Laeroporto di Comiso , è un'infrastruttura aeronautica che sorge a 5 km dalla cittadina siciliana omonima e a 19 km da Ragusa, capoluogo del libero consorzio comunale.

Nato come aeroporto militare, è stato riconvertito all'aviazione generale civile e cargo, venendo inserito nel piano regionale del trasporto aereo siciliano, che prevede la costituzione di due poli aeronautici: quello occidentale, costituito dagli aeroporti di Palermo e Trapani e quello orientale, rappresentato dagli scali di Catania e Comiso. L'aeroporto è stato aperto al traffico civile il 30 maggio 2013 e l'anno seguente venne intitolato a Pio La Torre.

Storia La progettazione e la costruzione dello scalo (1934-1939) La realizzazione dell'aeroporto di Comiso si inserì nel più ampio programma di potenziamento delle infrastrutture aeronautiche promosso dal regime fascista nel corso degli anni trenta, quando la Sicilia assunse un ruolo di crescente importanza nella strategia militare italiana per il controllo del Mediterraneo centrale. In tale contesto il Ministero dell'Aeronautica predispose un piano di ammodernamento e di costruzione di nuovi aeroporti nell'isola, destinati a sostenere sia l'attività della Regia Aeronautica sia l'eventuale impiego offensivo delle forze armate italiane nel bacino mediterraneo.

L'area individuata per la costruzione dello scalo sorse nella pianura a sud dell'abitato di Comiso, in una posizione ritenuta favorevole sia sotto il profilo meteorologico sia per la relativa vicinanza ai principali obiettivi strategici del Mediterraneo. I lavori ebbero inizio nella seconda metà degli anni trenta e si protrassero fino al 1939, portando alla realizzazione di una moderna infrastruttura militare dotata di pista, hangar, edifici logistici e servizi destinati all'operatività della Regia Aeronautica.

Lo scalo venne intitolato al generale di brigata aerea Vincenzo Magliocco, ufficiale palermitano decorato della Regia Aeronautica, caduto il 27 aprile 1936 durante la guerra d'Etiopia nel corso della battaglia di Lechemti. L'intitolazione rientrava nella politica commemorativa del regime, che dedicò numerose infrastrutture militari ai protagonisti delle campagne coloniali italiane.

Alla vigilia della seconda guerra mondiale l'aeroporto rappresentava una delle principali basi aeree della Sicilia sud-orientale, destinata a svolgere un ruolo di primo piano nelle operazioni belliche del teatro mediterraneo.

L'impiego durante la seconda guerra mondiale (1940-1945) Con l'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale, il 10 giugno 1940, l'aeroporto divenne una delle principali basi operative della Regia Aeronautica nella Sicilia sud-orientale. La posizione geografica dello scalo, situato a breve distanza dal Canale di Sicilia e dall'arcipelago maltese, lo rese un'infrastruttura di primaria importanza per le operazioni aeree dell'Asse nel Mediterraneo centrale. Da Comiso partirono numerose missioni di scorta ai convogli diretti verso il Nordafrica, intercettazione, attacco al naviglio britannico e bombardamento contro l'isola di Malta, uno dei principali capisaldi della presenza militare britannica nel Mediterraneo.

Nel corso del conflitto operarono stabilmente sullo scalo numerosi reparti della Regia Aeronautica. Fra i primi ad esservi dislocati vi fu il 9º Gruppo caccia, impiegato nelle operazioni di protezione dei convogli e nelle missioni offensive contro Malta. A esso si affiancò il 23º Gruppo, equipaggiato con i caccia biplani Fiat C.R.42, che nel gennaio 1941 assunse la denominazione di 156º Gruppo autonomo caccia terrestre. Il reparto partecipò alle operazioni di difesa dello spazio aereo siciliano e alle azioni di scorta e intercettazione nel Mediterraneo centrale.

