La strage della cartiera di Mignagola fu perpetrata da elementi partigiani delle Brigate Garibaldi tra il 27 aprile e i primi giorni del maggio 1945, nella frazione di Mignagola, comune di Carbonera (Treviso) ai danni di militari delle Brigate nere e della Guardia Nazionale RepubblicanaMirco Dondi, Sulla violenza nel secondo dopoguerra. Alcune tracce interpretative, «Bibliomanie. Letterature, storiografie, semiotiche», 39, no. 8, maggio/agosto 2015 e civili fascisti, o presunti tali, rastrellati nella zona. I corpi rinvenuti occultati nei dintorni della cartiera di Mignagola furono 83,Tribunale civile e Penale di Treviso, fasc. proc. 487/45, Deposizione del maresciallo Carlo Pampararo al giudice istruttore Aldo Loasses il 24 marzo 1949: "Al momento della esumazione avvenuta nel giugno 1945, erano state predisposte 125 casse, delle quali sono state adoperate solo 83" senza tener conto di quelli uccisi altrove o gettati nel fiume Sile.

La strage della cartiera Gli avvenimenti Un gruppo di partigiani delle Brigate Garibaldi, negli ultimi giorni di guerra, predispose alla "Cartiera Burgo" di Mignagola di Carbonera (Treviso) un centro di detenzione improvvisato dove furono incarcerate e spesso uccise numerose persone, in larga parte militari delle Brigate nere e della Gnr; alcune di esse furono torturate in modo efferato, e un centinaio furono uccise. Secondo alcuni autori e testimoni, non tutti i corpi sarebbero stati ritrovati, perché occultati, sotterrati in luoghi nascosti, bruciati nei forni della cartiera o sciolti nell'acido, gettati nei fiumi, in particolare nel SileIves Bizzi, La Resistenza nel trevigiano - 7 - Giacobino Ed., Treviso, 2003, pag. 114 - Testimonianza di Gianni Zonta. Come infatti racconterà molti anni dopo il (22 ottobre 2007) l'ex partigiano Aldo Tognana a Il Gazzettino:

Le maggiori efferatezze avvennero all'interno della cartiera, dove il comando era affidato a Gino Simionato, detto "Falco". I responsabili dell'eccidio sarebbero stati appartenenti a due brigate partigiane Garibaldi. Il comando fu inizialmente posto il 26 aprile 1945 a villa Dal Vesco, i cui tre proprietari erano stati assassinati in febbraio. Vennero creati dei posti di blocco nella strade. I fascisti, le persone sospette, militari della RSI sbandati, civili della zona più o meno compromessi con il regime fascista, possidenti locali compromessi con il passato regime, venivano inizialmente interrogati, talvolta torturati. Successivamente venivano spostati nella cartiera Burgo di Mignagola, dove era arrivata il 26 la seconda brigata.

La banda Collotti Il 27 aprile era stato sequestrato ad un posto di blocco a Olmi di San Biagio di Callalta (TV) un autocarro e una automobile con sette persone, ovvero la cosiddetta "banda Collotti" che faceva capo al commissario di PS Gaetano Collotti, che operava nella Venezia Giulia e si distinse per l'efferatezza dei metodi, con l'uso sistematico della tortura negli interrogatori degli antifascisti italiani e slavi catturati, degli appartenenti alle minoranze slovena e croata, ma anche dei semplici sospetti. Tra gli arrestati c'era anche l'amante di Collotti, in attesa di un figlio. Tutti furono portati alla Cartiera di Mignagola. I partigiani li eliminarono, compresa la donna incinta.

