Lo U-Boot Tipo VII è stata una classe di sommergibile oceanico tedesco, attivo tra la seconda metà degli anni trenta e la fine della seconda guerra mondiale.

Si tratta di un battello di dimensioni relativamente ridotte, caratterizzato da una ottima manovrabilità e da una buona rapidità di immersione.

Il progetto del Tipo VII fu scelto scartando lo studio del precedente Tipo I-A, ciò soprattutto per la mole inferiore che permetteva la produzione di più U-Boot all'interno dei limiti di dislocamento imposti dal Trattato di Pace firmato dalla Germania alla fine della Prima Guerra Mondiale. Il progetto del tipo VII formò la spina dorsale della Flotta U-Boot con più di 700 sommergibili di tutti i sottotipi completati, rendendolo di gran lunga il Tipo di U-Boot prodotto nel maggior numero.

La Regia Marina italiana doveva essere fornita di 9 di questi battelli (U-428, U-746, U-747, U-429, U-748, U-430, U-749, U-1161 e U-750, ribattezzati nell'ordine da S1 a S9) che avrebbero composto la Classe S in cambio di 9 battelli italiani stanziati a BETASOM (da riconvertire al trasporto di metalli rari e prodotti preziosi per l'industria bellica da e per l'Estremo Oriente), ma l'Armistizio di Cassibile causò l'annullamento della consegna.

Impiego bellico Il tipo VII fu il sommergibile più utilizzato dalla Germania durante la seconda guerra mondiale, in particolar modo nella Battaglia dell'Atlantico, della quale fu assoluto protagonista. La larga maggioranza degli Assi dei sommergibili tedeschi della seconda guerra mondiale ottenne i propri successi su questi battelli. Sebbene le sue ridotte dimensioni ne facessero un battello particolarmente scomodo per qualità della vita a bordo, si rivelò il sommergibile più adatto alla navigazione in Atlantico e fu fin da subito letale per i convogli mercantili alleati, ai quali i cosiddetti "branchi di lupi" (formazioni di U-Boot che sferravano attacchi in simultanea) inflissero enormi perdite. Solitamente i tipo VII sferravano attacchi in notturna in emersione, per poter contare su una maggiore velocità e su una maggiore possibilità di non essere avvistati durante la delicata fase di approccio e durante il lancio dei siluri. Subito dopo l'attacco il sommergibile invertiva la rotta o si immergeva per sfuggire alle unità di scorta nemiche, che non appena ne individuavano la posizione approssimativa iniziavano il lungo rastrellamento con l'utilizzo dell'Asdic e delle bombe di profondità, dando inizio ad un inseguimento che poteva durare giorni interi e che era il peggior incubo di ogni sommergibilista. Non di rado tuttavia i tipo VII effettuavano anche attacchi in immersione da quota periscopica.

La tattica del "branco di lupi" ideata da Dönitz prevedeva che non appena un sommergibile avvistasse un convoglio informasse immediatamente il BdU (il comando della flotta sottomarina) rivelandone la posizione. Il BdU dava poi ordine a tutti i sommergibili presenti nella zona di confluire in un determinato punto dal quale il branco iniziava l'inseguimento. L'attacco avveniva in simultanea, solitamente dopo aver seguito il convoglio per diverse ore (in attesa dell'oscurità) con i diversi sommergibili che puntavano a diverse navi del convoglio.

Questa tattica si rivelò fin da subito molto efficace ma fu più volte limitata dalla quantità di sommergibili operativi in Atlantico e dalle sempre più efficaci misure antisommergibile adottate dagli alleati, che vennero modificate e migliorate svariate volte nel corso della guerra.

Nell'evolversi del conflitto in Atlantico, il peggior avversario di ogni U-Boot si rivelò l'aereo: la Germania infatti non riuscì mai ad esercitare un controllo degli spazi aerei anche solo parziale sui mari interessati dal conflitto, mentre gli alleati anno dopo anno intensificarono sempre di più la loro copertura aerea antisommergibile, equipaggiando bombardieri a lungo raggio con bombe di profondità e impianti radar e utilizzando oltre alle basi inglesi anche basi in Islanda e Groenlandia. Già a metà del 1943 per qualunque sommergibile tedesco era proibitivo pensare di navigare in emersione negli orari diurni, anche solo per poche ore.

