Con battaglia di Rodi si intendono gli avvenimenti che si verificarono dopo l'8 settembre 1943 nell'isola che si conclusero con la conquista della stessa da parte della Wehrmacht.
Le premesse All'8 settembre 1943, data dell'armistizio italiano, era governatore del Dodecaneso, delle Cicladi e delle Sporadi Settentrionali l'ammiraglio di squadra Inigo Campioni, con sede a Rodi. Al Comando della zona militare delle isole italiane dell'Egeo soprintendeva invece il contrammiraglio Carlo Daviso di Charvensod, da cui dipendevano i servizi militari delle isole sopra citate..
A causa della mancanza di direttive dai Comandi centrali, della penuria di informazioni sulla situazione generale delle Forze armate italiane e quindi in mancanza di ordini precisi da seguire, il Comando Superiore delle Forze Armate (Egeomil), stanziato anch'esso a Rodi, si trovò davanti ad una situazione decisamente difficile, dovendo scegliere se continuare a combattere con la Wehrmacht o se restare fedele al re Vittorio Emanuele III. Come altri reparti italiani, i comandanti decisero di considerare il vecchio alleato germanico come un nemico, determinando così l'invasione dell'isola da parte delle truppe tedesche.
Forze in campo Italia Il governatore Campioni aveva uno Stato maggiore presso il Palazzo del Gran Maestro di Rodi a capo del quale era il generale di brigata Roberto Sequi, e dipendeva dal Comando Gruppo d'armate Est situato a Tirana..
Esercito
Il Regio Esercito decise di inviare nell'isola il generale di corpo d'armata Arnaldo Forgiero per assumere il comando delle forze terrestri e creare il Comando militare di Rodi, cosa che venne fatta il 1º settembre 1943, ma al momento dell'invasione tedesca molte opere di fortificazione interna dell'isola non erano complete a causa della mancanza di risorse.
Le forze, per un totale di circa unità, comprendevanoI dati che seguono sono presi da: .: La 50ª Divisione fanteria "Regina" (generale di divisione Michele Scaroina) composta da tre reggimenti di fanteria (agli ordini del comandante della fanteria divisionale della stessa divisione, generale di brigata Raffaello Calzini) e uno di artiglieria, quest'ultimo equipaggiato con cannoni da 75/27. Alla divisione mancava un battaglione del 9º Reggimento fanteria che era di presidio a Scarpanto e il 10º Reggimento fanteria dislocato invece a Coo; il reggimento artiglieria era a Rodi e presidiava le postazioni sul monte Fileremo ed altrove; dal 1º marzo 1939 fino al 1942 rimase divisione binariaSi intendeva binaria la divisione composta da due reggimenti di arma base, situazione superata dall'ordinamento ternario, che prevedeva tre reggimenti di fanteria raggruppati in una brigata ed un reggimento di artiglieria: di presidio in Egeo; nel 1942 alla Divisione venne assegnato il nuovo 309º Reggimento fanteria. Nel periodo tra il 1942 e il 1943 continuò la difesa costiera e territoriale delle isole del Dodecaneso fino agli eventi del settembre 1943; 35º, 36º e 55º raggruppamento artiglieria da posizione per un totale di 46 batterie e 9 sezioni autonome armate con cannoni da 210/8, 149/12, 105/28 e 75/27, più il 56º raggruppamento artiglieria contraerea equipaggiato con cannoni da 75/27 e 90/53; qualche decina di vecchi automezzi sparsi per tutta l'isola.
Queste unità erano ripartite tra i seguenti settori per la difesa costiera e dell'entroterra: Settore Piazza di Rodi, nella punta settentrionale dell'isola; Settore Calitea, a nord-est; Settore Calato, a est; Settore Vati, il quale copriva una vasta zona che andava dal promontorio di Lindo a sud-est fino alla zona di mare davanti ad Alinnia, a ovest; Settore San Giorgio, a nord-ovest.
L'Esercito controllava inoltre tutte le comunicazioni dell'isola, ad eccezione di quelle delle batterie costiere e dei presidi di avvistamento, competenza della Marina.
