Rapolla (Rapòddə in dialetto lucano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Potenza in Basilicata. Noto per la produzione vinicola (Malvasia, Aglianico e Moscato conservato nelle cavità di tufo vulcanico del Parco Urbano delle cantine), olivicola (l'olio extravergine di oliva) e turismo termale, collegato alla presenza di fonti di acque acidulo-ferruginose che sgorgano dalle tre sorgenti in contrada "Orto del Lago".

Geografia fisica Territorio È sito sul versante nord-orientale del massiccio del monte Vulture. Sorge su un crinale digradante ad est, delimitato a nord dal fiume Melfia (area fonti termali) e a sud dal fiume Ontrolmo (parco cantine) (entrambi tributari di destra del fiume Ofanto). Il resto del territorio si sviluppa a valle verso est lungo la S.S. n. 93 - via Barletta tra i due altipiani delle località Piano di Chiesa - Gelosìa - Cerro (sulla costa sud) e Braide - Piano di Ruca - Albero in Piano (sulla costa nord); all'estrema valle comprende le acque della diga del Rendina.

Altitudine (in metri sul livello del mare) Casa Comunale 450 Minima 191 Massima 927 Escursione Altimetrica 736 Zona Altimetrica: collina interna

Clima Non essendo bagnata dal mare e data la sua altitudine, Rapolla ha un clima temperato freddo, con piogge irregolari e presenti perlopiù nelle stagioni autunnali ed invernali, ed inverni rigidi con frequenti nevicate. Le estati sono piuttosto calde con un clima secco. La direzione prevalente dei venti è da ovest. Secondo i dati medi del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +5,6 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +23,6 °C.

Classificazione climatica di Rapolla: Zona climatica D; Gradi giorno 1676; Direzione prevalente dei venti da Ovest.

Storia Resti di una mastodontica necropoli trovati in località Toppo d'Avuzzo testimoniano che il territorio di Rapolla fu abitato già nel neolitico.

Storia greca e romana La leggenda vuole che la sua nascita sia da collocarsi nell'XI secolo a.C. ad opera dei discendenti del mitico eroe Diomede che costruirono nella zona tra il Vulture e l'Ofanto alcuni templi tra cui quello di Venere a Rocchetta e quello di Apollo a Rapolla,

La storia ufficiale di Rapolla risale al V secolo a.C. ad opera dei coloni greci che fondarono, in Italia meridionale ed insulare, la Magna Grecia. Assieme ai maggiori centri dell'epoca: Metaponto, Heraclea, Taranto, Siponto, Bari, Lucera e Troia, Rapolla si configura come una delle sentinelle greche più estreme nell'entroterra.

Notizie più precise sono legate alla battaglia di Heraclea nel III secolo a.C., sulle coste ioniche, quando le truppe del generale romano Luscino ritiratosi nell'entroterra lucano dopo la sconfitta con i greci di Pirro e i loro Trenta Elefanti, si accamparono sulle Terrazze del Cerro site a oriente del territorio rapollese; di lì i romani intravidero una fortificazione ai piedi del Monte Vulture: era l'allora Strapellum, un fortilizio militare con un tempio greco al centro dominato da una torre; quando i soldati romani oltrepassato il vallone dell'Ontrolmo entrarono a Strapellum, ansiosi di incontrare la Cavalleria Lucana, videro gente riversa a terra e resti di battaglia; allora, convinti di non aggiungere "sangue al sangue" i soldati romani posero sulla porta del paese (presumibilmente l'Arco dell'Annunziata) una mattonella di terracotta rossa con un'iscrizione recante due serpenti attorcigliati che nel linguaggio militare romano di allora voleva dire, "Attenzione: è luogo sacro, non si passa, non si fa rumore". Tale significato attribuito ai due serpenti rimane dubbio in quanto oggi sullo stemma comunale i due serpenti attorcigliati stanno a raffigurare le due fiumare Melfia e Ontrolmo che delimitano, sui versanti nord e sud, il vecchio centro abitato.