Il 6 ottobre 1941 giunse inoltre a Comiso il 10º Gruppo, che rimase operativo fino al gennaio 1942, contribuendo alle missioni di contrasto contro le forze aeree britanniche e alla protezione delle rotte marittime verso la Libia italiana. Nel corso della guerra lo scalo ospitò, in differenti periodi, anche altri reparti italiani e tedeschi, inseriti nel dispositivo aeronautico dell'Asse predisposto per sostenere le operazioni nel teatro nordafricano e per contrastare l'attività della Royal Navy e della Royal Air Force nel Mediterraneo.

A partire dal 1942 l'intensificarsi dell'offensiva aerea alleata sulla Sicilia rese l'aeroporto uno degli obiettivi prioritari dei bombardamenti strategici. La crescente superiorità aeronavale anglo-americana nel Mediterraneo provocò ripetuti attacchi contro le infrastrutture aeroportuali dell'isola, finalizzati a ridurre la capacità operativa dell'aviazione dell'Asse in vista dell'invasione della Sicilia.

Particolarmente devastanti furono i bombardamenti del 26 maggio e del 17 giugno 1943, che provocarono gravi danni alle piste, agli hangar, ai depositi logistici e agli impianti di supporto, rendendo lo scalo sostanzialmente inutilizzabile per le operazioni della Regia Aeronautica.

L'11 luglio 1943, il giorno successivo all'avvio dell'operazione Husky, l'aeroporto fu occupato dalle forze alleate senza incontrare una significativa resistenza organizzata. Dopo una rapida bonifica dell'area e il ripristino delle infrastrutture essenziali, lo scalo venne inserito nella rete degli aeroporti utilizzati dalla Twelfth Air Force statunitense e dalla Royal Air Force britannica per sostenere l'avanzata alleata in Sicilia e, successivamente, le operazioni contro la penisola italiana.

Nei mesi successivi l'aeroporto fu impiegato prevalentemente come base logistica, di trasporto e di supporto tattico, contribuendo al trasferimento di uomini, materiali e velivoli verso i nuovi fronti aperti nell'Italia meridionale. Con il progressivo spostamento delle operazioni belliche verso nord, la sua importanza strategica diminuì gradualmente, pur rimanendo inserito nella rete infrastrutturale alleata fino alla conclusione del conflitto.

Il dopoguerra, la ricostruzione e i primi voli civili (1945-1981) Al termine della seconda guerra mondiale l'aeroporto di Comiso si presentava fortemente danneggiato a causa dei bombardamenti alleati del 1943. Nel quadro della ricostruzione delle infrastrutture militari italiane promossa nel secondo dopoguerra, lo scalo venne progressivamente ripristinato e adeguato alle esigenze della rinata Aeronautica Militare, tornando a ricoprire un ruolo di rilievo nel sistema aeroportuale della Sicilia sud-orientale.

Nel corso degli anni cinquanta e sessanta furono eseguiti numerosi interventi di ammodernamento delle infrastrutture, che interessarono la pista di volo, i raccordi, gli hangar e gli edifici logistici. Tali lavori consentirono allo scalo di rispondere ai nuovi standard operativi dell'aviazione militare italiana, in un periodo caratterizzato dal progressivo inserimento dell'Italia nel sistema di difesa occidentale della NATO.

A partire dal 1965 l'aeroporto fu utilizzato dal 41º Stormo, reparto dell'Aeronautica Militare specializzato nella lotta antisommergibile e nelle missioni di pattugliamento marittimo, con sede principale presso l'aeroporto di Catania-Fontanarossa. L'impiego della base di Comiso rispondeva soprattutto a esigenze addestrative e operative, sfruttando la favorevole posizione geografica dello scalo nel Mediterraneo centrale. In quegli anni la pista raggiunse una lunghezza di .

Parallelamente all'attività militare, l'aeroporto conobbe una prima, seppur limitata, apertura al traffico civile. Già negli anni immediatamente successivi alla guerra vennero sperimentati collegamenti di linea con Catania, operati dalla LAI - Linee Aeree Italiane, allo scopo di migliorare i collegamenti della provincia di Ragusa con il resto della Sicilia.