L'intervento del clero Il giorno 29 aprile, domenica, il sacerdote don Giovanni Piliego si recò alla cartiera per confessare i prigionieri. Ma il giorno dopo apprese che vari prigionieri visitati il giorno prima erano stati fucilati. Il prete andò il giorno stesso dal vescovo di Treviso, informandolo di quel che aveva visto e chiedendogli di intervenire.Giorgio Morlin, La Chiesa di Treviso dall'8 settembre 1943 al 18 aprile 1948, pag 299: "Nella Cartiera Burgo a Mignagola di Carbonera, nell'ultima settimana di aprile viene messo in piedi uno di questi pseudo-tribunali. Per 3 o 4 giorni si susseguono le uccisioni a ritmo serrato, seminando il terrore tra la popolazione del territorio, all'insaputa del CLN di Treviso. Su pressione anche del vescovo Mantiero, fortunatamente gli Alleati intervengono per mettere fine al caos e alle uccisioni indiscriminate".Archivio diocesano di Treviso, busta 7 fogli 10 e 11, lettera inviata il 30 aprile: "Mi giunge notizia dei fatti di sangue avvenuti nella passata notte. Mi permetto di richiamare l'attenzione della S.V. e di tutto codesto spettabile comitato di Liberazione perché sia posta ogni vigilanza affinché la gioia di questi giorni non sia turbata da altro spargimento di sangue fraterno. La giustizia perché sia data, deve seguire le vie della legalità e serenità"Archivio diocesano di Treviso, busta 7 fogli 10 e 11, lettera di risposta inviata anch'essa il 30 aprile: "Il Comitato di Liberazione Nazionale e il comando militare concordano perfettamente con le idee espresse nella lettera stessa e deprecano quanto è avvenuto nella scorsa notte e assicurano di aver rinnovato disposizioni severissime già impartite, perché nessun ulteriore incidente debba turbare l'ordine pubblico"

L'intervento dell'esercito americano

Lo stesso giorno 30 una jeep americana con tre militari arrivò alla cartiera ordinando la cessazione delle attività. In seguito all'intimazione degli americani, la situazione si modificò alquanto, e il giorno 1º maggio il comando della prima brigata fu spostato all'asilo parrocchiale di Carbonera. Tuttavia gli arresti le torture e le uccisioni sarebbero continuati ancora nei locali della cartiera Burgo. Nei giorni successivi furono uccisi: Galli Ilio (4 maggio), Linari Umberto (1º maggio), Menegaldo Angelo (2), Scarano Rocco (3),Spinelli Enzo (3), Bellio Giacomo Arturo (7), Zamboni Luigi (5), Testa Mario (4), Vocialta Guido (3), Sartori Giovanni B. (8), Mollica Giuseppe e Monaco Nicola (primi di maggio), Morani Benito (8), Pianca Emilio (primi di maggio), Polesel Antonio (3). Il sottotenente Lorenzi Luigi della Guardia Nazionale Repubblicana fu ucciso l'8 maggioRegistro dei morti Comune di CarboneraErnesto Brunetta, 1945: La cartiera Burgo e la guerriglia in pianura, Istresco, Treviso 2009. Il milite diciottenne della Guardia Nazionale Repubblicana Tullio Fontebasso fu ucciso il 3 maggio nella cartiera Burgo dopo un processo sommario.Tribunale civile e Penale di Treviso, fasc. proc. 487/45, Deposizione dei partigiani Attilio Sartor 1º luglio 1948 e Luigi Grava 2 luglio 1948

L'atteggiamento dei partigiani di "Falco" lascia intendere una supposta garanzia di impunità che il partigiano Romeo Marangon "Andrea" arrivò a definire come una sorta di Carta bianca della durata di cinque giorniIves Bizzi, La Resistenza nel trevigiano - 8 - Giacobino Ed., Treviso, 2003, pag. 102 - Testimonianza del partigiano Romeo Marangon "Andrea": "Dopo la liberazione abbiamo avuto cinque giorni di carta bianca. Abbiamo continuato gli arresti. Gli arrestati li abbiamo portati in parte al Pio X, dove erano stati costituiti tribunali partigiani. Un altro tribunale era in Prefettura. In Italia esisteva ancora la pena di morte e così quella parte di fascisti maggiormente responsabile veniva processata ed ognuno pagava le proprie colpe. Una parte, quella meno responsabile, è stata portata in carcere, gli altri più colpevoli, rei confessi, sono stati passati per le armi nel poligono di tiro di Breda di Piave. Cessati i giorni di Carta bianca , sono iniziati i processi in tribunale.