In epoca romana si hanno notizie legate alla battaglia contro Annibale in contrada "Querce d'Annibale" dove il condottiero africano si sarebbe accampato prima della battaglia contro il console Marco Claudio Marcello della vicina Venusia, nel 210 a.C. In epoca romana Strapellum faceva parte dell'Apulia e fu nominata da Plinio (circa 70 d.C.), nell'elenco delle città Daune, ed aveva un'importante funzione di crocevia per i traffici lungo la via Appia, assieme alla vicina Venusia, come testimonia il ponte ancora ben conservato in località Toppo d'Avuzzo. Altra testimonianza d'epoca romana è il Sarcofago di Rapolla rinvenuto nel 1856 in località Albero in Piano, lungo il tracciato della via Appia antica. Il monumento in marmo è tra i migliori esempi di arte funeraria dei maestri dell'Asia Minore, esso raffigura nella parte inferiore una serie di divinità e sul coperchio una donna dormiente. Conservato oggi nella torre dell'orologio del castello di Melfi, la sua datazione è da riferirsi intorno alla seconda metà del II secolo d.C. Un'argomentata ipotesi è che il monumento possa essere appartenuto a un'esponente della gens Brutia. Gruppo familiare di origini lucane, asceso a grande potenza in età imperiale e molto legato alla dinastia degli Antonini, al punto che Bruzia Crispina sposerà l'imperatore CommodoOlivia Ghiandoni, Il sarcofago asiatico di Melfi. Ricerche mitologiche, iconografiche e stilistiche, in Bollettino d'arte, nn. 89-90, 1995, pp. 47-49..

Storia medievale

Roccaforte longobarda della "Contea di Conza" costruita sulle rovine dell'antica Strapellum, accolse alla fine del secolo X una fiorente comunità basiliana. All'inizio del secolo XI, fu conquistata dai Normanni subito dopo Melfi.

Fu sede vescovile per quasi 1000 anni (dal 603 al 1528, anche se le datazioni ufficiali riportano l'anno 603, e, con un grosso vuoto storiografico si passa dal 1026 al 1528) per mano di papa Gregorio I che nell'anno 603, a premura di Teodolinda regina dei Longobardi e del Re Agilulfo, per assecondare il desiderio dei Principi di Rapolla, fonda la diocesi con Agnus I, primo vescovo di Rapolla

Nel 1127 fu assalita e saccheggiata da Lotario II. Schieratasi in favore di Roberto di Loritello, fu assalita e distrutta dai Normanni nel 1163. Ricostruita e fortificata da Guglielmo il Buono, fu terra demaniale sotto gli Svevi. Ribelle a Manfredi dopo la morte di Corrado, fu riconquistata da Galvano Lancia che la tenne sino al 1266. Assegnata da Carlo I d'Angiò a Giovanni Galard, ad Herveo de Chevreuse e poi ad Anselino de Toucy, alla fine del secolo XIII era feudo di Ugone de Sully.

Roberto d'Angiò l'assegnò alla regina Sancha d'Aragona che la vendette nel 1344 al Conte di Mirabella. Incamerata dalla Corona, nel 1416 fu incorporata nello feudo di Melfi ed assegnata a Giovanni Caracciolo. Nel 1532 Carlo V la concesse a Diego Orlando de Mendoza. Feudo di Ruiz Gomez de Silva nel 1554, fu assegnata nel 1567 a Nicola Grimaldi con il titolo di conte. Passata ai Gesualdo, nel 1603 fu acquistata da Ettore de Brayma. Da questi passò nel 1621 ai Carafa, nel 1632 a Lelio Penchi ed ai Caracciolo.

Simboli

Lo stemma della città di Rapolla è in uso da tempo ma non ha riconoscimento formale. È composto da uno scudo a cartoccio, partito d'oro e d'argento, con due serpi intrecciate sormontate dal motto "Agnus Deo". Secondo la tradizione, l'immagine avrebbe origine da una formella votiva collocata da soldati romani nel III secolo a.C. sulla porta della città. Quando le truppe del generale Luscinio, ritirandosi dopo la sconfitta nella battaglia di Eraclea contro Pirro, attraversarono la valle dell'Ontrolmo trovarono molti cadaveri, decisero quindi di non continuare lo scontro e posero la formella per segnare il luogo come sacro e da rispettare. Secondo un'altra ipotesi i due rettili simboleggiano le fiumare Melfia e Ontrolmo che delimitano l'antico centro urbano.