Marina A Rodi era presente uno Stato Maggiore del Comando della zona Militare Marittima dell'Egeo (Mariegeo) diretto dal capitano di vascello Mario Grassi..
Il Comando Marina di Rodi, alle dipendenze del capitano di fregata Adriano Arcangioli, controllava un reparto di intervento rapido da utilizzare in caso di invasione, varie mitragliatrici contraeree e otto batterie costiere elencate di seguito, nessuna delle quali provvista di stazione radioI dati che seguono sono presi da: .: Batteria Majorana, con tre cannoni da 152/40 e uno da 120/50 presso Monte Smith; Batteria Melchiori, con tre cannoni da 152/50 e uno da 102/35 a nord delle terme di Calitea; Batteria Bianco, con tre cannoni da 120/45 e uno da 76/17 a Cremastò; Batteria Dandolo, con tre cannoni da 152/40, uno da 102/35 e un altro da 76/17 a ovest del promontorio di Lindos; Batteria Morosini, con tre pezzi da 152/40 e uno da 102/35 a est del promontorio di Lindos; Batteria Mocenigo, con tre pezzi da 120/45 e uno da 76/17 nella costa est dell'estremità meridionale di Rodi; Batteria Bragadino, con quattro cannoni da 120/45 e uno da 76/17 nella costa ovest dell'estremità meridionale di Rodi; Batteria Alimnia, con un cannone da 76/40 e uno da 76/50 nell'omonima isola a ovest di Rodi.
Il naviglio ancorato a Rodi era composto esclusivamente da unità minori, più precisamente: III flottiglia MAS con tre motosiluranti e un MAS; XIV Gruppo Antisommergibile con due antisiluranti; XXXIX Flottiglia Dragaggio con otto imbarcazioni; Cannoniera Caboto (in avaria); Piroscafo Pomezia adibito a nave frigorifera.
Aviazione I circa uomini della Regia Aeronautica presenti nell'isola erano agli ordini del generale di brigata aerea Alberto Briganti..
A Gadurrà, Marizza e Paleocastro erano presenti degli aeroporti, ma il primo era vuoto dato che gli aerosiluranti che vi risiedevano si erano trasferiti in Italia da quasi un mese, mentre l'ultimo era inattivo da tempo e vi erano stati sistemati ostacoli sulla pista e contro i paracadutisti. A Marizza invece era presenteI dati che seguono sono presi da: .: il 30º Stormo da bombardamento con 12 aerei; un nucleo di 40 caccia, di cui solo 30 bellicamente efficienti, costituito prevalentemente da C.R.42 e G.50 con solo sei M.C.202. I piloti erano solamente 20; una squadriglia adibita al trasporto equipaggiata con quattro S.M.81 e un S.M.75.
All'idroscalo di Rodi-Mandracchio inoltre risiedeva sempre un CANT Z.506 per gli spostamenti del governatore, mentre la 147ª Squadriglia, dotata di CANT Z.501, si occupava della ricognizione marittima. Altri due CANT Z.506 avevano la funzione di aerei ospedale. Compito dell'aviazione era vigilare sugli aeroporti, aiutati anche da batterie antiaeree da 20 mm appartenenti all'esercito.
Germania La presenza tedesca nell'isola iniziò nel gennaio 1943 quando ci furono vari tentativi di porre Egeomil sotto il comando tedesco, che però non ebbero successo. Nello stesso periodo, in accordo con la Regia Aeronautica, vennero installate due batterie da 8,8 cm da utilizzare per la difesa degli aeroporti; il personale si sarebbe dovuto ritirare dopo aver insegnato agli italiani come usare i pezzi, ma rimase più a lungo con la scusa che era previsto l'arrivo di altre batterie. Verso la fine del mese quattro ufficiali tedeschi esperti in fortificazioni costiere visitarono l'isola e ad aprile sbarcò un battaglione di Panzergrenadier che sarebbe stato rinforzato il mese successivo da altri due battaglioni..
Nel frattempo, alla fine di giugno, era giunto a Rodi il generale Ulrich Kleemann che comunicò la formazione nell'isola della divisione d'assalto (Sturmdivision Rhodos), la quale iniziò ad eseguire esercitazioni presso le linee difensive italiane situate a circa 11 km da Rodi città.
