La Rivoluzione filippina è stato un conflitto armato combattuto tra il 1896 e il 1898 tra le Filippine, diventate successivamente una Repubblica, e le autorità coloniali spagnole.

Le Filippine vennero scoperte dagli spagnoli nel XVI secolo, diventando da quel momento una delle colonie chiave dell'Impero spagnolo. La rivoluzione incominciò nel 1896 dopo la scoperta dell'organizzazione segreta del Katipunan da parte delle autorità spagnole. Il Katipunan, guidato da Andrés Bonifacio, era una società anticoloniale diffusa in molte isole dell'arcipelago, il cui intento era porre fine al dominio spagnolo e ottenere l'indipendenza filippina attraverso rivolte armate.

In una riunione di massa a Caloocan, i comandanti del Katipunan si organizzarono in un governo rivoluzionario e diedero ufficialmente inizio alla rivoluzione (il medico José Rizal, giudicato colpevole come ispiratore, venne arrestato dagli iberici seppur non facente parte dell'organizzazione). Inizialmente, Bonifacio ordinò un attacco coordinato e simultaneo alla capitale Manila: questo fallì, ma le province circostanti si unirono alla rivolta; in particolare, i ribelli di Cavite guidati da Emilio Aguinaldo vinsero le due battaglie iniziali.

Una lotta per il potere tra i rivoluzionari portò all'esecuzione di Bonifacio nel 1897 e il comando dell'organizzazione passò così ad Aguinaldo, che diede inizio al suo governo rivoluzionario. Nel medesimo anno una tregua temporanea venne ufficialmente raggiunta attraverso il Patto di Biak-na-Bato, e Aguinaldo venne esiliato a Hong Kong. Tuttavia le ostilità tra i ribelli e il governo spagnolo non cessarono ancora del tutto.. Nel 1898, con lo scoppio della guerra ispano-americana in merito alla questione cubana, Aguinaldo si schierò dalla parte degli americani, fece il suo ritorno nelle Filippine e tornò a combattere contro gli spagnoli. Entro il mese di giugno dello stesso anno i ribelli conquistarono quasi tutti i territori spagnoli nell'arcipelago, con l'eccezione della capitale Manila. Emilio Aguinaldo dichiarò così l'indipendenza dalla Spagna e stabilì la nascita della prima Repubblica delle Filippine.

Aguinaldo è considerato ufficialmente il primo presidente delle Filippine, ma secondo il parere di alcuni storici filippini tale carica sarebbe dovuta spettare ad Andrés Bonifacio, perché costui fu il vero e proprio organizzatore della rivolta. Tuttavia né la Spagna né gli Stati Uniti riconobbero tale indipendenza. Il dominio dell'Impero spagnolo nelle Filippine si concluse ufficialmente con il Trattato di Parigi del 1898, nel quale gli spagnoli cedettero Filippine, Guam e Porto Rico agli Stati Uniti d'America per la somma di 20 milioni di dollari. La guerra d'indipendenza dai nuovi dominatori si trascinerà fino al 1916.

Antecedenti Il dominio spagnolo Quando la rivoluzione scoppiò nel 1896, le Filippine erano state governate dalla Spagna per 331 anni. Durante la conquista iberica dell'arcipelago nel XVI secolo, missionari europei e immigrati si trasferirono stabilmente nella nuova colonia. Gli abitanti delle isole vennero convertiti al Cristianesimo e integrati nella società.

La crescita economica e sociale del paese fu piuttosto lenta e la colonia trascorse i suoi primi anni tra costanti guerre: da una parte era necessario reprimere gli indigeni che si ribellavano ai nuovi arrivati, dall'altra bisognava difendersi anche da invasioni da parte di paesi come Paesi Bassi, Regno Unito, Portogallo e Cina. La ribellione più lunga fu quella di Dagohoy, guidata da Francisco Dagohoy e durata ben 85 anni. Nell'ultima parte del XVIII secolo, il Governatore-Generale Basco introdusse nuove riforme economiche e aprì le isole al commercio mondiale. La conseguenza di ciò fu un enorme sviluppo economico da parte di creoli (criollos) e meticci (mestizos), che rese le Filippine una delle società più ricche delle Indie Orientali. Questa nuova generazione di persone divenne la classe sociale media della colonia.