Il gonfalone è un drappo troncato di bianco e di giallo.

Monumenti e luoghi d'interesse

Rapolla in quanto storica sede vescovile vanta un alto numero di costruzioni sacre anche rurali. Si contano tre conventi, due monasteri, tre croci, dieci laure, cinque eremi, sette chiese, e, se si considera il passato come curia vescovile, perfino la badia di Santa Maria di Pierno e la badia di Monticchio.

Chiesa di Santa Lucia

Di origine normanna e ispirata a modelli bizantini, fu la prima cattedrale di Rapolla. Ha una forma planimetrica di epoca romanica derivante dalla fusione della pianta a croce greca con la basilicale latina a tre navate. Si ottiene così un organismo basilicale costituito da un doppio schema di chiesa a croce greca posto l'uno di seguito all'altro, con la saldatura nell'asse trasversale mediano. Le navate sono coperte da volte a botte quella principale e da volta a crociera le navate laterali. I due vani di incrocio sono coperti da una cupola ellittica. In ogni cupola il raccordo tra la calotta e le pareti verticali di sostegno è risolto con pennacchi sferici. La luce penetra da due finestrelle situate all'altezza del raccordo e disposte secondo l'asse longitudinale dell'edificio. L'assetto esterno risulta molto variato e improntato alla caratteristica volumetria bizantina. La facciata principale, orientata ad ovest, segue il profilo dell'ordinamento interno delle navate, con la nuda parete a intonaco, appena ravvivata dal chiaroscuro del portale e della finestra soprastante. Il portale, improntato su modelli pugliesi, ha gli stipiti coi capitelli a foglie d'acanto spinoso e l'architrave, ornato da girali di tralci, con doppio arco di scarico. La soprastante finestra, che illumina la navata centrale, ripete lo schema architravato con archivolto, del portale. L'abside a pianta semi circolare, sporge sulla facciata est e si eleva col ripido tetto conico sino al culmine delle falde di copertura della navata centrale. La nuda parete curva è interrotta dalla finestrella assiale per il mistico raggio di sole sull'altare. Lateralmente si apre la finestrella per la luce alle rispettive navate. Le rettilinee facciate laterali, orientate a nord e a sud, denotano la varia volumetria delle coperture con predominio dei due tiburi, ognuno composto da un basso parallelepipedo quadrangolare con sovrastante tetto piramidale, di chiara derivazione pugliese. In queste facciate si aprono finestre assai limitate, specie di feritoie con strombatura interna, la cui luce non raggiunge di larghezza e un metro di altezza. Il campanile, che si eleva sul fianco sud della chiesa, conserva l'antica fisionomia sino al livello della cella campanaria. Esisteva su questo lato il palazzo vescovile. La erezione della nuova e più vasta cattedrale, iniziata nel 1209 dal vescovo Riccardo e consacrata nel 1253 da Giovanni II d'Anglona, segnò il declino dell'antica chiesa di S. Lucia che, spogliata delle pregevoli opere d'arte, fu chiusa al culto. Non esistono notizie sullo stato di conservazione dello edificio nei secoli seguenti è certo però che esso doveva trovarsi in tristi condizioni quando fu visitato dal vescovo Alessandro Rufino (A.D. 1568) che, preoccupato dall'imminente crollo, decise di ripararla a proprie spese e restituirla al culto. Dopo i lavori fu ufficiata dalla congrega di San Michele, la quale vi fece eseguire la sostituzione dell'antico altare e la creazione di un vano sotterraneo per la tumulazione dei defunti. Nel secolo seguente l'interno del tempio fu ulteriormente svilito con trite decorazioni barocche e l'apertura di due finestre nella facciata principale. Dopo i vari restauri la chiesa di Santa Lucia è stata riportata allo stato originale. L'anno di costruzione della chiesa si deve assegnare a qualche decennio dopo la metà dell'XI secolo.

Concattedrale di Santa Maria Assunta