generale Nikolaj Voronov, si componeva di una massa principale schierata contro il 2º Corpo d'armata dell'ARMIR nella testa di ponte di Verčne Mamon, costituita dalla 6ª Armata del Fronte di Voronež del generale Filipp Golikov e dalla 1ª Armata delle guardie del Fronte Sud-Ovest del generale Nikolaj Vatutin. La 6ª Armata, comandata dal generale F. M. Charitonov e costituita da cinque divisioni di fucilieri e dal 17º Corpo corazzato, avrebbe attaccato a sud-ovest di Verčne Mamon per proteggere il fianco destro del raggruppamento principale e puntare verso Kantemirovka e Vološino, mentre la 1ª Armata delle guardie, appena costituita al comando del generale Vasilij Ivanovič Kuznecov, avrebbe sferrato l'attacco principale dalla testa di ponte con sei divisioni di fucilieri e tre corpi corazzati (18º, 24º e 25º Corpo corazzato), con l'obiettivo di avanzare in profondità verso sud puntando su Dëgtevo, Millerovo e gli aeroporti di Tacinskaja e Morozovsk..

Un secondo raggruppamento sarebbe stato organizzato più a sud, ad est di Bokovskaja, con la nuova 3ª Armata delle guardie del generale D. D. Leljušenko che avrebbe attaccato con cinque divisioni di fucilieri ed il potente 1º Corpo meccanizzato (dotato di tre brigate meccanizzate e due brigate corazzate) le divisioni tedesco-rumene del "Distaccamento Hollidt", per poi avanzare verso ovest e cercare il collegamento nella regione di Millerovo con le altre colonne sovietiche provenienti da nord. Infine la 5ª Armata corazzata del generale P. Romanenko (con tre divisioni di fucilieri, il 1º Corpo corazzato, l'8º Corpo cavalleria e il 5º Corpo meccanizzato) avrebbe attaccato di nuovo le forze tedesco-rumene schierate lungo il basso corso del Čir e nella testa di ponte di Nižne Čirskaja, con l'obiettivo di raggiungere Tormošin e impegnare le riserve nemiche del 48º Panzerkorps del generale Otto von Knobelsdorff (11. Panzer-Division, resti della 22. Panzer-Division, 336ª Divisione fanteria; 7ª Luftwaffe Feld-Division)..

Lo Stavka assegnò numerosi reparti di rinforzo per raggiungere un successo decisivo sul medio Don, e quindi il Fronte Sud-Ovest del generale Vatutin dovette cedere la 21ª Armata ed il 4º e il 26º Corpo corazzato al Fronte del Don del generale Rokossovskij, incaricato di distruggere le truppe tedesche accerchiate nella sacca di Stalingrado, ma ricevette di rinforzo, oltre alle forze già disponibili, otto divisioni di fucilieri, quattro corpi corazzati, un corpo meccanizzato (il 5º Corpo meccanizzato schierato sul Čir con la 5ª Armata corazzata), sette reggimenti d'artiglieria e sei reggimenti autonomi fucilieri. Gravi difficoltà logistiche resero molto difficile, come nel caso dell'operazione Urano, il trasferimento e lo schieramento di queste potenti forze; le carenze delle linee ferroviarie condussero a ingorghi, errori e ritardi, costringendo a rinviare l'offensiva principale dal 10 al 16 dicembre..