La chiesa di Santa Maria del Fiore (nota in precedenza come Chiesa dei Santi Vito e Modesto, Madonna del Popolo, Santa Maria di Fuori, per la sua collocazione fuori delle mura della città) è una chiesa di Forlì dedicata alla Madonna. L'immagine di Maria è presente in un affresco staccato, collocato sull'altare maggiore che la rappresenta con Gesù in braccio.
L'assetto attuale della chiesa è secentesco, mentre la decorazione ha una fase tardo cinquecentesca-secentesca (affreschi di ambito di Francesco Menzocchi e di Gianfrancesco Modigliani) e una ottocentesca (decorazioni francescane di Pompeo Randi realizzate tra il 1856 e il 1865 e di Alessandro Guardassoni).
La devozione francescana del luogo è testimoniata anche dalla presenza del convento che nel tempo è stato sede di formazione dei giovani frati.
All'inizio del Novecento risalgono diversi restauri, tra cui il completamento della facciata della chiesa con l'attuale portico.
Storia
La via su cui è collocata la chiesa è quella che conduce a Ravenna sin dai tempi romani, tuttora chiamata Ravegnana. La zona si trovava fuori dalle mura cittadine: la città vera e propria partiva da Porta San Pietro, all’ingresso dell’attuale corso Mazzini.
Il primo luogo di culto qui edificato risale almeno al 1160. Si hanno notizie di una chiesa dedicata ai santi Vito e Modesto, con ospedale annesso. Vito, martire cristiano del III secolo era invocato di frequente nel Medioevo per le malattie difficili e Modesto era, secondo la tradizione, il pedagogo che lo aveva convertito alla fede cristiana. L'ospedale è stato completamente eliminato entro il Seicento, mentre la chiesa ha avuto probabilmente uno sviluppo durante il Quattrocento e poi nel Cinquecento..
In mancanza di notizie precise si può ipotizzare che il perimetro della chiesa dei Santi Vito e Modesto nella sua versione quattro-cinquecentesca, fosse lo stesso dell'attuale chiesa, mentre gli ingressi in origine erano due, uno l'attuale, l'altro, che dava verso la città è stato murato, come si vede dalla sagoma presente nel muro che dà sul cortile laterale. Il muro di facciata, per seguire il profilo della strada, non è parallelo al muro absidale e si presenta realizzato a sacco, ovvero composto da due strati paralleli riempiti con materiale vario. Sulla parte destra si vedono i segni dell’ingresso che dava accesso all’antico campanile, non più presente.
Nella chiesa dei Santi Vito e Modesto, nel 1577, era stata portata l’immagine della Madonna che si trovava in una celletta dell'ospedale di San Colombano in Villa Pianta. Comincia quindi in questo momento, probabilmente, la dedicazione alla Madonna, che poi prevarrà nella versione successiva della chiesa. Si hanno infatti notizie di lavori forse di ampliamento, realizzati con mattoni recuperati dalla Rocca di Ravaldino, che portano a consacrare nel 1634 la chiesa con il nome di Madonna del Popolo. A questo periodo risale la decorazione absidale.
Nel 1717 la chiesa passa in gestione ai Signori della Missione, congregazione fondata da Vincenzo de' Paoli dedita alla predicazione nelle campagne. Dal 1725 al 1798 viene gestita dai Trinitari, che vengono mandati via con le soppressioni napoleoniche..
A quel punto chiesa e annesso convento vengono messi all’asta e venduti a privati. Negli inventari viene chiamata non più Madonna del Popolo, ma Madonna di fuori, ovvero ubicata fuori dalle mura e da qui con errata lettura Madonna dei Fiori. L’analogia del Cristo con il Fiore del Creato ha poi portato alla denominazione di Santa Maria del Fiore che tuttora persiste..
