Sant'Agata di Militello (Sant'Àita di Militieddu in ) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Messina in Sicilia. Dista circa da Messina e 130 da Palermo. Su 108 comuni è il settimo della città metropolitana per popolazione dopo Messina, Barcellona Pozzo di Gotto, Milazzo, Capo d'Orlando, Patti e Lipari. Importante centro per il settore terziario amministrativo, grazie alla strategica posizione geografica ha una forte vocazione turistica e commerciale rappresentando il "capoluogo" del comprensorio dei Nebrodi.

La cittadina divenne comune autonomo nel 1857, grazie a un regio decreto di Ferdinando II delle Due Sicilie.

È un comune del Parco dei Nebrodi, ed è la sede dell'ufficio di presidenza dell'ente parco ospitata nei locali dell'ottocentesco palazzo Gentile.

Geografia fisica Clima Nel territorio boschivo dei Nebrodi, diversamente dalla costa e dal resto dell'Isola, troviamo inverni lunghi e rigidi ed estati calde ma non afose. La temperatura media annua oscilla intorno ai 18 °C nella fascia costiera.

La città gode di un tipico clima mediterraneo, particolarmente mite e confortevole nei periodi primaverili e autunnali. L'estate è calda, mentre l'inverno è piovoso.

Storia Origini Risalire alle origini dell'abitato non è compito semplice, in quanto si deve partire addirittura dall'età del bronzo ove si pensa che vi possa essere stato un villaggio sulla sommità del monte Scurzi; come accertato da numerosi scavi effettuati che hanno portato al ritrovamento di ceramiche e altri suppellettili databili proprio in quell'era.

Con l'arrivo dei Greci si ipotizza che l'attuale territorio cittadino possa aver fatto parte della chora di Alontion, Agatirno o Apollonia. Quel che è certo è che con la venuta dei Romani (III secolo a.C.) si insediarono diversi villaggi rurali sulla costa, ove i terreni erano più fertili e pianeggianti.

Numerosi sono i ritrovamenti antichi quali la lapide marmorea dedicata a Canino Aniceto o di altri blocchi e ceramiche sempre di epoca romana ritrovate vicino all'odierna stazione ferroviaria.

Con la caduta dell'Impero romano il territorio continuò a essere abitato e coltivato, sempre in maniera rurale, per scopi agricoli. Ma presto le coste divennero luoghi insicuri per via delle scorribande turche e pertanto abbandonate. Un nucleo urbano, a cui appartenne il territorio comunale è quello di Melitum (XII secolo) presidio di difesa normanno; la descrizione attenta e minuziosa che riporta il geografo arabo Al-Edrisi della marina di San Marco, l'antica Aluntim per l'appunto, è di un territorio particolarmente rigoglioso e dedito alla agricoltura di sostentamento.

Periodo feudale Nel 1371 la baronia di Militello è assegnata a Vinciguerra d'Aragona da Federico IV d'Aragona, già appartenente al padre Sanciolo d'Aragona.

La storia cittadina si sviluppa attorno alla "Torre della Marina", una struttura d'avvistamento costiero edificata nel XIII secolo per servire la medievale Militello Valdemone.

Nella seconda metà del Cinquecento quando i viceré spagnoli incaricarono Camillo Camiliani di fare la ricognizione dei litorali la torre fu giudicata insufficiente e vi fu aggiunto un "fortino".

Signori della città furono gli appartenenti alla famiglia d'origine aragonese dei Gallego che edificarono il castello costruito sul feudo della "marina".

Nel 1573 in concomitanza con l'edificazione nacque il primo nucleo abitativo su cui la famiglia Gallego ottenne la signoria.

Nel XVII secolo il borgo di Sant'Agata era compreso fra le terre baronali appartenenti al principe di Militello, il quale nel 1627 assunse anche il titolo di Marchese di Sant'Agata.

Nel 1628 don Vincenzo Gallego ottenne la licenza di edificare il palazzo intorno alla torre e nel 1663 suo figlio Luigi, nominato Marchese e poi Principe di Sant'Agata, fece costruire il castello, a presidio della costa, per concessione del re Filippo IV che nel 1657 gli concesse la licenzia populandi per promuovere il futuro insediamento urbano del piccolo borgo marinaro attorno a esso.