La divisione Rhodos, per un totale di uomini tra i e gli , aveva una rete di comunicazioni indipendente da quella italiana, e ad agosto era composta daI dati che seguono sono tratti da: .: un centro di Comando a Campochiaro; quattro battaglioni di panzergrenadier con circa uomini dotati più o meno di 100 pezzi di artiglieria, armi anticarro e 60 o 70 mortai; un reparto da esplorazione formato da circa unità equipaggiate con motocarrozzette armate, 20 vetture blindate e quasi 40 autoblindo; oltre 25 Panzer IV ordinati in un battaglioneL'USMM parla di carri Panzer VI Tiger I, tuttavia la presenza di un reparto di Tiger a Rodi non risulta da nessun'altra fonte, quindi è probabile che nel libro ci sia un errore; quattro batterie (due costituite da semoventi Wespe) di cannoni da 10,5 cm e due (una equipaggiata con semoventi Hummel) da 15 cm; cinque batterie da 8,8 cm installate negli aeroporti; un reparto di circa 300 greci in uniforme tedesca la cui presenza, anche per i loro compiti non chiari, suscitò forti proteste dal Comando italiano.
I blindati totali erano 150, e da alcune foto scattate in quel periodo sono visibili un Panzer IV Ausf F2Alberghini Maltoni 2002, p. 37, un Panzer IIAlberghini Maltoni 2002, p. 39, uno StuG III Ausf G e 15 pezzi semoventiAlberghini Maltoni 2002, p. 33, parla di "semoventi da 155 mm", tuttavia i semoventi tedeschi dell'epoca erano su artiglierie da 10,5 o 15 cm.
Storia 8 settembre
L'annuncio dell'armistizio colse del tutto impreparati i vertici militari e le truppe di stanza a Rodi, infatti il promemoria del Comando Supremo per le Forze in Egeo per il comando in loco (Egeomil), che avrebbe dovuto essere trasmesso all'isola per via aerea, non era pervenuto a destinazione per cause meteorologiche (il messaggero era ancora a Pescara il giorno 9, da dove gli fu ingiunto di procedere per Brindisi)Alberghini Maltoni 2002, p. 30.
Verso la sera dell'8 settembre il governatore Campioni chiese al generale Forgiero di contattare Kleemann per esortarlo a non impartire ordini che avrebbero potuto provocare la reazione italiana, e il generale tedesco si mostrò calmo dicendo che avrebbe collaborato. Verso le 20:30, non appena giunse la notizia dell'armistizio, il governatore indisse una riunione al Palazzo del Gran Maestro durante la quale non furono prese decisioni degne di nota data la mancanza di direttive precise su come muoversi. Il tenente colonnello Marcello Fossetta, comandante del campo d'aviazione di Marizza, informò il Comando che tutte le forze tedesche di guardia al campo erano riunite senza armi a guardare uno spettacolo cinematografico, per cui un colpo di mano in quel momento era particolarmente semplice da portare a termine, ma gli fu ordinato di non procedere date le precedenti promesse di Kleemann. Campioni si limitò a trasmettere a tutte le isole del Dodecaneso il proclama di Badoglio facendo notare l'ultima frase che ordinava di reagire "ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza". Diversi furono invece gli ordini dell'ammiraglio Daviso.: tutte le imbarcazioni in mare dovevano dirigersi a Lero, lasciando però a Rodi motosiluranti e MAS; le unità presenti a Rodi dovevano prepararsi a muovere entro breve tempo, eccezion fatta per la cannoniera Caboto che era in avaria; portare in stato di allarme le batterie costiere; aumentare la guardia al Comando Marina di Rodi e preparare la forza da sbarco della Marina; informare della situazione i Comandi Marina di Siro, Lero e Stampalia; opporsi con le armi a qualsiasi azione violenta tedesca. Queste istruzioni si rivelarono poi essere in linea con quelle impartite da Supermarina il giorno 9. A mezzanotte Kleemann, stavolta molto agitato, chiese al Generale Forgiero di poter muovere liberamente le sue unità per contrastare più rapidamente un possibile sbarco inglese, ma la risposta fu negativa.
9 settembre