La chiesa viene restaurata grazie al marchese Luigi Paulucci de' Calboli, che la salva dalla demolizione, acquistandola da alcuni privati che se l'erano aggiudicata in un’asta pubblica e intendevano riciclare il materiale. Viene quindi riconsacrata nel 1808, ma l'immagine di Maria non è più sull’altare, perché è stata venduta e sostituita dalla Vergine del Buon Consiglio, opera del 1753..
Nell'Ottocento si hanno importanti cambiamenti: Il complesso passa ai Cappuccini nel 1822 (restano fino al 2012) La chiesa ha un secondo intervento decorativo nel 1856-65 realizzato da Pompeo Randi, pittore forlivese che si era formato a Venezia, Firenze e Roma, particolarmente legato a questa chiesa perché la sua casa natale era dall'altra parte della strada. In questo momento vengono anche aggiunti elementi decorativi al soffitto e alle paraste, da parte dei pittori Costantino Rossi, Livio Serfi e Carlo Cappelli Nel 1874-77 vengono rifatti i finestroni e aggiunte le balaustre del presbiterio. Vengono inoltre decorati i soffitti centrale e delle cappelle di S. Felice e S. Giuseppe e collocato sull'altare il tabernacolo del XVII secolo. Nel 1883 la croce che tradizionalmente era collocata di fronte alla chiesa viene distrutta di ignoti e sostituita da una croce in ferro, tuttora presente. Vengono collocate le statue di Gaetano Vitené: gli Evangelisti dell'altare maggiore (1885) e San Francesco e lImmacolata, non sempre esposte, 1892.
Terzo grande intervento si ha negli anni ’30 del Novecento: Viene costruito il portico su progetto dell’ingegner Gino Cervesi (1933) che propone cinque archi come visibili in una traccia nella facciata originaria: essa già probabilmente prevedeva un portico che poi non era stato costruito. La cancellata viene realizzata dalla ditta Maccaferri di Bologna e riporta stemmi con nomi delle famiglie dei finanziatori Viene eseguita la pavimentazione interna Viene recuperata dalla chiesa di Trentola l'immagine della Madonna del Fiore, ricollocata sull'altare maggiore (1930) Viene aggiunta un'ala al convento, sempre su progetto di Cervesi (1934), per ospitare uno studentato. Si tratta della parte che chiude il claustro e che consente di aprire il convento con un ingresso indipendente più oltre lungo la via (attuale scuola materna ed elementare) Dal 1940 la chiesa è parrocchia
Facciata
Nonostante sia di periodo barocco, la chiesa si presenta dalla strada con una semplice facciata a capanna in mattoni, ora in parte nascosta dal portico da cui si accede al primo cortile sul lato destro e al convento sul lato sinistro. Il campanile attuale, non visibile dalla facciata, è inglobato fra la chiesa e la struttura conventuale. Esisteva, almeno fino al Settecento, un campanile in facciata, sul lato destro, a cui si accedeva mediante la porta interna che ora mette in collegamento con la cantoria in controfacciata. Non restano altre tracce di questo campanile..
Interno
A differenza dell'esterno, che è semplice, l'interno è riccamente decorato. La pianta prevede una navata singola coperta a volte a crociera su cui si aprono sei cappelle voltate a botte, tre per ogni lato, a cui se ne aggiunge una quarta a sinistra più recente. Il presbiterio è a base quadrata ed è collegato a diversi ambienti che danno anche accesso al convento.
Si identificano tre periodi decorativi, partendo dalla zona più antica che è quella absidale.: Decorazioni cinque-secentesche della prima versione della chiesa Interventi decorativi di Pompeo Randi (1856-65) che danno un’impronta francescana Interventi novecenteschi
La lettura globale della decorazione della chiesa ha dunque pieno compimento nell’Ottocento. Partendo dal fondo, si vede in controfacciata il tema della morte (a destra dell’entrata la commemorazione della morte della madre del pittore Pompeo Randi e a sinistra un Compianto), unito al tema della salvezza, rappresentata dalla figura del Cristo nella Moltiplicazione dei pani (ora parzialmente coperta dalla struttura del coro per l'organo), che richiama le opere assistenziali del convento. Le prime cappelle laterali dall'ingresso forniscono due esempi maschili di santi educatori: San Giuseppe e San Felice da Cantalice. Si passa poi alle cappelle dedicate alle due figure di riferimento della chiesa: San Francesco e la Madonna, qui affiancata da figure di santi (cappella dell'Immacolata). Le cappelle più vicine all'altare, che probabilmente sono le più antiche, sono dedicate alle figure più importanti, Cristo e la Madonna, nel loro aspetto sofferente (la Passione e l'Addolorata). Anche nel presbiterio vediamo l’unione della più antica dedicazione, ovvero quella mariana, con aggiunte ottocentesche legate all'ambito francescano..