L'intervento del CLN I 6 partiti impegnati nella liberazione erano uniti nel CLN. Tuttavia il CLN aveva una funzione politica, non militare. Sul piano militare svolgeva una funzione di indirizzo, i 6 partiti (più il Partito Repubblicano che non faceva parte del CLN) avevano proprie strutture militari con una propria gerarchia, ma i rapporti con le formazioni partigiane combattenti non erano sempre facili e lineari. Il CLN ordinò un'inchiesta, estesa anche ai fatti della strage di Oderzo. A seguito dell'inchiesta il CLN, a eccidi ultimati, il 30 maggio 1945 ordinò a Ennio Caporizzi, comandante della piazza militare di Treviso, l'espulsione dalle sue file del partigiano comunista Gino Simionato detto "Falco" e poi spiccò nei suoi confronti un mandato di arresto.Tribunale civile e Penale di Treviso, fasc. proc. 487/45, lettera di Ennio Caporizzi, comandante della piazza militare di Treviso al comando militare alleato, ai carabinieri e al CLN di Treviso: "Oggetto. Cattura ex Patriota "Falco". Comunico che l'ex Patriota Simionato Gino detto "Falco" è stato espulso dal Corpo Volontari della Libertà. Attualmente è ricercato, per ordiner di questo comando zona, da tutte le brigate dipendenti a causa dei vari reati da lui commessi".. Prosciolto nel processo relativo ai "fatti della Burgo", fu invece condannato per l'uccisione del fascista Antonio Chinellato e per furto. Rimase in carcere dal 1946 al 1954, poi emigrò in Francia e successivamente si stabilì a Valmadonna di Alessandria sotto la protezione del Partito comunista locale.Ernesto Brunetta, 1945: La cartiera Burgo e la guerriglia in pianura, Istresco, Treviso 2009; Antonio Serena, La cartiera della morte, Mursia, Milano, 2009; Antonio Serena, I giorni di Caino, Panda, Padova, 1990, testimonianza del figlio del "Falco"

Il processo Contro gli autori della strage fu istruito un processo già nell'estate del 1945 sollecitato dai familiari delle vittime. La Legione territoriale dei carabinieri di Padova, stazione di Treviso inoltrò allora un dettagliato rapporto al Tribunale civile e Penale di Treviso in cui si indicavano i luoghi in cui presumibilmente, secondo le testimonianze raccolte, erano stati occultati i corpi di numerosi fascisti.Legione territoriale carabinieri di Padova, stazione di Treviso, Rapporto n° 14 firmato dal maresciallo Mario Pastro, Tribunale civile e Penale di Treviso, fasc. proc. 487/45: Nei pressi della cartiera di Carbonera, nel campo di certo Romeo, risultano sepolti, in una fossa comune, cinque cadaveri; nell'appezzamento di terra sito dietro la chiesa di Mignagola sono sepolti tre cadaveri; nel cimitero di Pezzan di Carbonera, un cadavere; nelle immediate adiacenze dell'abitato di Mignagola risulterebbe sepolto un numero rilevante di cadaveri che il parroco del luogo vorrebbe far ascendere a un centinaio; tra i comuni di Breda e Maserada risulterebbero sepolti in un campo di granoturco circa trenta cadaveri.|Rapporto dei carabinieri alla Procura in seguito alle denunce dei familiari

Le indagini risultano difficoltose fin dal principio a causa della reticenza di molti testimoni, tanto che un rapporto dei carabinieri riportò: Nessuno vuole parlare...tutti sono terrorizzati, perché i colpevoli sono in circolazione... coloro che potrebbero dare preziose notizie, vivono ancora sotto l'incubo della rappresagliaLegione territoriale carabinieri di Padova, stazione di Fiera di Silea, Rapporto n° 146, 30 ottobre 1946, firmato dal brigadiere Carlo Pampararo, Tribunale civile e Penale di Treviso, fasc. proc. 487/45

Il 5 gennaio 1948, il parroco di Carbonera, don Ernesto Dal Corso fu chiamato a deporre davanti al giudice istruttore Aldo Loasses circa i fatti cui aveva assistito durante le visite alla cartiera Burgo:

Il 18 dicembre 1948, i carabinieri della stazione di Silea inviarono al giudice Loasses un rapporto in cui indicavano i presumibili componenti del tribunale del popolo istituito nella cartiera Burgo (tra cui Polo Roberto (Tedesco), Caldato Marcello (Sauro), Sponchiado Antonio (Fortunello))Legione territoriale carabinieri di Padova, stazione di Silea, Rapporto n° 192 indirizzato al giudice istruttore Aldo Loasses datato 18 dicembre 1948, Tribunale civile e Penale di Treviso, fasc. proc. 487/45: "Pare componessero il famoso tribunale del popolo di Mignagola i sottonotati: Polo Roberto (Tedesco), Caldato Marcello (Sauro), Sponchiado Antonio (Fortunello), Boschin Egidio (Macario). Erano anche comandanti o capi i sottonotati; Pagnossin Domenico e Torresan Ernesto.