Tipo VII-B La variante originale del Tipo VII aveva un tubo di lancio posteriore che era montato esternamente. Questa soluzione fu poi corretta nel Tipo VII-C, che era dotato di una camera di lancio di poppa e dello spazio per una ricarica per il singolo tubo di lancio poppiero. Il Tipo VII-B era anche equipaggiato con dei compartimenti stagni sul ponte superiore che erano utilizzati per riporre ricariche siluro addizionali. Il Tipo VII-B era anche dotato di autonomia addizionale e più velocità rispetto alla variante originale, permettendo di inoltrarsi più all'interno dell'Oceano Atlantico. Varato la prima volta nel 1938. Questa classe include gli U Boot dei maggiori assi di U boot ad esempio quello di Günther Prien (U 47), o l'U 48 Dislocamento: 753 tonnellate (in emersione), 857 (in immersione) Lunghezza: 66,5 m Larghezza: 6,2 m Pescaggio: 4,7 m Velocità massima: 17,2 (in emersione), 8,0 nodi (in immersione) Autonomia: 6500 mn (a 12 nodi in emersione), 90 mn (a 4 nodi in immersione) Profondità: 150 m (operativa), 225 m (massima) Tempo di immersione: 30 s Tubi lanciasiluri: 4 a prua, 1 a poppa Ricariche: 7 interne, 2 esterne Cannoni: 1 cannone navale 8,8 cm SK C/35 da 88 mm, 1 mitragliatrice antiaerea 2 cm FlaK da 20 mm

Tipo VII-C

L'impostazione del battello prevedeva uno scafo a pressione esterno, lo scafo vero e proprio del sommergibile, ed uno scafo resistente, una specie di cilindro di acciaio costruito per resistere alle pressioni delle profondità operative e all'interno del quale vi erano tutte le attrezzature, motori, armi, depositi e apparecchi di manovra.

Il Tipo VII-C rappresenta di gran lunga la variante più numerosa di qualsiasi U-Boot mai costruita, con 577 unità completate alla fine della Guerra. La lunghezza fu incrementata rispetto a quella del VII-B, ma non lo fu la potenza dei motori, portando ad una lieve riduzione nelle prestazioni in immersione. Varato la prima volta nel 1940, le unità di questo tipo formarono la colonna portante delle forze U-Boot impiegate nella Battaglia dell'Atlantico.

Dislocamento: 769 tonnellate (in emersione), 871 (in immersione) Lunghezza: 67,1 m Larghezza: 6,2 m Pescaggio: 4,74 m Velocità massima: 17,7 (in emersione), 7,6 nodi (in immersione) Autonomia: 6500 mn (a 12 nodi in emersione), 80 mn (a 4 nodi in immersione) Profondità: 150 m (operativa), 220 m (massima) Tempo di immersione: 27 s Tubi lanciasiluri: 4 a prua, 1 a poppa Ricariche: 7 interne, 2 esterne Cannoni: 1 cannone navale 8,8 cm SK C/35 da 88 mm

Tipo VII-C/41 Dovendo fronteggiare i cresciuti sforzi anti-sommergibili Alleati, fu deciso che vi poteva essere spazio per dei miglioramenti nel progetto del Tipo VII-C. Incrementi nello spessore dello scafo in pressione permisero a questa variante di scendere a profondità superiori ed un nuovo disegno della prua migliorò la tenuta del mare.

Dislocamento: 759 tonnellate (in emersione), 860 (in immersione) Lunghezza: 67,2 m Larghezza: 6,2 m Pescaggio: 4,8 m Velocità massima: 17,0 (in emersione), 7,6 nodi (in immersione) Autonomia: 6500 mn (a 12 nodi in emersione), 80 mn (a 4 nodi in immersione) Profondità: 170 m (operativa), 275 m (massima) Tempo di immersione: 25 s Tubi lanciasiluri: 4 a prua, 1 a poppa Ricariche: 7 interne, 2 esterne Cannoni: 1 antiaerea da 20 mm Il cannone da 88mm fu omesso, in compenso venne potenziata la componente antiaerea con diverse combinazioni. Generalmente due coppie da 20 mm, mentre sulla plancia allargata poteva trovare posto una quadrinata da 20 mm FlaK 38, oppure, come avvenne in seguito con una micidiale 3,7 cm FlaK M42U a canna singola.