L'esperienza dell'aviazione commerciale fu ripresa in maniera più strutturata nel 1965, quando l'ATI, compagnia del gruppo Alitalia, avviò servizi di linea che collegavano Comiso con Catania e Palermo, contribuendo a ridurre l'isolamento infrastrutturale della Sicilia sud-orientale.

L'attività civile rimase tuttavia modesta e fortemente condizionata dalla prevalente destinazione militare dello scalo, oltre che dalla concorrenza dell'aeroporto di Catania-Fontanarossa, che nel frattempo stava consolidando il proprio ruolo di principale scalo della Sicilia orientale. I collegamenti di linea furono pertanto sospesi nel novembre 1972, mentre l'utilizzo operativo della base da parte del 41º Stormo cessò l'anno successivo.

A partire dal 1973 l'aeroporto rimase sostanzialmente inattivo sotto il profilo operativo, pur continuando a essere formalmente una infrastruttura militare. La vasta area aeroportuale e la sua posizione strategica continuarono tuttavia ad attirare l'interesse delle autorità italiane e dell'Alleanza Atlantica, che negli anni successivi individuarono proprio Comiso come il luogo più idoneo per la realizzazione di una delle principali basi missilistiche della NATO nel Mediterraneo.

La base NATO e la crisi degli euromissili (1981-1991) L'inattività operativa dell'aeroporto ebbe termine all'inizio degli anni ottanta, quando il suo destino fu profondamente modificato dagli sviluppi della guerra fredda. In seguito al deterioramento dei rapporti tra il blocco occidentale e quello sovietico alla fine degli anni settanta e al dispiegamento, da parte dell'Unione Sovietica, dei missili balistici a medio raggio RSD-10 Pioneer (SS-20 secondo la classificazione NATO), il 12 dicembre 1979 il Consiglio Atlantico approvò la cosiddetta decisione del doppio binario (Dual-Track Decision). Essa prevedeva, da un lato, l'avvio di negoziati con Mosca per la limitazione degli armamenti nucleari a medio raggio e, dall'altro, il dispiegamento in Europa occidentale di nuovi sistemi missilistici statunitensi qualora tali negoziati non avessero prodotto risultati.

Nel quadro di tale strategia, il 7 agosto 1981 il Governo Spadolini I deliberò la realizzazione di una base missilistica presso l'ex aeroporto militare "Vincenzo Magliocco", scelta poi formalizzata il 19 agosto dello stesso anno. La posizione geografica dello scalo, l'ampia disponibilità di aree già militarizzate e la presenza di infrastrutture aeroportuali esistenti fecero di Comiso il sito ritenuto più idoneo per ospitare una delle principali installazioni NATO del Mediterraneo.

Tra il 1983 e il 1988 l'area aeroportuale fu interessata da un vasto programma di trasformazione, finanziato con investimenti congiunti italiani e statunitensi. Furono realizzati nuovi alloggiamenti, depositi logistici, edifici di comando, impianti di sicurezza, vie di collegamento interne, sistemi di protezione perimetrale e numerosi bunker in cemento armato destinati allo stoccaggio dei missili e delle relative testate nucleari. Le opere modificarono profondamente l'assetto originario dello scalo, trasformandolo in una delle più moderne installazioni militari della NATO nell'Europa meridionale.

La base fu assegnata alla United States Air Force, che vi costituì il 487th Tactical Missile Wing, reparto incaricato della gestione operativa dei nuovi sistemi missilistici. A partire dal 30 giugno 1983 entrarono progressivamente in servizio 112 missili da crociera BGM-109G Gryphon, variante terrestre del Tomahawk, ciascuno in grado di trasportare una testata nucleare. La presenza di tali armamenti fece di Comiso uno dei principali obiettivi strategici dell'eventuale confronto nucleare tra le due superpotenze.