Il castello Gallego articolato intorno a un'alberata corte quadrata, ingloba le torri cilindriche di età medievale. Sull'ampio prospetto ornato da classici finestroni, si apre il fornice d'ingresso, difeso in passato da ponte levatoio. Dal cortile si accede agli ambienti destinati a scuderie, magazzini e abitazione dei servi. Da una scala a chiocciola si sale al piano nobile, con gli appartamenti del principe, da cui si accede alle torri e ai terrazzi. Il libro di Vincenzo Consolo Il sorriso dell'ignoto marinaio si chiude con la descrizione puntigliosa del castello carcere di Sant'Agata di Militello, simbolo architettonico degli inferi narrati, per la sua forma a chiocciola. Decifrando una lapide di tal (COCALI) GALLEGO, scrive:

Il possente edificio dalle severe linee architettoniche, sorge su una altura rocciosa, guardando da un lato il centro cittadino e dall'altro un ampio arco di costa. Intorno a esso venne a formarsi un abitato di pescatori e contadini.

La fine dell'epoca feudale e verso l'autonomia All'indomani dell'abolizione del feudalesimo, avvenuto con la Costituzione siciliana del 1812, il centro costiero fu scelto come nuova residenza dalle più importanti famiglie aristocratiche dei paesi collinari dei Nebrodi; quest'ultime costruirono i loro palazzi di rappresentanza seguendo lo stile imperante di quell'epoca ovvero il neoclassicismo e in seguito utilizzando gli stilemi eclettici dell'Art Nouveau. Oggi questi edifici rappresentano l'esempio tangibile dell'importanza economica e politica che S. Agata seppe ritagliarsi durante tutto il XIX secolo.

Tra i più sfarzosi di essi vi sono i palazzi della famiglia Zito, discendenti per via matrilineare dai Filangeri conti di San Marco, il Palazzo Di Paola, famiglia ricchissima e di antica nobiltà originaria di Malta, i palazzi della famiglia Faraci baroni del Prato, i palazzi e le ville della ricchissima e aristocratica famiglia Ciuppa d’Alcara, i palazzi della nobile famiglia dei Cupitò di Militello, esempio di architettura eclettica presente nella cittadina è il palazzo dell’aristocratica famiglia Gullotti di Ucria, il palazzo della famiglia Bordonaro e il palazzo dell’ambasciatore Giuseppe Gentile (oggi sede del Parco dei Nebrodi).La famiglia Zito edificò i suoi palazzi nel quartiere attiguo alla Chiesa madre, la famiglia Di Paola in Via Medici, i baroni Faraci intorno al castello e sulla prospiciente via Roma, i Gullotti, Cupitò, Ciuppa e i Bordonaro sulla via Nazionale. I palazzi nobiliari santagatesi oltre a connotare elegantemente il centro storico della cittadina, sono i testimoni di un vero e proprio laboratorio di straordinario interesse architettonico.

L'istituzione del comune autonomo e l'espansione demografica

Un consistente incremento demografico si ebbe solamente in seguito all'autonomia amministrativa ottenuta dal centro collinare di Militello Rosmarino, grazie a un regio decreto datato 1º gennaio 1857, per concessione di re Ferdinando II delle Due Sicilie; il primo sindaco a firmarsi come primo cittadino del centro costiero fu don Salvatore Zito nel 1847. Allo sviluppò economico contribuì in maniera decisiva la costruzione della strada rotabile Palermo-Messina, così come alla fine dell'Ottocento rivestì un'importanza fondamentale la costruzione della ferrovia.

S. Agata si andò via via a ritagliare uno spazio sempre più importante tra i centri dei Nebrodi, diventandone de facto il "capoluogo" amministrativo ed economico; questo fece sì che la popolazione proprio in questi anni aumentasse considerevolmente.