Tipo VII-C/42 Un'ulteriore variante, il Tipo VII-C/42 fu prevista, ma pochi esemplari furono costruiti dal momento che le priorità di costruzione erano concentrate sugli U-Boot di nuova concezione Tipo XXI. Varata per la prima volta nel 1943, questa fu l'ultima grande variante prodotta del Tipo VII.

Dislocamento: 999 tonnellate (in emersione), 1099 (in immersione) Lunghezza: 68,7 m Larghezza: 6,7 m Pescaggio: 5,1 m Velocità massima: 18,6 (in emersione), 8,2 nodi (in immersione) Autonomia: 10000 mn (a 12 nodi in emersione), 80 mn (a 4 nodi in immersione) Profondità: 250 m (operativa), 350 m (massima) Tempo di immersione: 27 s Tubi lanciasiluri: 4 a prua, 1 a poppa Ricariche: 7 interne, 4 esterne Cannoni: 1 antiaerea da 2 cm FlaK 20 mm

Tipo VII-C/43 Altra variante, rimasta sulla carta, simile al VIIC/42 ma progettata per avere sei tubi lanciasiluri a prua. Le dimensioni generali del battello erano le stesse del tipo VIIC/42. Nessun esemplare venne costruito. Tipo VII D Altra variante designata nel 1939/40 equipaggiata con lanciamine. Composto da 5 tubi verticali situati dietro la torre. Solo uno su sei (U 218) è sopravvissuto al conflitto

Architettura Partendo dalla prua, il primo locale era occupato dalla sala lancio di prora, dove erano collocati i 4 tubi lanciasiluri con i siluri imbarcati e le ricariche (altri quattro siluri più due sotto i paglioli). Immediatamente a poppavia vi era l'alloggio dell'equipaggio, un angusto locale dove erano stivate 20 cuccette circa (di solito ogni cuccetta serviva per due uomini, uno di servizio e l'altro a riposo). Dietro di esso vi era l'alloggio del comandante (sul lato sinistro) e degli ufficiali (sul lato di dritta, 4 cuccette). Poi, sempre andando a poppavia, c'era la camera di manovra, in corrispondenza della torretta: lì si comandava il battello e si trovavano tutti i comandi dei vari impianti, la radio, l'idrofono, il tavolo nautico, il periscopio e le carte. Quindi, sempre verso poppa, si trovava l'alloggio sottufficiali (6 cuccette ribaltabili), la cambusa, e infine la sala macchine: occupava quasi un terzo dello spazio disponibile, e alloggiava i due motori diesel, uno per lato, che azionavano le due eliche. Immediatamente dietro ai diesel e innestati sugli alberi delle eliche, c'erano i due motori elettrici. il tubo lanciasiluri di poppa, con il siluro imbarcato, si trovava a poppa estrema, sopra gli assi delle eliche e ai due lati di questo c'erano i compressori dell'aria per le casse di zavorra, due grandi compartimenti ellittici saldati sui lati dello scafo: erano provvisti di valvole di allagamento sul bordo inferiore e valvole di sfiato su quello superiore: aprendo le valvole di allagamento le casse si riempivano d'acqua e il sommergibile si immergeva. Pompando aria nella casse di zavorra, invece, l'acqua fuoriusciva e il sommergibile riemergeva.

Sul ponte di coperta erano collocati, apribili con delle speciali chiavi, dei compartimenti a tenuta stagna per le munizioni del cannone, i siluri di riserva (due) e altri materiali. Sotto i paglioli del corridoio centrale interno (il "pavimento" del sommergibile) erano invece collocati gli accumulatori elettrici, le pompe di sentina e le casse di compensazione per equilibrare il battello.

La torretta del battello, collocata a mezzanave, ospitava la plancia esterna, provvista di doppi comandi per la manovra, i pozzi dei periscopi e le antenne radio e la scaletta di accesso alla camera di manovra situata immediatamente sotto la torretta. Sulla piattaforma di poppavia della torretta era collocato il cannone antiaereo di bordo (da 37 o 20 mm). La torretta era munita di una seconda girobussola per la navigazione in emersione e per il puntamento dei siluri, che già dal 1941 in poi avevano un sistema di puntamento elettrico in camera di lancio collegato con la torretta.

All'interno del battello si poteva accedere per tre boccaporti: a poppa, sopra la cambusa, a prua, sopra la camera di lancio, e dalla torretta. Due paratie stagne con portelli a pressione separavano lo spazio interno del sommergibile in tre compartimenti.

Vita a bordo e composizione dell'equipaggio