Il Nazionalismo filippino La rivoluzione francese del 1789 incominciò a cambiare il panorama politico dell'Europa, poiché diede fine alla monarchia assoluta in Francia. Di conseguenza ci fu la proclamazione della repubblica, con l'eliminazione delle basi economiche e sociali dell'Ancien régime. Le persone degli altri paesi europei incominciarono inoltre a chiedere lo stesso sistema politico. Nelle Filippine, questi ideali politici incominciarono a diffondersi attraverso i testi di un noto scrittore del luogo, Luis Varela Rodríguez, che cominciò a presentarsi come un filippino, invece che come uno spagnolo. Era la prima volta che qualcuno faceva tale cosa: la gente comune aveva oramai paura di combattere, dopo anni di rivolte dei nativi dell'arcipelago che però non ebbero alcun esito positivo. Con la stabilizzazione economica e politica delle Filippine, le classi medie sociali incominciarono a chiedere la nazionalizzazione delle chiese locali, attraverso il processo della secolarizzazione. In tale processo il controllo delle parrocchie passò così dagli ordini religiosi ai sacerdoti nativi delle Filippine. Gli ordini religiosi, o frati, reagirono attraverso una lotta politica con i sacerdoti.

L'Ottocento fu anche una nuova era per l'Europa: il potere della Chiesa era in declino e i frati incominciarono a spostarsi più frequentemente nelle Filippine. Con l'apertura del Canale di Suez, il viaggio tra Spagna e Filippine divenne più breve. Gli spagnoli nativi incominciarono a riversarsi nella colonia, occupando le varie posizioni del governo tradizionalmente destinate ai creoli filippini. In trecento anni di dominio spagnolo i creoli erano abituati a essere semi-autonomi e l'unico vero spagnolo nell'arcipelago risultava essere solamente il Governatore-Generale (allora costui era un capo politico, gestore della colonia). Il problema tra nativi e creoli, unito a quello della secolarizzazione, diede luogo alle insurrezioni dei creoli.

Le insurrezioni dei creoli Alla fine del Settecento, gli scrittori creoli (insulares, in italiano "isolani", come venivano chiamati localmente) incominciarono a diffondere gli ideali della Rivoluzione francese in tutto l'arcipelago. Allo stesso tempo, un decreto reale ordinò la secolarizzazione delle chiese filippine e molte parrocchie passarono nelle mani di sacerdoti nativi della colonia. Il processo venne interrotto con il ritorno dei Gesuiti nelle Filippine e la riconquista delle parrocchie da parte degli ordini religiosi. Un fatto che fece adirare gli insulares fu l'intromissione dei frati francescani nelle parrocchie più ricche, che prima erano sotto il controllo dei sacerdoti di Antipolo. Agli inizi dell'Ottocento, i padri Pedro Peláez e Mariano Gómez incominciarono a organizzare attività per la riconquista delle parrocchie, ma in seguito dei due leader non se ne sentì più parlare: il primo, Arcivescovo della cattedrale di Manila, morì in un terremoto, mentre il secondo si ritirò a vita privata. Il comando della rivolta passò nelle mani della generazione successiva di attivisti creoli.

Alcuni di questi furono padre José Burgos, organizzatore di manifestazioni studentesche nell'Università di Santo Tomás, e politici come Joaquín Pardo de Tavera e Jacobo Zobel. I disordini causati dalla rivolta divennero un problema ancora più grave dopo la dichiarazione d'indipendenza delle Filippine di Novales e la sua conseguente auto-incoronazione come imperatore. Nel 1872 la rivolta dei creoli culminò quando i soldati e i lavoratori dell'Arsenale di San Felipe si unirono alle insurrezioni. Essi erano guidati dal sergente La Madrid, un meticcio spagnolo. Tuttavia scambiarono i fuochi d'artificio di Quiapo per il segnale della rivolta nazionale, organizzata da tempo, cadendo così in trappola. Il governo coloniale utilizzò l'incidente per diffondere terrore nella colonia, liquidando ribelli politici e religiosi. Tra questi ultimi si ricordano il sacerdote Mariano Gómez (aveva tentato di ritirarsi a vita privata), José Burgos e Jacinto Zamora, giustiziati mediante la garrota. Questi martiri sono ricordati nella storia delle Filippine come Gomburza.