Sul finire del XIX secolo si assistette alla costruzione del Duomo, dedicato a Santa Maria del Carmelo, alto 22 metri, profondo 38 metri e alto 16. In stile neoclassico, presenta tre navate in tre absidi. Progettista fu l'architetto Leone Savoia, ingegnere capo del Genio Civile di Messina. All'interno ci sono delle finestre alte 2,40 metri. I primi rifinimenti interni furono eseguiti dai fratelli Benedetto e Basilio Arcuri. Le decorazioni del tetto vennero eseguite da Antonio Gattuso di Palermo, mentre le mattonelle del pavimento, donate per devozione dal signor Carmelo di Paola. La parte più antica della chiesa è la splendida Cappella del Sacramento, arricchita da sontuosi altari barocchi a intarsio marmoreo. All'interno, ci sono vari quadri e statue antiche. Innanzitutto la statua di San Giuseppe, la più ricca e preziosa dell'edificio, conservata nell'omonima cappella, costruita nel 1800 da un artista palermitano, il Bagnasco e portata in processione in occasione della festa patronale. Vi sono, poi, i quadri della Pietà, della Madonna del Carmelo e della Madonna del Rosario, l'altare del Sacro Cuore, realizzato in stile barocco a Palermo, la Cappella del Sacro Cuore, commissionata a Parigi, l'altare con la statua dell'Immacolata, realizzata probabilmente dal Bagnasco. Degni di nota sono, infine, il fonte battesimale di fine Ottocento, l'organo realizzato da Pietro La Grassa nel 1870 a Palermo, la vetrata raffigurante la Cena di Emmaus, un mezzobusto su colonna e una lapide marmorea raffigurante due arcipreti santagatesi, Zappalà e Sancetta, i primi della parrocchia.

L'edificazione del salotto cittadino ovvero piazza Vittorio Emanuele, oggi rinominata in onore dello scrittore santagatese Vincenzo Consolo, è da datarsi proprio in quegli anni. Ben presto la piazza assumerà un importante ruolo di aggregatore sociale, divenendo palcoscenico di tutti gli avvenimenti sociali di rilievo della cittadina. Sul lato finale della stessa insiste un edificio dalle pregevoli linee neoclassiche ospitante il Circolo Dante Alighieri; quest' ultimo venne fondato il 27 settembre 1868 dai membri delle famiglie notabili del paese, inizialmente venne chiamato "Casino di campagna" o "Circolo dei Nobili”; assunse l'attuale denominazione alla fine della seconda guerra mondiale.

Storia tra le due guerre mondiali Trascorsi i primi anni del Novecento segnati dalla crisi economica che ebbe i suoi effetti più vistosi nel fenomeno dell'emigrazione verso il Nuovo Mondo, si arrivò all'entrata in guerra dell'Italia nel primo conflitto mondiale. Una situazione di profonda crisi era dunque quella che si presentava anche a S.Agata allo scoppio della Grande Guerra. I soldati santagatesi mobilitati per il fronte al 30 giugno del 1915 erano 220, senza contare quelli che vennero chiamati alle armi nel 1917 appartenenti ai cosiddetti “ragazzi del ‘99”. Al termine del conflitto mondiale, ben 85 furono i giovani partiti dal centro costiero e non più tornati; così come risulta dall'albo d'oro del ministero della guerra.

Lo stesso sacerdote don Giuseppe Zappalà, che in seguito divenne arciprete di Sant'Agata, all'avvio del conflitto fu dichiarato cappellano militare al seguito delle truppe italiane. L'ecclesiastico venne ferito nel 1916 da un colpo di artiglieria e pertanto espletò il suo servizio negli ospedali di Roma, rientrando in paese solo nel 1919 insignito del titolo di Cavaliere della Corona d'Italia.

L'omaggio che Sant'Agata volle dar ai propri caduti fu tributato con l'erezione nel periodo postbellico, durante la transizione tra l'Italia liberale e quella fascista, di un monumento che celebrasse il sacrificio di vite patito. Analogamente dunque a quanto avveniva in tutto il Paese, a Sant'Agata fu il comune a sostenere le spese della realizzazione dell'opera, collocandola nella piazza antistante il castello di fronte la stessa sede municipale. La statua in bronzo che raffigura il milite italico venne realizzata da Turillo Sindoni a Roma, la sua inaugurazione fissata per il 4 novembre 1922 avvenne in realtà il 22 aprile 1923; tale slittamento di date fu dovuto in realtà a un ritardo nella spedizione dell'opera da parte dell'artista.