Presbiterio
Il presbiterio è diviso dalla chiesa da balaustre in marmo ottocentesche. La cupola, rinchiusa in un tiburio esterno, è decorata in modo da simulare un lucernario con finta lanterna ed è illuminata da finestroni rotondi ripristinati nel 1874-77.
Il programma decorativo originario riguardava la venuta del Cristo mediante l’incarnazione ed era dunque sviluppata intorno alla figura della Vergine Maria. L'immagine della Madonna, oggi detta Santa Maria del Fiore, è l’immagine più antica presente all’interno della chiesa. Si tratta di un affresco rimosso con ancora la porzione del muro originario, proveniente da una celletta dell'ospedale di San Colombano in Villa Pianta. Dal punto di vista stilistico si notano le forme rinascimentali che richiamano la scuola forlivese del Quattrocento, ma, dato che ci sono notizie riguardo a questa immagine a partire dal Trecento, si può supporre che ci sia stata una ridipintura su un'opera più antica con forme gotico-bizantine.
Nell'affresco la Vergine si presenta giovane e delicata, in atteggiamento affettuoso con il figlio. L’ambiente notturno serve a mettere in evidenza le stelle stilizzate e i bagliori delle aureole, mentre i vestiti sono del tradizionale colore mariano, rosso e blu. I gioielli erano stati collocati in epoca non ben definita seguendo le indicazioni di padre Girolamo Paolucci, ideatore della pratica di incoronare le immagini della Madonna. I gioielli originali, visibili in alcune fotografie, sono stati rubati e poi sostituiti nel 2014.
Sibille Intorno alla figura di Maria, inserita in un complesso decorativo secentesco, che prevede marmi, stucchi e bronzo dorato, si trovano lunette con dipinte le Sibille. Sono figure femminili diverse e vivaci, vestite all’antica con panneggi eleganti dai colori tenui, appoggiate a un basamento in marmo. Esse sostengono delle tavole con profezie. Il fondo è bruno scuro e uniforme. I gesti manieristi, le posizioni e le iconografie richiamano il maestro della scuola forlivese Francesco Menzocchi, a cui vengono attribuite.. Gli associati cartigli e in parte l’iconografia sembrano basarsi su un testo quattrocentesco, che pare sia all’origine di molte delle profezie delle Sibille riportate in opere d'arte, un opuscolo, opera di Filippo Barbieri, siciliano, pubblicato a Roma nell'anno 1481. Sulla lunetta principale si trovano la Sibilla Persica e la Sibilla Libica. La prima, che appare meno giovane e con sguardo rivolto verso l’alto, riprende alcuni elementi iconografici tradizionali (vestita con una veste d'oro e col capo coperto da un velo bianco). La sua iscrizione recita: Deus nascetur in mundo et Virginis grembum erit salus mundi ("Dio nascerà nel mondo e il grembo della Vergine sarà la salvezza del mondo") e si riferisce alla profezia della venuta del Cristo, tradizionalmente attribuita a leiEcce bestia conculcaberis et gignetur Dominus in orbe terrarum et gremium virginis erit salus gentium, ovvero "Ecco, la bestia sarà calpestata, il Signore nascerà sulla terra e il grembo della Vergine sarà la salvezza delle nazioni". È la profezia tradizionalmente attribuita alla Sibilla Libica..