La Solidaridad e La Liga Filipina

Il Terrore del 1872, la deportazione dei creoli e dei meticci nelle isole Marianne e nell'Europa creò una colonia di emigrati filippini nel continente, in particolare a Madrid. I filippini in Europa fondarono La Solidaridad, un giornale che induceva a nuove riforme nella colonia attraverso la propaganda. Come tale, questo insieme di attivisti anti-coloniali è conosciuto anche come Movimento Propaganda.

La Solidaridad incluse la partecipazione di leader liberali spagnoli come i Morayta. Tra i pionieri del giornale c'erano Graciano López Jaena, Marcelo H. del Pilar e José Rizal. L'obiettivo del Movimento Propaganda era quello di ottenere alcune riforme per le Filippine dall'autorità spagnola, ma il governo coloniale non fece alcuna mossa. Dopo anni di pubblicazioni (1889-1895), la Solidaridad incominciò a essere a corto di fondi, senza aver realizzato alcun cambiamento concreto nell'arcipelago. José Rizal decise così di tornare nella sua terra natale e fondò La Liga Filipina, la sezione di Manila del Movimento Propaganda. Solamente pochi giorni dopo la creazione della Liga, Rizal venne arrestato dalle autorità coloniali e deportato nell'allora poco conosciuta isola di Mindanao, a Dapitan. Le attività della Liga proseguirono in sua assenza, ma infine essa si sciolse a causa delle differenze ideologiche dei suoi membri.

Le classi superiori conservatrici e favorevoli alla riforma, sotto la guida di Apolinario Mabini, istituirono il Compromisarios Cuerpo, un movimento che tentò di far rivivere La Solidaridad in Europa. Altri, membri più radicali appartenenti a classi medie o più basse, avevano fondato un nuovo gruppo anti-coloniale, il Katipunan, sotto la guida di Andrés Bonifacio.

Il Katipunan

Il 7 luglio 1892 Andrés Bonifacio, Deodato Arellano, Ladislao Diwa, Teodoro Plata e Valentín Díaz fondarono il Katipunan (nome ufficiale "Kataas-taasang, Kagalang-galangang Katipunan n͠g mg̃a Anak n͠g Bayan", in italiano "Suprema e Venerabile Società dei Figli della Nazione (o popolo)"). La nuova associazione anticoloniale era segretaNel 1896 un membro stesso del Katipunan rivelò dell'esistenza del gruppo ad un prete spagnolo. Non ci volle molto prima che le autorità spagnole ne arrivassero a conoscenza. e sosteneva l'indipendenza filippina attraverso rivolte armate contro gli spagnoli. Il gruppo era stato influenzato dalla massoneria attraverso i suoi riti e le sue organizzazioni; Bonifacio, Aguinaldo e altri membri erano a loro volta massoni.

Da Manila, il Katipunan si diffuse anche in altre regioni: Batangas, Laguna, Cavite, Bulacan, Pampanga, Tarlac, Nueva Ecija, Ilocos Sur, Ilocos Norte, Pangasinan, Bicol e Mindanao. La maggior parte dei membri, detti Katipuneros, provenivano da classi sociali medio-basse. Il Katipunan aveva un proprio sistema, proprie leggi e proprio sistema burocratico.

Al 1896 le stime dei membri della società variano da a .

L'inizio della rivoluzione

L'esistenza del Katipunan divenne nota alle autorità attraverso un membro, Teodoro Patiño, il quale rivelò tutto a un sacerdote spagnolo, padre Mariano Gil. Patiño era impegnato in una disputa personale con un altro membro del KKK, Apolonio de la Cruz, e per vendetta rivelò i piani dell'associazione al religioso. Padre Gil venne portato alla redazione del giornale Diario de Manila, dove venne scoperta una pietra litografica, utilizzata per stampare documenti e ricevute della società segreta. Venne sequestrato anche un armadio, contenente un pugnale e dei documenti segreti.